270 giorni senza Padre#Maccalli

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270 giorni senza Padre #Maccalli

di Davide Vairani

“Cerchiamo la risposta leggendo i segni che abbiamo davanti: la sua foto è collocata, a Genova, nella cappella della comunità, sull’altare africano e lo ritrae mentre alza il calice, in una Eucaristia concelebrata a questo altare una dozzina di anni fa con suo fratello, padre Walter.

Immagine fissata proprio in mezzo al gruppo scolpito dell’Ultima Cena”.

Lo racconta all’Agenzia Fides padre Lorenzo Rapetti, archivista provinciale della società per le Missioni Africane (SMA), confratello di padre Gigi Maccalli rapito in Niger il 18 settembre 2018.

270 giorni senza Padre Gigi #Maccalli.

“Ogni volta che leggo sulla torretta della nostra casa della Società per le Missioni Africane (SMA) a Genova, o davanti alla nostra casa di Feriole, ‘Liberate padre Gigi’ chiedo a me stesso e alla nostra comunità di porsi questa domanda: noi cosa facciamo per portare avanti la sua scelta?”.

Fa come da eco padre Lionello Melchiori, missionario SMA di Feriole, in occasione della prossima ricorrenza del rapimento di padre Gigi Maccalli dalla sua missione di Bomoanga, in Niger, avvenuta il 18 settembre 2018.

“Il 18 giugno – rileva - saranno nove mesi dal quel tragico giorno. Padre Gigi è sempre nei miei pensieri come in quelli di tante persone che gli sono vicine, che lo conoscono, apprezzano la sua scelta missionaria, il suo desiderio di stare e aiutare i più poveri, quelli del Niger, tra i paesi più poveri del mondo”.

Ricorda il confratello p. Melchiori:

“Testardo come l'ho conosciuto, alla maniera dei primi apostoli e dei primi missionari della SMA, innamorati di Gesù e del suo Vangelo, ha fatto questa sua scelta malgrado la perplessità che la sua proposta suscitava nella comunità: noi padri SMA italiani, ci sentivamo un piccolo gruppo ed eravamo tentati di raggrupparci nelle zone scelte fin dagli anni ‛60, là dove avevano cominciato i nostri primi confratelli. E ha vinto lui!”.

“Padre Gigi è stato il primo italiano a partire per andare proprio là dove c'era più bisogno di questo tipo di presenza missionaria”,  spiega il sacerdote.

“Voleva vivere vicino ai poveri, cercando di aiutarli nella loro precaria esistenza e così ha aperto una nuova missione, poi accettata da tutta la comunità SMA italiana”, osserva.

“Mi capita spesso di pensare al suo modo di essere missionario, di fare missione.

Ora, più dell'inizio, lo apprezzo come ‘testimone per i più poveri e i più abbandonati’, come il nostro Fondatore, Mons. De Brésillac, ci ha insegnato, con le sue scelte di vita e con i suoi scritti.

Padre Maccalli rimane un esempio di coerenza di una scelta missionaria, diventato, suo malgrado, un emblema per noi padri della SMA, una indicazione di quella che deve essere e sarà sempre la nostra scelta missionaria, soprattutto nell’anno 2019, anno in cui abbiamo riflettuto sulle scelte missionarie per rispondere ai bisogni della nostra società e a quelli delle zone dell‛Africa dove operiamo.”

“Mi capita speso di pensare e di vedere p. Gigi nella situazione di Gesù nell'orto degli ulivi, lasciato solo, nella sua sofferenza, e tentato di desistere dalla sua scelta”, riflette p. Melchiori.

“Seguendo l‛esempio di Gesù, sento che p. Gigi fa sue queste parole: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo (Luca 22, 42-43).”

Continua il missionario:

“Il suo rapimento inaspettato mi ha colpito nel più profondo di me stesso, ha letteralmente cambiato la mia vita.

E‛ stato, anche per me ‘missionario’, colui che mi ha fatto scoprire una Parola di Dio che non conoscevo fino in fondo, quella della ‘pazienza nelle prove, la gioia nelle contrarietà, l'amore per i poveri e per i sofferenti’, come diciamo ogni giorno nella preghiera per l'Africa.

Quando ho la tentazione di lamentarmi del mio stato di vita, delle mie preoccupazioni per la salute, delle immancabili incomprensioni nelle relazioni in comunità, penso a lui.

Lo vedo come Gesù.

Solo, senza conforto, silenzioso missionario, testimone dell'Amore e del perdono, particolarmente per coloro che ‘non sanno quello che fanno’”.

“Nella mia preghiera, unita a quella di tante persone che invocano la sua liberazione, supplico la nostra Santa Madre Maria con il rosario, i nostri Santi missionari, i suoi cari defunti, soprattutto quelli che gli sono stati accanto, ma specialmente il suo Angelo custode.

E gli diciamo che siamo con il cuore accanto a lui”, conclude il missionario.

“Intorno alla foto abbiamo messo una speciale corona del Rosario, color rosso, fatta di un unico cordoncino annodato che parte dalla croce, percorre i misteri della vita di Gesù e Maria e ritorna alla croce, avvolgendo p. Gigi come in un abbraccio materno.

Abbiamo aggiunto un’altra croce, fatta di lunghi chiodi di ferro, utilizzati una volta dai maniscalchi per ferrare buoi e cavalli, assemblati in forma di croce da Giovanni, papà di p. Gigi e offerta a tutti noi negli anni ‘90”, racconta padre Lorenzo Rapetti.

“Meditando alcuni misteri del Rosario pensiamo alla vita missionaria di p. Gigi, rivedendo la sua ‘basilica’ di Bomoanga, esempio di inculturazione nel popolo Gurmanché; ricordiamo i battesimi amministrati, i catechisti e gli animatori formati, ma anche i bambini sfamati, avviati alla scuola o curati nella salute come pure ai numerosi pozzi scavati che, come il buon vino di Cana, dissetano e vivificano la gente locale”, continua.

Padre Rapetti riferisce che la speranza di rivedere padre Maccalli resta viva:

“Come al suo paese di Madignano, anche noi abbiamo esposto un cartello per chiederne la liberazione, ma l’essenziale per lui lo facciamo qui in chiesa, pregando e sperando, davanti a p. Gigi che celebra l’Eucaristia della sua vita”.

E conclude:

“Il nostro confratello padre Gigi oggi è sostenuto dalla famiglia e dalla SMA, consolato dai suoi genitori e da tanti Missionari che hanno offerto la vita per l’Africa, accompagnato dal nostro ricordo affettuoso e dalla preghiera, avvolto da questo cordoncino rosso, abbracciato della Regina delle Missioni, e cammina al seguito di Gesù, che sale al Calvario portando la Croce.

Confidando in Dio, teniamo viva la speranza”.

270 giorni senza Padre #Maccalli.

Di lui, non gliene importa niente di niente a chi comanda, a chi ha il compito istituzionale di tutelare e proteggere i cittadini italiani.

Ovunque essi siano.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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