Franco #Zeffirelli: un uomo grande

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Franco #Zeffirelli: un uomo grande

di Davide Vairani

E’ morto all’età di 96 anni il grande regista italiano Franco Zeffirelli.

Scenografo e sceneggiatore, attore, regista, di film, prosa e lirica, Zeffirelli ha rappresentato un pezzo di storia del mondo dello spettacolo e della cultura per il nostro Paese e in ambito internazionale.

“Ciao maestro”, si legge sul sito della Fondazione Zeffirelli annunciando la scomparsa avvenuta nella sua casa a Roma: “Si è spento serenamente pochi minuti fa Franco Zeffirelli. La scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia. Il Maestro riposerà nel cimitero delle Porte Sante di Firenze”.

Un genio, senza dubbio.

Nel suo sangue scorreva quello di Leonardo Da Vinci.

Tra i 35 discendenti che appartengono all’albero genealogico di Leonardo, infatti, c’è anche un altro artista, dei nostri tempi: il regista Franco Zeffirelli, che all’anagrafe si chiama Gianfranco Corsi (in "Leonardo Da Vinci, scoperti 35 discendenti ancora in vita. E tra loro c’è Franco Zeffirelli", "Il Fatto Quotidiano", 15 aprile 2016)

Franco Zeffirelli è figlio di Ottorino Corsi (nato e vissuto a Vinci e successivamente trasferitosi a Firenze), nipote di Olinto Corsi, uno dei personaggi più noti della Vinci di fine Ottocento. Secondo la ricostruzione dell’albero genealogico, la famiglia Corsi si è imparentata con la famiglia Da Vinci nel 1794 grazie al matrimonio fra Michelangelo di Tommaso Corsi e Teresa Alessandra Giovanna di Ser Antonio Giuseppe Da Vinci, diretta discendente di Ser Piero, padre di Leonardo.

“Dopo alcune dichiarazioni dello stesso Zeffirelli – spiega Vezzosi – in occasione del Premio Leonardo che nel 2007 gli venne consegnato dal presidente Napolitano, ho fatto una serie di ulteriori ricerche per definire esattamente il rapporto tra la famiglia di Leonardo Da Vinci e quella dei Corsi, e quindi di Zeffirelli. E anche sulle due case appartenute in antico alla famiglia di Leonardo e poi agli antenati di Zeffirelli nel borgo e nella campagna di Vinci”.

Un uomo grande, soprattutto, con un senso religioso che lo ha portato nella fede dei semplici, autenticamente commossa dal provare sulla propria pelle quella carezza del Nazareno. Cosa altro sono il suo Gesù e il suo San Francesco, se non la più alta espressione di questo?

Nello scorrere su internet, mi sono imbattuto in un suo scritto del 2002 che mi ha commosso profondamente e che - forse - pennella ottimamente chi è il maestro Zeffirelli.

"La mia vita è un premio. Una madre che genera una vita è una donna premiata, qualunque sia la sua situazione, qualunque siano i conti da pagare, qualunque siano i suoi problemi emozionali: ha il marito, non ha il marito, ha quello che la ricatta, quello che l'ha abbandonata.

Il privilegio di portare la vita è un privilegio che gli uomini non hanno: noi siamo inferiori alle donne per questo. Il miracolo di sentir germogliare nel proprio ventre una nuova vita, il vederla sbocciare e vederla venir su rende voi donne più forti.

Anche se alla fine i figli vi deludono, gli anni della creazione della vita nessuno ve li toglierà mai e in qualunque momento della vostra esistenza, quando la pena del mondo, l'abbandono degli affetti vi cadrà sulle spalle, ripercorrerete certamente col pensiero, col cuore quei meravigliosi mesi in cui avete creato una vita.

Che poi quello sia divenuto un assassino, un papa, non importa.

Ed è strano che sia io a dire queste cose, io che non sono né padre né madre né niente?

Sono solo figlio. Di più, sono un aborto mancato.

Avrei dovuto essere abortito, perché nascevo da due persone che erano entrambe sposate: lui aveva una famiglia bella e pronta, lei aveva tre figli ed erano tutti e due al tramonto dell'età delle frizzole.

E invece si innamorarono pazzamente e mia madre rimase incinta. Tutti naturalmente le consigliarono di abortire.

Il marito era moribondo, quindi non c'era neppure la possibilità di nascondere la gravidanza illegittima.

Mio padre  - da buon galletto -  andava dicendo in giro che questo figlio era suo, però non faceva niente.

Ma la gravidanza andò ugualmente avanti.

La mia nonna stessa me lo confessò e mi chiese scusa. Disse: 'Io ero la prima feroce nemica di questa gravidanza'.

E io invece nacqui contro il parere di tutti, perché mia madre ripugnava il pensiero di uccidermi: 'Morirei di rimorso, nel pensiero di aver avuto tre figli e di aver distrutto un'altra vita'. Molti dei miei avversari invece dicono: 'Magari ti avesse fatto fuori'.

È l'odio delle persone, mentre io vorrei conoscere solo l'amore, perché sono stato amato nel ventre di mia madre, ho assorbito tanto di quell'amore, l'ho sentito, mi è entrato addosso.

Mia madre l'ho persa che avevo sette anni, però sono rimasto impregnato del suo amore.

Quando qualcuno ti ha amato veramente tanto e tu l'hai amato, questo amore, questa fiammella, questa fiaccola non si spegne mai, ti è sempre accanto.

Siamo fatti di spirito, chi ci crede.

Io ci credo profondamente perché la vita mi ha dato continue verifiche di non essere un ammasso di cellule, ma di essere un corpo che alloggia temporaneamente uno spirito che è la frazione del grande Creatore, di Dio a cui torneremo.

Questa è la mia concezione: non me la sgangherate, perché sto benissimo così, dormo sonni tranquilli, sono arrivato a settant'anni e voglio arrivare tranquillo al mio ultimo passo.

Forse interessa un piccolo episodietto della mia vita.

Calza a pennello proprio in seguito alla mia storia. Quella di un bastardino.

Infatti, io non avevo il nome né di mia madre né di mio padre.

Mia madre inventò questo nome Zeffirelli perché, secondo un'antica tradizione dell'ospedale degli Innocenti di Firenze che si tramanda dai tempi di Lorenzo il Magnifico, ogni giorno della settimana corrispondeva ad una lettera.

Il giorno che nacqui io toccava alla Z e mia madre, che oltre ad essere una grande sarta era musicista, pianista, un'appassionata di Mozart, con tanto di farfalle e zeffiretti, quando le proposero la Z come iniziale, all'impiegato comunale disse, appunto, Franco Zeffiretti.

Quello non capì bene e, invece delle doppie 't', mise le doppie 'l': Franco Zeffirelli.

Sono sicuro di essere l'unico con questo nome al mondo, però più tardi, divenuto grandicello, ero soltanto figlio di NN.

A scuola tutti sapevano che il mio babbo si chiamava NN e mia mamma si chiamava NN.

Quindi era tutto uno sfottò, anche se innocente, perché veniva da bambini che non sanno.

Un giorno ci fu una rissa nel convento di San Marco dove io frequentavo l'Azione Cattolica e dove viveva una persona molto importante, molto curiosa, che ogni tanto arrivava con i suoi libri e i suoi occhialoni.

Era Giorgio La Pira.

Lui insegnava storia del diritto romano e viveva lì come un frate laico, ma stava molto con noi, ci guardava e ogni tanto interveniva dicendo: '

La Madonna. Quando avete un problema c'è sempre la Madonna, la Madonna! Salva tutto la Madonna'.

Quel giorno ci vide picchiarci e chiese che stava succedendo: 'Ha detto che mia mamma è una puttana', gli risposi.

Lui disse al ragazzo con cui mi stavo picchiando: 'Tu vai a casa, che se comincio a parlare io della tua mamma ne vengono fuori delle belle!".

Poi mi prese, tutto scosso e incavolato, mi tirò su per quel bellissimo scalone che certamente conoscete, che va dal chiostro al primo ordine del convento, e in cima al quale c'è l'Annunciata di frate Angelico.

Mi portò su di corsa proprio davanti a questo dipinto. 'Lo sai cosa è questo?', mi chiese. 'L'Annunciazione', risposi.

'E sai cos'è 'Annunciazione'?'. 'E beh, è venuto un angelo davanti alla Madonna e le ha detto che sarà madre di Gesù?'.

'Sì va bene, ma come?'. 'E' la madre di Gesù?', feci io sempre più confuso.

'Come sarebbe diventata la madre di Gesù?'.

A quel punto io mi impappinai definitivamente, perché sapevo come nascevano i figlioli, ma non volevo attribuirlo a Dio.

Allora mi aiutò lui:

'Perché lo Spirito divino è disceso nella carne, nel ventre di questa donna e si è incarnato.

Hai capito? Quindi non vergognarti mai.

La maternità è sempre santità.

Qualunque cosa dicano di tua madre, tu la devi pensare sempre come una santa, perché è come la Madonna e quando avrai bisogno di qualcosa nella vita, prega la Madonna e pregherai tua madre'.

E questa cosa da allora mi è rimasta addosso.

È lo splendor veritatis, per riprendere le parole di Giovanni Paolo II.

Da quel giorno il problema di mia madre, della sua moralità, del suo atteggiamento e amore verso di me non l'ho più avuto"

"Zeffirelli: la mia storia vera. Eccomi, son figlio di NN"
in "Vita.it", 09 agosto 2002

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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