Genitorialità non è un diritto assoluto

Condividi

Genitorialità non è un diritto assoluto

di Davide Vairani

"Non esiste un diritto assoluto alla genitorialità: l'unico 'faro' è il supremo interesse del minore".

Quante volte abbiamo letto di decisioni e sentenze giuridiche che tutto prescrivevano tranne il "supremo interesse del minore"?

Evocato (sempre), utilizzato per consentire ciò che una interpretazione formale della legge non permetterebbe (spesso),al fine di sbrogliare matasse intricate fatte di contenziosi in aule dei tribunali di ogni ordine e grado.

Il best interests of the child rappresenta il principio informatore di tutta la normativa a tutela del fanciullo, garantendo che in tutte le decisioni che lo riguardano il giudice deve tenere in considerazione il superiore interesse del minore. Ogni pronuncia giurisdizionale, pertanto, è finalizzata (o dovrebbe esserlo) a promuovere il benessere psicofisico del bambino e a privilegiare l’assetto di interessi più favorevole a una sua crescita e maturazione equilibrata e sana.

Corollario applicativo è che i diritti degli adulti cedono dinnanzi ai diritti del fanciullo, con l’ulteriore conseguenza che essi stessi trovano tutela solo nel caso in cui questa coincida con la protezione della prole. Si potrebbe dire che i diritti degli adulti, nel settore famigliare, acquistino una portata “funzionale” alla protezione del bambino, soggetto debole della relazione e pertanto bisognoso di maggiore tutela.

Non esiste una legge che sancisca nero su bianco il che cosa sia (concretamente) il supremo interesse del minore - ovviamente -.

Gli strumenti internazionali a tutela del bambino si informano al principio del superiore interesse del minore, sancito in maniera formale in tutte le convenzioni e dichiarazioni dedicate al fanciullo. Si pensi, ad esempio, alla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, il cui art. 3, par. 1, disciplina il rilievo del superiore interesse del minore nelle decisioni che lo riguardano. Parimenti, l’art. 24, par. 2. della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea dichiara: "in tutti gli atti relativi ai bambini (…) l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente".

Gli strumenti internazionali dedicati al minore non definiscono il principio del superiore interesse del minore ,lasciando alla discrezionalità (e creatività) dell’interprete il compito di riempire di contenuto tale formula.

Per questo motivo, ogni sentenza e ogni decisione nelle aule dei tribunali è specifica ed unica, come specifici ed unici sono i diritti di quel minore.

La Corte costituzionale della nostra Repubblica si è posta in sorprendente antagonismo rispetto alla giurisprudenza dominante in Europa.

La sentenza emessa ieri nega infatti quello che è ovvio in Europa.

"Coppie gay: non è illegittimo il divieto di procreazione assistita"

La Corte costituzionale si è riunita oggi in camera di consiglio per discutere le questioni sollevate dai Tribunali di Pordenone e di Bolzano sulla legittimità costituzionale della legge n. 40 del 2004 là dove vieta alle coppie omosessuali di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che al termine della discussione le questioni sono state dichiarate non fondate.

La Corte ha ritenuto che le disposizioni censurate non siano in contrasto con i principi costituzionali invocati dai due Tribunali".

Roma, 18 giugno 2019

La questione - sulla quale ha relazionato il giudice costituzionale Franco Modugno - è stata sollevata dai tribunali di Pordenone e di Bolzano, in merito alla vicenda di due donne che volevano ricorrere, anche per loro particolari patologie mediche, alla fecondazione assistita.

Le motivazioni saranno pubblicate più avanti.

Intanto si è posto un freno all’esasperazione individualista del diritto, per cui ogni desiderio soggettivo deve essere reso realtà dallo Stato.

Esistono beni superiori: la persona che nasce ha ben diritto ad avere padre e madre.

Negarla in origine è una offesa non ad un’astratta morale, ma ad una creatura che non può essere resa orfana del padre per un gioco di desideri.

"Non esiste un diritto assoluto alla genitorialità: l'unico 'faro' è il supremo interesse del minore": la Corte costituzionale ha fatto proprio quanto sostenuto in fase dibattimentale dall'Avvocatura dello Stato attraverso Gabriella Palmieri, intervenendo al palazzo della Consulta davanti ai giudici della Corte Costituzionale, a proposito del divieto previsto dalla legge 40 del 2004 che esclude le coppie composte da soggetti dello stesso sesso dall'accesso alle tecniche per la procreazione medicalmente assistita.

Palmieri, pur riconoscendo "risvolti personali delicati", ha richiamato l'esigenza di attenersi a "una impostazione strettamente giuridica" e ha sottolineato che la legge ha posto "punti fermi" sul tema e soprattutto che "il ruolo del legislatore è fondamentale".

Più in particolare, l'Avvocato dello Stato ha ricordato che "non tutto ciò che la scienza e la tecnica consentono diventa diritto, c'è sempre una scelta che viene democraticamente affidata dal sistema al legislatore".

Nel caso della genitorialità, poi, Palmieri ha ribadito che "la prospettiva giuridica non è adulto-centrica: i genitori non hanno diritti ma doveri verso i figli".

Le mozioni portate avanti dai legali della difesa, quindi, non sono state accolte dalla Consulta che ha valutato legittimo quel provvedimento che impedisce alle coppie gay di accedere ai programmi di procreazione assistita. Non c’è discriminazione – secondo i giudici – e non si vìola alcun principio costituzionale di uguaglianza.

Dal loro canto, i legali rappresentanti della coppia gay, Maria Antonia Pili e Alexander Schuster, hanno sostenuto davanti ai giudici della Corte Costituzionale che la legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita "è 'traballante' su alcuni diritti fondamentali come quello alla procreazione" imponendo di fatto "un doppio divieto: alla coppia di donne ma anche alla donna single, sia per la fecondazione assistita sia per l'adozione, facendo emergere un impianto discriminatorio".

L'avvocato Pili ha invocato da parte della Consulta "un atteggiamento illuminante, come dimostrato anche in tante sentenze precedenti che hanno anticipato il legislatore, avendo come 'faro' la Costituzione".

In particolare, "la questione in discussione sarebbe facilmente risolvibile dichiarando la incostituzionalità della legge solo riguardo a due parole scritte nell'articolo 5 della legge 40 del 2004, lì dove aggiunge 'sesso diverso' ai requisiti previsti".

La norma afferma infatti che "possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi". Per il legale della coppia gay, "qui si parla di diritto vivente, di famiglie esistenti, che sarebbero costrette ad andare all'estero per vedere riconosciuto un loro diritto".

La Consulta ha escluso dalla seduta gli intervenienti 'ad adiuvandum' Avvocatura per i diritti Lgbti, Associazione Radicale Certi Diritti e Associazione 'Luca Coscioni'.

Il supremo interesse del minore o è davvero supremo (sopra e prima di tutto) oppure non è. Tertium non datur.

Anteporre ad esso (presunte o vere) libertà discriminate di un adulto significa legare un minore ad altri interessi, desideri e frustrazioni che - per quanto esistano -  mai e poi mai devono legittimare forme subdole di schiavitù.

Difendere e tutelare in questo modo il supremo interesse del minore implica permimetrare con cura certi divieti.

E' la stessa cosa del divieto assoluto di uccidere intenzionalmente.

La dignità di ciascuna persona non può essere incarnata da un (presunto) diritto a scegliere la propria morte.

In tal senso, il principio della indisponibilità ontologica della vita non si configura come contrario al principio liberale, né a quello sociale, ma anzi, ad essi funzionale, nella misura in cui protegge da possibili coercizioni, errori, malintesi e abusi, oltre che dalla indirect social pressure, salvaguardando così proprio la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà.

Sotto questo profilo si tratta di una tesi condivisibile anche in una prospettiva moderatamente neutralista e persino utilitarista, in quanto una norma che impedisce la disponibilità della vita umana non risulta un’irragionevole restrizione della libertà.

Condividi

Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

Lascia una recensione

Please Login to comment
avatar
  Subscribe  
Notificami