I congiurati della ‘dolce morte’ uccidono solo d’estate

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I congiurati della 'dolce morte' uccidono solo d'estate

di Davide Vairani

Rimane come un mistero che - incrociando le date - solo d'estate si compiano le sentenze dei congiurati della "dolce morte".

Di giovedì del 21 giugno nell'Anno del Signore 2017 Inés Afiri, 14 anni, fu condannata a morte nell'ospedale di Nancy, nell’Est francese.

I medici avevano sentenziato che per lei non ci fossero speranze di uscire dallo stato vegetativo in cui era caduta e così hanno deciso di “staccare la spina”, nonostante le disperate resistenze dei genitori.

Era di mezzogiorno. Ve la ricordate? Forse no.

La mamma di Ines, Djamila Afiri, raccontava a 'Europe 1' quei momenti drammatici: “Aveva bisogno di ossigeno. Quando l’hanno staccata, respirava un po’ da sola. Ma dopo è diventata blu”. La madre chiese allora ai medici “di dare un po’ di ossigeno, e hanno rifiutato. Ho detto loro che non erano umani, che non avevano un cuore”.

Inés ha impiegato circa 40 ore a morire, mentre fuori 8 poliziotti dovevano garantire che la ragazzina venisse “estubata” senza che i genitori opponessero resistenza, ci raccontava Assuntina Morresi su "Avvenire".

Dopo che i medici hanno deciso che per Inès non c’erano speranze è iniziato “un contenzioso che investe prima il tribunale amministrativo competente, poi il Consiglio di Stato e infine la Corte europea dei Diritti umani, in un percorso che ripete, in salsa francese, quello dei piccoli inglesi Charlie Gard, Isaiah Haastrup, Alfie Evans".

Da allora abbiamo imparato presto a conoscere a memoria il protocollo medico-giudiziario che, come un libro scritto male, avrebbe ripetuto stancamente un finale già scritto fin dalle prime righe.

Isaiah Haastrup, un’altra raccapricciante storia di eutanasia contro un bimbo di pochi mesi, questa volta in Inghilterra, al King’s College Hospital di Londra.

Non fu propriamente un giorno d'estate, ma i congiurati della "dolce morte" a volte fanno di proposito alcune eccezioni per confermare le proprie regole.

Era il 7 marzo 2017 quando decisero di sospendergli la ventilazione. Morto ammazzato per asfissia, dopo una lenta agonia durata sette/otto ore, per la sola colpa di essere venuto al mondo attraverso un parto difficilissimo durante il quale aveva subito il danneggiamento irreversibile del cervello dopo avere patito una prolungata mancanza di ossigeno.

Anche i genitori di Isaiah, Lanre Haastrup e Takesha Thomas, hanno fatto di tutto per salvargli la vita, ricorrendo a tre corti d’appello, poi alla Corte Suprema del Regno Unito, quindi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, la quale però, il 6 marzo di quell'anno, giudicò inammissibile la loro domanda.

I congiurati della "dolce morte" non si sono smentiti del tutto e hanno voluto strascinare fino alle soglie estive questa dolorosa vicenda. Infatti, il piccolo Isaiah dovette attendere fino al 31 maggio per potere avere almeno una degna sepoltura, inumato nel cimitero del distretto di Camberwell, nella zona sud della capitale britannica, accanto alla nonna materna.

Faceva caldo quel luglio 2017.

Piena estate, quando Charles Matthew William Gard moriva in una struttura per malati terminali di Londra.

Era il venerdì del 28 luglio 2017. Al bambino di appena undici mesi era stata diagnosticata la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, molto rara che causa un progressivo indebolimento muscolare.

La salute di Charlie per oltre cinque mesi fu al centro di una battaglia legale tra i genitori Christopher Gard e Constance Yates, intenzionati a salvargli la vita in tutti i modi, e i medici dell’Ospedale di Great Ormond Street, dove era ricoverato a Londra.

I congiurati della "dolce morte" non hanno una grande fantasia. Il copione è sempre lo stesso.

Ce lo ricordiamo tutti quando Chris e Connie desiderano portare il bambino negli Stati Uniti per sottoporlo a una cura sperimentale e da quel momento inizia la battaglia legale che li vede soccombere davanti a tre gradi di giudizio nazionali, per concludersi definitivamente il 28 giugno alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che si è dichiarata non competente a entrare nel merito, escludendo in ogni caso una violazione degli artt. 2 ed 8 della Convenzione Europe a dei Diritti dell’Uomo e confermando dunque, nella sostanza, la decisione dei giudici britannici.

Ci ricordiamo bene l’ultima puntata di questa vergognosa storia che coinvolge l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, là dove la direzione, nella persona della dottoressa Mariella Enoc, si disse disposta – dopo le parole di Papa Francesco intervenuto sulla vicenda – ad accogliere Charlie per curarlo come meglio risulterà possibile, mettendo anzi a punto una nuova forma di trattamento sperimentale.

Ma un secco no, per “questioni legali” ostative allo spostamento del bambino, fu espresso dal personale sanitario londinese e dal ministro degli Esteri, Boris Johnson, in un colloquio con il suo omologo italiano Angelino Alfano.

Cambiate i nomi e le date e ci ritroverete tutta la breve vita terrena di Alfie Evans, poco più di un anno fa.

Alfie nasce all'ospedale di Liverpool da Thomas Evans, elettricista 20enne, e Kate James, estetista 19enne.

A 7 mesi viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool: è affetto da una patologia neurologica degenerativa non ancora conosciuta.

"Abbiamo il cuore spezzato. Grazie a tutti per tutto il vostro sostegno”: con questo post su facebook, la madre di Alfie, Kate James, ne annunciava la morte.

Erano le 2.30 del 28 aprile 2018. Alfie Evans non era arrivato a due anni di vita: li avrebbe compiuti il 9 maggio.

Domani sarà probabilmente il turno di Vincent Lambert.

I congiurati della "dolce morte" questa volta hanno deciso che dovesse essere la volta di un uomo adulto, 43 anni, francese, per cambiare strategia.

I bimbi fanno sempre tenerezza e si crea con molta facilità empatia con le loro storie di dolore.

E allora tutto diventa più complicato, perchè l'opinione pubblica si mobilita in ogni dove e così i protocolli di morte rallentano la loro inesorabile marcia, si sfarinano nel tempo, con il rischio che possano anche saltare.

Con Vincent tutto questo non può succedere.

Chi vuoi che si mobiliti per difenderne il diritto alla vita?

E' tetraplegico e cerebroleso da dieci anni, non comunica in alcun modo, è in uno stato vegetativo: chi vorrebbe trovarsi nei suoi panni e desiderare di vivere in questo modo?

Solo due fanatici integralisti cattolici come i suoi anziani genitori, Viviane, 73 anni, e Pierre, 90 anni si battono contro ogni evidenza e persino contro la moglie, Rachel, tutore legale di Vincent che chiede solo di lasciare andare quello che oggi non è altro che un "corp souffrant", un "végétal".

Domani, lunedì 25 giugno, la Corte di Cassazione francese - in seduta plenaria - dovrà decidere se ha ragione il ricorrente (il governo francese) nel sostenere che nutrizione ed idratazione devono essere sospesi legalmente in ottemperanza alle sentenze dei giudici francesi di ogni ordine e grado e della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU); oppure se ha fatto bene la Corte d'Appello di Parigi nell'ordinare il 20 maggio la ripresa del cibo e dell'idratazione per Vincent Lambert, interrotti la stessa mattina dall'Ospedale di Reims.

Insomma, la Corte di Cassazione deve decidere sulla natura obbligatoria o meno delle misure provvisorie richieste dal Comitato delle Nazioni Unite che ha richiesto il mantenimento del trattamento di Vincent Lambert, il tempo di esaminare il suo fascicolo per valutare se vi siano gravi violazioni dei diritti di Lambert quale persona disabile.

Domani sarà l'ennesima farsa, molto probabilmente l'ultima di questa assurda contesa medico-giudiziaria. Hanno già deciso che Vincent Lambert deve morire.

E sarà solo questione di tempo.

I congiurati della "dolce morte" uccidono solo d'estate.

Passeranno anche questi mesi di calura, Vincent Lambert verrà ucciso.

Arriverà settembre e poi l'inverno.

E ci dimenticheremo di questi nomi, almeno fino alla prossima estate, quando li tireremo fuori dal cassetto per dire ancora una volta le stesse identiche cose che abbiamo detto per loro: che la vita va difesa e tutelata fino alla fine, che non abbiamo il diritto di uccidere una persona che non è in fine vita, ma che respira da solo, deglutisce, reagisce agli stimoli, che è gravemente dipendente, ma è vivo, come Vincent Lambert.

"O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare..."

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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