Fine-vita: che si fa?

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Fine vita: che si fa?

di Davide Vairani

Tutto parte dalla fine del mese di ottobre 2018, quando la Corte costituzionale usciva con un comunicato stampa che diceva:

"La Corte Costituzionale ha rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti. Per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell’articolo 580 codice penale all’udienza del 24 settembre 2019”.

L'antefatto - è bene ricordarlo - riguarda Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione radicale Luca Coscioni, che nel 2017 aveva accompagnato Dj Fabo nella clinica svizzera Dignitas dove praticano l’eutanasia; si è poi provocatoriamente auto-denunciato del reato di aiuto al suicidio secondo la legge vigente; il Tribunale di Milano nel febbraio del 2018 lo aveva assolto dal reato di istigazione al suicidio, ma in merito al reato di aiuto al suicidio ex art 580 cp i giudici, sospendendo il processo, avevano sollevato eccezione di incostituzionalità presso la Corte costituzionale.

In parole povere: prima il Parlamento legiferi sul fine vita e poi la Consulta deciderà se il reato di aiuto al suicidio è incostituzionale, in parte o in toto.

Fine dell'antefatto.

Sono passati otto mesi dal pronunciamento della Corte costituzionale.

E' accaduto qualche cosa?

I fatti.

Il governo giallo-verde è ufficialmente in carica dal 1º giugno 2018. Dopo la decisione della Corte, fa un balzo in avanti all'ordine del giorno delle proposte e discussioni delle commissioni parlamentari il testo base, cioè la proposta di legge d'iniziativa popolare "Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia", presentata il 13 settembre 2013 dall'Associazione radicale Luca Coscioni.

Ai primi di febbraio 2019, vengono designati i relatori: Roberto Turri (Lega), per la Commissione II Giustizia; Giorgio Trizzino (5Stelle), per la Commissione XII Affari sociali della Camera.

"È prematuro parlare di posizione del Movimento 5 stelle - spiegava a "Public Policy" il relatore Trizzino - perché siamo ancora in una fase preliminare della discussione ma, ed è un auspicio personale, ritengo che sia meglio lasciare il tema alla autonomia di ogni parlamentare.

Oggi abbiamo acquisito il testo che risale ad una proposta di legge popolare del 2013, pertanto credo che vada adeguato anche alla luce di fatti nuovi come la legge sul testamento biologico.

Sicuramente - ha aggiunto - arriveranno proposte di legge anche dalle forze politiche. Come 5 stelle al Senato abbiamo già depositato un ddl, ma non escludo che possano arrivare anche altre proposte da singoli".

Parlando del rapporto con la Lega Trizzino spiegava: "Ancora non abbiamo avuto il tempo di confrontarci. Sicuramente affronteremo insieme la discussione".

Tra febbraio e maggio 2019 vengono depositati tre testi di proposta di legge: il n. 1.586 di Andrea Cecconi (ex M5s, ora gruppo misto), presentato l'11 febbraio 2019; il n. 1.655 di Michela Rostan (Leu) presentato il 7 marzo 2019 e il n. 1.875 di Doriana Sarli (M5s) presentato il 30 maggio 2019.

Nulla da parte della Lega.

Tre testi oggettivamente strong, che si spingono ben oltre il mandato della Corte, prevedendo forme di legalizzazione dell’eutanasia.

Nel frattempo, proseguono a singhiozzo e a ritmo lento le audizioni, ma non si riesce ad giungere ad un testo unificato ed unanime.

Il 05 giugno 2019 la Lega - con l'On. Alessandro Pagano primo firmatario - esce dal silenzio e presenta una proposta di legge: "Modifiche all'articolo 580 del codice penale, in materia di aiuto al suicidio, e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, riguardanti le disposizioni anticipate di trattamento e la prestazione delle cure palliative" (n. 1888).

Il 18 giugno il testo viene abbinato ai tre già incardinati nelle Commissioni II Giustizia e XII Affari sociali per la fase di dibattito.

Tutto pronto, dunque, per entrare nel vivo del dibattito? No.

Salta la calendarizzazione prevista per lunedì 24 giugno: tutto rinviato di tre settimane, perché Lega e Movimento Cinque Stelle non trovano un accordo, non riescono a mettere insieme un testo condiviso.

Sono distanti anni luce, visto che il M5S ha presentato un disegno di legge che autorizza eutanasia e suicidio assistito per i maggiorenni con malattie terminali e non psichiatriche, mentre la Lega non ne vuole sentir parlare, anzi, vuole tornare indietro.

Sino a qui i fatti per come si sono svolti nelle aule parlamentari.

Mancano 61 giorni alla mannaia del 24 settembre ed in tutta onestà assisto incredulo ad un silenzio assordante da parte dei partiti. Ed in particolare penso - per ovvie ragioni - alla Lega di Salvini e a ruota Fratelli d'Italia e se vogliamo pure a Forza Italia (o quel che ne resta).

In generale, non c'è alcun dibattito pubblico in Italia in questo momento, tranne qualche rara voce che non smette (per fortuna) di farsi sentire fuori dall'agone partitico sia di maggioranza che di opposizione, come quella di Assuntina Morresi (componente del Comitato di Bioetica).

C'è anche - per dovere di cronaca - la voce del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi a tuonare, ma come sappiamo nelle aule parlamentari non ha alcun deputato o onorevole.

Il sospetto che viene è che l'intenzione della Lega sia quello di traccheggiare e lasciare che la responsabilità se la prenda tutta la Corte, i giudici.

Una roba mostruosa, me ne rendo conto. Sarebbe un precedente molto pericoloso - se così fosse - che il potere giudiziario fagociti quello legislativo che spetta solo ed esclusivamente al Parlamento.

Non voglio fare il processo alle intenzioni, ma - detta fuori dai denti - fatico a capire come se ne esce fuori.

Le vie non sono molte, ce ne sono due, forse tre.

La prima è che prevalga il "danno minore", cioè l'ossatura del testo presentato dall'On. Pagano della Lega. Improbabile, tuttavia, visto l'opposizione dura dei Pentastellati e i numeri parlamentari in quota Lega.

Ma immaginiamo che si possa aprire una possibilità di convergenza Lega-M5Stelle.

Che cosa prevede il testo Pagano?

Lo ha bene riassunto Francesco Ognibene sulle pagine di "Avvenire" ("Aiuto al suicidio meno grave solo in casi definiti", 24 giugno 2019).

I punti qualificanti:

"Depenalizzazione parziale dell’assistenza al suicidio sottoposta a stringenti condizioni; esclusione della nutrizione assistita dal novero dei trattamenti sanitari; possibilità di presentare obiezione di coscienza; rafforzamento delle cure palliative; chiarimento delle circostanze in cui si può somministrare la sedazione profonda".

"Centrale nel disegno di legge Pagano - scrive Ognibene - la formulazione dell’articolo 1 che propone di integrare il 580 del Codice penale con un comma ad hoc per il processo Cappato-Fabo e per i futuri casi assimilabili, mitigando (ma non eliminando) la pena per l’aiuto al suicidio quando esso viene realizzato 'nei confronti di una persona tenuta in vita solo mediante strumenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile fonte di intollerabile sofferenza'.

La nuova pena – da sei mesi a due anni, contro l’attuale previsione di un minimo di 5 anni e un massimo di 12 – è applicabile se l’autore 'convive stabilmente con il malato e agisce in stato di grave turbamento determinato dalla sofferenza dello stesso'.

Il testo qui prende alla lettera le indicazioni della Corte, che nell’ordinanza 207 del 2018 – quella che assegnò al Parlamento i 'compiti a casa' – non classificava l’aiuto al suicidio come gesto solidale ma ricordava anzi che riconoscerlo come violazione della legge – pur depotenziata – è 'funzionale alla tutela del diritto alla vita, soprattutto delle persone più deboli e vulnerabili, che l’ordinamento penale intende proteggere da una scelta estrema e irreparabile, come quella del suicidio', un’esigenza 'di perdurante attualità'".

Altro passaggio nodale del testo della Lega:

"Novità anche all’articolo 2 - prosegue ancora Ognibene - , nel quale si modifica la legge sulle Dat affermando che 'l’idratazione e l’alimentazione, anche se garantite attraverso ausili tecnici, non sono considerati trattamenti sanitari' precisando che 'la somministrazione di sostanze nutritive, in qualsiasi modalità, deve comunque seguire i criteri dell’appropriatezza medica'. Egualmente modificativo della legge 219 è l’articolo 3 che riconosce al 'medico' e agli 'altri esercenti le professioni sanitarie' la 'facoltà di presentare dichiarazione di obiezione di coscienza' se 'la sottoposizione o la rinuncia ai trattamenti sanitari ovvero il rispetto delle disposizioni anticipate di trattamento contrastino con la deontologia professionale e con le buone pratiche socio-assistenziali'".

Da ultimo:

"Un articolo specifico – il 4 – è poi dedicato a sottrarre le strutture sanitarie private all’obbligo di dare integrale attuazione alla legge sul biotestamento, a integrazione della quale viene aggiunto un comma specifico sulla 'prescrizione di un’appropriata terapia del dolore' e 'l’erogazione delle cure palliative' previste dall’ottima legge 38 del 2010.

Infine il ddl 1.888 precisa che si può ricorrere alla 'sedazione palliativa profonda in associazione con la terapia del dolore' – e 'con il consenso del paziente' – solo 'in presenza di sintomi refrattari ai trattamenti sanitari, accertati e monitorati dagli esperti in cure palliative che hanno preso in carico il paziente'".

Pur con indubbi aspetti condivisibili, la Lega ha giocato la strategia del "male minore": non andiamo a legittimare l’aiuto al suicidio, ma lo trattiamo con meno rigore dal punto di vista penalistico, rendendo più morbide le pene attualmente previste dall’art. 580 il quale sanziona con il carcere da cinque anni a dodici anni chi ha aiutato a suicidarsi una persona, posto che sia avvenuta la morte del suicida.

Possibile che non si possa osare di più? Persino Tommaso Scandroglio (con il quale raramente mi trovo in accordo) dalle colonne de "La Nuova Bussola Quotidiana" respinge con forza una direzione del genere, quando scrive:

"Ma una intenzione buona – vietare/sanzionare l’aiuto al suicidio – deve essere soddisfatta da un atto consono a questa intenzione.

In altre parole una pena troppo mite non configurerebbe la modalità congrua per soddisfare le funzioni della pena che sono di carattere retributivo, pedagogico e dissuasivo.

Ad esempio una pena di un anno non sarebbe proporzionata al bene violato, che è quello della vita, e quindi non riuscirebbe a soddisfare il fine retributivo: il bene vita deve trovare proporzionato presidio da parte dell’ordinamento penale.

Basti pensare che l’abbandono di animali è punito fino ad un anno di carcere: la morte di una persona verrebbe equiparata all’abbandono di un cane"

(in "Fine vita e Consulta: nessun cedimento, giocare d'attacco", 24 giugno 2019)

La seconda via è quella che - temo - si intenda in qualche modo perseguire: traccheggiare.

Facciamo due conti. Il dibattito è stato spostato a metà luglio. Di solito la pausa estiva delle Camere inizia dopo la prima settimana d’agosto: quest’anno il rompete le righe potrebbe arrivare venerdì 9 agosto.

Se così fosse, prima di quella data rimarrebbe tempo sufficiente per cercare convergenze parlamentari. Ma - dato che le camere lavorano circa 3 giorni a settimana - vedo difficile uno spazio di dibattito pre-ferie estive.

Poi se ne riparlerà a inizio settembre, quando però l’attività legislativa verrà assorbita dalla sessione di bilancio (ammesso che il governo sia riuscito a sminare la procedura di infrazione UE): entro il 27 settembre il governo dovrà presentare la nota di aggiornamento al Def (che le Camere dovranno approvare, in genere dopo una settimana, tramite una risoluzione) poi entro il 20 ottobre sarà la volta dell’arrivo in Parlamento della legge di Bilancio (la manovra 2020), che dovrà avere il via libera da Montecitorio e Palazzo Madama entro il 31 dicembre 2019.

Ricordo che il 24 settembre è la data imposta dalla Corte al Parlamento per legiferare nel merito.

A quando dunque l'approvazione di una nuova legge?

In realtà, una terza via potrebbe essere percorribile.

E' ancora Tommaso Scandroglio a tracciarla, in una curiosa sintonia con il Popolo della Famiglia, che per bocca di Mario Adinolfi lo sta dicendo da ben prima.

"Forse l’atteggiamento migliore in questa strettoia creata dalla Consulta è quella di giocare d’attacco - scrive Scandroglio su "La Nuova Bussola Quotidiana"-.

Il parlamentare pro-life, in obbedienza alla propria retta coscienza e in disobbedienza alla coscienza non retta dei giudici di Roma che vogliono spingere verso una legge ingiusta, deve non solo puntare i piedi e non mettere mano all’art. 580 cp, non ottemperando all’indicazione della Consulta perché iniqua, ma, imitando i Radicali, deve approfittare dell’occasione per chiedere una modifica della legge sulle Dat ad esempio esigendo che venga inserita l’obiezione di coscienza per i medici.

Insomma non solo un gioco di difesa, ma soprattutto di attacco.

Non ci risulta che sul piano giuridico ci possano essere conseguenze se i parlamentari non ottempereranno al diktat della Corte costituzionale, anche perché l’uscita della Consulta per alcuni aspetti è altamente irrituale.

Questa posizione intransigente in merito all’immutabilità dell’art. 580 cp e alla volontà di modificare la legge 219/17 in meglio dovrebbe essere mantenuta anche se si temono riverberi negativi sul piano politico e massmediatico".

Questo è proprio uno dei frangenti in cui occorre essere pronti al martirio – martirio soft dato che a nessuno verrà spiccata la testa dal busto – e altrettanto pronti a rifiutare qualsiasi compromesso.

Ma poi sappiamo bene come andrà a finire: i parlamentari 'cattolici' sceglieranno il male minore. Come sempre.

Parole non mie, ma sempre di Scandroglio.

Leggi il testo n. 1888 - "Modifiche all'articolo 580 del codice penale, in materia di aiuto al suicidio, e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, riguardanti le disposizioni anticipate di trattamento e la prestazione delle cure palliative".

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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