Sei credente? Non puoi adottare

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"Sei credente? Non puoi adottare"

di Davide Vairani

Novembre 2017.

Marito e moglie (che chiameremo "AA" e "BA"), regolarmente sposati, con tre figli biologici propri, decidono di allargare la propria famiglia: si applicano per diventare genitori adottivi.

Nel gennaio 2018, iniziano così il percorso di formazione previsto dai protocolli, percorso che terminano con successo nel marzo 2018. Bollino verde: "AA" e"BA" entrano ufficialmente nella banca dati delle coppie potenzialmente idonee per un'adozione.

Squilla il telefono: arriva il momento tanto atteso, è l'assistente sociale dei servizi preposti che vuole incontrarli.

Sono seduti di fronte, mentre l'assistente sociale inizia una fila di domande.

Ad un certo punto, si rivolge ad "AA" con domande riguardanti le sue convinzioni religiose, incluso se la sua chiesa "crede ancora in alcune delle parti più obsolete della Bibbia".

Stupito, "AA" risponde che la sua chiesa crede e aderisce a tutta la Bibbia.

L'assistente sociale incalza spiegando i motivi di tale domanda. La coppia "AA" e "BA" hanno un figlio gay e la chiesa di cui marito e moglie fanno parte ha sempre sostenuto che l'omosessualità è un peccato, cosa che - a detta del funzionario pubblico - non è stata risparmiata in passato proprio a lui quale giudizio sulla sua persona.

"AA" replica, spiegandole che, nonostante la Bibbia identifichi il comportamento omosessuale come peccaminoso, lui e sua moglie credono che tutte le persone siano create a immagine di Dio e come tali siano degne di rispetto, dignità e onore.

Ha inoltre spiegato che, in accordo con le loro convinzioni, lui e sua moglie avrebbero fornito a qualsiasi bambino affidato loro un amore incondizionato, rispetto e amore e avrebbero difeso energicamente tutti i loro figli da possibili molestie e forme di bullismo, da qualsiasi forma di discriminazione.

"AA" è un pastore della Chiesa Evangelica dell'Ontario, la più vasta provincia della zona centro-orientale del Canada che confina con gli Stati Uniti e i Grandi Laghi.

L'assistente sociale fa parte del team del Simcoe Muskoka Child, Youth and Family Services (“Child Services”), agenzia specializzata in percorsi di adozione regolarmente autorizzata dallo stato canadese.

Da quel giorno, la coppia non ha più ricevuto alcun contatto dal “Child Services” per sei mesi.

Poi, il 24 ottobre 2018, ricevono una lettera che comunicava loro che sarebbero stati cancellati dalla banca dati delle famiglie affidatarie.

La lettera del “Child Services” si concludeva con questa frase: "Riteniamo che le politiche della nostra agenzia non sembrino adattarsi ai vostri valori e credenze e dunque non riteniamo di potere considerare la vostra famiglia una risorsa per un possibile affido".

La mattina del 25 ottobre, "AA" telefona al proprio assistente sociale per chiedere chiarimenti su quali "valori e credenze" avessero squalificato lui e sua moglie.

L'assistente sociale risponde candidamente loro che la politica "anti-oppressiva" della "Child Services" era in palese conflitto con le opinioni della coppia in merito al comportamento omosessuale.

"AA" tenta di ribadire l'impegno della coppia a trattare qualsiasi bambino affidato alle loro cure con amore incondizionato, rispettoso ed amorevole, a prescindere dalla loro sessualità, genere o altro, ma l'assistente sociale risponde picche.

Ne nasce così un contenzioso tutt'ora aperto. La coppia si affida al Justice Centre for Constitutional Freedoms (JCCF), un'organizzazione di difesa legale canadese specializzata in diritto costituzionale canadese, in particolare nella Carta dei diritti e delle libertà canadesi.

Il Justice Center invia prima una lettera ai Servizi per i minori nel gennaio 2019, spiegando che il "Child Services" "ha respinto illegittimamente la domanda della coppia, non a causa di legittime carenze nelle loro qualifiche, ma solo a causa di pregiudizi nei loro confronti e nei confronti delle loro credenze religiose".

La lettera chiedeva che i Servizi per l'infanzia riaprissero la domanda della coppia, per promuovere e trattare adeguatamente la loro domanda per diventare genitori adottivi in ​​modo non discriminatorio. Alla fine i Servizi per l'infanzia rispondono che non avrebbero riconsiderato la questione e che la loro decisione era definitiva.

E' allora che la coppia decide di fare ricorso alla Corte di Giustizia di Oshawa: i Servizi per l'infanzia hanno rifiutato irragionevolmente la loro domanda di adozione e in questo modo hanno indebolito in modo altrettanto irragionevole la loro libertà di religione e coscienza, di pensiero, convinzione e opinione, contrariamente alle sezioni 2 (a) e 2 (b) della Carta costituzionale canadese.

Questa decisione sui servizi per l'infanzia, infatti, pregiudicherà anche la loro possibilità di rivolgersi ad altre organizzazioni incaricate dell'assistenza legale dei bambini in adozione, poiché il processo di candidatura include invariabilmente un'inchiesta sul fatto che una persona candidata sia stata precedentemente rifiutata come genitore adottivo.

Tutto questo avviene in Canada. E - pare - non si tratti di un caso unico.

Nelle pratiche di adozione sta cominciando ad avvenire un fenomeno impensabile fino a poco tempo fa, ma - se ci pensiamo bene - rischia di diventare prassi anche in Europa.

Vengono discriminate le coppie che hanno un'esperienza di appartenenza ad una fede religiosa, o per scelta diretta o anche solo per situazioni di provenienza familiare. Non possono diventare così famiglie adottive.

Qual'è il motivo che non le rende "idonee", tanto da arrivare al punto di vedersi rigettare la domanda di adozione?

Il fatto che il bimbo loro affidato crescendo dovrà scegliere il proprio "orientamento sessuale" e - caso mai fosse omosessuale - verrebbe discriminato dalla famiglia adottante.

Non esiste neppure la "presunzione di innocenza" (ammesso e non concesso che vi si riscontri una discriminazione e perciò un reato).

Hai fatto tutto il percorso di formazione previsto, l'hai superato e sei stato ritenuto idoneo.

Poi basta dichiarare la propria fede e per un curioso meccanismo causa/effetto ti trasformi in un omofobo oscurantista medievale.

Semplicemente perchè credi che l'omosessualità sia peccato (la riassumo malamente in questo modo, semplicemente perchè non conosco nel dettaglio che cosa prescriva la dottrina evangelica sul tema).

Insomma, per noi credenti - e solo per noi - il metro di giudizio non sono i fatti, l'osservazione delle capacità genitoriali ed educative, il benessere o meno dei nostri figli, ma il principio del dubbio anticamera del sospetto.

Era lo stesso metro di giudizio che usavano i rivoluzionari francesi prima di tagliare la testa a chiunque mostrasse parvenza di non essere dalla loro.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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