303 giorni senza Padre #Maccalli

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303 giorni senza Padre #Maccalli

di Davide Vairani

"Padre Gigi è vivo. Ma non sappiamo dove sia".

Ai più distratti questa frase può apparire l'incipit di un romanzo giallo surreale, eppure è la nuda e cruda realtà.

E' la vicenda che riguarda Padre Pierluigi Maccalli, rapito in Niger ormai 10 mesi fa, il 17 settembre 2018, da una banda armata.

Padre Gigi, missionario cremonese di 57 anni di Madignano con la SMA - “Società delle Missioni Africane”, è stato rapito da otto banditi - probabilmente pastori fulani -i quali hanno fatto irruzione nella missione di Bomoanga, in Niger, sapendo che il padre era appena rientrato dall’Italia e che presumibilmente aveva con sé del denaro. Gli otto banditi hanno razziato un computer, un cellulare, i soldi trovati e hanno portato via con loro padre Gigi.

Il Niger, cerniera tra l’Africa sub-sahariana e il Nord-Africa, crocevia di migliaia e migliaia di persone che fuggono da guerre, dittature e povertà da varie zone africane per spingersi in direzione Libia, infernale transito per la successiva avventura di fuga verso l'Europa.

"Padre Gigi è vivo. Ma non sappiamo dove sia": nelle parole di padre Vito Girotto, confratello di padre Maccalli, è riassunta la paradossale vicenda del missionario cremonese.

Nei 303 giorni trascorsi dal rapimento sono pesati più gli assordanti silenzi delle istituzioni che gli sforzi concreti per liberarlo dal pantano del Niger, nonostante negli scorsi giorni il Vescovo di Crema, Daniele Gianotti, abbia dichiarato ai media cremonesi:

"Il ministero degli Esteri non ha sospeso le ricerche, anzi: stanno proseguendo. Non si è però a conoscenza di dove sia. Potrebbe non essere più trattenuto in Niger, ma in qualche Paese confinante. E’ molto difficile risalire alla zona, date le caratteristiche del territorio".

Monsignor Gianotti ha incontrato, la scorsa settimana, padre Walter Maccalli, fratello di padre Gigi ed egli stesso missionario in Africa, a Crema per qualche giorno di riposo prima di ripartire per la Liberia.

Sarà anche come ci viene rassicurato, ma non possiamo che dubitare, visto ciò che sta accadendo nel Niger e in generale in tutto il continente africano.

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari: 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. In Africa sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica; in America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici; in Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti; in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

"Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America - riporta l'Agenzia Fides -, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica".

"In Africa sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista, 1 laica".

Di questi, nella sola Nigeria sei:

"Don Joseph Gor e don Felix Tyolaha sono stati uccisi durante un attacco da parte di pastori/jihadisti nel villaggio di Mbalom, nella parrocchia di Sant'Ignazio Ukpor-Mbalom, all’alba del 24 aprile 2018, durante la Messa del mattino.

Don Michael Akawu, è stato ucciso il 18 agosto 2018 nel corso di una rapina.

Don Stephen Ekakabor è morto il 23 agosto 2018, in seguito alle gravi lesioni cerebrali riportate un anno prima, il 12 febbraio 2017, durante una rapina.

Don Jude Egbom è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco durante una rapina il 10 settembre 2018 a Umuwala, nello stato di Imo.

Don Louis Odudu è spirato in un nosocomio di Warri, nello stato del Delta il 19 settembre 2018, quattro giorni dopo essere riuscito a fuggire dalle mani dei suoi sequestratori".

A questo triste elenco, occorre aggiungere che "i missionari che raggiungono il riconoscimento del loro martirio da parte della Chiesa costituiscono quasi la punta dell’icebeg di questo calvario contemporaneo: è quasi impossibile infatti compilare l’elenco di vescovi, sacerdoti, suore, operatori pastorali, semplici cattolici, operatori umanitari o membri di organizzazioni internazionali, che vengono aggrediti, malmenati, derubati, minacciati".

L'odium fidei è la ragione di questo impennarsi di vite umane violentate ed uccise in Nigeria, così come in quasi tutte le parti del mondo nelle quali l'islamismo radicale agisce spesso con il beneplacito silenzioso dei governi.

Fino a quando gli organismi internazionali continueranno a considerare i cristiani vittime di serie B la scia dei martiri diventerà sempre più lunga.

A noi la responsabilità ed il coraggio di imitarli in questa vecchia Europa che si vergogna delle proprie radici e che non si degna di un sussulto di coscienza di fronte al dilagare di una violenta cristianofobìa come nemmeno nei primi secoli della Chiesa primitiva.

Facciamo nostre queste parole di P. Vito Girotto in una lettera a padre Gigi, 303 giorni dal suo rapimento:

"Sappiamo, caro Gigi, che stai celebrando una lunga Messa, che non ti stanchi di offrire con il tuo amore a Colui che ti ha chiamato al sacerdozio, e che ti invita ed essere fermo nella prova, con una croce che a noi che ti seguiamo da lontano sembra troppo pesante.

Sei bloccato nel corpo, ma non nello spirito, e certamente questa situazione di impotenza fisica ha stravolto i tuoi progetti di missione.

Ma non pensare che la tua vita di ostaggio non abbia valore: lo sai bene che per Gesù l’esperienza della debolezza dell’essere inchiodato sulla croce donando tutta la sua vita, fu l’attività più efficace per la sua missione di Salvatore.

Pensando a tutti questi lunghi mesi del tuo rapimento ci immaginiamo di vivere in un’agonia senza senso.

Ma non è vero, perchè la tua testimonianza unisce tante persone che neppure sapevano dove trovare sulla carta geografica quel grande paese che tu ami, il Niger, e che ora pregano e sperano per la tua liberazione".

"I missionari che raggiungono il riconoscimento del loro martirio da parte della Chiesa costituiscono quasi la punta dell’icebeg di questo calvario contemporaneo: è quasi impossibile infatti compilare l’elenco di vescovi, sacerdoti, suore, operatori pastorali, semplici cattolici, operatori umanitari o membri di organizzazioni internazionali, che vengono aggrediti, malmenati, derubati, minacciati.

Come è impossibile censire le strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, senza distinzione di fede o di etnia, come scuole, ospedali, centri di accoglienza, che sono state assalite, vandalizzate o saccheggiate.

Particolare dolore provocano poi le chiese profanate o incendiate, le statue e le immagini sacre distrutte, i fedeli aggrediti mentre sono raccolti in preghiera.

Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo.

Si è ormai purtroppo diffuso in diversi continenti il sequestro di sacerdoti e suore: alcuni si sono conclusi in modo tragico, come si evince anche dall’elenco dei missionari uccisi, altri con la liberazione degli ostaggi, altri ancora con il silenzio.

In Nigeria, specie negli stati meridionali, sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi, la maggior parte vengono liberati dopo pochi giorni, in alcuni casi però con conseguenze devastanti per la loro salute fisica e psichica. Analogo fenomeno è frequente anche in America Latina"

Agenzia di stampa cattolica "Fides", Rapporto annuale 2018

"Ciao P. Gigi,

sono dieci mesi che ti aspettiamo fiduciosi nella preghiera per la tua liberazione e di quella di altri ostaggi di cui non conosciamo il nome, sapendo che i tuoi rapitori sono pure loro tenuti in ostaggio dalla violenza organizzata e programmata per incutere terrore e farci credere che c’è un dio che li appoggia e che darà loro la ricompensa delle loro azioni.

Penso che tu, caro Gigi, puoi parlare con questi tuoi amici – nemici poichè conosci alcune lingue dell’amata Africa e puoi forse farli ragionare semplicemente cercando il momento favorevole e lo spunto da avvenimenti che vivi insieme a loro.

Qualcuno dei tuoi rapitori ricorderà il motivo del tuo rapimento e dirà la ragione di quel gesto che ha cambiato la tua vita ed anche la loro vita perchè non si può mantenere in prigione una persona innocente senza avere nel cuore una serie di domande che turbano se non c’è una risposta chiara.

Ti diranno che eri un punto di riferimento a Bomoanga, e tu nella tua umiltà neppure l’immaginavi ma continuavi ad occuparti di tanti bambini ammalati perchè malnutriti e di quegli altri che non avevano una scuola in cui aprire la loro mente, e tu con l’aiuto di amici hai potuto offrire loro delle aule con un tetto sicuro, dove si poteva leggere e scrivere seduti su dei veri banchi lasciando a casa i bidoni vuoti di prima.

Uomo di parte? Tu Gigi? non è vero.

Non eri unicamente dalla parte dei gurmancé ma con tutti, anche con gli amici peulh che bussavano come tanti alla porta aperta della tua casa a qualsiasi ora.

Tu davi a tutti quello che potevi con tanta generosità e disponibilità verso i più poveri presenti a Bomoanga e nei villaggi che visitavi regolarmente almeno una volta al mese.

Ogni tuo viaggio a Niamey con la Toyota a nove posti, sempre regolarmente tutti occupati da mamme e bambini che accompagnavi per una visita all’ospedale della capitale.

Tu speravi che almeno là potessero essere ben curati, dopo essere passati al dispensario di N’Gula o di Kiki, dove non c’erano gli strumenti e medicinali per le loro cure.

Quel viaggio era un’avventura, per poter prendere appuntamenti con i medici, e trovare persone che rimanessero accanto ai tuoi ammalati.

Tra loro c’erano cristiani e musulmani, gurmancè e peulh, haussa e zerma, ed eri per loro il padre che pensa a tutti e cerca una soluzione per tutti.

Vero missionario creatore di comunità aperte alla Parola di Dio, che dà speranza di vita a tutti.

Specialmente a tutte quelle ragazze che, sposate a 14 o 15 anni, non sapevamo che esistesse un mondo al di là del loro villaggio, e che si parlasse una lingua diversa da quella materna. La Parola di Dio, ci dicevi nelle riunioni del “settore gurma”:

' Rivela la loro dignità di persone capaci di mettersi a camminare e di imparare a vivere come creature fatte tutte ad immagine e somiglianza del Creatore '.

Credo che stai pensando a quelle comunità che sono nate con il pellegrinaggio per l’annuncio, che organizzavi ad ogni ottobre missionario, e che ora non possono più continuare i corsi di alfabetizzazione, ma che continuano a pregare con l’aiuto di tanti animatori della liturgia e catechisti, che tu conosci per averli preparati con i corsi di formazione.

Anch’essi si ricordano di te ogni giorno, al mattino e alla sera, con le preghiere che tu stesso avevi preparato in un libretto ben fatto nella lingua gurmancè.

Ti attendono libero, per la celebrazione della Messa che è sempre stata per te occasione di incontro e di riflessione, con soluzioni che ti vedevano protagonista nella ricerca dell’acqua potabile, e nella proposta di poter offrire anche un’altra acqua che si attinge con la fede al pozzo di Gesù. Quel Gesù che ora parla loro con il tuo silenzio e li disseta con la parola e la testimonianza della tua vita.

Sappiamo, caro Gigi, che stai celebrando una lunga Messa, che non ti stanchi di offrire con il tuo amore a Colui che ti ha chiamato al sacerdozio, e che ti invita ed essere fermo nella prova, con una croce che a noi che ti seguiamo da lontano sembra troppo pesante. Sei bloccato nel corpo, ma non nello spirito, e certamente questa situazione di impotenza fisica ha stravolto i tuoi progetti di missione. Ma non pensare che la tua vita di ostaggio non abbia valore: lo sai bene che per Gesù l’esperienza della debolezza dell’essere inchiodato sulla croce donando tutta la sua vita, fu l’attività più efficace per la sua missione di Salvatore. Pensando a tutti questi lunghi mesi del tuo rapimento ci immaginiamo di vivere in un’agonia senza senso.

Ma non è vero, perchè la tua testimonianza unisce tante persone che neppure sapevano dove trovare sulla carta geografica quel grande paese che tu ami, il Niger, e che ora pregano e sperano per la tua liberazione.

Con te abbiamo scoperto che ci sono in Africa tanti ostaggi anonimi: uomini, donne e bambini, rapiti e schiavizzati che forse non ritornerranno mai in libertà. Ed altri, e sono tantissimi, tenuti in ostaggio dalla povertà, o da scelte politiche contrarie alle loro idee, persone che cercano di fuggire per vivere in libertà.

Chi dovrebbe aiutarli a ritrovarla, questa libertà, contribuisce invece a produrre una prigionia ancora più atroce.

Io pure, come te, ho lasciato la mia amata missione di Makalondi in quella notte del 17 settembre 2018, e con grande sofferenza sono stato obbligato a rifugiarmi a Niamey, tenuto in ostaggio dall’insicurezza e dalla paura di attacchi dacui nessuno poteva difendermi, come è successo a te.

La missione sta cambiando, ma chi è protagonista? È sempre e solo Colui che ci ha inviato.

Caro Gigi, Untaani (Dio unisce), restiamo uniti in quella fede che ora è provata, ma che ci aiuta ad avvicinarci alla situazione della popolazione, tenuta in ostaggio dalla grande povertà e da una frontiera che sembra escluderla dal Niger dove vive da secoli.

“Dio è grande!”, come dicono tanti qui in Niger, e a lui affidiamo te e il popolo di Bomoanga, di Makalondi e di tutto il Sahel".

Il tuo confratello e amico,

P. Vito Girotto Niamey, Niger

Fonte: SMA, “Società delle Missioni Africane”

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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