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"Vincent è morto: ma l'affaire non si ferma"

di Davide Vairani

Una settimana dopo la morte di Vincent Lambert, avvenuta l'11 luglio all'ospedale universitario di Reims, Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori di Vincent, ha deciso di ritornare sull''affaire Lambert' in una intervista con Anne-Laure d'Artigues per "Famille Chrètiènne"

Che stati d'animo prova oggi?

"Sentimenti contrastanti. Anzitutto una grande frustrazione, perché non è stata fatta giustizia. Numerosi fatti importanti sono stati sistematicamente oscurati, a causa di una expertise giudiziaria malamente condotta. Il tribunale amministrativo di Chalons (e in particolare il suo presidente), rimasto sordo alle spiegazioni dei nostri medici nel settore EVC-EPR (settore medico che supporta le persone in coscienza alterata: stati pauci-relazionali o stati vegetativi cronici, ndr).

Così, il tribunale prima e successivamente il Consiglio di Stato ha ritenuto di essere in grado di giustificare la decisione di interrompere i trattamenti basandosi sulla valutazione di uno stato vegetativo cronico del Signor Lambert, quando una simile considerazione era di per sé estremamente discutibile: questa condizione clinica - che è una grave disabilità -, non avrebbe dovuto essere sufficiente per giustificare, a livello medico, una cessazione del trattamento.

Poi, un profondo senso di ingiustizia, perchè un ricorso sospensivo giace ancora oggi davanti a un Comitato delle Nazioni Unite. Ma il governo, con tutto il potere dell'apparato statale, ha deciso di non tenerne conto e di porre fine alla vita di Vincent per ragioni che non erano mediche, ma piuttosto di ordine politico, con la complicità dei tribunali amministrativi e della Corte di Cassazione.

Questa volontà di negare la legge - proveniente dal governo - è in realtà estremamente preoccupante, soprattutto quando si tratta di una persona particolarmente vulnerabile.

Infine, una profonda sensazione di confusione, perché il vero problema derivante dalla situazione di Vincent non è stato effettivamente affrontato".

Quando ha visto che la lotta era finita?

"Lo abbiamo capito sabato 6 luglio di sera. All'inizio della settimana, la dieta di Vincent era stata interrotta, la sua idratazione ridotta.

Un ultimo ricorso dinanzi al tribunale amministrativo di Chalons, mercoledì 3 luglio, non aveva dato alcun esito, la Corte si era rifiutata in maniera categorica di fissare un'audizione, ignorando le nostre argomentazioni.

La settimana prima, la Corte di Cassazione aveva considerato i tribunali civili non competenti in merito alla decisione sul ricorso da noi presentato per violazione dei diritti della persona causati da una amministrazione pubblica. Questa competenza rientrava - secondo i giudici di Cassazione - rientrava nella giurisdizione dei tribunali amministrativi. Ma è stata poi la stessa corte da noi interpellata a rifiutarsi di fissare l'udienza. Questa è una chiara negazione della giustizia".

"Vincent è morto e gli è stata data degna sepoltura. Ma l''affaire' non si ferma.
Ora dovremo tirare le fila di tutto quanto e capire che cosa ci insegna questa tragedia.
Non è tanto responsabilità della legge Leonetti che oggi scopriamo tutto il male che nasconde, quanto per il processo decisionale che si è voluto intraprendere: mancanza di definizioni precise dei concetti di trattamento e cura; così come mancanza di sfumature nella declinazione di cosa si intenda per trattamenti alimentari ed idratazione artificiale; come per la sua applicazione a persone disabili senza comorbilità.
Temo che molti - che hanno visto questa legge come un punto di equilibrio - debbano ora vedere che in realtà ha aperto la strada all'eutanasia per omissione; prima, forse, di dover accettare l'eutanasia attiva. C'è come la scoperta di un inganno. E la cosa è molto preoccupante".

Jean Paillot, avvocato dei genitori di Vincent

Pensa che l''affaire Lambert' sia stato un pretesto, un passo verso l'eutanasia? Pensa che ci sia stata una strumentalizzazione?

"La strumentalizzazione è sotto gli occhi di tutti. È arrivata durante la procedura, probabilmente non all'inizio.

Nel 2014, il Consiglio di Stato ha drammaticamente deciso di estendere la legge Leonetti ad ogni persona, non solo agli ammalati o alle persone in fine vita.

Sono convinto che alcuni membri del Consiglio di Stato abbiano valutato che fosse stato meglio sacrificare Vincent e preservare la legge Leonetti, in un momento nel quale la questione della legalizzazione dell'eutanasia era già sul tavolo.

Come sono convinto che altri membri ritenessero che ottenere la morte di Vincent fosse già un modo subdolo per mettere in campo l'eutanasia senza pronunciarne il nome.

Così, sostenitori e oppositori dell'eutanasia si sono riuniti per porre fine alla vita di Vincent, indipendentemente dalla sua situazione particolare e concreta.

E' stato completamente strumentalizzato e ogni argomento avanzato a suo favore è stato sistematicamente respinto (penso, in particolare, sia al notevole studio del CCNE che alla non meno straordinaria valutazione dell'Accademia di Medicina, che ha ritenuto che non vi fosse, nella sua situazione, ostinazione irragionevole)" .

La strumentalizzazione è stata ancora più evidente nel 2018 e nel 2019.

Il tribunale amministrativo di Chalons aveva un'opinione che era stata fissata sin dall'inizio, al punto che ha cercato in ogni modo di sveltire le procedure di valutazione clinica del collegio dei tre esperti medici e poi il procedimento stesso. La situazione era così sconcertante che abbiamo deciso di sfidare la Corte (senza successo, ovviamente).

Si figuri che Vincent, durante tutta questa procedura di expertise, è stato visto dagli esperti medici solo per un'ora e mezza!

Questi esperti non hanno nemmeno fatto una nuova risonanza magnetica, ma hanno semplicemente ripreso in mano quella del 2014!

Che valutazione corretta può essere fatta in questo modo?

Il Consiglio di Stato ha fatto di tutto per garantire che la sua decisione del 2014 non venisse messa in discussione. La Corte europea ha fatto lo stesso: non dare l'impressione di essersi sbagliati la prima volta, al punto da arrivare a non ascoltare le nostre argomentazioni prodotte durante il nostro secondo ricorso".

In che stato d'animo sono i genitori di Vincent oggi?

"Sono tristi, ovviamente. Lo sono ancora di più, visto che hanno visto Vincent ogni giorno e hanno visto che questa decisione era totalmente ingiustificata.

La loro tristezza, tuttavia, è sostenuta dalla loro fede. Loro sanno che Vincent è con il buon Dio. Vincent è a modo suo una figura cristica, vittima di un processo ingiusto, il tradimento di Giuda, i sommi sacerdoti, Ponzio Pilato, ma anche Simone di Cirene e le pie donne. Questo non ha impedito alla folla di insultarlo e di condannarlo. La sua agonia è durata nove giorni e ci sarà molto di dire come è stata eseguita la sua sedazione".

E adesso?

"Vincent è morto e gli è stata data degna sepoltura. Ma l''affaire' non si ferma. Ora dovremo tirare le fila di tutto quanto e capire che cosa ci insegna questa tragedia.

Non è tanto responsabilità della legge Leonetti che oggi scopriamo tutto il male che nasconde, quanto per il processo decisionale che si è voluto intraprendere: mancanza di definizioni precise dei concetti di trattamento e cura; così come mancanza di sfumature nella declinazione di cosa si intenda per trattamenti alimentari ed idratazione artificiale; come per la sua applicazione a persone disabili senza comorbilità.

Temo che molti - che hanno visto questa legge come un punto di equilibrio - debbano ora vedere che in realtà ha aperto la strada all'eutanasia per omissione; prima, forse, di dover accettare l'eutanasia attiva.

C'è come la scoperta di un inganno. E la cosa è molto preoccupante".

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