La madre di Vincent #Lambert: “Combatterò fino alla fine”

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La madre di Vincent #Lambert: "combatterò fino alla fine"

di Davide Vairani

Viviane Lambert ha raccontato a LifeSiteNews le sofferenze di suo figlio e la sua stessa tristezza e sentimenti di "shock e rabbia" nel dover assistere all'uccisione lenta e crudele di Vincent davanti ai suoi occhi.

Ma anche la sua incrollabile fede e la volontà di "combattere fino in fondo", per le 1.500 persone che in Francia si trovano nelle stesse condizioni di suo figlio Vincent.

Viviane Lambert è oggi una donna esausta, il cui straordinario coraggio e la sua fede l'hanno aiutata a combattere battaglie apparentemente impossibili.

"Questi ultimi giorni si sono susseguiti nella tristezza e nell'impotenza: siamo stati costretti ad assistere al crimine commesso su Vincent. Oserei usare la parola 'crime' per descrivere ciò che è accaduto davanti ai nostri occhi indifesi. E'stato terribile per noi. Siamo scioccati e arrabbiati, e io sono lo sono ancora".

La fede è ciò che le ha permesso di attraversare il deserto del calvario ed - ora - di non cedere alla disperazione. "Fortunatamente, ho mantenuto la mia fede, altrimenti non saremmo soltanto tristi: saremmo disperati. Ma ho ancora speranza, perché Vincent ora non appartiene più ai suoi carnefici, è sfuggito ai suoi carnefici con la sua morte, con la sua partenza verso Dio, e ora la sua anima appartiene solo a Dio. E questo è qualcosa che nessuno può portare via. È la mia speranza, la mia unica speranza."

Negli occhi le vivide immagini di quelle ultime settimane della vita terrena di suo figlio Vincent.

La vicinanza di Papa Francesco. "Sì, ho ricevuto una chiamata dal Papa - commenta Viviane -. È stato il cardinale Barbarin a dirmelo: io non me n’ero resa conto. Il cardinale Barbarin mi ha chiamato diverse volte, da buon padre, molto paterno, e mi ha detto: 'Ho visto il Papa e gli ho detto: Dobbiamo chiamare la signora Lambert'. Mi ha detto che dovevo guardare i miei messaggi recenti – non li avevo visti tutti, ce n’erano così tanti – e in effetti c’era un messaggio in italiano che è stato tradotto in francese per me. Un messaggio toccante e molto personale".

L'ultimo estremo tentativo con il dottor Sanchez, capo reparto dell'Ospedale di Reims, il medico che ha autorizzato il protocollo di sospensione dei trattamenti. Una settimana prima che a Vincent venisse praticata la sedazione profonda e continuativa, Viviane rivela: "Gli ho detto che l’unica sventura che gli potevo augurare era che Vincent lo svegliasse ogni notte, che avesse incubi, così da potersi finalmente pentire di quanto fatto. Spero ancora che se ne penta un giorno. Al momento lui mi rispose: 'Sia cristiana, signora'. Gli dissi: 'Dottore, prego per lei ogni giorno'. E penso che non dovremmo dimenticare di farlo. Sono esseri umani […]. Cosa accadrà loro dopo la morte? Dobbiamo pregare per loro! […] Sto cercando di iniziare a farlo. Ho avuto un momento in cui non riuscivo, ero un po’ ribelle, ma l’ho superato".

"Vincent si aggrappava alla vita", dichiara Viviane. "Il giorno prima avevano interrotto il cibo e l'idratazione, presumibilmente avevano preparato il suo corpo in modo che non sentisse dolore. Temevano ancora le persone intorno a loro. Vidi Vincent completamente accasciato. Dormiva, ma era un sonno che non era il suo. Continuai a parlargli, rassicurandolo, dicendogli: 'Siamo qui, Vincent'. Apriva le palpebre e ci guardava. E poi sarebbe di nuovo sprofondato nel suo sonno. Si è aggrappato alla vita per diversi giorni. È solo negli ultimi giorni che posso davvero sperare che non abbia sofferto. Non sono riuscita a vederlo mentre stava per spirare".

"Vincent è un martire della società", afferma Viviane, rifacendosi alle parole usate da monsignor Bernard Ginoux, vescovo di Montauban."Ora il Signore buono farà ciò che vuole fare con lui, ma ho molta fiducia", aggiunge. "Sarà il mio angelo custode [e] forse anche della Francia. C'era un Vincent prima, ma c'è anche un Vincent ora. Non può essere diversamente. Ad ogni modo, combatterò fino alla fine. Non ho ancora finito. Mi riposerò. Ma combatterò contro questa legge criminale. Dobbiamo lottare per la Francia: la nostra Francia non lo merita, no. Continuerò a combattere".

E' stanca e logorata dall'affaire Lambert: "Ho detto ai miei avvocati che sentivo nella mia testa che volevo rinunciare a tutto", ma poi aggiunge subito dopo, "andremo fino in fondo di ciò che abbiamo iniziato".

Si riferisce ai ricorsi giudiziari ancora pendenti, tra i quali la denuncia presentata per omicidio premeditato, la cui prima udienza è stata fissata per il 26 novembre prossimo.

Ma Viviane vuole giustizia non soltanto per suo figlio: "Non è giusto quello che è successo nei tribunali. C'è stata una cospirazione politica. La giustizia deve essere ripristinata. Continuiamo a fidarci dei nostri avvocati. Non so fino a dove si andrà ora. Se qualcosa può essere fatto, almeno sveglierà la mente dei giudici. Perché altrimenti, dove andremo a finire? Oggi è Vincent. Ma per quanto riguarda gli altri? Gli altri 1.700 disabili come Vincent. E dopo di loro, le persone affette da con l'Alzheimer?".

"La nostra famiglia è stata manipolata. Si sono lasciati manipolare. Penso che alcuni di loro credano in quello che hanno fatto". Nelle parole di Viviane l'amarezza ed il dolore per una famiglia spaccata e lacerata da troppi anni di mediatizzato scontro sulla sorte di Vincent. E rammenta l’attivismo pro eutanasia del nipote di Vincent, Francois Lambert, che ora potrebbe rimanere "molto solo". "La nostra famiglia non sarà mai più la stessa, ahimè. Dovremo dare tempo alle cose, ma non siamo giovani. Possiamo solo affidare tutto alla grazia di Dio".

Pierre, 90 anni, e Viviane, 73 anni, hanno bisogno ora di silenzio e in qualche modo di mettere distanza dall'affastellarsi continui di eventi drammatici. "Partiremo molto velocemente - dichiara -, perché non posso più sopportare Reims. Mi rendo conto che dobbiamo riposare, lasciare questa città dove siamo così vicini all'ospedale. La gente ci guarda per le strade: cerco di non prestare attenzione ma è malsano, risveglia le cose. [...]E' stato un tempo durato sei anni, è stato temporaneo, ma c'è una fine a tutto. Abbiamo raggiunto la fine di questa sequenza molto drammatica, ma ci stiamo avviando verso un altra tappa che, penso, sarà più spirituale".

Lambert è un martire del nostro mondo moderno e la sua morte è contraria alla coscienza morale,
perché l'omicidio è proibito dalla legge e dalla nostra coscienza cristiana,
perché non possiamo agire per conto di Dio, Signore della vita"
"Era un essere umano, ha diritto al rispetto per la vita", questo è il fatto prevalente.
"Corriamo il rischio di applicare la stessa procedura agli anziani o alle persone gravemente disabili nel prossimo futuro.
Questo caso "pone un grande problema di civiltà e progredendo con la procreazione medicalmente assistita e casi simili a questo,
la Francia si sta lentamente muovendo verso l'alterazione di ciò che è umano".

Mons. Bernard Ginoux, Vescovo di Montauban

"Questa è la linea prevalente di pensiero della pratica medica negli ospedali in Francia,
segnata dal desiderio di dominio, di essere signori della vita e della morte.
Curiosamente, la morte viene causata per evitare di trovarsi di fronte al fallimento.
Stiamo assistendo a un'eccessiva medicalizzazione, come nelle gravidanze:
quando il più piccolo dettaglio è sbilanciato, se viene rilevato qualcosa, la donna è costretta ad abortire.
È un processo sistematico.
Allo stesso modo, quando un paziente non può più essere trattato,
il mondo medico vuole farlo scomparire, come se fosse un fallimento medico"

Mons. Bernard Ginoux, Vescovo di Montauban

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