Père Jacques #Hamel: martire per amore

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Père Jacques #Hamel: martire per amore

di Davide Vairani

Mancano cinque minuti alle nove del mattino quel 26 luglio 2016, quando Padre Jacques Hamel alla fine della Messa viene sgozzato da due estremisti che avevano giurato fedeltà allo Stato islamico.

Prima di essere ucciso, il sacerdote viene costretto a inginocchiarsi. Le sue ultime parole sono state: “Vattene, Satana!”, “lontano da me, Satana!”.

Le parole pronunciate da padre Hamel poco prima di morire sono l’ultimo sigillo di una vita conclusasi col martirio.

Papa Francesco, durante la Santa Messa in suffragio del 14 settembre del 2016, ha ricordato che il sacerdote francese “ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù”:

"Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo.
Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale.
Questo è il filo satanico della persecuzione.
Ma c’è una cosa, in quest’uomo che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare,
c’è una cosa che mi fa pensare tanto:
in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire,
un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza,
non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente
il nome dell’assassino, e ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”.
Papa Francesco, 14 settembre 2016

Per fare memoria della testimonianza di amore di padre Hamel, ieri sera il rosario nella chiesa teatro dell'attentato fondamentalista.

La serata è stata anche scandita dalla veglia di preghiera con la meditazione guidata da padre Frederic Masset, parroco Saint-Paul du Mesnil-Plateau de Boos, e dal ricordo di Alain Quibel, testimone di quanto avvenuto il 26 luglio del 2016. La giornata odierna si è aperta con una marcia silenziosa dal presbiterio alla chiesa di Saint-Etienne.

L’arcivescovo di Rouen, mons. Dominique Lebrun, ha presieduto la Santa Messa. Di fronte alla stele per la pace e la fraternità inaugurata nel 2017, si è inoltre tenuta una cerimonia organizzata dal Comune di Saint-Etienne-du-Rouvray.

La giornata si concluderà con un momento di preghiera, nel pomeriggio, sulla tomba del sacerdote e con i vespri nella basilica di Notre-Dame de Bonsecours.

Tre anni dopo la tragedia la chiesa di Santo Stefano di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen, è diventata meta di un pellegrinaggio costante.

Che cosa vogliono vedere, cosa cercano i tanti pellegrini che sostano sulla tomba di un sacerdote cattolico martirizzato per mano di terroristi islamici?

Nel leggere le testimonianze che alcuni media francesi riportano, ciò che colpisce è un senso di ritrovata pace che si respira.

Anche Suor Danielle porta alcune volte la sua testimonianza. È una delle tre sorelle prese in ostaggio nella chiesa e che fu in grado di fuggire prima che padre Hamel venisse ucciso.

Di fronte ai gruppi "non ritorniamo necessariamente ai fatti in dettaglio. Li conosciamo. Stiamo parlando più di come siamo oggi rispetto a ciò che abbiamo vissuto. Le persone sono rispettose. C'è sempre una pausa, in silenzio, ai piedi dell'altare dove è stato assassinato", ma mai macabro voyeurismo, dice la sorella.

Visitatori a volte da lontano: "Abbiamo avuto gruppi canadesi, polacchi, inglesi, sacerdoti africani". Suor Danielle fa notare che spesso i pellegrini fanno un viaggio a Lisieux, Saint-Étienne-du-Rouvray e Bonsecours.

"Stiamo parlando di padre Hamel, della sua personalità", afferma padre Paul Vigouroux, postulatore della causa di beatificazione.

“Padre Jacques Hamel ha condotto la sua vita da prete nella più grande semplicità, sempre nelle periferie, sia le periferie dell’agglomerato urbano di Rouen sia nelle periferie esistenziali di molti dei nostri contemporanei. In un comune caratterizzato da una forte presenza di popolazione di origine straniera, ha intrattenuto buoni rapporti con la comunità musulmana”.

La vita di padre Hamel è stata scandita dalla fede, dalla fiducia nel dialogo.

"Stiamo lavorando senza ritardi, stiamo aspettando a breve - probabilmente per settembre o ottobre - il decreto di conformità del fascicolo emesso dalla congregazione, cioè una conferma che tutto è in ordine e che non ci sono elementi mancanti nel fascicolo della causa di beatificazione", ha dichiarato mercoledì 25 luglio ad "Aleteia" in lingua francese.

Un dossier di 11.500 pagine, di cui circa 2.000 pagine di lettere ricevute nella diocesi, 1.600 pagine di rassegna stampa, 600 pagine di audizioni, comprese quelle dei cinque testimoni presenti nella chiesa il giorno dell'attacco e 650 omelie della Padre Jacques Hamel.

Omelie che illustrano in modo sorprendente l'intuizione evangelica di un martire contemporaneo interamente dedicato al servizio degli altri, nel nome di Cristo.

L’ultimo messaggio, del 6 giugno 2016, è diventato il suo testamento spirituale.

È un’esortazione a rendere proficuo il momento delle vacanze:

“L’augurio è che possiamo sentire l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo,
a farne, là dove viviamo, un mondo più caloroso, più umano, più fraterno.
Un tempo di incontro, con familiari e amici.
Un momento per prendersi il tempo di vivere qualcosa insieme.
Un momento per essere attenti agli altri, chiunque essi siano.
Un tempo di condivisione.
Condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia.
Condivisione del nostro aiuto ai figli, mostrando che per noi contano.
Anche un tempo di preghiera.
Attenti a ciò che avverrà nel nostro mondo in quel momento.
Preghiamo per coloro che ne hanno più bisogno, per la pace, per un migliore vivere insieme.
Cerchiamo di avere un cuore attento alle cose belle,
a ciascuno e a tutti coloro che rischiano di sentirsi un po’ più soli.
Che le vacanze ci consentano di fare il pieno di gioia, di amicizia e di rigenerazione.
Allora potremo, meglio provvisti, riprendere la strada insieme.
Buone vacanze a tutti!
Padre Jacques Hamel
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