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Sylviane Agacinski à la guerre della "PMA pour tous"

di Davide Vairani

Nel dibattito francese sul nuovo testo di legge sulla bioetica che prevede - tra le varie proposte - l'apertura della PMA a coppie di donne e a donne single, si alza la voce "da sinistra" di Sylviane Agacinski.

Ex compagna del filosofo decostruzionista Jacques Derrida e moglie dell’ex primo ministro socialista Lionel Jospin, femminista, Sylviane Agacinski è sempre stata orgogliosa di avere reso la parité rispettabile, tramite il suo libro “Politique des Sexes” e la modifica in senso ugualitario della Costituzione francese.

Da anni, la filosofa e psicoanalista francese spiazza il dibattito, dichiarandosi a favore delle nozze gay, ma contro l’adozione dei figli, la teoria gender e pratiche come la maternità surrogata.

Adesso, nel suo nuovo libro per Gallimard, “L’Homme désincarné. Du corps charnel au corps fabriqué”, Agacinski spiega la rivoluzione culturale in corso.

Il sogno di superare la finitezza carnale, dalle favole e dai miti alle attuali promesse della biotecnologia, è antico quanto l’uomo stesso. Ma un uomo nuovo si profila, l’uomo fabbricato. Ma a quale prezzo?

La Agacinski scende in campo nell'attualità del dibattito in Francia con una interessante intervista a Valentine Arama per il quotidiano "Le Point".

Se Agnès Buzyn - ministro della sanità francese - va ripetutamente affermato che l'estensione della PMA "ne mettait pas en tension nos valeurs éthiques", Sylviane Agacinski non ci sta alla menzogna e prova così a smontare pezzo dopo pezzo i princìpi che stanno dietro le scelte del governo Macron.

Una intervista che vale la pena di leggere, per la capacità di usare la ragione con onestà e lealtà nel mettere a nudo le aporie e le contraddizioni che i falsi miti di progresso generano ogni qualvolta di mette mano alle legislazioni nazionali su temi eticamente sensibili.

Ci potrete trovare una felice e per certi versi sorprendente convergenza di visione dell'umano con il pensiero di ispirazione cattolica.

A ulteriore conferma del fatto che la difesa della persona al centro della politica e del mercato non sia una pretesa confessionale e dogmatica, ma una questione anzitutto di ragione e di affezione per l'umano.

Per questi motivi, vogliamo proporvela integralmente con una nostra traduzione dal francese.

Le Point: molti pro-PMA credono che l'evoluzione del testo della legge metterà fine alle discriminazione. Che ne pensa?

"Questa è un'interpretazione tendenziosa delle cose. Oggi, la procreazione medicalmente assistita (PMA) è finalizzata a combattere l'infertilità di origine patologica, vale a dire di coppie normalmente fertili, e quindi formate da un uomo e da una donna in età fertile.

La diagnosi di infertilità, definita dall'OMS come 'l'assenza di gravidanza dopo più di dodici mesi di rapporti sessuali regolari senza contraccezione', si applica necessariamente a coppie miste, che soffrono -ad esempio - di un'anomalia delle cellule germinali (gameti) o a rischio di trasmettere ai figli una malattia genetica invalidante.

Né il celibato né l'omosessualità disturbano le funzioni riproduttive degli individui e una coppia di due donne (o due uomini) non sono, a priori, interessate dall'infertilità. In questo senso, non sono neppure 'discriminati'.

Pertanto, l'uso dell'inseminazione artificiale o della fecondazione in vitro, con lo sperma di un donatore di terze parti, per una donna single o una coppia di donne, non rappresenterebbe l'estensione di un diritto, ma un completo cambiamento nel sistema di procreazione assistita.

Le Point: che cosa significa concretamente l'apertura della PMA a coppie di donne e donne single?

"Per rispondere a una domanda sociale di inseminazione artificiale o fecondazione in vitro con donazione di sperma, dobbiamo abbandonare la logica medica della lotta contro l'infertilità.

Concretamente, questo abbandono si traduce nell'introduzione di una sorta di 'droit à l'enfant' o comunque nella realizzazione di un embrione prodotto dal sistema sanitario.

Alcune delle richieste dei Paesi meno sviluppati si basano ingiustamente sul principio dell'uguaglianza delle coppie 'eterosessuali e omosessuali'. Altri fanno affidamento su un 'diritto all'autonomia riproduttiva per tutti, single o no'.

Ma l'autonomia - qui - è pura fantasia: qualunque sia il metodo di procreazione (naturale o biotecnologico), il ricorso all'altro sesso è inevitabile.

Nessuno è 'autonomo' in questo settore. Questo è il motivo per il quale il desiderio di procreazione esclusivamente materna (singola o omosessuale) può essere raggiunto solo attraverso l'uso di gameti di sesso opposto.

Non si tratta soltanto di una tecnica, come viene detto troppo spesso: richiede una pratica sociale in base alla quale una terza persona 'fornisce' i gameti necessari per l'inseminazione o la fecondazione in vitro.

In Corps en miettes, ho sottolineato come il vocabolario tecnologico abbia cambiato l'esperienza della procreazione in generale, al punto da ridurre gli individui a 'risorse' e a 'materiali' biologici che devono procreare.

Lo schema della fabbricazione dei bambini ha sostituito quello della generazione carnale. Inutile dire che se il ridicolo principio di 'autonomia riproduttiva' venisse riconosciuto per le donne, sarebbe presto invocato anche per gli uomini e quindi si arriverebbe a considerare che è necessario avere 'madri surrogate' per uomini single o gay.

Le Point: Stiamo andando verso una pratica sociale che assume sempre più le forme di mercato?

"Negli stati nei quali la PMA non è soggetta a condizioni mediche - come in Spagna, California -, si è spesso in linea con questa logica di mercato.

Perché? Perché, senza compenso, i donatori sono rari. Nel 2007, la danese Cryos era diventata una società 'leader nel mercato degli spermatozoi', in concorrenza con gli 'istituti di riproduzione umana' statunitensi.

Nel nostro Paese, il corpo umano e i suoi organi sono protetti dalla legge. Qualsiasi campionamento biologico, sia esso sangue, organi o gameti, è soggetto a condizioni di interesse medico ed escluso da qualsiasi negoziazione di mercato, ed è consentita solo la donazione, gratuita e anonima.

Il numero di donatori di sperma, tuttavia, è già insufficiente, perchè il 95% delle coppie sterili non ha più bisogno di utilizzare un donatore di terze parti, grazie al metodo di iniezione diretta di spermatozoi nell'ovocita. Il 4% che ricorre a una donazione di sperma deve attendere circa un anno. L'attesa aumenta a quattro anni per l'1% che ricorre a una donazione di ovociti.

Se si esce dalla logica medica, la 'carenza di spermatozoi' aumenterà e di conseguenza aumenterà anche la pressione - già forte - per remunerare i donatori.

Ecco perché, se rinunciamo alla logica medica che attualmente governa la PMA, il princìpio di gratuità e solidarietà delle donazioni verrà messo da parte.

Non c'è alcun dubbio che la domanda della società per l'utilizzo di biotecnologia per produrre bambini sia ampiamente ispirata e alimentata dall'offerta commerciale secondo modelli che altrove esistono. E' il modello californiano degli 'istituti di riproduzione umana' - per i quali tutto è possibile perché le risorse biologiche possono essere acquistate (cellule, utero, embrioni) - che si vuole imporre ovunque: creiamo il sogno del bambino 'sur commande'.

Le Point:I sostenitori della "PMA pour tous" insistono sul fatto che "questo nuovo diritto non toglie nulla a nessuno".

Questo punto di vista lascia da parte l'interesse del bambino e il rispetto dei suoi diritti fondamentali. Quando una donna single - o una coppia di donne - ricorre a una donazione di sperma, la genitorialità del bambino è esclusivamente materna. È a priori e irrimediabilmente parziale, troncata.

Se il legislatore introducesse questa pratica, l'amore di una madre o di due madri sarebbe senza dubbio assicurata al bambino. Ma non solo sarebbe privato di un padre di per sè - situazione possibile anche quando l'autore del bambino non si volesse assumere le proprie responsabilità -, ma anche tutte le ricerche sulla paternità sarebbero vietate dalla legge stessa.

Dato che il disegno di legge prevede la fine dell'anonimato della donazione di sperma, il bambino, una volta maggiorenne, potrebbe ottenere soltanto dati non identificativi sul donatore. L'impossibilità di stabilire la propria filiazione paterna - a differenza degli altri bambini - verrebbe dunque istituita dal legislatore, mettendo inevitabilmente il bambino medesimo nelle possibili condizioni di sentirsi vittima di un'ingiustizia, a causa delle condizioni artificiali della sua nascita. Questo grave rischio deve prima essere preso seriamente in considerazione anzitutto dalle donne stesse tentate da questo metodo di procreazione. Perché, crescendo, anche il loro bambino potrebbe soffrirne.

Ma è anche una questione di giustizia e in materia di procreazione assistita non è sufficiente tenere conto del desiderio o della volontà degli adulti e trascurare l'interesse dei bambini non ancora nati. È proprio tenendo presente questo interesse del bambino che la clonazione riproduttiva è stata vietata.

Ricordiamo che secondo la Convenzione Internazionale dei diritti del bambino (Cide), 'il bambino ha il diritto, per quanto possibile, di conoscere i propri genitori e di essere cresciuto da loro'. I genitori - che il bambino ha il diritto di conoscere -, sono, innanzitutto, quelli che gli hanno dato la vita, i suoi autori o i suoi genitori naturali. È vero che questa parentela naturale non coincide sempre con la filiazione istituita socialmente dalla consuetudine o dalla legge, secondo regole che variano da una cultura all'altra. Ma se la filiazione è convenzionale, non è arbitraria. È legata alle condizioni della procreazione in generale.

Sappiamo che, in italiano, les parents sono chiamati genitori (dal verbo generare, engendrer). Ancora più importante, i parents adoptifs sono chiamati genitori adottivi, 'géniteurs adoptifs'.

Questo esempio illustra il fatto - come sottolineato da Claude Lévi-Strauss - che i legami biologici sono "il modello su cui sono stabilite le relazioni di parentela".

Nel testo del rapporto della missione conoscitiva sulla revisione della legge sulla bioetica, vi è scritto che è necessario 'dépasser les limites de la procréation'.

Cosa significa? Quali sono questi limiti? Li ho ricordati in precedenza: la procreazione richiede la partecipazione di entrambi i sessi, ciascuno con un ruolo specifico, con il seme maschile da un lato, l'ovulo, la gestazione ed il parto dell'altra. Sotto questo aspetto, l'uomo e la donna non sono né equivalenti né intercambiabili. La nuova legislazione, secondo questo rapporto, dovrebbe sostituire l'asimmetria padre-madre con il desiderio di diventare genitori.

Si tratta, riporta il testo, dare pieno spazio alla volontà (donner toute sa portée à la volonté).

Questo ragionamento è direttamente ispirato al concetto americano dei parents intentionnels (intended parents), un concetto coniato dalla Corte di Giustizia della California per designare i firmatari di una convenzione di "maternità surrogata"  in relazione alle numerose cause legali tra le due parti interessate.

Fondare la filiazione sull'intenzione o sulla volontà degli individui consentirebbe di eludere l'asimmetria dei due sessi nella filiazione, perché la volontà non ha sesso.

Questo nuovo sistema di filiazione sarebbe molto diverso dall'attuale regime.

Quando una coppia sterile beneficia di una donazione di gameti, la filiazione del bambino è esattamente la stessa di quella degli altri bambini. In effetti, il coniuge che si impegna con la moglie in un processo PMA con donatori terzi diventa automaticamente il padre del bambino, anche se non è suo padre, esattamente come nel matrimonio nel quale il marito beneficia della presunzione di paternità. Questa presunzione ovviamente non ha equivalenti femminili, a causa delle condizioni di procreazione in generale.

Bisognerebbe anche valutare come la neutralizzazione della differenza sessuale nella filiazione sia ispirata da alcune 'teorie' che sostengono la necessità di de-costruzione della differenza sessuale e delle categorie maschio /femmina per sostituirle con una molteplicità di identità di genere.

Il teorico queer Tom Bourcier dichiarò nel 2007: 'Sarebbe senza dubbio interessante' riformare il Codice Civile in modo da eliminare il riferimento all'incarnazione di un sistema binario e normativo di genere (uomo/donna, padre/madre)'. Ma ciò significa confondere la distinzione del sesso con le norme sociali e culturali di genere, vale a dire con gli stereotipi della mascolinità e della femminilità. Questi stereotipi sono stati a lungo messi in discussione, almeno da Stuart-Mill, Simone de Beauvoir, Margareth Mead e, infine, da studi di genere. D'altra parte, l'asimmetria sessuale è coriacea, perché si basa principalmente sulla prova fattuale della procreazione.

Le Point: Il governo ha tracciato una linea rossa sulla GPA (utero in affitto). Tuttavia, alcuni membri della maggioranza già sostengono il riconoscimento di bambini nati da GPA all'estero. Ci stiamo dirigendo, inevitabilmente, verso l'autorizzazione della GPA in Francia?

"Si può ragionevolmente temere di sì.

Innanzitutto, perché un certo attivismo gay, molto influente, rivendica come un diritto di poter ricorrere a madri surrogate. In secondo luogo, perché la maternità surrogata è un mercato globale in forte espansione. Infine, perché coloro che hanno usato questa pratica senza scrupoli all'estero e i loro avvocati invocano ipocritamente 'l'interesse dei bambini' così nati per richiedere la trascrizione del loro stato civile estraneo allo stato civile francese.

Ciò che non si dice è che questi bambini, fortunatamente, hanno uno status civile e passaporti stabiliti all'estero e ottengono la nazionalità francese se uno dei genitori è francese. Le loro vite familiari sono simili a quelle degli altri bambini.

Né si dice che, se la Francia accettasse di trascrivere automaticamente lo status civile straniero stabilito sulla base di una maternità surrogata, la nostra legge riconoscerebbe la legittimità di questa pratica e non potrebbe più vietarla in Francia.

Altro aspetto non meno importante è il fatto che questi bambini sono principalmente vittime del nascere in condizioni crudeli per volontà esclusiva dei loro 'genitori'. Rapiti dalla madre natale, oggetto di un contratto commerciale, non sono trattati in conformità con i diritti umani in generale.

La giustizia richiederebbe il diritto di proteggere tutti i bambini in generale e tutte le donne dall'indegna commercializzazione dei bambini e dalla gravidanza delle donne socialmente più vulnerabili. Purtroppo, la Corte di Cassazione, dopo la CEDU, ha progressivamente ceduto il passo a quasi tutto, dimenticando di avere a lungo sostenuto che la GPA fosse simile ad una vendita di bambini.

La questione di questo dibattito è la confusione tra persone e beni, tra la sfera del commercio e quella delle relazioni sociali e familiari".

Le Point: Nel tuo saggio menzioni i bambini nati da spermatozoi sconosciuti. In particolare, scrivi che la cancellazione del donatore-padre può creare un profondo disagio. Accetteresti una revoca totale dell'anonimato dei donatori?

"Non riguarda me o le mie opinioni, ma gli interessi dei bambini e i loro diritti. Si potrebbe, ad esempio, prevedere che i 'donatori' lascino una lettera di motivazione in cui esprimere il significato del loro gesto e dove possano apparire elementi della loro personalità e della loro salute.

Ma per i bambini privati a priori di qualsiasi padre sarebbe sufficiente? Tutto accade come se la volontà di escludere il padre fosse accompagnata dalla necessità di conoscere l'identità del 'donatore'.

N'est-ce pas étrange?

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