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Qual è il diritto più negato ai bambini?

di Davide Vairani

"Qual è il diritto più negato ai bambini? Per circa un centinaio di persone tra i miei contatti su Facebook, che rispondono alla mia questione su quale sia il diritto del bambino, la discussione non inizia neppure: è certamente il diritto a venire al mondo".

Prende le mosse da questo interrogativo nodale per un lungo articolo tutto da leggere, Rachele Sagramoso, "una donna alla quale è capitato di diventare madre di sei persone magnifiche" (come di lei scrive sul profilo Facebook).

"Ognuno ha la propria storia personale a proposito di argomentazioni così delicate", prosegue. "C'è chi ha abortito e soffre da anni, che risponde alla mia domanda - privatamente - in quel modo perchè non vuole che altre donne soffrano ('Mille inganni da parte di chi ti suggerisce che dopo l'intervento starai meglio e poi non sa che tu è sette anni che vorresti morire solo per rivedere il tuo bambino').

C'è chi ha condiviso la vita con una sorella disabile che ha realizzato mille progetti e che non nasconde il fatto che attualmente sua sorella non sarebbe neppure stata messa al mondo.

C'è chi ha fatto della lotta a favore della vita uno stendardo portato avanti da numerose associazioni, diverse delle quali composte anche da donne che hanno abortito e vorrebbero aiutare tutte le donne che stanno optando per tale libera scelta, a non compierla (lo specifico perchè pare che i 'pro-vita' siano un branco ideologizzato di gente con preconcetti campati per aria).

C'è chi ha studiato la fisiologia e la biologia e non desidera neppure mettere in discussione la ragionevolezza del proprio assunto incontrovertibilmente scientifico sul momento in cui inizia la vita.

C'è chi ha adottato e avuto in affido bambini che altri non hanno voluto e ringrazia ogni giorno chi non ha abortito i figli che l'hanno reso genitore.

C'è chi porta testimonianze proprie e ragionamenti che provengono da frammenti di vita che hanno portato sofferenza personale e altrui".

"Poi c'è chi redige, legittimamente, due domande" - e qui si comincia a delineare la riflessione di Rachele.

"Tali domande sono sempre le medesime quando si parla del diritto di un bambino a venire al mondo. Sono questioni molto delicate poichè vengono toccate sia da chi, indirettamente, espone la propria opinione sull'argomento, sia da chi, professionalmente, si occupa della salute della donna.

Come giustamente fa notare chi si occupa di antropologia, il diritto del bambino non è inferiore a quello dell'adulto, ma 'la forma attraverso cui si manifesta il rispetto di questo diritto va adeguato al livello di fragilità e dipendenza del bambino stesso', poichè 'il bambino è un'anima immortale incarnata in un corpo materiale (o aristotelicamente è 'sinolo di materia e forma'). Perciò ha un valore eterno ed infinito (come qualsiasi essere umano) fin dalla prima scintilla del suo esistere (l'incontro di due gameti, maschile e femminile, per la precisione)'.

L'adulto che ha visto rispettato 'questo proprio diritto in qualche modo non dovrebbe mai poter pensare di permettersi di ricambiare meno che con tutto quello che ha ricevuto a sua volta (magari anzi sperando di fare un pochino meglio, che limitati siamo limitati tutti)'.

Quindi non c'è una gara a inserire la donna in un posto inferiore di un'ideale gerarchia dei diritti, ma c'è sicuramente un valorizzare il fatto che l'adulto e il bambino debbono poter essere rispettati entrambi e, poichè si trova in una situazione di dipendenza dall'adulto, il bambino deve poter essere rispettato almeno parimenti lo fu l'adulto quando si è trovato a essere nella medesima situazione".

La scrittura di Rachele Sagramoso svela la ratio e l'obiettivo della sua narrazione.

Per chi non la conosce, Rachele di professione ostetrica e il titolo del suo Blog suggerisce la direzione di questo suo post: "Vivere la Maternità deve poter essere un ritornare alla dolcezza del ruolo della Donna come Madre dell'Umanità".

"L'ostetrica a tal punto, giustamente, si presenta e presenta le proprie credenziali: 'Sono un'ostetrica che assiste parti a casa, sostiene l'allattamento, e sostengo anche il diritto all'aborto. Io sono per sostenere le donne nella loro libera scelta. Abbiamo una legge, la 194'".

Ne esce un dialogo che mette sul piatto le aporie di una società dei diritti individuali e dell'autodeterminazione che smarrisce il diritto fondamentale, quello alla vita.

"La verità è che probabilmente l'ostetrica non leggerà tutte queste donne che le rispondono o, se lo farà, le bollerà come 'piene di pregiudizi', 'nemiche delle donne' (molto strano dato che anche loro sono donne) o quant'altro", conclude Rachele.

"Ma quelle donne che hanno risposto e si sono esposte così tanto per difendere il diritto delle donne a tenersi il loro bambino nonostante chi consiglia loro di fare il contrario, hanno condiviso un po' del loro tempo con carità e tanta speranza che anche un solo bambino in pericolo di vita, possa essere salvato da una donna che vive nel dubbio magari dovuto ad un abbandono del proprio uomo (ecco perchè l'aborto è misoginìa) o una costrizione da parte del datore di lavoro. Quello che queste donne hanno compiuto, testimonianze e ragionamenti, è prezioso e fa di loro tanti piccoli soldati pacifici ma irremovibili. La salute delle donne passa dalla bellezza degli occhi con i quali le guardano i loro bambini".

Un post che è una narrazione tutta da leggere.

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