CNB su suicidio ed eutanasia: cui prodest?

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CNB su suicidio assistito e eutanasia: cui prodest?

di Davide Vairani

Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha licenziato un documento: “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”, approvato nel corso della Plenaria del 18 luglio 2019.

Il Comitato si pone l'obiettivo di affrontare il tema dell’aiuto al suicidio a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte Costituzionale, la quale è intervenuta sulla questione, sollevata dalla Corte di Assise di Milano (ordinanza 14 febbraio 2018), in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale.

Il parere del Comitato Nazionale di Bioetica, si legge nel documento, intende "fornire elementi di riflessione a servizio delle scelte di una società che intenda affrontare una questione, come quella dell'aiuto al suicidio, che presenta una serie di problemi e di interrogativi a cui non è semplice dare una risposta univoca".

Di qui l'esigenza di fare chiarezza, distinguendo il suicidio assistito dall'eutanasia e fornendo elementi utili ad affrontare un dibattito molto difficile e delicato insieme all'esigenza di "conciliare i due principi, così rilevanti bioeticamente, della salvaguardia della vita umana da un lato, e dell'autonomia e dell' autodeterminazione del soggetto dall'altro".

A pochi mesi dal 24 settembre 2019 - prima che la Corte costituzionale completi l’opera annunciata con l’ordinanza n. 207/2018 -, di fronte ad un Parlamento che finora ha dormito, la domanda viene da sè: cui podest?

"Sul suicidio assistito c’è una vastissima letteratura bioetica e biogiuridica: non si sentiva l’esigenza di aggiungervi anche questo documento del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) che, dopo ampia e interessante descrizione dei temi e dei problemi, presenta un capitolo dal titolo 'Opinioni etiche e giuridiche interne al CNB'", scrive Adriano Pessina, Ordinario di Filosofia morale, docente di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ebbene le “opinioni” sono tre: la prima raccoglie 11 firme e presenta le ragioni contro il riconoscimento etico e giuridico del suicidio assistito: la seconda raccoglie due firme ed è, per semplificare, una via di mezzo, anche se risulta contraria ad una legge che lo permetta; la terza, che raccoglie 13 firme, risulta favorevole, a determinate condizioni e con alcune cautele, all’introduzione di una legge sul suicidio medicalmente assistito.

Poi seguono raccomandazioni generali condivise da tutti e alla fine tre Postille: una, a firma del prof. D’Agostino, che boccia il documento, le altre due, dei prof. Morresi e Mori, che aggiungono dettagli.

"Pur con tutto il rispetto per il lavoro svolto dagli autorevoli membri del Comitato Nazionale per la Bioetica - aggiunge il Prof. Pessina -, occorre dire che questo è un documento deludente, metodologicamente incomprensibile: ognuno potrà trovarci la posizione che più gli aggrada e si assisterà alla solita descrizione e semplificazione della contrapposizione tra firmatari 'cattolici' (ignorando, con poco rispetto, la firma del prof. Di Segni) i contrari, e 'laici', i favorevoli".

Dunque, cui prodest?

"Peccato che nella comunicazione mediatica siano state fatte prevalere le 'riflessioni' pro, e per questo più che riflessioni appaiono propaganda", commenta il Centro Studi Rosario Livatino in nota pubblicata su "Tempi".

Basta scorrere i titoli dei principali quotidiani italiani: distinguere fra l’aiuto al suicidio e l’eutanasia - come se uccidere in via diretta un essere umano o prestargli ausilio per togliersi la vita fosse qualcosa di diverso dal punto di vista sostanziale, etico e giuridico - è inaccettabile.

Eppure sarà esattamente questo il messaggio che passerà e che verrà sempre di più fatto passare dal mainstreaming mediatico con l'ausilio di dotti, medici e sapienti.

Si lamenta di frequente l’invasione del terreno legislativo da parte della giurisdizione o di realtà terze: ci sono ancora pochi giorni perché Camera e Senato dimostrino non solo di non volere l’inserimento del suicidio assistito nel Sistema sanitario nazionale, ma anche di non accettare il proprio conseguente suicidio come istituzione.

Ho la sensazione (e spero vivamente di venire smentito) che mai come oggi la politica stia abdicando alle proprie responsabilità su un tema delicato come il fine vita e che - paradossalmente - preferisca consegnare alla Corte Costituzionale la responsabilità di decidere. Il che - se così accadesse davvero - sarebbe non solo un abominio senza precedenti sul piano della suddivisione dei poteri in una repubblica civile e democratica e liberale, ma sancirebbe ufficialmente ciò che nei fatti da troppo tempo stiamo assistendo: una dittatura pericolosamente creativa della magistratura.

"In realtà, su questo argomento, l’alternativa è chiara, ed è fuorviante leggerla con categorie religiose e secondo il solito schema laici e cattolici" - aggiunge tra le sue riflessioni il Prof. Pessina - : nell’essere a favore o contrari al suicidio assistito, sia sul piano etico, sia su quello giuridico, la differenza è data dal diverso peso che si vuole attribuire al valore morale e costituzionale della tutela della vita umana e al valore morale e costituzionale della tutela dell’autonomia personale.

Questo è il nodo, che di fatto risponde all’alternativa tra un modello politico-culturale di stampo solidaristico e comunitario e un modello politico-culturale di stampo liberistico e individualistico.

Ritengo che esistano buone ragioni etiche e giuridiche per negare che esista un diritto al suicidio assistito, sia perché non esiste alcun diritto alla morte, sia perché il diritto costituzionalmente rilevante della tutela della vita, in particolar modo nelle condizioni di estrema fragilità clinica, psicologica, sociale e economica prevale sul diritto ad esercitare la propria autonomia quando questa si rivolge contro se stessa nell’atto della richiesta del suicidio.

Alla Corte Costituzionale, lungo questa linea, si può rispondere, seguendo la logica costituzionale dell’art. 508, che condanna l’istigazione al suicidio, introducendo una pena differente per l’aiuto al suicidio, perché è evidente che si tratta di due situazioni differenti: ma in entrambi i casi, ciò che risulta importante, è mettere in evidenza che lo Stato non abbandona i propri cittadini alla morte, specialmente in quelle condizioni di estrema vulnerabilità a cui li può sottoporre la malattia.

E del resto, va notato, l’unico punto di convergenza dei membri del CNB riguarda proprio il richiamo alle cure palliative e il monito al non abbandono delle persone malate.

Se i membri del CNB fossero partiti da queste conclusioni condivise e le avessero rese operative nelle loro discussioni, forse il risultato sarebbe stato differente e meno disarticolato.

Comunque, se si vuole seguire l’indicazione del CNB occorre tenere aperta la discussione perché è in gioco il concreto futuro dell’assistenza delle persone malate e il modello di società in cui vogliamo investire".

La palla tocca alla politica e la politica deve battere un colpo, un sussulto d'orgoglio e di vita, perchè - piaccia o meno - tocca alla politica ed alle istituzioni tracciare la strada che indichi con chiarezza e nettezza quale società vogliamo per il presente ed il prossimo futuro: una società fondata sull'autodeterminazione quale unico criterio di riferimento oppure una società fondata su una visione solidale della communitas fondata sulla dignità della persona quale valore supremo?

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