Il male è peggiore di quanto non appaia

Condividi

Il male è peggiore di quanto non appaia

di Davide Vairani

E' come volere scalare un'alta montagna a piedi - senza imbracature e privo di ogni sorta di allenamento - quando sotto al naso un ascensore vista panoramica ti promette  - senza sudore e fatica - ti portarti fin sulla vetta più alta. E' il progresso, bellezza, e la tua è solo un'insana pretesa di andare in direzione ostinata e contraria.

E' la sensazione di frustrazione e di rabbia che avverto ogni qualvolta mi trovo a valutare e giudicare fatti, leggi ed azioni che rischiano di avere un impatto epocale sull'ethos comune.

Poco mi cala di far parte di una sparuta minoranza: non mi sento particolarmente a disagio nel parteggiare per Gesù mentre la folla reclama a gran voce Barabba.

Mi fa rabbia la rassegnazione nel dovere interpretare de facto l'irrilevante quanto inutile parte dell'arùspice preconizzatore di scenari apocalittici imminenti che sbraita una serie infinita di 'no'.

"Uno spartiacque: questo sarebbe il prossimo 24 settembre, se la Corte costituzionale si dovesse pronunciare per una qualche forma di depenalizzazione dell’aiuto al suicidio", avverte Assuntina Morresi su "Avvenire". Letteralmente "una questione di vita e di morte".

Ed è nel vero. Ha perfettamente ragione.

"Quella che abbiamo davanti potrebbe essere l’ultima soglia da varcare per entrare definitivamente in uno sconvolto Mondo Nuovo - aggiunge -, ed è bene esserne consapevoli: dopo fecondazione assistita e unione para-matrimoniale tra persone delle stesso sesso, che finiscono per riguardare entrambe genitorialità e filiazione, il 'diritto a morire' è una questione che, a differenza della prime due, inevitabilmente coinvolgerà ciascuno di noi. Meglio ripeterlo: non è scontato che accada, ma c’è il rischio che accada".

Togliete pure il termine rischio. “Si è conclusa oggi con un nulla di fatto l’attività Parlamentare della Camera dei Deputati prima delle ferie estive", scrive in questi minuti Emmanuele Di Leo, Presidente di "Steadfast Onlus".

"Il Parlamento si trova quindi senza alcuna calendarizzazione di un testo base con cui fermare l’anomala richiesta della Corte Costituzionale di intervenire sull’articolo 580 cp che regolamenta l’istigazione e l’aiuto al suicidio. Prendiamo atto con sgomento  - prosegue - che non c’è la volontà politica di prendere posizione in merito né tanto meno quella di riappropriarsi del ruolo legislativo che spetterebbe proprio a chi è stato votato dai cittadini per farlo. Questa notizia apre le porte a molteplici scenari che monitoreremo attentamente per capire l’evolversi della situazione e fare pressione affinché l’Italia non cada vittima di derive eutanasiche” .

Stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamenti, ma un cambio di epoca e - dunque - un cambio di cultura.

Il diritto alla vita sbiadisce fino a scomparire letteralmente negli ordinamenti giuridici nazionali ed internazionali, per lasciare il posto al principio di autodeterminazione individuale che come corollario si porta irrimediabilmente con sè il diritto a morire.

Dell'“eccezione italiana” di cui parlava Giovanni Paolo II non resta che un pallido ricordo del passato.

Riassumiamo: il 24 settembre è alle porte; il governo non pare intenzionato a portare in Parlamento un testo di legge da discutere ed approvare; i tempi tecnici per l'iter di presentazione, approvazione e pubblicazione di un possibile testo di legge in materia sono scaduti: siamo condannati alla follia?

Siamo condannati a lasciare che sia la Corte Costituzionale a decidere su un tema simile, disposti - dunque - a fare saltare con una bomba atomica il principio basilare della separazione dei poteri, per il quale ogni funzione pubblica deve essere attribuita ad un potere distinto (legislativo: elabora leggi; esecutivo: applica leggi; giudiziario: applica le leggi e dirime le controversie) ed evitare di conseguenza che la concentrazione di attribuzioni possa spianare la strada alla tirannia?

Scenario apocalittico.

Eppure, una terza via esiste. Impervia, impopolare al punto da apparire persino impolitica: staccate la spina. Staccate la spina a questo governo e a questa maggioranza parlamentare.

E allora, per il bene dell'Italia, Salvini abbia il coraggio di rompere e mandare il governo per aria, mostri per la prima volta che non trattasi di parole al vento la difesa della vita dalla nascita alla morte naturale di cui si erge a paladino e lo dimostri con i fatti.

Non accadrà mai.

Mi arrendo. Alzo le mani di fronte all'ipocrisia, rassegnato ad interpretare de facto l'irrilevante quanto inutile parte dell'arùspice preconizzatore di scenari apocalittici imminenti che sbraita una serie infinita di 'no'.

Come scriveva qualche tempo fa' John Waters: "Non mi definisco ‘conservative’, ancora meno ‘right-wing’ or 'right'. Io sono un progressista, 'progressive', nell'accezione usata da C.S. Lewis.

In Mere Christianity, Lewis scriveva:

'Tutti vogliamo il progresso. Ma progredire significa letteralmente avvicinarsi al posto nel quale si desidera essere e se si è presa una svolta sbagliata, allora andare comunque avanti non ti avvicina di più.
Se ti trovi sulla strada sbagliata, progredire implica fare una svolta e tornare sulla strada giusta; e in quel caso, l'uomo che se ne accorge subito e torna sui suoi passi è l'uomo più progressista.
Lo abbiamo visto tutti quando facciamo aritmetica.
Quando inizi una somma nel modo sbagliato, prima lo ammetti, torno indietro e ricominci da capo, più velocemente andrai avanti.
Non c'è nulla di progressive nel rifiutare di ammettere un errore quando te ne rendi conto.
E penso che se guardi allo stato attuale del mondo, è abbastanza chiaro che l'umanità ha commesso alcuni grossi errori.
Siamo sulla strada sbagliata. E se è così, dobbiamo tornare indietro.
Tornare indietro è il modo più veloce per andare avanti'".

Se mai ci fosse una strada da cui tornare indietro, eccola: dobbiamo davvero rassegnarci ad un diritto all’eutanasia e al suicidio assistito?

"Non mi definisco ‘conservative’, ancora meno ‘right-wing’ or 'right'.
Io sono un progressista, 'progressive', nell'accezione usata da C.S. Lewis.

In Mere Christianity, Lewis scriveva:

'Tutti vogliamo il progresso.
Ma progredire significa letteralmente avvicinarsi al posto nel quale si desidera essere e se si è presa una svolta sbagliata,
allora andare comunque avanti non ti avvicina di più.
Se ti trovi sulla strada sbagliata, progredire implica fare una svolta e tornare sulla strada giusta;
e in quel caso, l'uomo che se ne accorge subito e torna sui suoi passi è l'uomo più progressista.
Lo abbiamo visto tutti quando facciamo aritmetica.
Quando inizi una somma nel modo sbagliato, prima lo ammetti,
torno indietro e ricominci da capo, più velocemente andrai avanti.
Non c'è nulla di progressive nel rifiutare di ammettere un errore quando te ne rendi conto.
E penso che se guardi allo stato attuale del mondo,
è abbastanza chiaro che l'umanità ha commesso alcuni grossi errori.
Siamo sulla strada sbagliata.
E se è così, dobbiamo tornare indietro.
Tornare indietro è il modo più veloce per andare avanti'".

John Waters

Condividi

Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

Lascia una recensione

Please Login to comment
avatar
  Subscribe  
Notificami