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Tradurre la speranza

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Come tradurre la speranza?

di Davide Vairani

"Non perdetevi mai d’animo per l’incomprensione che potreste incontrare, o davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative.
Se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame!
A volte, noi siamo in una sorta di vaso di Pandora: tutte le cose si sanno, tutto si spiega, tutto si risolve ma ne è rimasta nascosta una sola: la speranza.
E dobbiamo andare a cercare questa. Come tradurre la speranza, anzi, come darla nei casi più limite"

Papa Francesco

Papa Francesco è tornato a parlare di fine vita in occasione dell'incontro con i membri dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, raggruppamento che dal 1973 "svolge una preziosa funzione in ambito sanitario, incentivando la ricerca e la prevenzione, adoperandosi per migliorare la diagnosi e le cure, e sviluppando numerose iniziative di aggiornamento e formazione per i medici e gli altri operatori del settore oncologico".n.1:Papa Francesco, Discorso ai membri dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), 2 settembre 2019.

Nella ricerca della miglior cura possibile per pazienti non bastano - da sole - l'attenzione alle "caratteristiche biologiche e cliniche di ognuno": ci vuole quella che il Santo Padre ha definito "oncologia della misericordia", perché lo sforzo di personalizzare la cura "rivela un’attenzione non solo alla malattia, ma al malato e alle sue caratteristiche, al modo in cui reagisce alle medicine, alle informazioni più dolorose, alla sofferenza. Un’oncologia di questo tipo va oltre l’applicazione dei protocolli e rivela un impiego della tecnologia che si pone a servizio delle persone".

E su questo punto, il passaggio che più è stato sottolineato dai commentatori:

"La tecnologia non è a servizio dell’uomo quando lo riduce a una cosa, quando distingue tra chi merita ancora di essere curato e chi invece no, perché è considerato solo un peso, e a volte – anzi – uno scarto. La pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore. Al contrario, l’impegno nell’accompagnare il malato e i suoi cari in tutte le fasi del decorso, tentando di alleviarne le sofferenze mediante la palliazione, oppure offrendo un ambiente familiare negli hospice, sempre più numerosi, contribuisce a creare una cultura e delle prassi più attente al valore di ogni persona".n.2:Papa Francesco, Discorso ai membri dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), 2 settembre 2019, ibidem.

Una netta e chiara contrarietà al ricorso all'eutanasia, ribadita peraltro in numerose occasioni durante il suo pontificato, non è una novità.

Mi hanno colpito le parole pronunciate a chiusura di questa riflessione:"Non perdetevi mai d’animo per l’incomprensione che potreste incontrare, o davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative. Se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame!".

E aggiunge: "A volte, noi siamo in una sorta di vaso di Pandora: tutte le cose si sanno, tutto si spiega, tutto si risolve ma ne è rimasta nascosta una sola: la speranza. E dobbiamo andare a cercare questa. Come tradurre la speranza, anzi, come darla nei casi più limite".

Nel pantheon dei nuovi diritti individuali si fa strada il diritto a morire, a scegliere di interrompere la propria vita anche con l'ausilio di personale medico e di strutture sanitarie. "Quando non ci sono più speranze", si dice, per evidenziare la rassegnazione di fronte ad una vita non più degna di essere chiamata tale.

In una visione antropologica orizzontale, la speranza non è in fondo che il suo opposto e contrario: disperazione. Lo scrittore francese Georges Bernanos osservava: "La speranza è una virtù, anzi virtus, cioè una determinazione eroica dell'anima. La più alta forma della speranza è la disperazione vinta. La speranza è, allora, un rischio da correre. È addirittura il rischio dei rischi". n.3:Nel suo saggio "Liberté pourquoi faire?" del 1953; tr. italiana "Rivoluzione e libertà" nel 1963 e col titolo "Lo spirito europeo e il mondo della macchina" nel 1973.

La speranza è una virtù teologale che va a braccetto con fede e carità, lo sappiamo. "Abitualmente di seconda classe", diceva Papa Francesco nel 2013. "Non crediamo tanto - spiegava - nella speranza: parliamo della fede e della carità, ma la speranza è un po’, come diceva uno scrittore francese, la virtù umile, la serva delle virtù; e non la capiamo bene" n.4:Papa Francesco, Omelia Santa Marta, 9 settembre 2013..

Non ha molto da spartire con il "buonumore, ottimismo, come nel caso di quelle persone solari, positive, che vedono sempre la metà piena del bicchiere e non quella vuota".n.5:Papa Francesco, Omelia Santa Marta, 9 settembre 2013, ibidem.

La nostra speranza "non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane; e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara. Si avvicinava la fine per loro, non potevano avere figli, e in quella situazione, Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza. E questo è grande! La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio".n.6:Papa Francesco, Udienza Generale, 29 marzo 2017.

E' quel rischio da correre, "il rischio dei rischi" di cui parlava Bernanos.

"Questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita. Questo non lo promette uno qualunque! Colui che promette è il Dio della Risurrezione e della vita".n.7:Papa Francesco, Udienza Generale, 29 marzo 2017, ibidem.

Riprendendo le parole di San Paolo, Papa Francesco ci ricorda che la speranza "è un elmo".

"Ecco cos’è la speranza cristiana. Quando si parla di speranza, possiamo essere portati ad intenderla secondo l’accezione comune del termine, vale a dire in riferimento a qualcosa di bello che desideriamo, ma che può realizzarsi oppure no. Speriamo che succeda, è come un desiderio [...] La speranza cristiana non è così. La speranza cristiana è l’attesa di qualcosa che già è stato compiuto; c’è la porta lì, e io spero di arrivare alla porta. Che cosa devo fare? Camminare verso la porta! Sono sicuro che arriverò alla porta. Così è la speranza cristiana: avere la certezza che io sto in cammino verso qualcosa che è, non che io voglia che sia. Questa è la speranza cristiana". n.8:Papa Francesco, Udienza Generale, 1° febbraio 2017.

"La speranza cristiana è l’attesa di una cosa che è già stata compiuta e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi. Anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti, quindi, non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo. Sperare quindi significa imparare a vivere nell’attesa. Imparare a vivere nell’attesa e trovare la vita. Quando una donna si accorge di essere incinta, ogni giorno impara a vivere nell’attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà. Così anche noi dobbiamo vivere e imparare da queste attese umane e vivere nell’attesa di guardare il Signore, di incontrare il Signore. Questo non è facile, ma si impara: vivere nell’attesa. Sperare significa e implica un cuore umile, un cuore povero. Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sé e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sé stesso".n.9:Papa Francesco, Udienza Generale, 1° febbraio 2017, ibidem.

L'ora e l'oggi sono incompleti e richiedono una trasformazione e una trasfigurazione che può compiersi solo nel futuro, nel poi di Dio: tutto si poggia sulla certezza che ogni istante della nostra vita tende a trovare compimento nella speranza del futuro di Dio, in quella che è definita come escatologia, la realtà ultima attesa che germoglia nella nostra opera presente e che la speranza ci fa raggiungere.

In questa "una sorta di vaso di Pandora" della nostra esistenza - nel quale "tutte le cose si sanno, tutto si spiega, tutto si risolve" -  accade imprevisto un trauma o un evento che mandano in pezzi le nostre certezze.

La speranza nascosta e dimenticata: "dobbiamo andare a cercare questa".

In fondo al nostro cuore - al cuore di ogni persona di ogni epoca storica - giace un desiderio di infinità felicità che tendiamo come ad annichilire per paura. Per la paura di doverci arrendere a ciò che sta oltre le nostre giornate nelle quali vorremo di più, in quei momenti spensierati e sereni che alla fine ci lasciano in bocca una insoddisfazione.

"Come tradurre la speranza, anzi, come darla nei casi più limite".

Il rischio della vicinanza, "quell’atteggiamento tanto importante e tanto necessario", ricorda il Papa ai medici oncologi dell'AIOM.

"Anche il Signore l’ha attuata, la vicinanza, in mezzo a noi. Ispiri ognuno a farsi vicino a chi soffre, ai piccoli anzitutto, e a mettere i deboli al primo posto, perché crescano una società più umana e relazioni improntate alla gratuità, più che all’opportunità".

“Dare speranza, avere passione per la speranza. E, come ho detto, non sempre è ottimismo ma è quella che la Madonna, nel Suo cuore, ha avuto nel buio più grande: la sera del Venerdì fino alla prima mattina della Domenica. Quella speranza: Lei l’aveva. E quella speranza ha rifatto tutto. Che il Signore ci dia questa grazia”.

Note   [ + ]

1.Papa Francesco, Discorso ai membri dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), 2 settembre 2019.
2.Papa Francesco, Discorso ai membri dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), 2 settembre 2019, ibidem.
3.Nel suo saggio "Liberté pourquoi faire?" del 1953; tr. italiana "Rivoluzione e libertà" nel 1963 e col titolo "Lo spirito europeo e il mondo della macchina" nel 1973.
4.Papa Francesco, Omelia Santa Marta, 9 settembre 2013.
5.Papa Francesco, Omelia Santa Marta, 9 settembre 2013, ibidem.
6.Papa Francesco, Udienza Generale, 29 marzo 2017.
7.Papa Francesco, Udienza Generale, 29 marzo 2017, ibidem.
8.Papa Francesco, Udienza Generale, 1° febbraio 2017.
9.Papa Francesco, Udienza Generale, 1° febbraio 2017, ibidem.

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