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365 giorni senza Padre #Maccalli

di Davide Vairani

365 giorni sono passati dal rapimento di padre Gigi Maccalli in Niger.

Era la notte del 17 settembre 2018 quando milizie armate hanno fatto irruzione nella missione di Bomoanga, nel Sahel, devastandola e portando via il sacerdote missionario italiano.

Da allora il silenzio. Non una lettera, una parola, una traccia di padre Gigi.

Dodici mesi nel tormento e nell’incertezza. E anche ora dalla Farnesina e dalle autorità del Governo del Niger tutto tace.

L’agenzia Fides ha fatto un quadro del luogo dove SMA (Società Missioni Africane) è presente dagli anni ‘90:

"La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di scuole ingente. La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche, rendono la zona isolata e dimenticata".

Padre Maccalli era tornato da pochi giorni in quell’angolo di paradiso, dopo una visita in Italia per rivedere il fratello Walter, anche lui missionario.

Ai primi di dicembre del 2018 alla Sma era arrivata dal Niger una notizia confortante, anche se non corredata da prove: "Padre Gigi è vivo".

Poi più nulla.

I jihadisti attivi tra Burkina e Niger sono i principali sospettati per il sequestro del sacerdote italiano, in una fetta d’Africa che assai più del Kenya è lontano dai riflettori e dal turismo internazionali.

Padre Walter, fratello di Gigi, si aggrappa alla “speranza cristiana che possa essere rilasciato”, così come i tanti fedeli che in questi mesi hanno pregato per la liberazione del missionario originario della parrocchia di Madignano nella Diocesi di Crema (CR).

"La vita è un intreccio di due fili: gioie e pene  - ha scritto padre Gigi nel messaggio di Natale del 2017 - Ma non abbandoniamo la speranza che un giorno il deserto fiorirà".

Salvo miracoli non fioriranno messaggi di speranza da Bomoanga, dove la Sma continua ad essere presente nonostante i pericoli di vita che quotidianamente incombono in quella zona sperduta del mondo.

Non ci sono nuove notizie su questo cittadino italiano sequestrato in Africa. E questa è una buona ragione per parlarne.

Veglie e marce continuano nella terra che gli ha dato i natali, ogni giorno 17 in questi 12 mesi: per chiedere ai rapitori di rendere la libertà a padre Gigi, descritto da un suo confratello quale “creatore di comunità aperte alla Parola di Dio, che dà speranza di vita a tutti”.

Nel giorno dell’anniversario del rapimento si svolgerà ancora una marcia silenziosa, partendo da Ripalta Guerina, sino ad arrivare al Duomo di Crema.

Come ha spiegato padre Walter, “la scelta di Ripalta riguarda la beatificazione di padre Alfredo Cremonesi, affinché possa intercedere per la liberazione di Gigi”.

“Con Pierluigi portiamo la stessa croce di ferro da anni, quella confezionata da suo padre e che anche in Costa d’Avorio (e Liberia) andava a ruba. Questo segno ci ha accompagnati, per esempio con l’incidente d’auto a Padova, dove quasi perdevamo la vita.

E poi i tanti simboli usati insieme in Costa d’Avorio, in Italia e il suo appoggio per il mio progetto di inserzione migrante nel centro storico di Genova.

Aveva molto spinto perché andassi nel Niger e ogni tanto, per incoraggiarmi diceva: 'l’uomo giusto al posto giusto', sempre dando quella fiducia che sempre giova al lavoro.

In uno dei primi soggiorni nella sua parrocchia mi diceva, confidenzialmente: 'Ho trovato il mio buco'.

E poi più apertamente: 'Nella missione, in queste zone bisogna durare se si vuol fare un bel lavoro con la gente'.

I contadini hanno bisogno di tempi lunghi e spesso li abbiamo traditi per la troppa fretta.

All’inizio di settembre dell’anno scorso, ero andato a cercarlo all’aeroporto dopo le sue ultime vacanze, pieno di borse e di progetti per la sua gente. Abbiamo poi passato qualche giorno assieme alla casa SMA di Niamey e, dopo un’ultima cena con l’ambasciatore italiano (che lui aveva comunque già conosciuto) ha preso la strada del ‘suo’ villaggio di Bomoanga, verso il Burkina Faso.

Dopo meno di una settimana sarebbe stato preso in ostaggio. Continuo a mandargli le mie lettere settimanali per posta elettronica".

P. Mauro Armanino

Padre Gigi Maccalli, classe 1961, originario della parrocchia di Madignano (Diocesi di Crema) e missionario della Società Missioni Africane (SMA), è stato rapito nella sua missione di Bomoanga, in Niger il 17 settembre 2018.

Insieme a padre Gigi, al momento del rapimento, c’era anche il suo confratello, un padre indiano, che è riuscito a fuggire. Ancora non si sa se il rapimento è ad opera di jihadisti – quindi di matrice terroristica – o di una banda di ladri, ingolositi magari dal fatto che il missionario cremasco, rientrato in Niger da pochi giorni, potesse avere con se denaro o viveri freschi.

La Missione Cattolica dei Padri SMA si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti.

La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il Regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate CSD (Comité de Solidarité et Developpement).

La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti. La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata.

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