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Macron, PMA pour tous e i cattolici di Francia

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Macron, PMA pour tous e i cattolici di Francia

di Davide Vairani

Emmanuel Macron cerca di riannodare il filo conduttore di una storia interrotta dalla sequenza della vicenda Benalla, dalle successive dimissioni di Nicolas Hulot e Gerard Collomb e dalla lunga crisi dei gilets jaunes. L'acte II del quinquennato presidenziale gioca la carta delle riforme strutturali: dalle pensioni alle legge anti-spreco fino alle semplificazione del mandato dei sindaci, passando attraverso la riforma del servizio pubblico promulgata all'inizio del mese di agosto.

E non poteva mancare la riforma della legge sulla bioetica.

Dopo due anni di consultazioni degli Stati Generali e numerosi rinvii, il progetto di riforma approvato il 24 luglio 2019 sarà esaminato dall'Assemblea nazionale a partire dal prossimo 24 settembre. La commissione speciale composta da 72 deputati ha iniziato le sue audizioni martedì 27 agosto. Ginecologi, medici, associazioni e avvocati saranno ascoltati per 15 giorni dalla commissione. Obiettivo: approvazione del nuovo testo di legge entro il primo semestre del 2020.

La prima grande riforma sociale di Emmanuel Macron: un testo di 32 articoli che affronta diversi argomenti delicati, anche se il tema da molti atteso è uno: l'estensione della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) alle donne single e a coppie di donne dello stesso sesso.

Una promessa che Macron aveva fatto durante la campagna elettorale del 2017 per la corsa all'Eliseo:"Il n'y a pas de justification juridique pour que la PMA ne soit pas ouverte [aux femmes seules et aux couples de femmes]", dichiarava nel suo programma in cerca del consenso dei gruppi per i diritti delle persone omosessuali.

L'enfant nouveu della politica francese non è mai stato un pasdaran e oggi - come allora - si muove con cautela sui temi ad alto impatto etico.

Nel suo programma elettorale metteva le mani avanti:"Pour avancer de façon pédagogique, nous souhaitons attendre l'avis du Comité consultatif national d'éthique (CCNE), afin d'assurer dans la société un vrai débat, pacifié et argumenté".

Macron si è preso tutto il tempo necessario per affermare la propria leadership ed allargare il più possibile il campo del consenso popolare.

Operazione che le è riuscita e che gli consente – adesso- di giocare la carta delle riforme strutturali senza rischiare di rimanere scoperto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Non si dimentichi che il prossimo marzo 2020 si terranno le elezioni municipali in tutta Francia e che le prossime presidenziali saranno nel 2022: Macron ha davanti a sé la possibilità di andare dritto verso una possibile conferma all’Eliseo senza dover mettersi in ginocchio a destra o sinistra.

Ad una condizione: giocare bene le carte che ha in mano.

La domanda che occorre farsi è una: Macron può permettersi di rischiare sulla PMA pour tous una prova muscolare destra/sinistra, progressisti/conservatori?

La risposta ad una domanda così impostata non aiuta a comprendere fino in fondo le scelte politiche del presidente francese.

In Assemblea Nazionale i numeri dei parlamentari legati a questo governo sono talmente alti da fare ipotizzare con ragionevole certezza che Macron non rischi mortali trappole da parte di possibili franchi tiratori.

E’ sul fronte esterno alla politica che si gioca la partita.

Ad una superficiale lettura delle reazioni innescate dal testo di legge sulla bioetica si potrebbe pensare che il presidente francese abbia sbagliato i conti e che si stia infilando in un pericoloso tunnel.

Come stanno prendendo questa apertura "progressista" di Macron le lobby LBGTQI+ e le associazioni omoparentali?

In maniera molto critica. Un punto - in particolare - viene fortemente contestato. Vero che le coppie lesbiche che accederanno alla PMA potranno godere del rimborso economico da parte della sicurezza sociale, come per le coppie eterosessuali. Ma se il trattamento è egualitario in termini di protezione sociale, tuttavia, un particolare regime è previsto dalla legge: le coppie di donne dovranno fare una dichiarazione anticipata davanti a un notaio, dichiarazione che comparirà nei registri dello stato civile del minore. Una procedura che viene giudicata stigmatizzante per i bambini nati da PMA, in quanto le coppie eterosessuali continuerebbero ad avere la libertà di rivelare o meno al proprio figlio le modalità con le quali è venuto al mondo.

Insomma, Macron avrebbe dovuto osare di più e non ritagliare chirurgicamente il testo di proposta di legge per non urtare troppo una parte del mondo cattolico francese.

Non a caso il quotidiano di sinistra "Liberation" si è mostrato fin da subito molto critico sul testo finale di riforma della bioetica.

Un testo giudicato "sérieux, austère, pointilleux, et au final très réglementaire, mancante di ... vita".

"Cosa rimane del rapporto del deputato Jean-Louis Touraine (LREM) destinato a sostenere il disegno di legge sulla bioetica?", si domandava "Liberation" già a fine luglio, quando il testo non era stato ancora approvato dal Consiglio dei Ministri e dal Consiglio di Stato francese.

"Il respiro di libertà che soffiava e voleva rimuovere i tabù - francamente - non c'è più. Che dire dello spirito che non doveva essere 'troppo cauto', secondo le parole dell'autore del rapporto. Questo è certamente un progetto importante e utile, ma ha ancora con un'ispirazione molto 'paternalistica'.

"A meno che non sia una tattica placare La Manif Pour Tous, che sarà indubbiamente soddisfatta del fatto che si voglia creare una modalità separata di parentela per le coppie femminili, persino fare scricchiolare la comunità LGBT", aggiungeva.

"Queste ultime si chiedono per esempio come le coppie lesbiche che continuano ad andare all'estero o faranno un bambino fuori dal sistema medico con un amico donatore saranno in grado di stabilire una parentela con il loro bambino in questo contesto legislativo. Diverse associazioni avrebbero preferito estendere le regole oggi applicate applicabili alle coppie eterosessuali anche alle coppie omosessuali. Dopo il consenso di due donne che accedono alla PMA davanti ad un notaio (come nel caso delle coppie eterosessuali), la donna che non è biologicamente madre del bimbo dovrebbe avere il diritto di beneficiare di una presunzione di comunione in caso di matrimonio o della possibilità riconoscimento al di fuori del matrimonio. Cosa che non è prevista dal testo di legge e che al contrario è ad esempio il sistema in vigore in Quebec e in Belgio".

E il mondo cattolico?

La Chiesa di Francia ha da tempo fatto sentire la sua voce fortemente critica su tutto l’impianto della proposta di riforma della bioetica. L’ultima – in ordine di tempo – è la nota sottoscritta da Mons. Pierre d'Ornellas, Arcivescovo di Rennes, e dai membri del gruppo di lavoro Chiesa e la bioetica della Conferenza episcopale di Francia, nel quale mettono in discussione le conseguenze dell'apertura della PMA per tutti.

“Oggi molti denunciano un superamento dei limiti che va sempre più lontano, come se i desideri - esacerbati dall'individualismo e dal fascino delle tecniche - non incontrassero resistenza.

Tuttavia, con l'apertura della PMA a tutte le donne, il superamento del limite attraversa un punto di non ritorno che il disegno di legge assume quando evidenzia ‘l'uguaglianza di modalità di filiazione’ in un ‘articolo principale’ del codice civile (articolo 6-2 che segue l'articolo 6-1 creato a causa della cosiddetta legge Taubira).

L'apertura della PMA alle donne che vivono in coppia e alle donne single è un indicatore decisivo per la società francese. Questa misura introduce davvero una concezione della legge e delle relazioni tra gli esseri umani in rottura radicale con quello che prevale fin dalle prime leggi della bioetica nel 1994”.

Manif  pour tous, insieme ad una ventina di associazioni, non ha alcuna intenzione di lasciare passare la PMA sans père dentro un progetto di legge su un modello di società più che sulla bioetica e che chiama in piazza i francesi per una mobilitazione unitaria il 06 ottobre prossimo con lo slogan "Machons enfants" contre la filiaction-fiction.

Se così fosse davvero non si spiegherebbe perché Macron abbia deciso di impantanarsi da solo in uno scontro sociale tra posizioni opposte ed inconciliabili tra loro e pur tuttavia scontente e deluse per motivi tra loro differenti.

Macron nel 2013 era un giovane affarista della Rothschild & Cie Banque nonchè funzionario laureato all'École nationale d'administration (ENA). Convinto attivista e sostenitore del socialista Holland, ricopriva il ruolo tecnico di vicesegretario generale della presidenza della Repubblica francese bene si ricorda le dure reazioni sociali contro le "mariage pour tous".

Furono mesi di pesante conflitto tra il governo socialista e le gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cattolica di Francia nel braccio di ferro per l'approvazione del matrimonio per le coppie gay che intendeva superare la precedente legislazione sui PACS.

Nacque allora "La Manif pour Tous" che portò in piazza decine di migliaia di cittadini francesi (non solo cattolici) a manifestare le netta contrarietà di ampi settori della società. Resistenza inutile sul piano degli esiti: la loi Taubira passò ed entrò in vigore il 23 aprile 2013.

Hollande incassò il risultato, ma fu costretto a rinunciare alla seconda fase dell'operazione che aveva in testa: l'estensione della PMA a tutte le donne single e dello stesso sesso. E con essa anche la golden share per le rielezioni presidenziali successive. Il Comitato consultivo etico nazionale (CCNE) se ne guardò bene di pronunciarsi su un tema scivoloso come quello in un contesto politico generale di forte scontro tra la sinistra al governo e le opposizioni dentro e fuori l'Assemblea Nazionale.

Di fronte alle intenzioni di voto molto basse e ai rischi di una primaria aperta, Hollande rinuncia all'idea di candidarsi ad un secondo mandato, che è il primo della Quinta Repubblica.

Sappiamo come andarono le cose.

Il convinto sostenitore del premier uscente socialista taglia il mazzo e, con l'appoggio dei poteri forti di Francia e gli endorsement di Bruxelles, Macron crea dal nulla il suo movimento politico (La République En Marche) e con una campagna elettorale camaleontica si candida alle elezioni presidenziali: dal ballotaggio esce vincitore ottenendo 20.703.631 voti, cioè il 66,06% dei voti validi. La seconda vittoria in assoluto per margine, dopo quella di Jacques Chirac contro Jean-Marie Le Pen (quando vinse con l'82,21% dei voti), per il più giovane neo-presidente francese.

Indice gli Stati Generali di Bioetica e tuttavia mette le mani avanti: non sono all'ordine del giorno ne il tema del fine vita e neppure l'utero in affitto (Gestation Pour Autrui, GPA), nonostante il pressing delle lobby per i diritti delle coppie gay e del diritto a scegliere di morire.

La Francia si mobilita: 270 dibattiti regionali, 150 audizioni, 65.000 contributi sul sito web. Risultato: il rapporto del Comitato consultivo etico nazionale (CNNE) viene pubblicato il 5 giugno 2019. I dibattiti si concentrano soprattutto sulla questione della procreazione.

Esiste un largo consenso sull'apertura della PMA a tutte le donne, condizione in relazione alla quale Emmanuel Macron vuole legiferare sull'argomento?

"No, non c'è un consenso. Sono state espresse opinioni divergenti", risponde il presidente del Comitato Etico, Jean-François Delfraissy, in una intervista a "Le Monde"-. Tuttavia, attorno al tema della procreazione, sono emerse altre questioni, come l'accesso alle origini dei bambini concepiti dalla procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti.

Di fronte al dogma dell'anonimato dei donatori, si sente una forte domanda di autonomia dell'individuo e di accesso al padre biologico. Inoltre, le innovazioni tecnologiche così come i grandi database genomici che consentono di trovare genitori biologici rendono questo dogma obsoleto. L'altro argomento è l'autoconservazione degli ovociti (congelamento degli ovuli per la gravidanza successiva), per i quali esiste anche una domanda e che deve provocare una riflessione".

Che cosa è accaduto in questi ultimi mesi?

Le recenti elezioni europee hanno modificato il profilo della base elettorale che sostiene Macron. Secondo un sondaggio IFOP condotto per La Croix il giorno dopo i sondaggi, la maggior parte dei cattolici ha votato (37%) per le liste della maggioranza di Nathalie Loiseau. Percentuale che sale al 43% tra i praticanti regolari.

Il supporto di questo elettorato spiega in parte il buon punteggio ottenuto dalla lista di maggioranza, che è arrivata al secondo posto la sera del 26 maggio, a un solo punto dalla lista guidata da Jordan Bardella.

Da un lato, numerosi elettori di sinistra (che nel 2017 avevano sostenuto Macron alle presidenziali francesi) sono transitati verso i partiti di sinistra, compresi i verdi. Ma questa perdita è stata compensata dall'arrivo di nuovi elettori provenienti da destra, inclusi molti cattolici praticanti.

Il punto sta tutto qui: che cosa faranno i cattolici francesi?

L'impressione è che questa volta non ci saranno decine di migliaia di persone in piazza a manifestare contro il governo di Macron.

Christine Boutin - figura di spicco del movimento contro il matrimonio omosessuale del 2013 e Presidente onorario del Partito Democratico Cristiano francese - ha confessato alla stampa di aver perso la fiducia.

"Ci saranno persone, ma non la folla come al matrimonio per tutti. Una volta oltrepassato il limite, non ci sono più limiti. I francesi si abituano. In un mondo sempre più individualista sta diventando sempre più difficile vedere le conseguenze della decisione attorno all'estensione della PMA a tutte le donne, conseguenze che si faranno sentire solo tra due o tre generazioni, quando anche il tabù dell'utero in affitto sarà saltato e diventerà legale comprare bambini". 

Hervé Morin è stato Ministro della Difesa dei primi due governi di François Fillon (2007-2010). Presidente del partito del Nouveau Centre, quindi Les Centristes , è anche Presidente del Consiglio regionale della Normandia.

"Riguardo al dibattito sulla PMA,  la nostra famiglia politica è sempre stata in ritardo su questi argomenti", ha recentemente dichiarato alla stampa durante una manifestazione pubblica.

"Davvero possiamo sostenere che i PACS e  poi matrimonio per tutti abbia avuto gli effetti devastanti di cui abbiamo discusso allora sulla società francese? Non faremo di nuovo lo stesso errore ... Voglio che siamo moderni su questi temi", ha aggiunto l'ex ministro della difesa di Nicolas Sarkozy.

"Non credo nella morte di destra e centro", ha aggiunto Morin. Ma "non possiamo continuare a posizionarci su questioni di identità, laicità, sicurezza ed immigrazione", ha detto.

"La società francese si è evoluta, dobbiamo diventare moderni. È tempo di essere in grado di comprendere questi problemi e la coscienza del Paese è enorme su questi temi".

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