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Vuoi chiamare tuo figlio come un pronome personale plurale?

di Davide Vairani

Lui si chiama Hobbit Humphrey, 38 anni, e lei Jake England-Johns, 35 anni: il loro figlio si chiama "They". Temporaneamente, please.

Giuro, questa coppia inglese ha deciso di chiamare il proprio figlio con il pronome personale plurale "loro, essi".

Non si tratta nè di una fake e nemmeno di una folle bizzarria.

Humphrey, che vive con suo marito su una casa galleggiante a Keynsham, nel Somerset, ha dichiarato: “Quando ho scoperto di essere incinta, abbiamo trascorso quei nove mesi a discutere dei modi nei quali avremmo potuto cercare di mitigare il pregiudizio di genere che la società impone sui bambini. Alla fine, abbiamo deciso che non avremmo detto a nessuno se sarebbero stati maschi o femmine".

E così è stato: "Usare il pronome loro/essi il più a lungo possibile significa creare una piccola bolla affinché il nostro bambino possa diventare serenamente ciò che ritiene di essere".

Il povero cucciolo (che oggi ha 17 mesi) potrà scegliere il proprio nome e il proprio genere quando sarà abbastanza grande per poterlo fare.

“Non penso che la gente ci abbia preso davvero sul serio inizialmente, perché quello che dici che farai quando sei incinta può spesso essere molto diverso in seguito quando devi affrontare un bambino che piange e urla", dichiara la mamma in una recente intervista a "The Times".

“Ma da oltre un anno è chiaro che siamo seri e gradualmente le persone si sono abituate - aggiunge -. Tuttavia, ciò non ferma ancora alcuni sguardi piuttosto confusi delle vecchie signore nel parco quando vengono da noi e chiedono se è un maschio oppure una femmina. Può volerci un po' di spiegazione".

Nessuno si azzardi ad indovinare il sesso di loro figlio, nemmeno i familiari più stretti. La nonna Camille, 64 anni, madre della signora Humphrey, non ha scoperto il genere della bambina per 11 mesi, quando ha cambiato un pannolino.

Se questo non è un esempio lampante del fatto che l'ideologia gender non solo esista ma fa danni pesanti, ditemi voi!

In realtà, la situazione è anche peggiore di quanto già non appaia.

Come viene sottolineato dalla stampa britannica, la coppia di artisti circensi sono membri ed attisti convinti del gruppo d'azione per il clima "Exction Rebellion". Si tratta di uno dei tanti movimenti ambientalisti strong e radicali che sono nati spontaneamente negli ultimi anni.

"Uno dei fondatori di ' Exction Rebellion', Roger Hallam, afferma che 'l'unico modo per prevenire la nostra estinzione è la partecipazione di massa alla disobbedienza civile, migliaia di persone che infrangono la leggi dei nostri governi fino a quando non saranno costretti ad agire. In caso contrario, li abbatteremo. E sì, alcuni potrebbero morire in questa rivolta'", scrive la giornalista Libby Purves su "The Times".

"Per tali attivisti la risposta non sta nella ricerca scientifica e in soluzioni negoziali, ma nella totale disgregazione di ogni struttura economica e sociale. Metti in discussione questo atteggiamento radicale nei confronti del cambiamento climatico e incontrerai in loro disprezzo".

Che c'entra l'ambientalismo - seppure così violento e radicale - con il gender?

Ci sono forti e pericolose correlazioni.

I seguaci di questi gruppi estremisti dei cambiamenti climatici si aspettano con sicurezza l'estinzione di massa della specie umana durante la loro vita: Alexandria Ocasio-Cortez, deputata americana progressista, afferma che senza azioni immediate estreme "il mondo finirà tra 12 anni" e che pertanto sia più che legittimo domandarsi se in uno scenario simile sia giusto avere dei figli.

“C'è consenso scientifico sul fatto che la vita dei bambini sarà molto difficile. E questo porta i giovani ad avere una domanda legittima: va bene avere ancora dei figli?”, dichiarava negli scorsi mesi il giovane astro nascente dei democratici progressisti americani.

Ora esiste un altro movimento in crescita chiamato "Birthstrike", il massimo del nichilismo ambientalista, fondato da due donne, Blythe Pepino e Alice Brown.

Appena Blythe Pepino si è riunita due anni fa con il suo compagno Joshua, ha sentito "una schiacciante voglia di creare una famiglia con lui", si legge in un articolo de "The Guardian".

Poi, alla fine dell'anno scorso, ha partecipato a una conferenza tenuta dal gruppo di azione diretta Extinction Rebellion, che ha esposto in modo netto la realtà catastrofica del cambiamento climatico. Tutto questo ha galvanizzato Pepino per fare ricerche per conto suo e, infine, per avere una serie di tristi conversazioni con Joshua.

"Mi sono reso conto che anche se volevo avere una famiglia a quel punto, non potevo davvero convincermi a farlo", dice. "Ho dovuto dirgli: 'Non so se posso farlo, considerando quello che sappiamo, se non c'è una volontà politica per risolvere questo problema, non abbiamo davvero molte possibilità.'"

Pepino, che oggi compie 33 anni, afferma che non è "razionale" dare alla luce dei bambini "se saremo costretti a combatterci l'uno contro l'altro per il cibo tra un paio di decenni".

E così Pepino ha deciso di annunciare pubblicamente la sua decisione di fondare BirthStrike, un'organizzazione volontaria per donne e uomini che hanno deciso di non avere figli in risposta all'imminente "collasso climatico e crollo della civiltà".

Nel fare ciò, spera di incanalare il dolore che prova per la sua decisione "in qualcosa di più attivo, rigenerativo e pieno di speranza".

Pepino afferma che BirthStrike è distinto dal movimento antinatalista (che afferma che avere figli è moralmente sbagliato perché la vita senziente è così terribile) e il suo scopo non è quello di scoraggiare le persone dall'avere figli o di condannare quelli che li hanno già, ma di comunicare l'urgenza della crisi.

È un "riconoscimento radicale" di come l'incombente minaccia esistenziale stia già "alterando il modo in cui immaginiamo il nostro futuro".

"Anche con politiche drastiche, draconiane ed eugenetiche di riduzione della popolazione - che sono completamente immorali", afferma Pepino, "non ci salveremmo. Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere".

Contrariamente a quanto pubblicamente dichiarato, il proliferare improvviso di una cultura ecologista nichilista ed iper catastrofista porta invevitabilmente ad una visione dell'umano talmente restrittiva da immaginare che non ci sarà spazio per tutti su questa Terra.

E anche se ci fosse, la qualità della vita sarebbe talmente inadatta da scongiurare qualsiasi progetto generativo per il futuro.

Perchè il futuro non ci sarà per l'umanità, a meno di drastici cambiamenti degli stili di vita su scala globale.

E dunque se non c'è alcun futuro, perchè non ridurre quantitativamente la popolazione?

Non in maniera eugenetica e neppure impositiva, ma attraverso la scelta consapevole e responsabile di milioni di coppie nel mondo.

Da una simile visione il passo verso una ideologia gender 2.0 è breve: se la vita a nostra disposizione è corta, se verremo spazzati via dall'autodistruzione del pianeta, perchè non scegliere fino in mondo non solo come gestire la propria vita, ma la propria sessualità e il proprio genere.

Sembra un film di fantascienza, eppure è la triste realtà.

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