I cattolici scendono in campo?

di Davide Vairani

Scenderanno in campo i liberi e forti di Francia? E con loro ci saranno i cattolici d'Oltralpe?

Francia ed Italia stanno viaggiando sempre più parallelamente sul fronte dei princìpi etici e delle riforme legislative.

Sul piatto d'Oltralpe oggi la PMA pour toutes contenuta nella riforma della legge sulla bioetica; in l'Italia la spada di Damocle del 24 settembre, con una probabile decisione della Consulta sul tema del suicidio assistito e della depenalizzazione dell'art. 580 del codice penale.

Scenderanno in campo i liberi e forti d'Italia? E con loro ci saranno i cattolici di casa nostra?

Interrogativi che iniziano a porsi alcuni media francesi, dopo il sostanziale endorsement lanciato dai vescovi alla manifestazione del prossimo 6 ottobre contro il testo di legge di riforma della bioetica.

"Personalmente, non vedo come potremmo impedire ai cittadini - cattolici o non cattolici - che sono preoccupati per questo disegno di legge di dimostrare, se pensano che sia un modo utile per essere ascoltati", ha dichiarato ai giornalisti Mons. Eric de Moulins-Beaufort - presidente della Conferenza Episcopale francese - al termine di una serata organizzata dalla CEF sul progetto di legge.

E ha aggiunto: "Tenderei persino a dire che hanno il dovere di farlo".

"Sono d'accordo con il fatto che i cittadini francesi dimostrino di essere preoccupati per ciò che il disegno di legge prevede", ha spiegato l'Arcivescovo di Reims.  "Noi, la Chiesa, non organizziamo la manifestazione" del 6 ottobre, ha chiarito. "Non è il nostro modo di fare".

Insomma, la Chiesa di Francia non promuoverà le barricate parrocchia dopo parrocchia, ma neppure intende restare neutra e tantomeno silente di fronte ad uno scenario pericoloso verso il quale la Francia si sta per infilare.

"Va negato che esista un diritto a darsi la morte: vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente.

Mi rendo conto che questo pensiero ad alcuni sembrerà incomprensibile o addirittura violento.

Eppure, porta molta consolazione il riconoscere che la vita, più che un nostro possesso, è un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere, senza buttarlo, perché restiamo debitori agli altri dell'amore che dobbiamo loro".

Chiare e nette le paole del Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, partecipando all’evento pubblico su «Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?», promosso a Roma presso l’auditorium della Cei nel pomeriggio di mercoledì 11 settembre dal Tavolo Famiglia e Vita che presso la stessa Conferenza episcopale italiana riunisce l'Associazione Psicologi e Psichiatri cattolici, l'Associazione Medici Cattolici, il Forum delle Famiglie, il Forum sociosanitario, il Movimento per la Vita e l'Associazione Scienza e Vita, con l’adesione di 76 sigle associative del laicato cattolico nei più diversi ambiti.

"L'approvazione del suicidio assistito nel nostro Paese aprirebbe un'autentica voragine dal punto di vista legislativo, ponendosi in contrasto con la stessa Costituzione italiana", ha ribadito il Card. Bassetti, richiamando "il principio inderogabile del rispetto della vita".

Dite pure di noi se questo vi farà piacere
che siamo dei rinunciatari,
che non riusciamo a tenere il passo con la Storia.
Le frasi fatte, sappiamo, sono la vostra gloria.
Essere in disarmonia con l’epoca
(andare contro i tempi a favoredel tempo)
è una nostra mania.
Crediamo nell’anacronismo, nel fulmine.
Non nell’avvenirismo.

E in Italia?

Nonostante il forte appello dei vescovi, non pare respirarsi aria di grande mobilitazione.

Sul fronte parlamentare, a 4 giorni dalla data del 24 settembre, tutto tace e l'unica via che pare fare capolino sia una sorta di pressing perchè la Consulta conceda ulteriore tempo affinchè si possa addivenire all'approvazione di un testo di legge condiviso. Insomma, poche idee e molto confuse.

E' sul fronte dei sostenitori della depenalizzazione del suicidio assistito che si registra una spasmodica voglia di manifestare per quello che a tutti gli effetti sembra la vigilia di un clamoroso risultato epocale.

Per la prima volta una piazza -  la stessa dove il Vaticano negò i funerali a Piergiorgio Welby -  ospiterà una manifestazione nazionale per sostenere la campagna per l’eutanasia legale, dal titolo ‘Liberi fino alla fine’ e condotta da Neri Marcorè, con la partecipazione di numerosi artisti e cantanti.

Accadrà giovedì 19 settembre, in Piazza San Giovanni Bosco, a Roma. La campagna è portata avanti dal Comitato eutanasia legale, nato da un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni con la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia (testo depositato ormai sei anni fa) e il pieno riconoscimento del testamento biologico (che è legge dal dicembre 2016).

Francia e Italia sempre più accomunate sui temi etici e sulle riforme legislative, entrambe sempre più influenzate da una cultura individualista che pone l'accento sui diritti e le libertà individuali e sempre meno sui doveri collettivi e sociali.

Il fronte dei dibattiti generali sembra volere congelare le domande sul futuro della società che vogliamo consegnare ai nostri figli, mentre la demografia continua a metterci davanti - soprattutto in Italia - una società che non fa figli e che ha paura del domani.

In questo scenario, la voce dei cattolici sembra auto relegarsi a qualche individualità o ad alcuni segmenti, segnata più dai fallimenti che si porta dietro le spalle del recente passato che dall'urgenza di imboccare strade unitarie capaci di scrollarsi di dosso i personalismi e le auto referenzialità che stanno caratterizzando questo periodo nel quale ciascuno si muove in ordine sparso.

L'effetto di un tale atteggiamento è quello di fare le pulci alle virgole in casa, piuttosto che guardare agli scenari imminenti.

"I cattolici contrari alla futura legge bioetica hanno davvero il 'dovere' di dimostrare, come ha affermato il presidente della Conferenza episcopale?", si domanda in un recente editoriale Jean-Pierre Denis, direttore del quotidiano cattolico "La Vie"

"Il diritto, senza dubbio ... Ma il dovere, davvero?

Passiamo sopra al fatto che queste parole, lasciate cadere inavvertitamente, sembrano contraddire parole più misurate pronunciate dallo stesso Mons. Eric de Moulins-Beaufort qualche giorno prima a La Vie, quando ha invitato a distinguere tra 'processione' e 'manifestazione', in altre parole tra Dio e Cesare.

Capisco la frustrazione, mentre la discussione 'serena' appare nell'Assemblea Nazionale come un gioco di pura forma.

Capisco la preoccupazione, dato che abbiamo persino cercato di far avanzare pedine eugenetiche ai margini della discussione, nuove violenze contro la trisomica.

Ma bisogna temere che la frase di Eric de Moulins-Beaufort ci riporti nel campo del combattimento ideologico.

La Chiesa cattolica sarebbe sciocca ad andarci (alla manifestazione del 6 ottobre contro la PMA pour toutes - ndr), se non vuole attivare la macchina degli schiaffi, mettere in tensione le comunità parrocchiali, come al matrimonio per tutti, e perdere ulteriore credibilità. Di recente, sembrava aver capito ...

Non dovremmo dire nulla che non possiamo ripetere i nostri occhi negli occhi di tutti.

Nello scrivere questo, penso a questo amico che ha usato la procreazione assistita in Belgio e l'altro, un uomo, che con il suo compagno sta considerando di usare un corriere.

Non dubito per un momento della loro capacità di crescere il bambino così accolto e di avvolgerlo con un magnifico amore, che non è affatto lo stesso.

Se domani una delle mie figlie mi dicesse che ha avuto un figlio con questa PMA, il mio ruolo sarebbe di rallegrarmi e sostenerla. Punto.

Se mio figlio usasse una madre surrogata, non potrei dimenticare che il suo progetto prevede lo sfruttamento del corpo di una donna povera. Ma gli auguro, naturalmente, la più grande felicità per il futuro. Come può essere altrimenti?

Le aspirazioni delle lesbiche e delle donne single di avere un figlio non cambieranno la società (è già cambiata).

Ogni bambino appena nato è un figlio della Grazia divina ed è per questo che i cristiani, tra l'altro, battezzano ogni bambino senza distinzione di concezione. Nessuno è rinchiuso nella notte della sua origine".

Onestamente fatico a comprendere.

I cattolici non dovrebbero usare le piazze per affermare le propria visione dell'umano perchè così facendo rischiamo di essere divisivi perchè non siamo in grado di distinguere i piani tra peccato e peccatore, tra amore per la Verità e amore per ogni singola persona?

Di fronte ad un parlamentare come Jean-Louis Touraine che dichiara apertamente che il diritto del figlio di avere un padre non esiste e con lui decine di politici, lobby e pezzi di società civile, dovremmo - come cittadini e come cattolici - limitarci ad organizzare convegni e dibattiti in quattro mura e rinunciare a testimoniare pubblicamente le ragioni di un incondizionato rifiuto di una simile concezione della famiglia, della filiazione e dunque della società e del bene comune?

In gioco non c'è una opzione di fede, ma la ragione. Senza l'uso pieno della ragione l'uomo si riduce ad essere miope di fronte a tutti gli aspetti costitutivi della realtà, a partire dal riconoscimento della trascendenza quale fattore costitutivo del sè e del mondo. E una fede che non diventa cultura non fa un buon servizio all'umano, se decide di ritirarsi nello spiritualismo o nel mero esercizio di riti e prassi formali.

Marchons enfants!

Si veda:

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