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Cosa resta dell’umano?

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Cosa resta dell'umano?

Joël Hautebert, docente di Diritto all'Università di Angers, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo "Le transhumanisme aboutissement de la Révolution anthropologique", edizioni "L’Homme Nouveau".

Vi proponiamo una nostra traduzione dell'intervista pubblicata sulla rivista francese Gènéthique.

Perché lei parla di una rivoluzione antropologica? Qual'è l'origine?

"La connotazione rivoluzionaria si è sviluppata a partire dagli anni '60 del XX° secolo.

In precedenza, la volontà rivoluzionaria di creare l'uomo nuovo implicava una trasformazione radicale delle istituzioni e dell'ambiente sociale.

Da quel momento in avanti, l'uomo stesso è diventato direttamente il campo d'azione del processo rivoluzionario. Si tratta di emanciparlo dalla sua stessa natura.

Ecco perché le lotte ideologiche contemporanee ruotano attorno all'identità.

Abbiamo così assistito alla comparsa di un nuovo aggettivo, 'sociétal', che ha quantomeno il merito di dimostrare quanto l'azione politica si sia spostata dal 'sociale'- in gran parte abbandonato - a beneficio del campo antropologico.

Se proviamo ad osservare meglio, vediamo che le cosiddette domande 'sociétales' sono in realtà domande antropologiche. Questa parola, il cui uso si sta diffondendo, giustifica l'intervento legislativo in settori precedentemente estranei ad esso. Il potere politico - e quindi l'uomo - abbandona tutti i riferimenti antropologici naturali.

Non padroneggiamo la logica dell'attuale sovversione a causa della mancanza di comprensione e della mancanza di analisi di eventi e idee.

La trasgressione riguardante la fecondazione e la filiazione, l'aborto, il genere, l'eutanasia, l'ecologia globalista, il femminismo, l'antispecismo e la decostruzione delle identità nazionali, trovano ispirazione da una comune radice e dallo stesso movimento.

Lo vediamo molto bene oggi nella politica perseguita dai cosiddetti governatori 'progressisti'.

Il progetto di riforma della legge sulla bioetica in Francia incarna questo movimento generale, perché la PMA è solo la faccia visibile dell'iceberg. Si tratta di distruggere tutte le forme di identificazione, individuali e collettive. È cruciale cogliere questa nozione di rivoluzione antropologica per cogliere correttamente le questioni ideologiche contemporanee.

Il transumanesimo è la chiave di volta, il risultato logico di questo movimento di sovversione.

L'uomo senza radici, senza identità, concepito artificialmente, che mette in dubbio le proprie caratteristiche di uomo o donna (diventa modificabile), è disincarnato, deindividualizzato, in una parola dissolto. Non gli resta che rinunciare alla sua propria natura umana".

Qual è - secondo lei - la pietra angolare del transumanesimo?

"Il transumanesimo si basa sull'idea che l'uomo naturale sia obsoleto. Può e deve essere superato da un 'uomo nuovo' utopico che sarà in grado di vincere la morte per vivere per sempre.

Non è né più né meno che la contemporanea versione aggiornata del sogno dell'uomo moderno di diventare padrone della natura e di se stesso.

Ecco perché non è corretto vedere il transumanesimo come una nuova idea, perchè ha le sue radici nelle origini della modernità filosofica e nelle sue filiazioni intellettuali del XIX° secolo, promuovendo il materialismo, il costruttivismo, la fede nella scienza e nell'evoluzionismo e il rifiuto di un ordine delle cose imposto agli uomini.

Aggiungiamo che il transumanesimo è il nuovo nome di una vecchia ideologia, l'eugenismo, riadattato nei tempi moderni e nel progresso tecnico. L'eugenetica mira al miglioramento della specie. La manipolazione genetica oggi, così come l'aborto, hanno contribuito a fare tornare pratiche considerate pericolose dopo la seconda guerra mondiale.

Tuttavia, l'inventore della parola 'transumanesimo' non è altro che lo scienziato eugenetico Julian Huxley, che vide nel transumanesimo un modo per dare una nuova giovinezza all'eugenetica. Possiamo vederlo chiaramente: la volontà di trasformare l'uomo non è una novità della fine del XX secolo".

Lei scrive: 'L'idea di progresso ha subito una metamorfosi cancerogena'. Dovremmo rinunciare al progresso tecnico?

"Questa citazione non è mia, ma di Marcel Gauchet e sono solo parzialmente d'accordo con lui. Prima di andare avanti, va notato che il progresso tecnico non è intrinsecamente riprovevole. Tutto dipende da cosa serve, dalle funzioni e caratteristiche che si desidera attribuirgli.

Ad esempio, l'uso del termine intelligenza artificiale è inappropriato, perchè una macchina non compie mai un atto di intelligenza. È programmata per eseguire determinati atti, tutto qui. Tuttavia, il ruolo della tecnologia nelle nostre società ci deve interrogare. Jacques Ellul ha parlato di 'sistema tecnico' e si ha il diritto di chiedersi se il posto sempre più forte occupato dalla tecnologia nella nostra vita quotidiana non produca una forma di dipendenza.

In ogni caso, la tecnica - figlia della scienza - occupa un ruolo importante e costituisce uno strumento primario nell'ideologia progressista. La scienza doveva dare all'uomo il controllo della natura mediante la conoscenza delle sue leggi. La tecnica ora prende il posto della natura, per cercare di creare un mondo e un uomo totalmente artificiali.

La marcia verso un ordine creato dall'uomo, il fondamento del progressismo, è una conseguenza di questo movimento. Secondo Marcel Gauchet, il progressismo contemporaneo sarebbe una deviazione dalla moderna concezione del progresso. Dal mio punto di vista, al contrario, esiste una vera continuità tra il pensiero moderno e l'attuale rivoluzione antropologica, seguendo la stessa concezione del progresso.

Più avanti lei scrive: 'La tecnica sembra non poter accompagnarsi ad alcun giudizio morale'. Qual è, oggi, il ruolo e il compito dell'etica?

"Etica è un termine vago. In generale, più ne parliamo, più le pratiche si discostano dalla giustizia e dalla moralità. Ho spesso l'impressione che i comitati etici, che non si basano su alcun serio riferimento morale, siano lì per legittimare le evoluzioni, condannando prima il principio ma consentendo eccezioni. Quindi spostano semplicemente il cursore gradualmente fino al pieno riconoscimento del principio stesso.

Per quanto riguarda la tecnica, è di per sé incapace di preoccuparsi dell'etica! L'uomo, d'altra parte, accorda al progresso tecnico un valore assoluto, senza alcun livello morale. Tutto ciò che è possibile, realizzabile, deve essere fatto. Il progressivismo occupa un posto importante nello sviluppo del transumanesimo. È questo progressismo che non supporta alcun giudizio morale. Ogni novità è un progresso, un passo migliore nel progresso della storia verso l'emancipazione dell'uomo da ogni vincolo, sociale o naturale".

Quali sono le sue paure riguardo a questa 'nuova umanità' che sta nascendo?

"Questa nuova umanità è una pura utopia. D'altra parte, la credenza progressiva nella creazione di questo nuovo uomo rivela molte cose, menzionate nel libro.

Ne cito due.

Innanzitutto, l'idea di un homme augmenté grazie alla tecnica mostra il fatto che l'uomo abbia rinunciato alla libertà e alla coscienza.

L'idea di un'intelligenza artificiale in grado di sentire, anche di pensare (nella misura in cui questo verbo avrebbe ancora un significato), testimonia il desiderio dell'uomo di uscire dalla sua condizione naturale di dover fare delle scelte e sottoporsi al pungiglione della coscienza (che si vuole ridurre a uno stato meccanico al fine di sbarazzarsi dei problemi della coscienza).

Le grandi sofferenze individuali, dovute alla moltiplicazione delle patologie psichiche e psicologiche risultanti principalmente dalla destrutturazione della famiglia e della genitorialità, accentueranno questa rinuncia dell'uomo alla sua stessa natura. Lo sradicamento della nostra natura non è un progresso, ma una regressione.

Quindi sviluppo l'idea che, in linea con tutte le moderne ideologie mortificanti, il futuro utopico è semplicemente quello di giustificare la liquidazione di massa degli uomini.

Questa è la prima e terribile utilità del transumanesimo. L'homme augmenté, quasi perfetto, eterno giustifica l'uccisione di coloro che non sono idonei a tale potenziamento.

E' sintomatico il fatto che i progressi dell'eutanasia avvengano in concomitanza con lo sviluppo del transumanesimo.

Nell'ideologia marxista, l'eliminazione degli avversari, o supposti tali, si basava sull'attuazione del processo rivoluzionario che doveva portare alla società senza classi, un utipico paradiso terrestre.

Nell'ideologia nazionalsocialista l'uccisione della feccia dell'umanità (le persone disabili eutanasizzate con il programma Aktion T4) e delle cosiddette razze inferiori erano giustificate dal miglioramento della specie umana, dominata dagli ariani.

Nel transumanesimo, l’homme augmenté funge a sua volta da giustificazione teorica per il massacro di massa. Ecco perché ci sembra che il transumanesimo possa essere usato per giustificare un nuovo tipo di totalitarismo, puntando, come sempre, a rendere superfluo l'uomo".

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