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Sorridi al quarto figlio con l'utero in affitto

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 30 ottobre 2019

 

“My dream right now is seeing the abolition of modern day slavery, and human trafficking”
Ricky Martin

"Il mio sogno in questo momento è vedere l'abolizione della schiavitù moderna e della tratta di esseri umani".

E' lo slogan in evidenza sul sito della Fondazione voluta e creata da Ricky Martin con l'obiettivo di sostenere "il benessere dei bambini di tutto il mondo in settori quali l'istruzione, la salute e la giustizia sociale condannando la tratta di esseri umani e creando consapevolezza".

Per questo il celebre cantante latino-americano ha lanciato un programma di finanziamento economico nel 2004, creato per fornire istruzione e soluzioni agli sforzi internazionali di abolizione della tratta di minori, "una moderna forma di schiavitù".

"È nato da un'esperienza umiliante" - si legge sempre sul sito della Ricky Martin Foundation: "nel 2002 Martin fu testimone degli orrori della tratta di esseri umani mentre salvava tre ragazze tremanti che vivevano nelle strade povere dell'India. Impedire a queste ragazze di cadere in preda a questo orrendo crimine è stato un risveglio personale".

Non sono interessato alla vida loca della pop star latino-americana Ricky Martin. Nemmeno al premio National Visibility Award per la difesa dei diritti LGBTQ che gli è stato assegnato a settembre durante una cena di gala a Washington.

Non sono interessato a guardare dal buco della serratura della vita privata di chicchessia, mi disgusta quell'insano voyerismo del mettere in pubblico dominio anche le note più intime del quotidiano.

Quella serata di gala fece il giro del mondo per un annuncio a sorpresa di Martin: "And by the way, I have to announce that we are pregnan. We are waiting. All right! I love big families".

"We are pregnan", siamo incinti. Ha uno splendido sorriso il cantante portoricano e i suoi occhi si illuminano mentre pronuncia la notizia della sua surreale quanto metaforica gestazione.

Riconosco quella luce: l'annuncio della paternità. Brilla lo sguardo di un uomo mentre riceve la notizia dalla madre del bambino. La paternità è consegnata in quel preciso momento e devi essere debitamente nominato come tale, devi essere scelto proprio tu dalla madre del bambino che porta in grembo come suo padre.

La responsabilità di riconoscerla ed accoglierla è tua: "siamo - davvero - incinti", mi sorpresi a pronunciare entusiasta a mia moglie quando mi sussurrò all'orecchio la lieta notizia. In questo scambio del reciproco riconoscimento del dono inizia la grammatica della famiglia.

Ricky Martin è al quarto figlio. Tutti avuti ricorrendo alla maternità surrogata: Matteo e Valentino, due gemelli maschi nati nel 2008, mentre aveva una relazione con Carlos González Abella, e poi Lucia, nel 2018, nata durante la relazione tra Martin e l'artista svedese di origini siriane, Jwan Yosef, sposato nel 2017.

Chi sia il padre (o i padri), chi sia (o siano) la madre di questi quattro bambini non è dato sapere e non per un sacrosanto diritto all'intimità e alla privacy.

È un maschio il quarto "figlio" di Ricky Martin e il primo con il marito Jwan Yosef. L’annuncio del nuovo arrivo via social, con la condivisione della prima foto del bambino, che è stato chiamato Renn. Nessun dettaglio ulteriore sulla data di nascita del piccolo.

"Non ho affitato un grembo materno. Quell'espressione è usata dai fondamentalisti. Mi hanno prestato un utero", dichiarava Ricky Martin in una famosa intervista a Vanity Fair del 2012, quella nella quale fece per la prima volta coming out rivelando pubblicamente di come fosse riuscito a trovare il coraggio di rivelare a se stesso e al mondo di essere gay e delle sue relazioni passate con il sesso femminile.

Aggiungendo: "Darei la mia vita per la donna che mi ha aiutato a portare i miei figli in questo mondo".

Su cosa dirà ai suoi "figli" quando gli chiederanno della loro madre: “I’m your father and your mother. All families are different. There are families without fathers and some without mothers. There’s nothing to feel bad about. Many great leaders grew up without fathers or mothers, Obama, Clinton. . . . I’ll tell them the truth. I’ll show them pictures of her”.

“Io sono tuo padre e tua madre. Tutte le famiglie sono diverse. Ci sono famiglie senza padri e alcune senza madri. Non c'è niente di cui vergognarsi. Molti grandi leader sono cresciuti senza padri o madri, Obama, Clinton. . . . Dirò loro la verità. Mostrerò loro le sue foto".

Sapete che cosa mi rattrista più di tutto? Non rendersi conto della moderna forma di tratta degli esseri umani che si chiama pratica dell'utero in affitto, moderna forma di schiavitù.

La mente dell'uomo è creativa e fantasiosa anche nell'invenzione di forme e strumenti di tortura e violenza. Ve ne sono alcune espressione universalmente riconosciute come tali, quando si palesa tutto il sadismo ed il male che alberga nel cuore dell'uomo.

Altre sono più raffinate e sottili e sono tutte quelle pratiche di violenza che si nutrono di ideologiche ribellioni alla natura ed alla realtà. anche le virtù, lasciate in balia di sé stesse, si diffondono più selvaggiamente e fanno anche più terribili danni.

Le virtù impazziscono se separate le une dalle altre, perchè perdono il riferimento all'unitarietà e si ritrovano a vagare da sole, generando errori e peccati, annota Chesterton in Ortodossia. Solo la verità vera - quella intera e comprensiva del tutto - va a braccetto con la virtù. La mezza verità genera solo vizi.

Il desiderio di paternità (come di maternità, del resto) è una virtù in sè, perchè esprime la volontà di concorrere alla memoria delle ancestrali regole del mondo nel guardare al futuro. Anche un uomo è incinta, non è affare esclusivo della donna.

Si trasforma in vizio quando il desiderio di paternità pretende di essere assoluto e - dunque - da perseguire ad ogni costo.

E' l'Übermensch di Nietzsche, l'Oltreuomo.

"Nietzsche, che nega il libero arbitrio, crea un’altra libertà - scrive Michel Onfray in "Nietzsche e la costruzione del superuomo" -. Ciò che sono io, devo volerlo essere. O ancora, e si ritrova l’amor fati: posso diventare ciò che sono amandolo. Amando ciò che avviene, io creo una libertà grazie alla quale mi riapproprio di me stesso".

Se questo è l'essenza dell'umano, è lecito (e persino giusto e buono) soddisfare il desiderio di avere un figlio comprandolo. In quest'ottica i limiti imposti dalla natura (l'impedimento naturale a procreare) non sono che  ostacolo come tanti che scienza e tecnica, il mito del progresso, permettono al maschio di superare.

E' sufficiente trovare una donna disponibile a prestare per nove mesi il proprio utero, una clinica ben attrezzata, medici disponibili, ovuli e sperma, ormoni ed eventuali donatori/trici terzi.

Certo, occorre avere un ricco portafogli e cercare accuratamente il posto ed il luogo più sicuro (e legale) in giro per il mondo, ma non sei solo. Ci sono un sacco di agenzie e pure una fiera dell'utero in affitto, qui a due passi, a Bruxelles, che ti offrono un pacchetto onnicomprensivo chiavi in mano.

Nella clinica russa ‘Sweetchild Ltd‘ con 3000 dollari si paga la ‘disposizione della madre surrogata’, cioè si sceglie la donna adatta al caso specifico, come anche il ‘costo del servizio dell’agenzia’, che offre un supporto h24 alle madri surrogate e dei genitori, al costo sempre di 3000 dollari. Per il ‘supporto legale’ 4000 dollari. Se dovesse avvenire un parto prematuro o in caso di morte del feto, si aggiunge una tassa che varia dai 12mila ai 24 mila dollari, qualora sia dimostrata la non colpevolezza della madre surrogata. Per quanto riguarda la voce ‘ciclo della fecondazione assistita con il materiale biologico nativo’ i costi variano dai 6 mila agli 8 mila dollari.

Alla clinica ‘Canadian Medical Care‘ i prezzi variano ulteriormente. La voce ‘complesso medico di servizi sulla maternità surrogata’, comprende sia la selezione della madre sia gli esami, permettendo anche la selezione della donatrice di ovuli e garantendo l’osservazione medica, l’organizzazione del parto e i documenti medici e legali necessari al bambino. Il costo parte dai 26 mila dollari, esclusi quelli aggiuntivi, ovviamente.

La clinica ‘Vita Nova’ , sempre in Russia, richiede (la voce è ‘conduzione della gravidanza fino al momento del parto’ ) 157 mila dollari per una gravidanza di un solo feto e 198 mila per una con due feti o più. Niente a che vedere con le “donazione gameti più maternità surrogata” per le quali bisogna sborsare 290 mila dollari.

In Ucraina, c’è la ‘Biotexcom‘, clinica specializzata molto apprezzata anche dagli italiani, che offre diversi pacchetti: Economy per la maternità surrogata a 29,900 euro, Standard a 39,900 e Vip a 49,900.

Negli Stati Uniti c'è  la ‘Center for surrogate parenting’, in California, dove il costo per una mamma surrogata parte dai 60mila dollari, esclusi i prezzi per la struttura e aspetti legali.

Se vuoi spendere molto meno c'è l'India. Sarà la povertà, saranno le difficoltà che ogni giorno vengono vissute nel Paese asiatico, ma il giro d’affari che ruota intorno a questa pratica è di circa un miliardo di dollari l’anno. Secondo il Guardian sono circa 12.000 gli stranieri che ogni anno vanno in India per ricorrere all’utero in affitto: qui il costo di una mamma surrogata è anche 5 volte inferiore a quello pagato in California. Ogni tanto accade che ne muoia qualcuna, ma sono incidenti di percorso.

Il bello di queste pratiche eugenetiche sta anche in questo: puoi decidere il sesso dei nascituri, assemblarli secondo il tuo gusto. Non sono più bambini, ma merci on demand, che il consumatore può programmare come il suo portafoglio desidera.

Non è  - questa - una nuova forma di schiavitù moderna, una tratta di esseri umani? Pare di no. E allora è normale che con la mano destra si finanzino meritori progetti di aiuto ai bambini vittima della tratta e con la mano sinistra si comperi un bambino fabbricato nell'utero di una donna che per contratto in cambio di denaro rinunci ad avere ogni rapporto ed ogni contatto con il figlio biologico.

Quando la sinistra faceva la sinistra non esitava a condannare questa abominevole pratica di sfruttamento che si chiama utero in affitto. Come scriveva Antonio Gramsci nel 1918, "nel cuore profondo del sentire socialista, comunista, egualitario, stia il rifiuto della pratica e della legalizzazione dell'utero in affitto".

LA MERCE

Antonio Gramsci, Sotto la Mole, Avanti, 6 giugno 1918

"Qualche vanerello ha proclamato per l'ennesima volta la disfatta della scienza. Chimica applicata ai gas asfissianti, lacrimogeni, ulceranti; meccanica applicata ai cannoni di lunga portata... Sí, ma anche la zappa può spaccare i crani, la scrittura può anche servire a falsificare cambiali e a stendere lettere anonime... E non perciò si proclama la disfatta dell'agricoltura e della calligrafia.

La scienza ha il compito disinteressato dì rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria. Gli uomini si servono dei ritrovati per straziare e uccidere invece che per difendersi dal male e dalle cieche forze naturali? Entra in gioco una volontà che è estranea alla scienza, che non è disinteressata, ma dipende intrinsecamente dalla società, dalla forma di società in cui si vive. Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio e quindi viene rivolto ai fini prevalentemente propri del regime, a straziare e distruggere.

Ecco che il dottor Carrel ha aperto una via nuova alla chirurgia: le possibilità di innesti umani si moltiplicano.Non siamo ancora giunti all'intensità prevista da Edmondo Perrier: l'innesto del cervello, l'uso degli organi sani dei cadaveri da sostituire nei viventi ai corrispondenti organi logorati.

Siamo ancora lontani dalla vittoria scientifica sulla morte promessa da Bergson: per ora la morte è la trionfatrice e per trionfare piú rapidamente si serve con prodigalità della scienza e dei suoi segreti. Ma arriveremo. La vita diventerà anch'essa una merce, se il regime capitalistico non sarà stato sostituito, se la merce non sarà stata abolita.

Secondo una comunicazione fatta all'Accademia di medicina di Parigi, il professore Laurent è riuscito a sostituire il cuore di Fox con quello di Bob, e viceversa, senza che i due innocenti cani abbiano troppo sofferto, senza turbare per nulla la vita del viscere delicato. Da questo momento il cuore è diventato una merce: può essere scambiato, può essere comprato. Chi vuol cambiare il suo cuore logoro, sofferente di palpitazioni, con un cuore vermiglio di zecca, povero, ma sano, povero, ma che ha sempre onestamente palpitato? Una buona offerta: c'è la famiglia da mantenere, l'avvenire dei figli preoccupa il genitore; si cambi dunque il cuore per non apparire di esserne sprovvisto.

Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell'innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all'attività esploratrice dell'iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l'organo della maternità?

Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l'eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo.

Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto.

I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch'essi, prodotto genuino dell'azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.

La vita, tutta la vita, non solo l'attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell'attività, si distacca dall'anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

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