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Perché tutti siano una sola cosa

di Davide Vairani

 

La Chiesa è communio sanctorum , comunione dei santi,  è la comunità di tutti coloro che hanno ricevuto la grazia rigeneratrice dello Spirito, per cui sono figli di Dio, uniti a Cristo e chiamati santi.

Alcuni camminano ancora su questa terra, altri la hanno lasciata e si stanno purificando, anche con l’aiuto delle nostre preghiere. Altri ancora godono già della visione di Dio e intercedono per noi. Comunione dei santi vuol dire anche che tutti i cristiani hanno in comune i doni santi, al centro dei quali c’è l’Eucaristia, gli altri sacramenti che ad essa sono ordinati, e tutti gli altri doni e carismi.

Attraverso la comunione dei santi, i meriti di Cristo e di tutti i santi che ci hanno preceduto ci aiutano a compiere la missione che il Signore ci ha affidato.

I santi che stanno in Cielo aiutano la vita della Chiesa pellegrinante: ci sostengono intercedendo per noi dinanzi al Trono di Dio e attendono che la pienezza della comunione dei santi si realizzi, alla seconda venuta del Signore quando ci sarà il giudizio e la risurrezione dei corpi.

La vita concreta della Chiesa pellegrinante e di ciascuno dei suoi membri, la fedeltà di ogni battezzato, hanno una grande importanza per la realizzazione della missione della Chiesa, per la purificazione di molte anime e per la conversione di molte altre.

Il cuore di tutto questo è nella Santa Messa.

"Dobbiamo vivere questa comunione dei santi con la S. Messa (…) vivere questa nostra partecipazione al mistero del Cristo, che ora si fa per noi presente!", scriveva don Divo Barsotti.

"Oh, vivere questo mistero, perché noi ci possiamo sentire, tutti, una cosa sola con Cristo! Tutti una cosa sola fra noi!

Mi sono domandato più volte (…) che cosa ha inteso dire la liturgia con l’espressione della terza e della quarta preghiera eucaristica, che 'la pienezza dello Spirito Santo discenda su di noi, perché faccia di noi un solo corpo e un solo spirito'.

Questa frase si può intendere in due modi: vuol dire che lo Spirito Santo ci fa un solo corpo con Nostro Signore, con Gesù? Oppure ci fa un solo corpo fra noi? L’errore è quando si pone questa alternativa, perché siamo una sola cosa fra noi quando siamo una sola cosa con Lui. Non possiamo essere una sola cosa con Lui fintanto che noi tutti non siamo un unico Cristo; ed è lo Spirito Santo che ci deve fare questo unico Cristo".

"La presenza del Cristo non è la presenza soltanto di Dio-Trinità, per l’anima che adora: è la presenza di tutta la città celeste nella quale l’anima si sente accolta per vivere insieme con gli altri nella pienezza dell’amore.

Viviamo meno in un certo luogo che in cielo, con i santi e con gli angeli. Questa è la vera vita cristiana, e dobbiamo saperlo per poterla vivere.

(…)  Vivere la S. Messa non vuol dire vivere soltanto la presenza del Cristo; vuol dire vivere la presenza reale del Christus totus.

Nella presenza di Gesù di Nazareth si fa presente per te la Chiesa tutta, la Chiesa trionfante (…). C

redete che il Signore sia presente e la Madonna sia lontana? Come potrebbe la Madonna star lontana da Gesù? Dov’è il Figlio, ivi è la Madre, dove è il Cristo, ivi è la Vergine.

Vivere la presenza del Cristo vuol dire vivere la presenza di Maria, vuol dire vivere una comunione con la Vergine e una comunione coi santi".

"Dobbiamo sentire questa immensa comunione coi santi, perché dobbiamo sentire che siamo accolti veramente nella santa città; e tutti ci sono fratelli.

E non sono soltanto i santi, non è soltanto il Cristo, non è soltanto la Vergine, ma tutti i nostri morti. Quando noi viviamo questa comunione col Cristo deve realizzarsi allora per noi, nel modo più pieno, una nostra comunione con loro.

La mamma, il babbo, tutte le sorelle, tutti i fratelli della Comunità che sono già nel regno di Dio: sentirli presenti! Vivere con loro! È il mio suffragio, perché questa comunione d’amore non solo santifica me, ma anche loro. È amore, e nulla ci purifica di più della caritas. La carità non è soltanto il termine ultimo della vita cristiana, è anche il cammino per raggiungere la perfezione.

Vuoi suffragare l’anima dei morti? Amali; nell’amore che hai per loro già essi procedono verso il termine ultimo. Aiutali ad amare e amali tu, vivi questa comunione d’amore, stabilisci questa comunione con loro in Cristo Signore". 

"Ecco come si vive la nostra comunione coi morti. Trasformate la Messa, non fate sì che sia un rito, non fate sì che sia una cerimonia, non fate sì che sia nemmeno un esercizio di pietà: è la grande festa dell’amore.

T’incontri con Cristo Figlio di Dio, t’incontri con tutti coloro che ami, vivi con loro una comunione perfetta, più viva, perché è in Lui che si stabilisce la tua unità; e vivi nell’unità col Cristo anche l’adorazione del Padre, la lode di Dio.

Tutto tu vivi nella Messa, e non vivi tutto questo che nella Messa; il luogo dell’incontro è la Messa.

Ecco cosa ci chiede il Signore quando ci chiede di vivere non solo la comunione coi santi, ma la comunione anche con tutti i nostri morti".

La Comunione dei Santi. – Come potrei spiegartela? – Sai che cosa sono le trasfusioni di sangue per il corpo? Ebbene, così viene a essere la Comunione dei Santi per l’anima

(Cammino, 544)

San Josemaría

Oggi vorrei parlare di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della “comunione dei santi”.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948).

Mi soffermo sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo.

Una comunione che nasce dalla fede; infatti, il termine “santi” si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1).

Il Vangelo di Giovanni attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (17,21).

La Chiesa, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna.

Questa relazione tra Gesù e il Padre è la “matrice” del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa “matrice”, in questa fornace ardente di amore, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati.

Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio, ci conduce a questo legame con Dio che è nostro Padre.

Questo è il secondo aspetto della comunione dei santi che vorrei sottolineare: la nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. Se noi siamo uniti la fede diventa forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!

Dico questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana.

Chi di noi tutti non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti  e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti abbiamo sperimentato questo, anch’io: fa parte del cammino della fede, fa parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti; tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti.

Tuttavia, in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri, per chiedere aiuto, per chiedere di darci una mano. Quante volte abbiamo fatto questo e poi siamo riusciti a venirne fuori dal problema e trovare Dio un’altra volta!

In questa comunione – comunione vuol dire comune-unione – siamo una grande famiglia, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro.

E veniamo a un altro aspetto: la comunione dei santi va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre.

Questa unione fra noi, va al di là e continua nell’altra vita; è una unione spirituale che nasce dal Battesimo e non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a Cristo risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo – fra noi – e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità.

Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione.

Cari amici, abbiamo questa bellezza! È una realtà nostra, di tutti, che ci fa fratelli, che ci accompagna nel cammino della vita e ci fa trovare un’altra volta lassù in cielo. Andiamo per questo cammino con fiducia, con gioia.

Un cristiano deve essere gioioso, con la gioia di avere tanti fratelli battezzati che camminano con lui; sostenuto dall’aiuto dei fratelli e delle sorelle che fanno questa stessa strada per andare al cielo; e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che sono in cielo e pregano Gesù per noi.

Avanti per questa strada con gioia!

Papa Francesco, Udienza Generale, 30 ottobre 2013

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