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Via Cottolengo numero 14

di Davide Vairani

Giovannino non ha mai visto il cielo. Trascorre le sue giornate a fare su e giù per i corridoi dell’ospedale Sant’Anna di Torino, nel passeggino donatogli dalle infermiere che se ne prendono cura da quando è venuto al mondo quattro mesi fa, in un’afosa giornata di agosto.

Una beffa per Giovannino, nato nel cuore dell’estate con una malattia rarissima che lo obbliga a stare lontano dal sole. Si chiama Ittiosi Arlecchino, perché chi ne è affetto ha la pelle ricoperta da una membrana lucida, associata a placche che ricoprono tutto il corpo, placche simili alle pezze che ricoprono il costume della celebre maschera e che rendono molto più alto il rischio di infezioni anche fatali in tenera età.

Giovannino non sa quanto tempo avrà da vivere. Nessuno di noi lo sa, ma il marchio che lui si porta misteriosamente addosso è come un timer che fin dall'istante nel quale è venuto alla luce ha iniziato il countdown. Qualche mese o qualche anno?

Giovannino è stato lasciato lì al Sant'Anna di Torino quando i suoi genitori hanno scoperto la sua rara malattia e non se la sono sentiti di prendersi cura di lui.

La Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino si è dichiarata disponibile ad accoglierlo.

Qui di seguito pubblichiamo la lettera con cui Padre Carmine Arice, rivolgendosi direttamente al piccolo Giovannino, offre la possibilità di esaudire il sogno di una casa anche per lui.

Caro Giovannino,

quando questa mattina abbiamo letto la tua storia, così breve ma già così importante, ci è venuto subito nel cuore il desiderio di accoglierti tra noi.

Sai, don Giuseppe Cottolengo ha voluto una casa proprio per quanti fanno fatica a trovarne una perché la loro situazione di vita o di salute era particolarmente difficile.

E così vogliamo continuare a fare anche noi.

Sai, alcuni pensano ancora a casa nostra come un luogo dove abita gente che è bene non mostrare in giro, o che è segregata chissà in che modo.

In realtà, sempre di più la Piccola Casa che, se sarà necessario, è disposta ad essere la tua casa, sta modulando risposte diverse a domande diverse.

C’è chi ha bisogno di una struttura sanitaria, chi ha bisogno di una casa di cura o di assistenza perché non autosufficiente, chi di una scuola, chi di una casa famiglia, chi di una comunità di accoglienza !

Anche per te, caro Giovannino, vorremmo pensare un’accoglienza degna del valore infinito della tua esistenza, con tutto ciò che sarà necessario e nelle modalità che richiede una situazione così particolare come la tua: insomma una casa con persone che ti vogliono bene e si prendono cura di te fino a quando sarà necessario.

Se poi ci sarà una famiglia, con un papà e una mamma che vorranno essere tuoi genitori, saremo contenti di affidarti a loro.

Quello che ci preme dirti ora, e che questa mattina con Madre Elda e Fratel Giuseppe abbiamo subito pensato, è che tu una casa ce l’hai: la nostra casa è la tua casa!

E siamo certi che la Divina Provvidenza, in sinergia con le istituzioni che vorranno aiutarci, non mancherà di dare tutto il necessario.

Ti abbracciamo con tutto il cuore.

A nome di tutta la Piccola Casa della Divina Provvidenza

Padre Carmine Arice

Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza

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