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Ma quale islamofobia ...

di Davide Vairani

Islamofobia: l'aggettivo sostantivato che dopo l’11 settembre viene utilizzato dal mainstreaming per tappare la bocca a chiunque ponga anche solo qualche riflessione critica sul mondo islamico.

"Le 10 novembre, à Paris, nous dirons STOP à l’islamophobie!".

Il tam tam era stato lanciato dal quotidiano Liberation il 01° novembre in una tribune promossa dal Comitato contro l'islamofobia in Francia (CCIF), firmata e sottoscritta da più di una cinquantina di personalità (per lo più sindacalisti e politici di sinistra) nella quale si chiamava la piazza a protestare il 10 novembre a Parigi contro la stigmatizzazione dei musulmani di Francia.

Dalla creazione del CCIF i Fratelli Musulmani hanno trovato nella vittimizzazione dei musulmani un potente vettore per conquistare i francesi di questa confessione o i musulmani che vivono in Francia.

Devono far credere che la Francia pratichi una "islamofobia di stato",  simboleggiata dalle leggi che proibiscono i simboli religiosi evidenti a scuola e il velo integrale nello spazio pubblico e che i francesi sono sostanzialmente e principalmente ostili ai musulmani.

Per fare questo, usano una nozione fondamentalmente ambigua: islamofobia.

Al di là dei soliti attivisti della sfera islamo-indigenista che non cessano di presentare una petizione, troviamo nella lista dei firmatari un intero gruppo di persone di sinistra, diciamo, classico. Fanno chiaramente la scelta di sostenere l'islamismo nella sua versione politica contro quelli che chiamano islamofobi.

Non possiamo  stupirci di questo clientelismo comunitario miope.

Vale la pena ricordare che Jean-Luc Mélenchon (fondatore del Partito di Sinistra, Parti de gauche, PG, nel 2008) ha respinto il termine stesso islamofobia per un po 'di tempo e ha pronunciato l'elogio dell'amico Charb ucciso nell'attacco terroristico di matrice islamista alla redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo: eppure domenica 10 novembre parteciperà alla manifestazione di protesta silando dalla stessa parte di coloro che ancora oggi tengono sotto tiro l'islamofobico Charlie Hebdo e vogliono zittirlo.

Clientelismo comunitario miope, sia perché sono gli islamisti che trarranno beneficio dalla strumentalizzazione di questi supporti di sinistra e non il contrario, un classico trucco della ragione storica, perchè è molto rischioso per queste organizzazioni scommettere su un elettorato "musulmano" che dovrebbe fornire loro un tale posizionamento.

Qui si potrebbe parafrasare, per quanto riguarda questa sinistra, la famosa citazione di Churchill all'indomani degli accordi di Monaco del 1938: "Dovevi scegliere tra sconfitta elettorale e disonore. Hai scelto il disonore, avrai la sconfitta".

Ma dobbiamo anche aggiungere una buona dose di ideologia, attinta sia dalla cattiva coscienza storica della decolonizzazione sia dalla cieca importazione di idee e teorie multiculturali americane.

Si sottolineerà, ancora una volta, che è proprio la stessa sinistra a rivendicare fortemente l'antiliberalismo che è sempre il più pronto ad adottare la doxa liberale dell'infinita estensione dei diritti individuali poiché riguarda "minoranze" definite in termini di identità.

Se sommiamo tutto: cecità alla minaccia islamista, clientelismo senza speranza e disordine ideologico, capiamo abbastanza facilmente perché questa sinistra sia massicciamente in declino nell'elettorato francese.

Philippe d'Iribarne - sociologo e direttore della ricerca presso il CNRS - in un suo recente libro dal titolo "Islamophobie, intoxication idéologique", (Albin Michel) sostiene:

"Il termine islamofobia mira a dare credito a una tesi radicale secondo cui l'Occidente porterebbe a un rifiuto globale, irrazionale e indiscriminato di tutto ciò che riguarda l'Islam, tutte le pratiche, tutti i musulmani.

Questa tesi viene continuamente ripetuta da organizzazioni internazionali, come il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani, da molti paesi musulmani, dalla Turchia e da altri, come da molte organizzazioni, come la CCIF (Collettiva contro l'islamofobia in Francia).

Abbiamo a che fare con una specie di slogan ripetuto indefinitamente.

Tuttavia, non appena ci prendiamo la briga di esaminare i dati fattuali relativi all'accoglienza che il mondo occidentale ha per l'Islam e i musulmani, ciò che osserviamo è radicalmente diverso.

Un aspetto essenziale di questa diversità di reazioni è dovuto al fatto che l'Islam ha due dimensioni.

Da un lato, è portatore di ciò che pensiamo immediatamente quando parliamo di religione: un invito a un approccio spirituale. Finché abbiamo a che fare con questo registro e la sua espressione, come il digiuno del Ramadan o l'attaccamento alla preghiera, l'Islam è ben accolto.

Ma l'Islam ha anche, almeno nella concezione che di solito prevale, un'altra dimensione: l'imposizione di un ordine sociale.

Tuttavia, due tratti principali di questo ordine sono inaccettabili per gli occidentali: il rifiuto della libertà di coscienza (un musulmano non può convertirsi liberamente in un'altra religione o rinunciare alla sua fede) e lo status di essere inferiore, oggetto di un controllo rigoroso, riservato alle donne. È questo ordine sociale che viene rifiutato.

Il discorso dell'islamofobia non vuole sapere nulla di questa complessità. Fornisce una rappresentazione fantastica a mille miglia di distanza dalla realtà che seduce per la sua semplicità a cui molti si lasciano prendere da una sorta di intossicazione collettiva".

Suggerirei alla sinistra francese un bagno di verità.

A quando una pubblica manifestazione di protesta contro i numerosi, continui e mai sopiti atti vandalici, furti, sfregi e violenze a chiese cattoliche?

La cristianofobia non esiste, vero?

L'invito ad andarsi a guardare il sito de "L'Observatoire de la Chistrianophobie" di Parigi, cercare la mappa interattiva e soffermarsi sulla Francia ...

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