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Vietato mettere in discussione l'ideologia gender

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 novembre 2019

Vi ricordate del Prof. Christopher Dummit, il genderista canadese pentito?

Ne abbiamo scritto su #LaCroce quotidiano nell’edizione del 06 novembre scorso (clicca qui).

Dopo anni di ricerche a tesi, senza serie indagini su proposte alternative, hanno finalmente sfiancato la coscienza del ricercatore sincero, portandolo a recitare il mea culpa pubblicamente in un lungo articolo pubblicato sul sito australiano Quillette dal titolo: 'Confessions of a Social Constructionist'.

"I miei studi - scrive Dummit - non dimostrano nulla in alcuna direzione.

Ho ipotizzato che il genere fosse un costrutto sociale e ci ho ricamato tutte le mie 'argomentazioni' a partire da quell’ipotesi, non avendo mai affrontato un'opinione diversa - almeno non seriamente -, e nessuno, in qualsiasi momento durante i miei studi universitari o durante il processo di pubblicazione dei miei articoli di ricerca, mi ha mai suggerito altro.

Le uniche critiche che ho ricevuto mi hanno chiesto di rafforzare ulteriormente il paradigma o di lottare per altre identità o contro altre forme di oppressione".

Le Point ne ha riportato ampi stralci (‘Théorie du genre : confessions d'un homme dangereux'), contribuendo alla diffusione mediatica delle riflessioni del Prof. Dummit.

Dall’articolo del quotidiano francese hanno infatti preso spunto i quotidiani italiani La Verità e Il Giornale, seguiti a ruota da numerose alte testate giornalistiche e di informazione.

Noi de #La Croce quotidiano abbiamo voluto pubblicare integralmente l’articolo nella versione originaria del sito australiano, perché la voce del diretto interessato potesse essere libera di esprimere fino in fondo le ragioni del proprio ripensamento.

La coraggiosa excusatio non petita di Dummit non poteva passare inosservata dai guardiani del pensiero unico che immediatamente reagiscono.

Non in Australia, ma in Francia.

E - ovviamente - la contro offensiva viene suonata da sinistra.

Il quotidiano Liberation pubblica un lungo articolo che si snoda a partire da un interrogativo che funge da titolo al medesimo: est-il vrai qu'un des ‘pères’ des études de genre a admis que ce domaine des sciences sociales n'était pas sérieux ?

E’ vero che uno dei fondatori (‘pères’) degli studi di genere ha ammesso che questo settore delle scienze sociali non è credibile?

“Conosco bene tutti gli argomenti contro la libertà di pensiero e di parola, gli argomenti che affermano che non può esistere e quelli che dicono che non dovrebbe esistere – scriveva George Orwell nel 1972 in un breve saggio La libertà di stampa, scritto come introduzione al romanzo La Fattoria degli Animali -. Rispondo semplicemente che non mi convincono e che la nostra civiltà nell’arco di quattrocento anni si è basata sull’avviso opposto”.

Il peggior peccato che una persona possa commettere è lo psicoreato, per il Ministero della Verità (il Miniver in neolingua) di 1984.

Il Miniver  del celebre romanzo orwelliano si occupa di falsificare l’informazione e la propaganda per rendere il materiale diffuso conforme alle direttive e all’ideologia del Socing. 

Forse è ancora più attuale oggi lo scenario distopico immaginato da Orwell.

La macchina del fango innescata da Liberation passa attraverso la sua rubrica Check News, una sorta di abbecedario della verità per smontare le fakes degli oppositori del pensiero unico.

E lo fa sfoderando tutto l'armamentario degno dei romanzi orwelliani.

L'incipit di Liberation serve ad inquadrare la questione:

"Molti di voi ci inviano domande relative ad articoli pubblicati da vari media francesi (Le Point, Atlantico e Valeurs Actuelles), secondo i quali lo storico canadese Christopher Dummitt - che sarebbe un esperto di studi di genere - ha ammesso di aver falsificato le conclusioni della sua ricerca per favorire la sua ideologia politica, quella della 'teoria di genere' che Le Point riassume come segue: 'Secondo la sua teoria, il sesso non è una realtà biologica ma una costruzione sociale, e il genere, maschile o femminile una questione di potere che afferma il dominio degli uomini sulle donne'".

Prendete appunti, perchè il metodo è sempre quello e si basa su tre regole auree.

Regola n. 1: screditare le fonti.

Nel caso nostro, i network che hanno dato spazio all'articolo del Prof. Dummit, in primis il sito australiano Quilette e di conseguenza i media francesi che ne hanno dato risalto.

"Il settimanale francese Le Point presenta Quillette come un 'quotidiano online australiano che promuove il libero scambio di idee su molti argomenti, anche i più controversi', quali 'la polarizzazione politica, la crisi del liberalismo, il femminismo oppure il razzismo', con il quale dichiara di avere instaurato un rapporto professionale".

Falso.

"A gauche, a sinistra, Quillette è considerato un sito reazionario che, in nome della libertà di espressione, vuole lasciare campo aperto ad un discorso accademico razzista, xenofobo, anti-femminista o transfobico".

A parte il fatto che se lo dice la sinistra non per questo solo motivo si deve considerare sine qua non verità (lo stesso direi mutatis mutandis per la destra, il centro o vattelapesca).

Nel nostro caso - tuttavia - è da sottolineare l'antico vizio della sinistra (non solo francese) della (presunta) supremazia etico-morale che continua immarcescibile a condizionare le élites rosse e i suoi organi di informazione.

La fonte che viene ripresa nel nostro caso non è Marx o Gramsci, nessuno dei grandi maestri del comunismo, ma RationalWiki.

Mah!

Per la proprietà transitiva, di conseguenza Le Point, Atlantico e Valeurs Actuelles sono reazionari, dunque razzisti, xenofobi, anti-femministi e transfobici.

Regola n. 2: screditare l'autore.

Nel nostro caso, il Prof. Dummit.

"Nel suo testo, Christopher Dummitt (che Quillette descrive come uno 'storico della cultura e della politica' ) insiste sul fatto che si è laureato in una tesi di storia del genere (che ha effettivamente convalidato nel 2004 e da cui ha tratto un libro nel 2007: The Manly Modern: Mascolinity in Postwar Canada ) e confessa di non avere effettuato una ricerca in modo rigoroso, avendo guidato le conclusioni  nella direzione di ciò che chiama la sua ideologia, vale a dire l'idea che 'il genere è una costruzione sociale i cui contorni possono essere attribuiti solo al potere e all'oppressione'.

Secondo lui, questo modo di fare ricerca consiste nell'avere solo 'parzialmente ragione' ed 'inventare tutto dalla A alla Z' per dimostrare come giusto ciò che non è possibile dimostrare, cosa che 'tutti i ricercatori hanno sempre fatto e continuano ancora a fare negli studi di genere'.

Per alcuni commentatori, il pentimento di un ricercatore presentato come 'un ponte', un pezzo grosso, un'autorità in materia, dimostrerebbe la mancanza di serietà degli studi di genere.

Gli attacchi di questo tipo sono ricorrenti: così, nell'ottobre 2018, tre americani avevano cercato di incastrare alcune riviste scientifiche con articoli ingannevoli per screditare gli studi di genere".

I tre americani citati da Liberation sarebbero la giornalista Helen Pluckrose, il saggista James Lindsay ed il filosofo Peter Boghossian, che nel 2018 hanno pubblicato su Areo Magazine il risultato di una "bufala scientifica che li aveva tenuti occupati per un anno".

L''affaire Sokal au carré' , che viene definito una bufala ed un esempio della disfunzione del sistema di produzione della conoscenza scientifica.

"Dei 20 falsi articoli scientifici che hanno scritto - sostiene Liberation in un articolo dedicato -, 7 sono stati pubblicati su riviste specializzate in studi su genere. Un folle pesce d'aprile. Uno scherzo per i redattori di queste riviste".

Mettiamo tra parentesi l'affaire Sokal au carrè.

Il parallelismo con episodi e fatti popolarmente giudicati delle fakes serve a Liberation per gettare ombre sull'attendibilità delle tesi sostenute da Dummit.

Così si arriva a sferrare l'attacco più pesante: cosa rappresenta Dummitt nel suo campo?

Nulla.

"CheckNews, per scoprirlo, ha intervistato diversi ricercatori specializzati in studi di genere".

Vengono chiamati in causa i panzer, cioè le massime autorità in materia: Judith Butler (filosofo americano, professore alla Berkeley University), Michael Kimmel (sociologo americano), Raewyn Connell (sociologo australiano che Dummitt cita nel suo articolo), Jeff Hearn (sociologo britannico), Patrick Farges (storico di genere francese e professore all'Università Paris-VII-Diderot), Barbara Holland-Cunz (scienziato tedesco, ex direttore del centro di Università di Giessen), Michael Stambolis (docente di studi americani e studi di genere all'università di Bordeaux-Montaigne) e Bruno Perreau (professore di studi francesi al MIT, specializzato in questioni di genere).

Tutti gli otto illustri contattati da Liberation avrebbero risposto: "Mi dispiace, ma non ho mai sentito parlare di Christopher Dummitt".

Per Bruno Perreau, Christopher Dummitt "non è in alcun modo un esperto di studi di genere"la sua notorietà internazionale non è dimostrata" e "le sue pubblicazioni sono tutte sulla storia sociale canadese". Salvo prova contraria, non sembra essere stato affiliato ad alcun centro di ricerca riconosciuto nel campo del genere e della sessualità.

Non viene risparmiato nemmeno il testo forse più conosciuto di Dummit, The Manly Modern, pubblicato nella collezione di studi sulla sessualità della UBC Press. "Dei circa trenta autori pubblicati in questa raccolta - dichiarerebbe Perreau -, non ne conosco nemmeno uno. Anche qui posso esprimere soltanto dubbi".

L'articolo prosegue snocciolando le opinioni dei dotti sapienti e considerazioni varie in merito alla dubbia professionalità di Dummit, la sua scarsa autorevolezza internazionale, il suo mediocre curriculum da ricercatore.

Il tutto per instillare il dubbio che trattasi di una bolla di sapone, frutto più della ricerca di notorietà di un mediocre ricercatore disposto a tutto (anche recitare il mea culpa) piuttosto che di una riflessione da prendere in considerazione (anche per contestarla con argomentazioni nel merito).

Lo storico canadese ha affidato a due tweet le sue reazioni all'articolo di Liberation.

"L'intero dibattito su chi sia stato il 'fondatore' degli studi di genere è sciocco e non c'entra nulla con la questione. Il vero problema è che il mio lavoro rientra nei parametri di quella disciplina. E gli errori, i salti di logica, ecc. che ho commesso nelle mie ricerche sono regolarmente commessi da molti altri studiosi e ricercatori dei cosiddetti studi di genere".

"Mentre alcuni a destra sopravvalutano ciò che ho scritto e travisano i miei argomenti, la sinistra semplicemente evita del tutto gli argomenti e le prove e si concentra sugli attacchi ad hominem".

Come dargli torto? La macchina del fango è fatta appositamente di attacchi ad hominem per spostare l'attenzione del lettore fuori dal campo visivo della questione.

Il Minover orwelliano non si pone mai alcun interrogativo critico circa le proprie convinzioni ideologiche e per difenderle deve attaccare il nemico sul piano personale.

Questa considerazione ci permette di citare la terza regola aurea della propanda del pensiero unico: mai contrapporre argomentazioni documentate. Può sembrare un paradosso, eppure funziona in questo modo, come in maniera plastica ci viene mostrato da Liberation.

Avete forse scovato qualche citazione di ricerche e studi, ragionamenti di merito argomentati con dovizia di particolari?

Se ci pensate bene, in fondo si comprende il motivo. Controbattere una affermazione documentata con altrettante affermazioni documentate ma di segno opposto contiene il rischio di solleticare il lettore nella ricerca delle fonti e più in generale di mettere nelle condizioni il lettore di dubitare. Il pensiero unico non permette di dubitare, perchè sa benissimo che la verità rende liberi e la libertà è vietata. 

L'articolo di Liberation si conclude in questo modo:

"In sostanza, come spiega a CheckNews, Dummitt considera 'che alcune parti del genere sono probabilmente costruite socialmente. E altri aspetti probabilmente non lo sono. Il problema è che non sappiamo quali. E il campo accademico della storia di genere, al momento, non è organizzato per aiutarci a trovare le risposte giuste. Il mio scopo è mostrare come certe ipotesi ideologiche abbiano avuto la precedenza in modo da rendere imperfetta la ricerca'".

Buon segno. Significa che (davvero) Dummit ha soltanto detto la verità.

Il re è nudo, ma (troppi) fanno finta che non sia così.

Si veda anche:

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