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Islamofobia: lontano dalla realtà

di Davide Vairani

Più di 10.000 persone hanno manifestato domenica 10 novembre in Francia "contro l'islamofobia".

L'iniziativa, sostenuta politicamente dalla sinistra francese (in particolare France Insurance, il partito social-democratico di Melanchons e NPA, sigla del partito di estrema sinistra francese Nouveau Parti anticapitaliste) è stata lanciata dopo l'attacco alla moschea di Bayonne, attraverso una tribune pubblicata dal quotidiano Libération il 1° novembre.

Tra gli organizzatori, il CCIF (Collettivo contro l'islamofobia in Francia), la piattaforma Les Musulmans di Muhammad Marwan Muhammad ed il Comité pour Adama Traore (che si battè per la verità attorno alla morte sospetta nel 2017 del giovane in custodia dalla polizia francese).

'L’islamophobie tue', l'islamofobia uccide, il lungo stendardo tenuto tra le mani da un folto gruppo di donne musulmane con il velo.

'Lutte contre l’islamophobie', ma anche 'solidarité avec les femmes voilées', oppure 'mon foulard, c’est mon choix. On s’habille comme on veut ',  gli slogan più comuni risuonati nelle vie parigine.

Molti manifestanti hanno scandito frasi contro 'les lois liberticides' repubblicane, altri ancora ' stop au harcèlement des femmes qui portent le voile' ed (inevitabilmente)  'voile = soumission à Dieu, pas aux hommes'.

A parte le numerose bandiere di Francia, in aria si sono viste le insegne dei partiti di sinistra e della galassia ecologista ed anarcoide di EELV (partito francese dei verdi), France Insoumise (il partito social-democratico populista di Jean-Luc Mélenchon), dell' Unef (unione studentesca di sinistra) e del PCF (il partito comunista francese), così come della lega dei diritti dell'uomo e del CNT, gli anarco-sindacalisti francesi.

Al termine della manifestazione, l'ex direttore del Collettivo contro l'islamofobia in Francia (CCIF), Marwan Muhammad, ha scandito le due "richieste chiave" degli organizzatori: il "riconoscimento ufficiale dell' islamofobia quale reato nel sistema legislativo", nonché l'istituzione di un "piano nazionale per combattere l'islamofobia".

Islamofobia, il termine simbolo di questa manifestazione, il termine utilizzato dagli organizzatori per promuovere e diffondere le pubbliche proteste, il termine che ha diviso persino le forze polititiche di sinistra che hanno da subito appoggiato l'iniziativa (come riportato anche da Libération)

Una operazione mediatica tutta tesa ad "affossare la manifestazione", ha dichiarato Marwan Muhammad, per evitare di affrontare i problemi reali, quello della "crescente discriminazione dei musulmani in Francia".

"Islamofobia è la parola che stanno usando le persone che oggi hanno manifestato a Parigi e in molte altre città della Francia", ha aggiunto.

"Perché allora non mettere in discussione altre parole della lingua francese?". 

Senza molti fronzoli e giri di parole, il vero problema in Francia (e non solo) sta tutto nel concetto di laïcité che più che far rima con fraternitè declina l'accezione di egalitè nella logica razionista e nichilista dell'egualitarismo, l'esito del quale finisce per tradursi nel 'tutti eguali nessuno uguale'.

E' il concetto per il quale tutte le religioni sono equivalenti e al tempo stesso delle leggi francesi che vietano l'utilizzo nei luoghi pubblici di qualsiasi simbolo espressamente religioso; per il quale occorre cambiare l'articolo 1 della Loi fondamentale per il quale la Republique "assure l'égalité devant la loi de tous les citoyens sans distinction de sexe, d'origine ou de religion", al posto di  "sans distinction d'origine, de race ou de religion" , introducendo il divieto di discriminazione di genere che sta portando ad approvare una riforma di legge sulla bioetica per la quale tutte le donne senza distinzione possono accedere alla PMA, perchè tutte (e presto tutti con la legalizzazione della pratica dell'utero in affitto) devono avere pari diritti, compreso quello di avere a tutti i costi un figlio; e così via ...

In questo modo, persino il rifiuto del razzismo e della xenofobia diventa un problema imbarazzante in Francia. E questa manifestazione ne è un segno evidente.

Per quale motivo utilizzare ad ogni costo il termine islamofobia anzichè razzismo?

Semplice: per sancire il divieto di qualsiasi forma di critica e respimento di un Islam radicale, troppo frequentemente colluso con la jhad, quel brodo di sub-cultura pseudo identitaria che in maniera sempre più veloce e profonda si diffonde a macchia d'olio nelle banlieu ed in interi quartieri delle principali città di Francia.

Tutta la Francia, tutti i partiti politici rappresentati in Parlamento hanno condannato l'attacco contro la moschea di Bayonne. Tuttavia, anche oggi, mentre il terrorismo islamista ha provocato la morte di 260 persone dal Bataclan, non vi è traccia di uccisioni violente tra la popolazione musulmana specificamente colpita in Francia..

I francesi - e i sondaggi lo dimostrano - se considerano (giustamente) l'Islam politico come un problema, non hanno ceduto, grazie a Dio, alla tentazione razzista o all'odio mortale anti-musulmano.

L'ultimo rapporto del governo francese sulla valutazione degli atti razzisti, antisemiti, antislamici e anticristiani pubblicato il 12 febbraio 2019 (riferito all'anno 2018) osserva:

"Dopo due anni di sensibile riduzione (nel 2016 e nel 2017), il numero di atti violenti di matrice antisemita è aumentato notevolmente nel 2018 (+ 74%). Per quanto riguarda gli atti razzisti e xenofobi, è stata osservata una diminuzione del 4,2%. Gli atti anti-musulmani quest'anno raggiungono il loro livello più basso dal 2010".

Le cifre degli atti commessi contro le religioni nel 2018 comunicati dal Ministero degli Interni francese sono ancora più eloquenti: atti anticristiani n. 1.063;  atti antisemiti n. 541.

E -nonostante la differenza demografica - atti anti-musulmani: n. 100.

Il concetto di islamofobia è  il prodotto di un marketing corrotto e ora non commerciabile di una manipolazione dell'evidenza.

Per quanto non troverai un francese disposto ad ammetterlo (ed è questo il dramma e la vera questione), la laicità così intesa confonde e diventa il pretesto per affermare da una parte quella sorta di xenofilia anti-occidentale della sinistra che rischia di sposarsi con il potere dell'islamismo radicale altrettanto anti-occidentale e dall'altra la diffusione molecolare di un ringhioso identitarismo settario e populista che anima oggi più in altri tempi le forze politiche della desta francese.

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