Dividi il nemico: strategia di propaganda

di Davide Vairani

Esperto di comunicazione politica, Arnaud Benedetti decodifica le strategie degli organizzatori della manifestazione contro l'islamofobia del 10 novembre scorso in Francia in una recente tribune su Le Figaro ('Diviser l’adversaire, la stratégie de propagande islamiste déployée le 10 novembre', FigaroVox, 12 novembre 2019). 

Arnaud Benedetti è docente  presso l'Università Parigi-Sorbona e  capo-redattore de Revue Politique et Parlementaire.

Ha pubblicato Le coup de com’ permanent (Editions du Cerf, 2018) nel quale analizza e decodifica le strategie comunicative di Emmanuel Macron.

La marcia contro l'islamofobia, a cui si sono uniti alcuni leader della sinistra francese (presumibilmente alla ricerca di nuove quote del mercato elettorale) è indicativa di una propaganda insidiosa il cui primo obiettivo è infondere dubbi.

Avanguardia di una rivoluzione che sognano nel loro radicalismo escatologico - cioè l'imposizione della sharia - per imporla gli islamisti usano una antica regola della meccanica propagandista: dividere l'avversario.

Il loro avversario non è altro che l'asse repubblicano, quello dei partiti e di altri sindacati che, nonostante le opposizioni tra di loro a volte risolutamente conflittuali, si trovano tuttavia e necessariamente in una fucina comune di regole del gioco.

Tra queste, la separazione tra temporale e spirituale, di origine cristiana (il cui risultato del processo storico in Francia si chiama laïcité), che costituisce il fondamento del patto nazionale.

Riuscendo a dividere la sinistra sul tema, a staccarne una parte, i promotori della marcia del 10 novembre hanno raggiunto il loro obiettivo propagandistico.

Hanno creato le condizioni per aprire una spaccatura sul fronte nemico, dividendolo e mostrando una banalizzazione della realtà (s’octroyant un brevet de banalisation) attraverso la presenza nelle piazze della manifestazione contro l'islamofobia di soldati un po'persi dall'ultra gauche.

Nel fare questo, hanno usato una vecchia strategia di comunicazione dotata di una formidabile efficienza che si basa non tanto sul costringere ad aderire o meno ad un messaggio, quanto a suscitare un diversivo tempestivo per nascondere la realtà del proprio background dottrinale.

La propaganda si nutre dell'astuzia, della fragilità dei suoi avversari e delle loro emozioni. È prima di tutto un incitamento all'azione e un dispositivo di alterazione del giudizio.

Jacques Ellul, un visionario decifratore della modernità, non lo dice diversamente:

"L'obiettivo della propaganda moderna non è più quello di modificare le idee, ma di provocare l'azione (...).

Non è più cambiare l'aderenza a una dottrina, ma impegnarsi irrazionalmente in un processo attivo.

Lungi dal rivolgersi alle masse incolte, questa neo-propaganda è destinata ad attori informati ed educati, a volte con un innegabile bagaglio culturale.

Ha lo scopo di mobilitare gli opinion leader, quando le persone nella loro profondità rimangono ostili o indifferenti".

I mélenchonistes (l'autore fa riferimento ad una parte della sinistra francese che ha come esponente politico di rilievo Jean-Luc Mélenchonche del gruppo parlamentare La France insoumise - ndr) insieme a noti islamisti passeggiavano per le strade di Parigi e fungevano da alibi e vettori operativi di questa offensiva comunicativa.

Infine, sono diventati i coraggiosi portatori di un'altra dimensione "manipolativa", ben nota nelle industrie inquinanti e tossiche: la strategia del dubbio, che consiste nel minare dall'interno le prove più fondate. L'idea è di restituire l'argomentazione delle prove contro la vittima.

Qui, non è l'Islam che pone un problema nelle sue relazioni con lo stato, ma lo stato e la società che stigmatizzano l'Islam.

Tutto consiste nel dissipare gli atti terroristici passati, nel denunciare la cosiddetta legislazione "liberticida", nel mettere in discussione il diritto di criticare una religione e nel sollevare dubbi sulla validità di un'organizzazione sociale e politica.

Il dispositivo è inseparabile dalla storia delle strategie comunicative.

Il primo ad averlo avviato fu l'inventore della pubblicità moderna, l'americano Albert Lasker (che era anche un lobbista di sigarette), il quale - al tempo delle prime pubblicazioni scientifiche che stabilivano una correlazione tra consumo di tabacco e  sviluppo di alcune patologie - si invento la somministrazione di falsi sondaggi alla professione medica per dimostrare il valore terapeutico delle sigarette!

Nell'impresa divisionale rivolta agli intellettuali e ai militanti organici del mondo repubblicano, fino all'introduzione del dubbio nel cuore del forum repubblicano, i comunicatori musulmani hanno aggiunto il pezzo finale alla loro "narrazione".

Come spesso accade quando si tratta di creare dissenso, hanno istituito il loro formidabile meccanismo a partire da un materiale indiscutibile che hanno sovvertito al punto da renderlo la metafora ipertrofica della loro "stigmatizzazione", proprio quello che mira a dissolvere e nascondere la realtà delle loro ricorrenti offensive contro il contratto repubblicano.

Il deplorevole attacco alla moschea di Bayonne è stato utilizzato quale architrave per una narrativa deformata e distorta da imporre in una dimensione pubblica: prima si punta ad ingenerare un sentimento collettivo del senso di colpa e poi si giunge alla sottomissione.

La marcia del 10 novembre - grave contraffazione delle marce civiche - non aveva altro scopo se non quello di testare la capacità di discernimento dell'organismo politico della Repubblica. Portandosi  in piazza la sinistra melenchoniana e l'ultra-sinistra, gli islamisti hanno guadagnato in visibilità ma non in rispettabilità.

Nel fare ciò, hanno trascinato i loro compagni laici sulla strada dell'emarginazione e del discredito ... almeno per un po' di tempo.

Jacques Ellul (1912 - 1994), giurista, storico, teologo e sociologo di fama internazionale, è stato professore di Storia e di Sociologia delle Istituzioni all’Università di Bordeaux.

La sua opera include studi sulle istituzioni medievali d’Europa e sugli effetti della tecnologia moderna nella società contemporanea.

Tra le sue opere più conosciute: La Technique ou l’enjeu du siècle (1954); Propagandes (1962); Le Système technicien (1977) e Le Bluff technologique (1988).

Tra i libri pubblicati in Italia ricordiamo: Anarchia e cristianesimo, La speranza dimenticata e Storia delle istituzioni.

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