Padre e madre d'intention 

di Davide Vairani

Durante il mese di novembre 2019, la Corte d'Appello di Rennes ha stabilito il riconoscimento in Francia dello stato civile del loro paese di nascita per i bimbi di quattro coppie - due etero e due omosessuali -, nati tra il 2010 e il 2016 negli Stati Uniti e in Messico attraverso la pratica dell'utero in affitto.

Le sentenze della Corte d'appello di Rennes confermano nei fatti una nuova tendenza della giurisprudenza francese in relazione a diverse sentenze del Tribunal de Grande Instance di Nantes, l'unica giurisdizione in Francia competente per le questioni di stato civile francese a causa della presenza a Nantes del servizio nazionale dedicato.

Se i giudici compiono questo nuovo passo per facilitare il riconoscimento dei bambini nati dalla maternità surrogata (GPA) all'estero, è perché sono incoraggiati dalla storica decisione assunta il 04 ottobre dalla Corte di Cassazione nell'emblematico "caso Mennesson", nel quale viene convalidata la trascrizione nei registri dello stato civile delle figlie gemelle di Dominique e Sylvie Mennesson, senza fare la differenza tra la situazione del padre - l'unico con un legame biologico con i propri figli - e la "mère d'intention".

Dunque, i giudici hanno scelto di non costringere più il genitore "d'intention" a ricorrere ad un'adozione per stabilire una parentela rispetto al minore nato all'estero da una GPA (Gestation pour Autrui).

Allo stesso tempo, gli stessi giudici con queste nuove decisioni stabiliscono de facto che una donna non ha più bisogno di partorire per diventare madre.

Per il momento, nessun testo in Francia stabilisce il riconoscimento del rapporto di discendenza tra una coppia e il figlio avuto quali madri surrogate all'estero.

Questi quattro recenti casi seguono un ragionamento molto preciso, lo stesso seguito dalla Corte di Cassazione nel caso della famiglia Mennesson: la Corte aveva posto fine a 19 anni di lotta giudiziaria per la coppia, convalidando l'intera trascrizione nella legge francese dei certificati di nascita delle loro due gemelle nate da GPA in California.

Affinché la genitorialità venga riconosciuta, la legge francese richiede normalmente alla madre di adottare il figlio che non ha partorito lei stessa. Dato che i procedimenti giudiziari avviati dalle coppie "surrogate" in Francia si trascinano per più di tre anni, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha chiesto alla Francia di garantire che i bambini nati da GPA all'estero fossero riconosciuti il ​​più rapidamente possibile dalla legge francese.

La Corte d'appello di Rennes ha ritenuto pertanto che in questi quattro casi, dato il numero di anni trascorsi, la procedura di adozione avrebbe allungato troppo le cose e che i certificati di nascita rilasciati all'estero dovrebbero essere riconosciuti direttamente.

In una delle sentenze, la Corte ha scritto che "in considerazione dell'interesse superiore dei bambini già nati [tra il 2010 e il 2016 in Messico e negli Stati Uniti ndr], il ricorso à la gestation pour autrui non è più d'ostacolo alla trascrizione di un certificato di nascita straniero nei registri dello stato civile francese".

Ritiene che "tutte le volte nelle quali è in gioco la situazione di un bambino, deve prevalere l'interesse superiore del minore - che comprende anche l'identificazione legale delle persone che sono responsabili della sua crescita, che devono provvedere a soddisfare le sue necessità e garantirne il benessere -, così come deve prevalere l'opportunità di vivere e di crescere in un ambiente stabile e, dunque, il mancato riconoscimento du lien de filiation tra un bambino nato da maternità surrogata all'estero e la mère d'intention ha conseguenze negative su diversi aspetti del diritto del minore al rispetto della propria vita privata".

Nelle loro recenti sentenze, i giudici della Corte d'appello di Rennes citano a lungo questa decisione presa nel caso Mennesson.

"La Corte di cassazione ritiene che, in vista dell'interesse superiore del minore, si consiglia di privilegiare qualsiasi metodo di accertamento della filiazione, consentendo al giudice di controllare in particolare la validità dell'atto o della sentenza dello stato civile ai sensi della legge del luogo di stabilimento", si legge nella sentenza del 18 novembre.

"Queste sentenze segnano una grande frattura", afferma Marie-Christine Le Boursicot, magistrato e consigliere della Corte di Cassazione, al quotidiano La Croix, perchè non sono altro che il sintomo del fatto che la decisione della Corte di Cassazione farà ora giurisprudenza.

"Prima, i giudici si affidavano al fatto che la madre non aveva partorito e imponevano l'adozione. Ma la realtà del parto non ha più importanza", continua, affermando: "Tutto ciò pone il legislatore con le spalle al muro: ora siamo costretti a rivedere radicalmente il nostro diritto alla filiazione".

Un'analisi confermata da Laure de Saint-Pern, docente all'Università Paris-Descartes: "Con queste decisioni, i giudici prendono atto che la volontà può ora essere la base della filiazione. Riconoscono il fatto compiuto".

I tribunali continueranno a procedere in tale direzione?

Tutti in attesa di una circolare inter-ministeriale sulla questione, annunciata a settembre dal Ministro della Giustizia Nicole Belloubet e sin'ora mai fatta uscire .

Secondo la Cancelleria francese, almeno 555 bambini sono nati all'estero da GPA tra il 2013 e gennaio 2019, più della metà di loro in coppie di uomini e il 70% negli Stati Uniti.

La legalizzazione della pratica dell'utero in affitto appare sempre più vicina in Francia. Ci si arriva di lato, con sentenze della giurisprudenza che si sostituisce al legislatore: prima facendosi carico di situazioni straordinarie (fuori dall'ordinario) e successivamente tracciando una consuetudo che non potrà che essere progressivamente applicata ad ogni circostanza.

Non c'è da stupirsi. In fondo è logico e coerente con l'assunto apodittico a monte: la genitorialità d'intention.

Se per avere un figlio il parto viene ridotto ad un mero atto strumentale e se basta l'amore perchè ci sia un padre ed una madre, per quale ragione non si dovrebbe contemplare la pratica dell'utero in affitto tra le possibilità che la scienza e la tecnica offrono per aggirare i limiti imposti dalla natura?

La mercificazione della donna? Da lasciare a nostalgiche femministe post '68 e a qualche bigotto cattolico.

Il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre? Non stiamo mica qui a filosofeggiare o far teologia accademica.

Padre e madre sono chi si prende cura dei figli. Il resto è puro idealismo in mondo nel quale contano solo i fatti qui ed ora.

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