Il duro magistero che s’impara sulle cattedre del #dolore

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 10 dicembre 2019

Marta amava rispondermi con una frase di Flannery O'Connor: “La malattia è un luogo molto più istruttivo di un lungo viaggio in Europa”.

Prendeva a prestito una delle voci più geniali e influenti della letteratura americana del Novecento e morta all’età di 39 anni per una malattia ereditaria per dirmi con fiera certezza che nonostante la fibromialgia che la spezzava letteralmente in due il dolore e la sofferenza accendono misteriosamente una luce inaspettata nella sua vita.

La sofferenza può portare alla salvezza o alla distruzione, alla gioia o alla tristezza, alla pace o alla disperazione.

Accettare la sofferenza è la cosa più complicata quando hai bisogno di tutto solo per poterti alzare dal letto quando il tuo corpo non ci sente a compiere i banali meccanismi motori della quotidianità, quando ti manca il respiro per potere muoverti anche solo da un lampione all’altro.

“Ci sono malati che diventano buchi neri, densi come antimateria, pronta a risucchiarli offuscando la luce che circonda la loro vita. Il dolora, la menomazione, l’umiliazione continua del corpo e della psiche, li portano umanamente ad arrendersi ad essa. Barbara invece non lo fa”.

Il virgolettato è l’incipit dell’introduzione a firma Paola Belletti.

Barbara Ughetti è l’autrice di un libro, “Quando Dio usa la carta vetrata”, un vero e proprio manuale di sopravvivenza per “giovani matricole della sofferenza e per chiunque voglia affrontare la vita senza maschera”.

“Quando Dio usa la carta vetrata”

di Barbara Ughetti
Pag.ne 112
Luglio 2019
Edizioni Villadiseriane

“Fatico a dirlo anche a me stessa, ma è terminato, dopo tanto lavoro”, annota Barbara in un pensiero che da solo racchiude lo spirito e lo stile di questo libro.

“Fatico a dirlo, ma sono contenta - aggiunge.

“Ho dovuto pensare molto se mettere su carta parte della mia vita, perché mantenere la privacy come sempre ho fatto sulla mia storia era parte del mio stile: riservato, tranquillo, abituato a cercare di essere indipendente e dare il massimo nonostante ‘l'amico storico’, duro e implacabile, che porto con me da sempre.

Avevo scelto il silenzio, ma davanti all'idea di scrivere un manuale di sopravvivenza valido per tutti anche per chi è sano e forte, o un cercatore di Dio che non ha ancora fatto la sua scelta, allora ho pensato di mettere da parte la mia indecisione.

Davanti alla possibilità di rimanere per un poco nei cuori, o solo di facilitare con qualche umile consiglio la vita altrui, i dubbi si sono dissolti. Quando ho pensato che potevo risollevare l'animo di tante persone con la vicinanza della mia storia con la loro, allora ho osato scrivere.

Non era per me, era per gli altri e a mio avviso non c'è nulla che richieda fatica e lasci la pace nel cuore se non ti stai spendendo per qualcuno.

Spero davvero che sia il mio modo per continuare a dare senso e significato alla sofferenza.

Spero anche che chiunque lo legga lo faccia non per mera curiosità, o per insegnare a chi ha dolore, a cominciare da me, quanto sia duro, complesso e difficile vivere, o peggio leggere per poi, subito dopo, dare lezioni di vita. Io vorrei invece davvero che chi legge lo faccia spinto dal desiderio di conoscere.

Ah si buona idea, ma cosa? Come pazienza, volontà, sopportazione e tanto tanto tanto altro possano essere compatibili con il desiderio e il diritto di dare un senso pieno e completo all'esistenza in ogni ambito e con le forze che il sofferente ha in quel momento”.

Sofferente per una combinazione di patologie delle quali racconterà poco o nulla, se non quello che serve per non cadere nella trappola della curiosità, ma a distanza di sicurezza da dettagli eccessivi o morbosi, ha sfoderato lungo i 35 anni di malattia “una spada dura e lucente come fosse un guerriero”, scrive di Barbara Paola Belletti, “in lotta contro la malattia e la sua multiforme espressione con Dio al fianco, a volte silente, a volte come un vento leggero ma costante”.

Cosa offre nel suo libro?

Come appare dal suo stile, descrive la grandezza nell’essenzialità: che senso ha la vita trafitta, quanto è preziosa per il mondo e, tra le altre cose, come sopravvivere con dignità e coraggio al dolore, qualunque dolore, per trovare l’essenza della vita e nutrirsi di questa per raggiungere ogni giorno la sera.

Un libro pieno di futuro e di speranza scritto da una donna attraversata da un costante dolore fisico che non se ne va mai in vacanza. Un dolore che non le ha impedito di farsi una vita, di avere un marito e tre figlie. Un dolore che la tiene legata da sempre ma che non le fa perdere la speranza della guarigione: “So che Dio può tutto e credo che possa donarmi la grazia immensa di un corpo sano, ma nel mentre combatto, come voi, e mi costruisco zattere per non affondare e per rimanere sulla cresta dell’onda durante la tempesta”.

Non conosco di persona Barbara, classe 1971 come me, ma nel leggerla ritrovo le storie di tanti volti conosciuti lungo il cammino della vita, volti dai quali ho soltanto da imparare che cosa significa davvero vivere.

“Ricordatevi di procedere a testa alta”, scrive Barbara Ughetti nel suo libro.

“Gli eroi si muovono così e voi lo siete.

A chi invece non piace parlare tropo di sé, a chi non ha la consapevolezza del coraggio che mostra ogni istante, a chi non incede spavaldo come gli eroi di Sparta perché crede di averne il diritto, voglio solo dire che in realtà noi sofferenti brilliamo così tanto nel buio dell’indifferenza, dell’incomprensione e della banalità in cui, a volte, la gente del mondo sano cade senza neppure accorgersene, da rifulgere come diamanti a contatto con pietre fallaci.

Brilliamo per Dio che tutto sa e tutto vede, e chi ci incontrerà percepirà il cuore aprirsi e sentirà sorgere spontanea la domanda: ‘Ma io, anche se ricchissimo perché immeritatamente sano, che vita ho trascorso, che cosa ricorderanno gli altri di me, che cosa ho costruito, quali doti ho scelto di mettere a disposizione, quale senso e scopo ho dato al mio passaggio in questo mondo’.

Scegliete il passo da destinare alla vostra esistenza, che non è da confondersi con il guardare avviliti alle difficoltà che avete.

Vi troverete lenti, incerti, zoppicanti, traballanti, ma scoprirete anche che ciò non ha alcuna importanza, fondamentale è solo l’incedere sicuro, spedito, dignitoso, elegante della vostra anima e del vostro cuore”.

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