Vulnerabili

di Davide Vairani

Maria ha 85 anni e Clemente di anni ne fa 87.

Marito e moglie.

E genitori di Silvia, 42 anni, disabile fisica al 100% dalla nascita e con gravi disturbi epilettici e cerebrali.

Orbassano, poco più di 20mila anime nell'hinterland torinese.

Maria e Lucia dormono insieme nello stesso letto, tutti i fine settimana, quando Lucia rientra dal Centro Diurno Disabili di Collegno, che frequenta da soli due mesi.

Clemente dorme allora sul divano, perchè in tre non ci si sta e Lucia ha bisogno di tutto, si muove improvvisamente nella notte.

E' lunedì mattina, sul presto, perchè Lucia deve tornare a Collegno per un'altra settimana e poi un'altra ancora, probabilmente per tutta la sua vita.

Almeno fino a quando non avrà 65 anni, perchè poi ci vuole una struttura residenziale con operatori diversi, più sanitaria, quando il fisico e la mente di Lucia subiranno anche le patologie dell'anzianità.

E' lunedì mattina, sul presto.

Lucia non andrà a Collegno. Maria ha preso il martello e ha amazzato di colpi Lucia.

"Non ce la faccio più, non voglio che Silvia soffra ancora, il mio è un gesto di pietà".

E' lunedì mattina, sul presto. Sul tavolo in cucina un biglietto. Il martello usato per l'omicidio sul comodino della camera da letto. Clemente chiama disperato i carabinieri.

Quando arrivano lo trovano tra le lacrime: "Non così, non così. La mia bambina".

Maria - ora - è ricoverata sotto choc all’ospedale San Luigi, denunciata dai carabinieri per omicidio.

La vicenda di Lucia, Maria e Clemente non è soltanto una delle (troppe) storie minime della cronaca nera, ma la narrazione di un dramma pubblico.

Se a rappresentare il sentiment dell'italiano medio i termini più azzeccati sono ansia, malcontento, sfiducia, malumore, rancore e poi odio ed intolleranza - come narra il Censis nell'ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese - , allora smettete pure di leggere, fermiamo il treno e scendiamo giù tutti quanti.

Lucia, Maria e Clemente ci mostrano il volto di quello che siamo e che facciamo fatica - tutti, nessuno escluso - ad accettare: la vulnerabilità.

Vi siete mai domandati quante sono le persone disabili in Italia? La risposta a questo quesito la si può cercare in molti modi, tutti parziali.

In Italia ci sono oltre 3 milioni di persone disabili, il 5,2% dell'intera popolazione residente: circa la metà sono persone anziane ed 1,5 milioni sono privi di una rete d’aiuto: è la fotografia scattata dall’Istat, nel volume “Conoscere la disabilità”, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. Il Rapporto fornisce un quadro sulla condizione delle persone con disabilità nel nostro Paese, le limitazioni cui sono soggetti in vari ambiti – salute, istruzione, lavoro, condizioni economiche, partecipazione alla vita sociale e culturale- ed il ruolo che svolge il sistema di welfare.

Risposta corretta ed esaustiva? No.

Che cosa intendiamo per disabilità? Possiamo considerarla solo nel suo aspetto di limitazione insita nell’individuo e trattata esclusivamente come “problema” medico su cui intervenire individualmente. E allora la fotografia scattata dall'Istat funziona.

Se proviamo a prendere in considerazione la definizione di disabilità con la classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, cambia tutto.

La disabilità non è più concepita come riduzione delle capacità funzionali determinata da una diagnosi medica, ma viene definita come “il termine ombrello per menomazioni, limitazioni dell’attività e restrizioni alla partecipazione. Esso indica gli aspetti negativi dell’interazione tra un individuo (con una condizione di salute) e i fattori contestuali di quell’individuo”.

Proprio facendo riferimento alla concettualizzazione dell’ICF, nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 (ratificata dall’Italia nel 2009) si afferma che: "le persone con disabilità includono quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che - in interazione con varie barriere - possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri".

La verità è che non esiste una definizione univoca di disabilità, criteri di rilevazione o strumenti di registrazione uniformi.

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane si parla di circa 4 milioni e 360 mila persone disabili, delle quali 2 milioni e 600 mila ha una età superiore a 65 anni e vive nelle regioni del mezzogiorno.

Altre ricerche invece parlano di oltre 3 milioni di persone non autosufficienti e di circa 2 milioni di persone che usufruiscono di indennità di accompagnamento. 

L’ultimo report Istat sull’inclusione sociale interpreta il termine disabilità in modo assai più ampio, stimando a circa 13 milioni e 177 mila le persone con qualunque tipo di disabilità.

È una stima costituita dalle persone di 15 anni e più che risultano avere un ventaglio molto ampio di disabilità definite come “limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi”.

Si parla di tipi di disabilità molto diversi tra loro, che vanno dal massimo grado di difficoltà nelle funzioni essenziali della vita quotidiana, a limitazioni molto più lievi, comprendendo anche malattie croniche come diabete, malattie del cuore, bronchite cronica, cirrosi epatica o tumore maligno, demenze senili, disturbi del comportamento.

Complessivamente, si tratta del 25,5% della popolazione italiana e in questa popolazione prevalgono le donne (54,7%) e le persone anziane (61,1%).

All’interno di questo gruppo generico che comprende tutte le disabilità, il 23,4% riferisce di avere limitazioni definite “gravi”, cioè il massimo grado di difficoltà nelle attività essenziali della vita quotidiana, e in questo caso parliamo di circa 3 milioni di persone.

La ricerca risale però al 2013 e non è più stata aggiornata. Istat sta lavorando alla costruzione di un archivio integrato per fornire in maniera strutturata informazioni sulla disabilità in Italia, ma al momento l’archivio non risulta ancora attivo.

Lucia, Maria e Clemente ci sbattono in faccia una verità che spesso tendiamo a rifiutare e a non riconoscere per noi stessi: tutti siamo disabili.

La vulnerabilità è inscritta nel dato stesso di esistere, perchè fin dal primo istante nel quale viene al mondo una vita il suo esistere come divenire di una promessa è minacciato

L'aumento dell'aspettativa media di vita (al quale non corrisponde un aumento della qualità della vita), l'inverno demografico nel quale ci stiamo infilando a piene mani e l'esplosione di nuove patologie croniche non ci permettono il lusso di ritenerci immuni da una qualche forma di disabilità.

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