Libera, nos Domine

Lasciate in pace Gesù

di Renato Farina

"Libero", 15 dicembre 2019

Un passo indietro, per favore.

Creativi, pubblicitari, ideologi di tutto il mondo lasciate che Gesù giaccia nella culla, accudito da Maria e Giuseppe, dove è stato deposto duemila anni fa. Oppure permettete che se ne stia lì, appeso sulla croce, senza trascinarlo nei vostri giochi da burloni.

A suo tempo doveva temere al massimo il freddo ed Erode da piccolo, e da grande sputi, chiodi e tradimento. Adesso gli si avventano addosso giulivi per manipolarlo cineasti e smanettoni da playstation.

Nugoli di intelligentoni, per ricavarne denari, risate, complimenti, gustose polemiche che fanno sempre sangue e profitti, hanno trasformato il Nazareno in un prodotto da marketing, spesso osceno, comunque sterilizzandone il mistero.

Quel senso di un Dio vicino, da credere o da respingere, ma più profondo delle nostre profondità. Il Gesù che ha toccato noi da bambini, i nostri figli e forse i nipoti, la notte di Natale e poi il Venerdì Santo e l'alba della Pasqua. Qualcosa di ineffabile, una nebbia luminosa, una persona di carne rosea nella culla e inondata di sangue da adulto, “per amore” ci dicevamo. Qualcosa da accarezzare e baciare, ma avvolto da un incanto, che è il modo con cui i piccoli di ogni tempo, e gli adulti con il cuore curioso, sperimentano l'infinito del presepe e della via crucis.

Tutto questo è perduto per sempre.

Bisogna ribellarsi.

Non in nome di un pio devozionalismo, peraltro più simpatico dei cinismi spocchiosi, ma per rispetto di quell'uomo lì, indifeso, tirato di qua e di là, che diceva di essere Dio, e oggi non può difendersi: com'è noto fu lui a imporre a Pietro di deporre la spada con cui aveva tagliato l'orecchio di Malco, servo del Sommo sacerdote.

In questi giorni due notizie di cronaca raccontano di come Gesù Cristo sia stato rapito e travestito secondo i gusti di chi vuole ricavarne gloria e reddito.

Primo caso. E' entrato in commercio un video gioco. Si intitola “I am Jesus Christ”, io sono Gesù Cristo.

Ed è proprio così: realtà virtuale, si diventa Lui. Il giocatore è introdotto nella Palestina ai tempi del censimento di Augusto. E veste i panni di Gesù fino alla Resurrezione.

Sbagliato. Non solo veste i panni di Gesù: diventa lui, è chiamato ad essere non un suo discepolo, o a imitarlo, ma a vivere al suo posto, sostituendo la sua volontà con la propria.

Una specie di incarnazione bis. Come Dio si incarnò nel seno di Maria, così noi, divinità pagane, siamo in grado, grazie alla tecnologia cibernetica, di incarnarci nel “Figlio di Davide”.

Il sottofondo musicale è accattivante, non c'è nessun intento sacrilego. Anzi il proponimento di chi ha avuto l'idea è probabilmente quello di propagandare la buona reputazione del protagonista del Vangelo, oltre che di far carriera con la novità elettronica.

Del resto, Gesù davvero era uno come noi, un bambino come gli altri, un giovane che si trova davanti come noi alla scelta del bene e del male, e come lui il giocatore progredisce verso la resurrezione se si conforma alla giustizia e non si lascia incantare da quegli ipocriti di farisei. Certo è Dio, anche. E questo rende l'avventura più affascinante.

Tutto bello. Ma accidenti la prossima volta assumete come simulacro Garibaldi o Napoleone o Capitan America o Wonder Woman. Gesù non è un Super Eroe dotato di poteri grazie a cui fa miracoli e ribalta le tombe. Non è di quel giro di forzuti buoni. E' un mistero accaduto davvero nella storia. Per cui tanti sono stati ammazzati perché non lo hanno rinnegato, e tanti ancor oggi sono perseguitati (adesso!), e non si sentono accanto alcun eroe con super poteri alla Nembo Kid, ma un Dio che vuol bene, e giace nella culla.

Ho visto il presepe di Qaradash, tra le tende in Iraq. I bambini che si sistemano vicini ad adorare il “divin pargoletto”, quelli sì sono i veri super eroi.

Secondo caso. Qui siamo non più alla pedagogia sconvolta di qualche prete yé yé, ma a quanto di più scontato e ovvio si possa inventare oggi riguardo a Cristo.

Tempo fa un best-seller mondiale, poi film primatista di incassi, diffuse, quasi fosse verità acclarata ma occultata, la panzana madornale di Maria Maddalena incinta di Gesù, e poi fuggita con lui in Francia.

Avete capito di che cosa stiamo parlando: il Codice da Vinci. C'erano pure intrighi vaticani, omicidi atroci. Ma questo passi, niente di nuovo, in fondo qualcosa di plausibile.

Il vero obbrobrio fu il trasformare il Cristo storico, che solo l'Enciclopedia sovietica si affannava a sostenere fosse un mito inventato, nella marionetta di un romanziere.

Be': roba vecchia, il Gesù sposato e padre di famiglia! Stavolta in Brasile hanno avuto un'idea che è stata subito accalappiata da Netflix, il gigante della tivù che vanta 160 milioni di abbonati nel mondo.

Il film si intitola "A Primeira Tentação de Cristo" ("La prima tentazione di Cristo"), definito nella pubblicità “insolita e ironica revisione della vita di Gesù”. Il quale stavolta risulta essere un figlio adottivo con il problema di spiegare ai genitori di essere gay e di avere un fidanzato di nome Orlando.

Basta vedere le immagini che corredano il lancio del film: a Gesù sono prestate le smorfie idiote che quando eravamo bambini attribuivamo agli omosessuali.

Ora è disponibile pure sulla piattaforma italiana. Prima Netflix ha verificato se funzionava tra Rio de Janeiro e l'Amazzonia.

Funziona! Infatti ha suscitato un putiferio. In pochi giorni si sono raccolte un milione e trecentomila firme perché sia cancellato. Non sono tanto i cattolici a mobilitarsi (ormai sono abituati a tutto, anche a Gesù che canta in chiesa “Bella ciao”), ma gli evangelici.

Anche questo articolo contribuirà a far pubblicità a quella che Netflix difende come “diritto alla libertà di espressione”.

Anche Gesù Cristo avrebbe il diritto di essere, non diciamo adorato, ma almeno rispettato e lasciato in pace.

In fondo è nato e morto per noi, dicono.

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