Hogre, un “artista” che bullizza i miti e carezza i prepotenti

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 19 dicembre 2019

Ecce Homo (erectus).

Il manifesto blasfemo affisso nella pensilina nei pressi del Macro di Roma raffigura un Gesù in preda ad una erezione davanti ad un bambino. In alto la scritta “Ecce homo”, nel basso l’aggettivo erectus.

Evidente l’attacco alla gerarchia della Chiesa cattolica per le accuse (e condanne) di pedofilia e abusi sessuali di sacerdoti e vescovi.

A poche ore dall’esplosione delle polemiche sul web, l’ufficio stampa dell’Azienda Speciale Palaexpo - ente strumentale della città di Roma che gestisce il Palazzo delle Esposizioni, il Macro e il Mattatoio per conto di Roma Capitale -dirama un comunicato:

“L’Azienda Speciale Palaexpo, azienda che per sua missione promuove ogni giorno la cultura e il rispetto critico della libertà artistica e di espressione – si legge nella nota – si dissocia dal messaggio del manifesto e comunica che lo stesso è stato rimosso”.

Fine delle trasmissioni?

Lo stesso manifesto aveva già fatto la sua comparsa un paio d'anni fa in un colore diverso.

Era abbinato ad un altro manifesto, che ritraeva due donne abbigliate nell'iconografia della Madonna e la didascalia “Immaculata Conceptio in Vitro”, ovvio spottone per le coppie lesbo e l'utero in affitto.

L’azione artistica fu rivendicata da due street artist romani, Hogre e DoubleWhy.

Gli stessi che, qualche giorno prima di Pasqua dello scorso anno, fecero trovare sui muri di Roma poster contraffatti delle più importanti marche di pasta italiana opportunamente mascherati a bestemmia.

“Se dio fosse spaghetto”, recitava il copy nelle sue multiple variazioni, concludendosi nel blasfemo “Dioscotto”.

Obiettivo?

Sostenere una campagna di sensibilizzazione pubblica per l’abolizione del reato di bestemmia, messa in moto in Italia dalla comunità pastafariana e dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) con l'hashtag #EndBlasphemyLaws, la campagna lanciata dalla International Coalition Against Blasphemy Laws.

Hogre è un artista.

Vive da tempo a Londra e dei suoi lavori si organizzano mostre e retrospettive al WAR Gallery di Londra e in altri spazi espositivi in giro per il mondo.

E’ un esponente di punta di quella corrente artistica chiamata subvertising (crasi inglese di sovversione e pubblicità, advertising), una tecnica artistica che consiste nell’andare ad intaccare i cartelloni pubblicitari sparsi per le città con interventi che mirano a farne una parodia o stravolgerne il significato se non addirittura coprirla del tutto, andando contro l’inquinamento visivo della pubblicità e protestando contro il suo messaggio legato al consumo e all’edonismo.

E’ – davvero – un gesto artistico?

No, correggo l’interrogativo.

L’arte contemporanea ha sempre giocato sulla provocazione e sullo shock dello spettatore e non vi è dubbio che Hogre sortisca senza grande sforzo nel gesto pittorico tale effetto.

Non mi ci metto ad infilarmi in una diatriba su cosa sia arte o meno, dato che mi appare incomprensibile definire arte un Cattelan che attacca una banana al muro e la vende per migliaia di dollari (ma mi rendo conto essere un mio limite).

Riformulo l’interrogativo in questo modo: ma non vi annoiate?

Voi, creativi, pubblicitari e ideologi dell’arte come provocazione, non vi rendete conto di confondere troppo spesso libertà di ricerca artistica con la libertà dei valori e dei contenuti imposti da quel mercato e da quella cultura che vi prefiggete di provocare?

Non c’è programma televisivo nel quale non compaia una coppia lesbo, un trans o un gay; TV e quotidiani sono pieni zeppi di marchi blasonati o meno fare pubblicità ai propri prodotti con famiglie allargate, loghi arcobaleno e tutto l’armamentario gender free e politically correct; non parliamo di scoop (o presunti tali) di sacerdoti e vescovi in odore di pedofilia e abusi sessuali.

Mr. Klevra, 41 anni, romano, anche lui un artista street art, insomma, un collega di Hogre.

Usa l’iconografia bizantina quale cifra dei suoi lavori.

Che c'entra l'iconografia bizantina con la street art?

Lo spiega in una recente intervista così:

"Perché non sfruttare questo linguaggio che nessuno usa più per parlare alle persone fuori dalle chiese, in strada?

Voglio spingere le persone a fermarsi, a interrogarsi. Se si fermano, ho già vinto.

Per me sarebbe facilissimo finire sui giornali attaccando una Madonna tutta tatuata sulle colonne di San Pietro ma non mi interessa stupire: sono più contento se mi scrive il ragazzetto che si è commosso guardando una delle mie opere".

Quali tecniche preferisci utilizzare?
"Per la street art libera, quella illegale per capirci, realizzo poster perché posso lavorarci tranquillamente in studio e attaccarli nel giro di qualche minuto sui muri.

Quando invece lavoro su commissione e ho più tempo, utilizzo il pennello e l’aerografo direttamente sul muro".

Quali sono i soggetti che rappresenti più spesso e perché?
"Prevalentemente dipingo immagini sacre: in particolare i volti di Maria.

Ho scelto l’iconografia bizantina per due ragioni: la prima è che sono credente, la seconda è un po’ più complessa. Roma è sempre stata piena zeppa di immagini sacre, piena di edicole che col tempo sono finite nel dimenticatoio.

L'iconografia bizantina nasce per le persone che non sapevano né leggere né scrivere ed è in grado di condensare in un'immagine un intero passaggio della Bibbia".

Cosa apprezzi di più del mondo della street art e cosa detesti?
"Ciò che mi piace è la libertà che ha l’artista di esprimersi anche se bisogna sempre rispettare il contesto in cui l’opera viene collocata”.

Che importanza ha per te il contesto urbano e sociale nel quale collochi le tue opere?
"Ha un’importanza fondamentale. Non puoi creare un’opera che fa a cazzotti con quello che c’è intorno.

Se entri in punta di piedi in un contesto, spesso le tue opere vengono rispettate.

Una volta a Santa Maria in Trastevere avevo dipinto una Madonna.

Sono intervenuti quelli che ripuliscono i muri ma, invece di cancellarla, hanno dipinto un bordo rosso tutto intorno e sotto ci hanno messo pure due piante di alloro. L’ho trovato un bel gesto"

in La doppia vita di Mr. Klevra, scritto da Alessandro Cati

La Piccola Maria di Mr Klevra

Hogre, un consiglio spassionato. Non ti chiedo di disegnare Maria, Giuseppe e Gesù e tano meno di utilizzare l’iconografia bizantina.

Ti dico di più. Dammi retta: prenditela con i potenti, perché è troppo facile (e pure noioso) prendersela con i deboli.

Gesù giaccia nella culla, accudito da Maria e Giuseppe, dove è stato deposto duemila anni fa.

Oppure permetti che se ne stia lì, appeso sulla croce, senza trascinarlo nei tuoi giochi da finto provocatore.

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