O Oriens

Sabato della 3.a Settimana di Avvento

Sabato 21 Dicembre 2019

Feria di Avvento; S. Pietro Canìsio

Esultate, o giusti, nel Signore; cantate a lui un canto nuovo

Ct 2,8-14 opp. Sof 3,14-17; SaI 32; Lc 1,39-45

Novena di Natale

VI° GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Parola del Signore

Un evento teologico si manifesta all’interno di una storia di uomini: il fatto teologico è l’incarnazione del Verbo eterno di Dio; la storia umana è, molto più prosaicamente, la storia di una gravidanza fuori programma, fuori dal matrimonio, fuori dalla morale corrente,… fuori da tutto.

Nessuno crederebbe che questa maternità sia un dono del Cielo. Non è prudente che Maria, poco più che ragazza, rimanga a Nazareth; meglio cambiare aria per un po’, finché il polverone non si sarà dissolto e le malelingue non saranno state messe a tacere. Provvidenziale lo stato di bisogno dell’anziana parente Elisabetta; la Madre di Dio parte per andare ad aiutarla negli ultimi tre mesi di gestazione.

Maria non giunge sola dalla cugina, ma con qualche cosa in sé, a cui ha pienamente acconsentito in linea di principio, senza conoscerne la portata. Maria è un ostensorio della Parola e della volontà celeste, che si sono incarnate. Ma la madre di Dio non sa ancora come si svilupperà quel centro, attorno al quale ora lei vive.

È consapevole di essere stata espropriata e gettata nelle profondità di tutta la storia della salvezza; al tempo stesso, Maria è posta su un piedistallo: il cuore di questa storia di salvezza vive e cresce nel suo grembo e uscirà da lei. Ma questa consapevolezza non suscita in Maria nessun panico: nel suo consenso, si è abbandonata ad un duplice mistero: scomparire come serva e mostrarsi come portatrice della Parola di Dio.

Al suo saluto, il bambino che cresce nel grembo di Elisabetta sussulta: Gesù, non ancora nato, si è già scelto il precursore. Lo Spirito Santo piomba verticalmente a fecondare le relazioni orizzontali, le motiva, conferisce loro senso compiuto, profondità e risonanza.

Anche il rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento appare indissolubilmente annodato: la pienezza dell’Antico, rappresentato da Giovanni, viene elargita dal Nuovo, incarnato in Gesù: “Colui che viene dopo di me, mi è passato avanti, perché era prima di me.” (Gv 1,15).

Antifone al Magnificat

O Oriens, splendor lucis aeternae, et sol justitiae: veni, et illumina sedentes in tenebris, et umbra mortis.

O Oriens

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