'Scar of Bethlehem' e i nazareni palestinesi

di Davide Vairani

'Scar of Bethlehem', Cicatrice di Betlemme, l'ultimo lavoro di Banksy, artista e writer inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la cui vera identità rimane ancora sconosciuta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica.

Anticipato dallo stesso street artist sulla sua pagina Instagram, la cicatrice è ben visibile sul muro in cemento armato in blocchi dietro la Sacra famiglia.

Quel foro frastagliato ha la forma della Stella cometa che aleggia al di sopra di Maria e Giuseppe che vegliano Gesù riscaldato da un bue e da un asinello.

Sul muro che fa da sfondo sono impresse in inglese e francese, le parole 'pace', 'libertà', 'amore'.

L’opera è stata installata al Walled-Off Hotel, l’albergo con vista sul muro fatto costruire da Israele voluto da Bansky a Betlemme, nella Cisgiordania.

Tra i tanti che celebreranno le festività natalizie dove Cristo è nato, morto e risorto, non potranno esserci i cristiani della Striscia di Gaza.

Una minoranza che va sempre più diminuendo, i cristiani palestinesi sono approssimativamente il 2% della popolazione araba della Cisgiordania e meno dell'1% nella Striscia di Gaza.

Nella terra di Cristo, i cristiani sono chiamati con lo stesso nome con il quale venivano definiti i primi compagni di Gesù: Naṣrānī (derivato dal termine Nazareno) o Masīḥī (derivante dal termine arabo Masīḥ, ossia "Messia"); i parlanti ebraico li chiamano invece Notzri, o Notsri ("Nazareni", originari cioè della cittadina di Nazaret). 

Le autorità israeliane hanno comunicato in questi giorni che ai battezzati palestinesi potranno essere concessi solo permessi per andare all’estero, passando per la Giordania, ma nessuno di loro potrà recarsi in Israele o nella Cisgiordania per trascorrere i giorni nel Natale presso i Luoghi Santi cristiani.

La portavoce del ufficio militare israeliano che si occupa dei rapporti coi palestinesi ha giustificato tale disposizione facendo riferimento a motivi di sicurezza.

La misura presa quest’anno dalle autorità israeliane rappresenta un ulteriore passaggio nel processo di progressiva restrizione dalle disposizioni messe in atto da Israele in circostanze analoghe.

In anni recenti, le autorità israeliane avevano a volte garantito un numero limitato ma consistente di permessi riservati ai cristiani di Gaza che volevano recarsi soprattutto a Betlemme, Nazareth o Gerusalemme per celebrare lì le feste cristiane del Natale o della Pasqua.

Emarginati tanto dagli israeliani quanto dai palestinesi musulmani, i cristiani palestinesi hanno finito col diventare una “terza parte” in un conflitto che li schiaccia senza creare attorno a loro la solidarietà né dei filoisraeliani, né dei filopalestinesi.

Quasi un corpo separato da tutti e destinato ad essere rigettato proprio da quella terra che dovrebbe essere la loro culla.

Da un lato, ci sono gli israeliani che chiedono loro permessi speciali per una serie di attività e pongono gli stessi limiti imposti ai palestinesi musulmani. Al contempo, i loro problemi non rappresentano la priorità per l’Autorità palestinese, che da Ramallah elargisce aiuti economici alla popolazione di religione islamica, mentre ne riconosce ben pochi ai cristiani.

A Gaza la piccola comunità cattolica locale, solo 117 fedeli, ha festeggiato il Natale radunandosi intorno all'Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, in visita alla Striscia negli scorsi giorni.

Un Natale vissuto sulle parole del Salmo 120, che, dice il parroco, padre Romanelli, è quello che "meglio descrive lo stato d'animo attuale dei nostri cristiani".

“Alzo gli occhi e guardo verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra".

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