Francia: come ti sdogano l'utero in affitto

di Davide Vairani

I sistemi normativi, il corpus legislativo, rappresentano - in fondo - l'idea di società nella quale si vive e si vuole continuare a farlo. 

C'è chi ritiene che esse - le leggi - siano e debbano essere fatte per regolare il traffico di un Paese, in modo che sia il più scorrevole e sicuro possibile e che a tutti - ma proprio tutti, nessuno escluso - venga riconosciuto il diritto di poter andare da una via all'altra con le modalità che più gli aggradano, purchè non rechino danni a qualcuno o qualche cosa, volontariamente o meno. 

C'è chi ritiene che le leggi non possano limitarsi a svolgere la funzione del vigile che regola il traffico, ma debbano anche stabilire il tutto di una società, di cosa siamo fatti e costituiti, in una logica incrementale di diritti e doveri che si evolvono con l'evolversi del traffico e dell'idea di persona che il progresso di scienza e tecnica offrono in quella determinata fotografia di società.

In entrambe le accezioni, l'idea di libertà che il sistema normativo è chiamato a tutelare è espresso nell'articolo 4 della Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen del 1789: "La libertà consiste nel poter fare qualsiasi cosa che non danneggi gli altri".

Entrambi i due componenti una coppia (di donne o  di uomini) - e non più soltanto l'unico padre biologico - possono essere pienamente riconosciuti in Francia come genitori di un bambino nato all'estero attraverso la pratica dell'utero in affitto: una decisione che arriva dalle aule dei tribunali per tramite della Corte di Cassazione, con due sentenze che ampliano la sua giurisprudenza relativa alla genitorialità dei figli nati da madre surrogata - un processo vietato in Francia - convalidando l'intera trascrizione dei certificati di nascita di bimbi avuti all'estero (n. 1111 del 18 dicembre 2019-18-11.815; n. 1113 del 18 dicembre 2019-18-14.751-18-50.007 dellla Corte di cassazione - Prima camera civile).

La prima sentenza riguarda due uomini - uno francese e il secondo di nazionalità belga - ricorsi alla pratica dell'utero in affitto (GPA) in California. La seconda, due donne, entrambe di nazionalità francese, che sono ricorse alla procreazione medicalmente assistita (PMA) nel Regno Unito.

Si tratta in entrambi i casi di  ricorsi contro le sentenze di diniego da parte della Corte d'appello di Rennes emesse alla fine del 2017 (va ricordato che in Francia il Tribunal de Grande Instance di Nantes (TGI) è il tribunale ordinario di primo grado che si occupa di gestire le le questioni di stato civile dei francesi nati all'estero, una giurisdizione esclusiva della Corte d'Appello di Rennes).

Il ragionamento dell'alta corte francese è semplice.

La circostanza che la nascita di un bambino all'estero provenga da un accordo di gestazione per altri (vietato dagli articoli 16-7 e 16-9 del codice civile francese), non può ostacolare la trascrizione del certificato di nascita redatto dalle autorità dello stato straniero, per quanto riguarda il padre biologico del bambino, o il riconoscimento del legame di filiazione nei confronti della mère d'intention menzionata nel documento straniero (che deve avvenire al più tardi quando questo legame tra il bambino e la madre designata si è materializzato).

Nel supremo interesse del minore, la Corte Costituzionale francese stabilisce che introdurre una procedura di adozione per il "genitore d'intention" (come si è sempre fatto in queste situazioni) vìola "sproporzionatamente il diritto al rispetto della vita privata del bambino", quando essa (la procedura di adozione) "si rivela impossibile o inadatta alla situazione delle parti interessate".

Di conseguenza, per evitare che il bambino rimanga nel frattempo privo della presenza di una figura paterna e materna, la Corte francese stabilisce che si debba prendere esattamente ciò che indica l'atto di nascita regolarmente redatto dallo stato estero nel quale si è consumata la pratica dell'utero in affitto e trascriverlo mutatis mutandis all'anagrafe francese, purchè tale atto non risulti irregolare, falsificato o che i fatti ivi dichiarati non corrispondono alla realtà.

In questo modo, la Corte suprema francese estende alle coppie di uomini la sua giurisprudenza dello scorso ottobre relativa alla "mère d'intention" nelle coppie eterosessuali, cioè la donna che non ha partorito il bimbo.

In un caso che era diventato emblematico, l'affaire Menneson, la Corte aveva convalidato l'intera trascrizione dei certificati di nascita californiani dei gemelli Mennesson, in cui il loro padre biologico e la mère d'intention apparivano come i soli genitori.

La Corte aveva preso questa decisione "in assenza di altre vie", nel nome del supremo interesse delle due gemelle Menneson. La soluzione dell'adozione da parte del parent d'intention è stata ritenuta insoddisfacente, in particolare "per quanto riguarda il passare del tempo".

Tra ricorsi ai vari livelli dell'ordinamento giuridico francese e alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, infatti, l'affaire Menneson si stava trascinando da 19 anni. Quello che avrebbe dovuto essere considerato una eccezione alla regola, si è trasformato nel cavallo di Troia per trasformare in regola i canoni dell'eccezionalità.

Stessa soluzione presa che la Corte ha adottato anche per le due donne di nazionalità francese ricorse alla procreazione medicalmente assistita nel Regno Unito.

“La Corte di Cassazione ha dichiarato per la prima volta che i documenti di stato civile straniero devono essere trascritti non appena sono regolari. C'est capital”, ha commentato Françoise Thouin-Palat, avvocato difensore delle coppie interessate. La Corte "ha innegabilmente preso le distanze da una concezione puramente biologica della filiazione e, con essa, de l'affirmation selon laquelle la vérité de la maternité serait dans l'accouchement", ha sottolineato.

Ha ragione l'avvocato nell'affermare: "C'est capital".

Torniamo a quell'Articolo 4 della Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen: "La liberté consiste à pouvoir faire tout ce qui ne nuit pas à autrui: ainsi, l'exercice des droits naturels de chaque homme n'a de bornes que celles qui assurent aux autres membres de la société la jouissance de ces mêmes droits. Ces bornes ne peuvent être déterminées que par la loi".

"La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri: pertanto, l'esercizio dei diritti naturali di ogni uomo non ha limiti, se non quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge".

Come è noto, la procréation médicalement assistée (PMA) sta per essere estesa in Francia a tutte le donne, sia esse single che lesbiche, mentre la GPA (la pratica dell'utero in affitto) resta ancora vietata sul suolo francese.

I sostenitori della PMA pour toutes invocano l'art. 4 della costituzione francese con questo ragionamento: dato che la PMA è legale per le donne eterosessuali e sposate che - per problemi di infertilità - vi fanno ricorso, non si vede per quale motivo debba essere vietata per le altre donne.

Una misura di uguaglianza, dunque, per etero e gay: se la permetti per gli etero, per quale motivo devi vietarla ai gay? Perchè li vuoi discriminare.

Chiaro il ragionamento.

Peccato che non mi risulti che per le donne lesbiche si possa tenicamente parlare di infertilità. Ed è proprio per questo motivo che l'operazione di estensione della PMA a tutte le donne viene deliberata senza porre alcuna condizione biologica (l'infertilità) e di vincolo giuridico (il matrimonio).

Aldilà dei sofismi, l'unica motivazione che giustifichi de facto tale intervento legislativo è quello di fornire ogni strumento e tecnica alle coppie lesbiche per potere soddisfare il desiderio di avere un figlio: ciò che la natura impedisce, tecnica, scienza e legge.

Il recente filone giurisprudenziale dell'alta corte francese va nella direzione di dare man forte alla rivoluzione della filiazione che la Francia sta mettendo in campo con una velocità inaudita.

La GPA è rimasto l'ultimo tabù nella società francese. Il che rende impossibile alle coppie gay di due uomini potere soddisfare il desiderio di avere un figlio, se non andando all'estero in uno degli stati nei quali l'utero in affitto è legale, stipulare un contratto di acquisto con una mère porteuse, attendere il parto e portarsi a casa il bimbo dopo avere sborsato tra i 15/20 mila euro per l'acquisto e avere detto addio per sempre alla madre biologica del bimbo.

Piccolo problema: tornare in Francia, visto che la GPA è un reato penale. Nessun ufficio anagrafe si assumerebbe la responsabilità di trascrivere sullo stato anagrafico familiare francese i figli ottenuti all'estero con una pratica illegale sul suolo francese.

La Corte Costituzionale francese, con un triplo salto carpiato, apre una diga alla legalizzazione dell'utero in affitto con le sentenze di cui abbiamo accennato sinora, in attesa che il Parlamento francese decida di sdoganare la GPA ed evitare a queste povere coppie gay una trafila lunga all'estero e l'esborso di un sacco di soldi.

Come si può - infatti - affermare, da una parte, che la GPA resta e rimane illegale sul suolo francese e dall'altra che "trascrivere il certificato di nascita straniero del minore [...] non è un'azione di riconoscimento o istituzione di parentela", se con questa decisione di fatto si giunge esattamente a ciò che la legge francese nega?

La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri: se agli etero è concesso tutto, perchè le coppie gay e lesbiche devono essere discriminate?

Insomma, PMA e GPA per tutti non toglie nulla a nessuno, quindi perché vietarle?

Ciò che mi colpisce sempre in questi casi è la colpevole leggerezza con la quale vengono bypassati i diritti del bambino per legittimare i desideri di adulti che per natura vivono il limite di non potere generare dei figli.

E di farlo in nome del supremo interesse dei bambini stessi, con ogni mezzo, lecito o meno.

E' la Corte Costituzionale stessa - ad esempio - ad essere consapevole di trovarsi "in presenza di un vuoto giuridico" e che "è necessario modificare la giurisprudenza", nonostante la legislazione francese non si pronunci in merito alle situazioni in oggetto.

Sylviane Agacinski, in "L'homme désincarné. Du corps charnel au corps fabriqué", scrive:

"La filiation, qui rattache l'enfant à deux lignées, paternelle et maternelle, lui signifie qu'il n'est pas le genre humain à lui tout seul, et qu'il est garçon ou fille, homme ou femme.

Reconnaître cette incomplétude est une manière d'accepter l'autre en général.

La première altérité à laquelle on est confronté en tant qu'être humain, c'est l'autre sexe.

Quand on a reconnu celle-là, il est plus facile de comprendre d'autres figures de l'altérité, y compris les différences ethniques ou les diverses formes de sexualité.

Il y a une certaine violence à juger que, pour un être humain, le père - ou la mère - est superflu".

"La filiazione, che collega il bambino a due linee, paterna e materna, significa che non è la razza umana da solo, e che è un ragazzo o una ragazza, un uomo o una donna.

Riconoscere questa incompletezza è un modo per accettare l'altro in generale.

La prima alterità che affrontiamo come essere umano è l'altro sesso. Quando lo riconosci, è più facile comprendere altre figure di alterità, comprese le differenze etniche o varie forme di sessualità.

C'è una certa violenza nel giudicare che, per un essere umano, il padre - o la madre - sia superfluo".

Riflessioni accademiche per chi ha il lusso di filosofeggiare in astratto, mentre la vita è altro, come direbbero molti francesi alla femminista e socialista Agacinski.

E' diritto di ogni bambino avere un padre e una madre, cosa che l'esperienza omoparentale nega. Un pregiudizio omofobico che non ha alcuna base etico-giuridica, come direbbero molti francesi alla femminista e socialista Agacinski.

Hors du préjugé, point de salut, fuori dai pregiudizi, nessuna salvezza.

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