Anche a Parigi manifesti #prolife censurati

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 8 gennaio 2020

Tre ritratti su sfondo nero - una donna, un uomo e un giovane disabile - e un breve testo per ciascuno: "La società progredirà ... a condizione che maternità/paternità/differenza sia rispettata".

Circa 400 poster sono stati affissi nelle strade di Parigi e nelle stazioni ferroviarie dell'Ile-de-France il 31 dicembre. Prima di essere censurati e rimossi rapidamente.

Questi poster fanno parte di una campagna “La société progressera“, lanciata dall'associazione Alliance Vita contro la legge sulla bioetica che i senatori di Francia si preparano a discutere a partire dal prossimo 8 gennaio.

Le parole chiave del dibattito, "PMA" o "ricerca sull'embrione", non compaiono.

"Abbiamo scelto tre parametri di riferimento cari ai francesi: maternità, paternità e differenza", spiega il delegato generale, Tugdual Derville

Vietato esprimere dubbi pubblicamente in Francia, lesa maestà al pensiero dominante. I tre poster restano affissi due giorni.

"Sono profondamente scioccata e indignata da questa campagna anti-aborto e anti-PMA alla Gare du Nord e in molti altri luoghi della capitale", ha twittato il sindaco di Parigi, chiedendo il loro ritiro immediato.

In nome del "principio di neutralità" che devono avere le affissioni pubbliche francesi, le agenzie Médiatransports ed Exterion Média provvedono a toglierli immediatamente. Resta solo il poster sull'accettazione della differenza, che raffigura una persona su una sedia a rotelle.

Due giorni dopo, a seguito di un esposto presentato da Alliance Vita, il tribunale giudiziario di Parigi si pronuncia: i poster incriminati devono essere affissi di nuovo.

"Non riscontriamo alcun elemento di illegalità", ha deciso il giudice, specificando: "Le pubblicità possono avere un carattere filosofico o politico".

Il giudice ha anche sottolineato che l'autorità di regolamentazione della pubblicità aveva dato il via libera prima della pubblicazione, avvertendo i due operatori del fatto che la "campagna avrebbe potuto creare reazioni da parte della pubblico".

"Solo le parole punite a livello criminale, come ad esempio l'incitamento all'odio razziale, possono essere immediatamente respinte", spiega il professore di diritto pubblico, Philippe Zavoli, su "La Croix". "Negli altri casi - aggiunge -, il giudice valuta sempre il disturbo dell'ordine pubblico caso per caso. Ma qui, guardando i poster, sembra complicato stimare che si possa configurare tale motivazione".

L'affaire non si fermerà qui, perchè Mediatransport ha presentato ricorso.

Da parte sua, il sindaco di Parigi ha espresso il suo "grande stupore" davanti alla decisione del tribunale e ha invitato le due società ad "utilizzare tutti i possibili canali legali affinché questa campagna possa concludersi al più presto" .

Torniamo ai poster incriminati.

Ce ne sono due. Il primo mostra un giovane uomo con questa semplice scritta: "La società progredirà nel rispetto della paternità".

Il secondo presenta una futura madre con la pancia di una futura madre che trasporta un futuro bambino e questa frase: "La società progredirà nel rispetto della maternità".

Oggettivamente, non c'è nulla di ideologico. Al contrario! Nessuna società può seriamente pensare di preservarsi se non rispetta né la paternità né la maternità.

In questa logica, le coppie dello steso sesso non dovrebbero sentirsi attaccate da una simile campagna pubblicitaria, come le donne lesbiche che desiderano un figlio e che aspirano ad essere madri ed altrettanto gli uomini gay che vogliono avere un figlio e che aspirano ad essere padri.

Eppure questi poster sono stati oggetto di reazioni di rifiuto indignate, in particolare da parte di Anne Hildago, attuale sindaco di Parigi, che ne ha chiesto l'immediata rimozione.

Perché? 

Dal 2012 - quando è iniziata la campagna mediatica per il matrimonio per tutti - è stato fatto di tutto per dividere la società francese tagliandola a metà, in modo che ci fosse da un lato, l'Impero del Bene (vale a dire i pro-mariage pour tous e i pro-PMA), e dall'altra l'Impero del Male.

In questa logica, gli anti-matrimonio per tutti e gli anti-PMA sono bêtes, primaires, homophobes, bourrés de clichés et ringards, in una parola tipicamente reazionari.

Spruzzaci sopra il ricordare che il modello padre-madre-figlio è una recente costruzione borghese, il promo delle umiliazioni subite dagli omosessuali e la repressione delle donne che vogliono abortire e voilà, le réac est mls KO.

È evidente che se uno è contro il matrimonio per tutti e contro la PMA è perchè è omofobo e misogino. Quindi la discussione termina con questa ingiunzione: Qu’il se taise!

Ora immagina un secondo scenario.

Immagina che la reazione sia meno stupida di quanto sembri, che abbia argomentazioni, che le osservazioni che fa contro il matrimonio per tutti, la PMA e l'aborto non siano né omofobe né misogine, ma sollevino domande reali su vere contraddizioni, immagina che stia facendo una campagna a Parigi con manifesti che si chiedono se sia progresso ciò che si sta sceglienzo, se possa esserci senza rispetto per la paternità e la maternità.

Per i pro matrimonio per tutti e pro PMA, tutto questo non è solo noioso, è molto noioso.

Bisognerebbe discuterne, parlarne.

Diventa difficile discutere, perché per discutere devi avere degli argomenti.

È difficile spiegare che senza un padre e una madre possiamo ancora avere una famiglia.

Nell'idea che con l'opposto possiamo ottenere la stessa cosa c'è qualcosa che non va.

È in gioco questo.

Una reazione intelligente che pone le domande giuste è imbarazzante. Facciamo quindi come il progressismo ha sempre fatto: censuriamo.

Abbiamo bisogno di contenuti neutri, ci viene detto.

Unico problema: questa affermazione è tutt'altro che neutrale. È così, perché nulla è neutro. Quando un paio di uomini gay pubblicizzano preservativi, questo non è neutro. Quando nella metropolitana di Parigi, in un tono disinibito, ci sono annunci di siti di incontri che presuppongono l'infedeltà coniugale, questo non è neutro.

Per tornare alla gauche francese e la democrazia: il progressismo adora la formula di Voltaire: "Non sono d'accordo con le tue idee, ma combatterò affinché tu possa esprimerle".

Con un solo problema: non abbiamo mai visto i progressisti combattere perchè i reazionari potessero esprimersi. Proprio come Voltaire non è mai stato visto combattere per difendere sacerdoti o cattolici integrali.

La sinistra è come tutti gli altri: ipocrita.

Quando la libertà di espressione va nella sua direzione, difende la libertà di espressione.

Quando non va nella sua direzione, reagisce indignata, chiedendo proibizione e censura.

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