La banale trovata di Netflix su Gesù ricorda i limiti invalicabili della satira

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 11 gennaio 2020

Ricordate il Gesù di Netflix, il gigante della tivù che vanta 160 milioni di abbonati nel mondo?

‘A Primeira Tentação de Cristo', film definito nella pubblicità una "insolita ed ironica revisione della vita di Gesù” è stato lanciato in anteprima dalla nota piattaforma streaming il 3 dicembre come “Especial de Natal” per il Brasile , con sottotitoli in inglese, tedesco, italiano e francese.

Il Nazareno made in Porta dos Fundos (indicati dai media un "collettivo satirico brasiliano"), dopo aver trascorso 40 giorni nel deserto, torna a casa.

Ad attenderlo ci sono Maria e Giuseppe che hanno organizzato una festa per lui. I genitori hanno un'importante rivelazione da fargli. Gli dicono, infatti, che è stato adottato da Giuseppe e che il suo vero padre è Dio. Anche Gesù, però, ha qualcosa da dire ai genitori: è gay ed è fidanzato con lo spumeggiante Orlando. Inoltre, non ha alcuna intenzione di adempiere alla missione affidatagli da Dio, ossia quella di diffondere la sua parola nel mondo. Preferisce starsene alla larga da eccessive responsabilità.

Especial de Natal Porta dos Fundos 2019: A Primeira Tentação de Cristo | Trailer oficial | Netflix

Come ricorderete, furono immediate le reazioni piccate di molti cristiani con accuse di blasfemia rivolte al film, alla Netflix - che lo ha diffuso con grande battage mediatico e ai satirici Porta dos Fundos che lo hanno realizzato.

Recidivi. Lo scorso anno – sempre a ridosso del Natale – lo "speciale" di Porta dos Fundos del 2018 - lanciato sempre dalla stessa piattaforma streaming - si intitolava: “A Última Ressaca do Ano”, l’ultima sbronza, “parodia feroce dell’ultima cena", come scrisse “Avvenire”, "con Gesù e gli apostoli rappresentati come un gruppo di ragazzotti avvinazzati intenti a celebrare un party d’addio tra droga, donnine e battute volgari, scivolando nella blasfemia (soprattutto sulla crocifissione di Cristo) con una stupidità disarmante".

Viene immediatamente promossa una petizione presentata su Change.org, petizione che in soli due mesi supera i 2,3 milioni di adesioni: "per la rimozione del film dal catalogo di Netflix” – si legge nel testo on line - e perché i Porta Dos Fundos vengano ritenuti "responsabili del reato di vilipendio della fede". Con richiesta finale di un intervento pubblico, "per avere offeso gravemente i cristiani".

Il clima si surriscalda in Brasile, al punto che la questione si sposta sui banchi della magistratura. Sino a qui, il riassunto dei fatti così come sono avvenuti, secondo la ricostruzione minuta che ne abbiamo dedotto dalla consultazione online di numerosi e differenti network brasiliani.

Mercoledì (7 gennaio) un giudice della 6a Camera civile della Corte di Rio de Janeiro, Benedicto Abicair, ordina a Netflix di sospenderne la diffusione. La notizia viene lanciata il giorno dopo dal giornalista Ancelmo Góis sul quotidiano O Globo e in breve fa il giro dei network e media in tutto il mondo e in ogni lingua.

"Nella sua decisione - si legge nell'articolo del quotidiano in lingua portoghese - il giudice ha accolto il ricorso presentato dall'associazione cattolica Centro Don Bosco de la Fe y la Cultura. La richiesta era stata precedentemente respinta in primo grado".

"O Ministério Público, nos autos originários, opinou pelo deferimento da liminar, por considerar ter havido abuso do direito de liberdade de expressão através do deboche e do escárnio com a fé cristã, e em razão ao risco ao resultado útil do processo, já que a cada dia que filme permanece disponível a fé cristã é aviltada".

Nel determinare la sospensione temporanea del video, il giudice di Rio de Janeiro ha sostenuto che il diritto alla libertà di espressione, stampa e arte non è assoluto e ha trattato la sentenza ricorrendo alla cautela, per calmare gli animi, almeno fino a quando non ci sarà un giudizio nel merito.

Sempre nella sentenza, il giudice Abicair ha affermato di essere a favore al dibattito pubblico su argomenti come la religione, il razzismo e l'omosessualità, a condizione che "si conservi buon senso e senso di rispetto". Altrimenti, secondo il magistrato, "si procede all'aggressione verbale, spesso con conseguenze fisiche".

"Accolgo con favore qualsiasi dibattito o critica della religione, del razzismo, dell'omosessualità, dell'educazione, della salute, della sicurezza pubblica e della libertà di stampa, arte ed espressione, a condizione che vengano preservate le buone maniere, il buon senso, la ragionevolezza e il rispetto. altrimenti l'aggressività verbale, spesso con conseguenze fisiche".

“È indubbio che ogni azione provoca una reazione, anche di natura violenta che, indipendentemente dal fatto che ci possano essere delle vittime sul piano dell’incolumità fisica, provoca indignazione da parte di coloro che l'hanno subita, dai loro ammiratori o seguaci”.

Il giorno dopo (giovedì 09 gennaio), il presidente della Corte Suprema brasiliana (STF), Dias Toffoli, ribalta tutto e annulla l'ingiunzione di sospensione provvisoria.

Alla Corte Suprema, la richiesta di Netflix era stata inizialmente formulata per il Gilmar Mendes, ma poiché la corte è in fase di completamento dell’organico, il caso è stato affidato alla responsabilità di Toffoli.

Nella sua sentenza di sette pagine, Toffoli sostiene quello che in altre occasioni aveva già detto: la libertà di espressione è "una condizione inerente alla razionalità umana, come un diritto fondamentale dell'individuo e un corollario del regime democratico", facendo riferimento a precedenti decisioni assunte sulla stessa lunghezza d'onda, come la recente sospensione di una sentenza che aveva richiesto il  sequestro di un fumetto a tema LGBT + alla Biennale del Libro di Rio lo scorso settembre.

"Não se descuida da relevância do respeito à fé cristã (assim como de todas as demais crenças religiosas ou a ausência dela). Não é de se supor, contudo, que uma sátira humorística tenha o condão de abalar valores da fé cristã, cuja existência retrocede há mais de 2 (dois) mil anos, estando insculpida na crença da maioria dos cidadãos brasileiros".

"Non si deve dimenticare la rilevanza del rispetto per la fede cristiana (così come di tutte le altre credenze religiose come di chi non crede in nulla). Non si deve supporree, tuttavia, che una satira umoristica sia in grado di minare i valori della fede cristiana, fede che fonda la propria esistenza da duemila anni, iscritta nella convinzione della maggioranza dei cittadini brasiliani”.

La Netlix, dal canto suo, nel documento di denuncia e ricorso giuridico consegnato alla Corte suprema brasiliana sottolineava come “simili ordinanze giudiziarie  dovrebbero essere prontamente sospese e, alla fine, revocate, per salvaguardare la libertà di espressione del denunciante nella sua dimensione di libertà di creazione e programmazione artistica".

La Netflix aveva anche sottolineato nel suo ricorso che la responsabilità della piattaforma di streaming si "limita a fornire gli argomenti più diversi, di soggetti e generi artistici differenti, per utenti che decidono liberamente che cosa vedere o meno, offrendo loro la massima libertà di scelta" La società ha anche sottolineato che il video del gruppo umoristico incriminato prevede una valutazione indicativa di visione per un pubblico over 18 anni ed è "catalogato come satira, commedia e umorismo". "La verità - conclude Netflix - è che la censura, quando applicata, genera danni e danni irreparabili. Inibisce Imbarazza. Silenzia e raffredda la produzione artistica".

Netflix ha anche attaccato duramente la prima sentenza di sospensione nel mese di dicembre 2019 da parte del giudice Cezar Augusto Rodrigues Costa, sostenendo che essa "ha lo stesso effetto della bomba utilizzata nell'attacco terroristico al quartier generale della porta sul retro: vuole zittire con la paura e  l'intimidazione". Va ricordato infatti che nelle prime ore del 24 dicembre  il quartier generale del produttore di Porta dos Fundo a Humaitá, nella zona sud di Rio, è stato oggetto di un attacco con due cocktail Molotov (per fortuna senza vittime o feriti) contro la facciata della proprietà. Secondo i membri del gruppo, se non ci fosse sicurezza sul posto, l'intero edificio sarebbe stato dato alle fiamme. L'unico sospettato identificato finora - l'uomo d'affari Eduardo Fauzi - è fuggito in Russia il 29 dicembre ed è stato incluso nella lista rossa dell'Interpol.

In un video pubblicato mercoledì 8 gennaio sul canale Youtube dal Centro Don Bosco de la Fe y la Cultura, il presidente di questa associazione, Pedro Affonseca, ha dichiarato che "il punto qui non è solo una difesa dei fedeli, una difesa di coloro che credono nel nostro Signore Gesù Cristo. Questa è una difesa della fede, una difesa di Dio".

“Alcuni sostengono che Dio non abbia bisogno di essere difeso da nessuno, e questo è evidente, Dio è irraggiungibile. Ma Dio deve essere adorato, deve essere amato, non può essere offeso in alcun modo, non può essere preso in giro. E le bestemmie devono essere condannate, non possono accadere in nessuna circostanza".

In secondo luogo, ha sottolineato, "il nostro atto è prenderci cura delle anime, prenderci cura delle persone, impedire alle persone di avere accesso a questo tipo di contenuto, perché quel contenuto conduce le persone verso un percorso di perdizione e lontano dalla verità"

Inoltre, e in terzo luogo, ha sottolineato che questo tipo di contenuto "è inammissibile ovunque, ma soprattutto in Brasile, perché ciò che hanno fatto è un atto che minaccia Dio, i fedeli, la fede cattolica, ma anche contro Il Brasile, che è un paese cattolico nelle proprie fondamenta”. Quindi, secondo Affonscea, ciò che hanno fatto "è qualcosa che minaccia il Brasile, contro la cultura brasiliana, contro il popolo brasiliano".

Infine, Affonseca ha sottolineato la necessità di pregare per la conversione dei responsabili del film blasfemo, nonché per "non perdere neanche le persone che hanno avuto accesso a questo video".

"E amare Dio, amare Dio per coloro che non Lo amano, credere in Dio per coloro che non credono e sperare in Dio per coloro che non lo credono", ha concluso.

Libertà di espressione versus censura: annosa questione, sempre aperta e divisiva, in ogni epoca storica. 

Un sacrosanto diritto di tutti e per tutti - la libertà di esprimere le proprie idee pubblicamente -, che ogni Costituzione democratica e civile riconosce e deve tutelare quale pietra angolare della democrazia stessa quale condizione la meno peggiore dell'essere communitas, società e Paese. 

La República Federativa de Brasil si inserisce in questo solco, con la sua Constitución Política del 1988.

"Es libre la expresión de la actividad intelectual, artística, científica y de comunicación, sin necesidad de censura o licencia" e pertanto "son inviolables la intimidad, la vida privada, el honor y la imagen de las personas, asegurándose el derecho a indemnización por el daño material o moral derivado de su violación" (Cap. I - De Los Derechos Y Deberes Individuales Y Colectivos, art. 5).

"La manifestación del pensamiento, la creación, la expresión y la formación, bajo cualquier proceso o vehículo no sufrirán ninguna restricción observándose lo dispuesto en esta Constitución" (Cap. V - De la comunication social, Art. 220).

Il putiferio scatenatosi in Brasile (e non solo) attorno all'affaire ‘A Primeira Tentação de Cristo' di Netflix - fino a coinvolgere le aule dei tribunali - è un tentativo di censurare le idee altrui da parte dei soliti integralisti cattolici conservatori (e fascisti)? Dei soliti cattolici che da minoranza pretendono ancora oggi di imporre a tutti il proprio credo religioso, i propri valori e la propria etica?

Perchè di questo- in realtà - si sta discutendo, non di altro. 

In questi frangenti siamo ormi abituati a sentirci ripetere a mo' di slogan: che "la libertà di parola non è solo una mia o tua garanzia,  ma dell'intera società"; che "è nell'opposizione delle idee che evolviamo come società e troviamo valori condivisi"; e che "la maturità democratica di un paese è misurata dal pluralismo di idee e dal rispetto per le differenze".

Vorrei tranquillizzare che siamo cattolici, ma non invertebrati. I tre slogan di cui sopra li condividiamo senza alcuna remora.

Siamo talmente appassionati della libertà (anche se vi sembrerà strano) che non abbiamo paura delle parole ingiuriose, discriminatorie e blasfeme che ci vengono volentieri rivolte a causa delle nostra fede e che non ci sentiamo meno cittadini di altri.

Abbiamo conosciuto i regimi totalitari del '900, di destra e di sinistra, che - tra gli orrori che hanno sistematicamente perpetrato nel mondo - abbiamo sperimentato sulla pelle di migliaia di martiri la volontà di annientare il cristianesimo dal sentimento religioso di interi popoli con ogni forma di violenza e di morte. Li abbiamo conosciuti da vicino e sappiamo che la genesi che li ha generati ha sempre avuto una parvenza di democrazia nella legittimazione dell'ascesa al potere dei dittatori.

Anche per questo, sappiamo che la convenzione democratica è indubbiamente una buona condizione, ma non è di per sé un valore assoluto. Oggi - probabilmente più che nelle epoche storice recenti - rischiamo di vivere sempre di più nelle democrazie dell’indifferenza e del cinismo o di vedere avverarsi la profezia toquevilliana della dittatura delle maggioranze che interpretano la laicità come neutralità dei valori, una laicità sempre più laicista.

Secondo la tradizionale giurisprudenza della Corte Suprema federale brasiliana (e non solo) la libertà di espressione non consente - ad esempio - la diffusione di messaggi, gesti e simboli di odio contro  gruppi religiosi. L'umorismo o il sarcasmo, tuttavia, non fanno parte del concetto di incitamento all'odio. E ci mancherebbe pure che lo fossero, aggiungo.

‘A Primeira Tentação de Cristo' di Netflix rientra nella categoria umorismo e sarcasmo? Cambiate e sostituite, metteteci i manifesti blasfemi raffiguranti Gesù che ha una erezione ed inginocchiato un ragazzo di fronte a lui, le raffigurazioni della Madonna con preservativi in testa e la frase sotto "Immacolata con (trac) cezione" e via discorrendo. Si tratta di espressioni artistiche e creative, si tratta di umorismo e sarcasmo?

La tua libertà finisce dove inizia la mia e la mia libertà finisce dove inizia la tua. Non è un granchè come citazione, me ne rendo conto, ma rende bene il concetto, perchè esprime l'idea massima possibile dei sistemi legislativi moderni.

Ci sono molti modi di leggere ed interpretare questa declinazione di libertà nella società. Una espressione in sè corretta e giusta, ma riduttiva.

Noi cattolici appassionati della libertà sappiamo bene (e sosteniamo con forza) che lo stato non contiene tutta la vita, la regola e il sentimento, che lo stato non può pretendere esso di definire la moralità e l’impegno dei singoli e collettivo, pur sapendo (e sostenendo con altrettanta fermezza)  lo stato è la regola più alta di attitudine ordinatrice e equa che una società può disporsi a raggiungere. Noi cattolici appassionati della libertà sappiamo bene (e sosteniamo con forza) che prima dello stato viene la società e che prima della società viene la famiglia e prima ancora le persone. Si chiama sussidiarietà.

La libertà del mio e del tuo come confine e limite del perimetro stesso di libertà personale rischia di annichilire la libertà del noi. Se consumiamo il nostro noi in una mera rivendicazione del diritto di dire e fare pubblicamente ciò che ci passa per la testa, che ci rimane dei legami e relazioni di cui è intessuta ogni società? Il noi si trasforma nel contrario della libertà, nel pensiero unico ed univoco stabilito dalla maggioranza di turno.

La verità è che la tanto sbandierata libertà d'espressione non sia che il cappello con il quale giustificare ogni forma d'odio e dileggiamento verso i cristiani.

In una democrazia non spetta certamente alla magistratura assumere il ruolo di baby sitter nel proteggere i cittadini dal libero dibattito di idee, trattandoli come bambini eterni, incapaci di discernere il diritto dall'errore e il formarsi la propria opinione.

"I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it", non approvo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Vero.

Ma è altrettanto vero che se si deve essere tolleranti coi tolleranti, non si può essere che intolleranti con gli intolleranti.

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