No all'utero in #affitto, senza se e ma

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 16 gennaio 2020

"Veniamo ai temi: cosa pensa della lettera di 120 donne ai leader di maggioranza sul no definitivo all’utero in affitto, sulla scia della Spagna?

' La mia posizione è sempre stata chiara e netta, io ci sto al no'".

Ispe dixit Matteo Renzi.

Due righe buttate lì - che manco te ne accorgi - all'interno una lunga intervista rilasciata ad Avvenire («Stop a politica estera fatta per le foto. No all'utero in affitto», di Eugenio Fatigante, 15 gennaio 2020), nella quale l'ex-premier parla di tutto, con quel suo stile a slogan e frasi ad effetto.

Su Zingaretti e la "nuova fase" del Pd in alleanza con i Pentastellati: "A me non interessa l’alleanza stabile. A me interessa il Paese stabile". A proposito di prescrizione, "un processo senza fine non è il trionfo della giustizia, ma la fine della giustizia".

Poi si fa baldanzoso quando gli chiedono cosa vuol fare del suo nuovo partito, Italia Viva, sondato al 5% e suona la tromba al "popolo riformista italiano": "Noi puntiamo sempre alla doppia cifra. Avremo i nostri candidati alle prossime suppletive e poi in Toscana, Puglia e altre regioni. Io dico che saremo più alti dei sondaggi: c’è tanta gente che chiede un polo del buon senso, distinto da queste destra e sinistra. Questo popolo riformista ha un potenziale di almeno il 20% degli italiani, si tratta di costruirlo con pazienza".

Tra politica internazionale, Turchia e Russia, un endorsement di sfuggita per Bonaccini in Emilia-Romagna, la tenerezza in chiusura:"La più grande impresa non è stata Palazzo Chigi o Palazzo Vecchio o il record di voti di partito dai tempi di Fanfani. L’impresa più bella sono i nostri tre figli. Ho ancora tempo davanti per essere rottamato".

Laisser faire.

Torniamo alla chiara e netta posizione contraria all'utero in affitto del riformista Renzi (Renzi un riformista? Mah!). Non so se ridere o piangere: ci fa o ci è?

You remember, dear Matteo?

Hai presente, caro Matteo, quel "Renzi ci ricorderemo” su uno degli striscioni esposti al Circo Massimo al Family Day del gennaio 2016? 1 milione di voti cattolici (e non soltanto cattolici) ti avevano avvertito e non li hai manco ascoltati, a proposito di unioni civili e ddl Cirinnà (1 e 2): hai tirato dritto una legislatura che ha visto un'offensiva senza precedenti all'antropologia umana e alla libertà di pensiero: due fiducie sulle unioni civili, il voto sul bio-testamento senza libertà di coscienza e il divorzio breve (tanto per citarne tre).

Ci vuole la faccia foderata di piombo a strizzare l'occhio al voto cattolico, oggi.

Forse non si è ancora compreso - oggi - ciò che sosteneva tre anni fa quella piazza a Roma: le unioni civili sono il cavallo di Troia per aprire le porte all'utero in affitto, per via diretta (modificando, cioè, l'attuale legislazione italiana in materia) o indiretta (consentendo l'accesso alla fecondazione artificiale a tutte le donne, di qualsiasi età, single e dello stesso sesso).

Nonostante in Italia tale pratica sia illegale, vorrei sommessamente ricordare che un numero sempre più crescente di coppie si trasferisce all’estero, negli Stati nei quali l'utero in affitto è legale; e che - non più tardi di sei mesi fa' - due bozze di legge, patrocinate dalla Cgil, proponevano la regolamentazione della "gravidanza per altri" (ribattezzata 'maternità solidale').

Facciamo un passo indietro per prendere la rincorsa e comprendere apppieno la questio.

Maggio 2016: via libera definitiva dell'Aula della Camera alla legge sulle unioni civili. "Un voto storico", titolava Repubblica. Testo approvato a Montecitorio con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti (tra i quali i deputati del Movimento 5Stelle).

Un Renzi entusiasta: "Sono molto contento, oggi è un giorno di festa, l'Italia fa un passo in avanti. Era un giorno molto atteso. Naturalmente ci sono le polemiche di quelli che avrebbero voluto di più, di quelli che avrebbero voluto di meno, ma c'è una gioia molto forte, molto diffusa di coloro che finalmente vedono riconoscere diritti alle coppie omosessuali".

Una pattuglia di parlamentari cattolici dell'area di centro-destra - capitanati dagli irriducibili Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi di Idea - tentano la via per indire un referendum abrogativo in materia di unioni civili (che non verrà mai proposto ed incardinato).

Monica Cirinnà, promotrice del provvedimento, commenta: "Lo aspettiamo a piene mani il referendum abrogativo - dice partecipando a un presidio arcobaleno proprio davanti alla Camera -. Ci darà la spinta per arrivare presto al matrimonio egualitario. L'Italia si rivolterà al conservatorismo, al bigottismo e al medioevo".

Qualche mese prima, Matteo Renzi - nel tentativo di serrare i ranghi uniti e compatti nel centro-sinistra - dettava la road map ("Unioni civili, Renzi: "Giusta battaglia all'utero in affitto. Ora si voti", di Agnese Ananasso, Repubblica, 09 febbraio 2016):

  • Punto/1: "La maggioranza le vuole". "Il primo, è che la stragrande maggioranza degli italiani - pare di capire anche in Parlamento - vuole un istituto che legittimi le Unioni Civili anche per persone dello stesso sesso. È Finita la stagione in cui nascondersi: i diritti (e i doveri) sono tali solo se sono per tutti. È un passo in avanti".
  • Punto/2: "Condanna per utero in affitto". "Il secondo - aggiunge Renzi - è che la stragrande maggioranza degli italiani - pare di capire anche in Parlamento - condanna con forza pratiche come l'utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare".
  • Punti controversi. "Rimangono aperti - spiegava il segretario dem - altri punti su cui si confronterà il Parlamento, a partire dalla stepchild adoption: la ratio non è consentire il via libera alle adozioni ma garantire la continuità affettiva del minore. Non è il punto principale di questa legge, almeno non lo è per me. Allo stesso modo credo giusto che il Parlamento si pronunci anche su questo".

Stepchild Adoption.

A parte gli addetti ai lavori, quando uscì per la prima volta il testo bozza del ddl Cirinnà furono in pochi a comprendere appieno la posta in gioco dell'inserimento o meno di quel termine di derivazione anglossassone in una legge sulle unioni civili.

Il primo fu Mario Adinolfi a svegliare dal torpore il mondo cattolico dalle colonne de La Croce quotidiano e in ogni occasione utile.

Durante una puntata di Omnibus (La7) del gennaio 2016, ad esempio, il direttore de La Croce si scontrò con la deputata Pd, Micaela Campana: Adinolfi ribadiva il grande "imbroglio della legge per legittimare l’utero in affitto".

“Tranne che in Irlanda, ogni volta che si è votato su questi argomenti, i popoli in giro per il mondo hanno detto no a riguardo. In Italia il 20 giugno scorso c’è stata una mobilitazione colossale di piazza (dei cattolici, ndr), spontanea e non sostenuta mediaticamente: una piazza che neanche la Cgil coi buoni pasto riesce a organizzare“.

L’ex parlamentare Pd poi invocava una presa di posizione di Ncd e di Angelino Alfano, paventando anche la liceità di una crisi di governo pur di contrastare il ddl sulle unioni civili.

Poi la dura accusa: “Con questa legge si legittima l’utero in affitto e la compravendita di bambini a prezzi altissimi. Allo stato attuale, costano al minimo 135mila euro e vengono venduti come oggetti. E’ accettabile in questo Paese una norma che trasforma i bambini in oggetti?”.

“Infatti, l’utero in affitto è vietato“, ripeteva a più riprese Campana.

“Voi lo legittimate con la stepchild adoption”, insisteva Adinolfi, che, senza nominarlo, attaccava il senatore dem Sergio Lo Giudice (ex presidente di Arci Gay), il quale ebbe un figlio con il compagno grazie a una madre surrogata negli Stati Uniti.

“E' inutile che dite bugie. Così trasformate il bambino in un oggetto di compravendita e la donna in un essere schiavizzabile e in un mero forno, proprio come dicono Livia Turco e le femministe. E’ abominevole che questa pratica sia varata da un presidente del Consiglio cattolico“.

La stepchild rimase poi esclusa - formalmente - nel testo diventato poi legge dello stato sulle unioni civili. Ma il grande inganno rimane oggi più potente di allora. 

Le parole di Mario Adinolfi - rilette oggi - dovrebbero far comprendere appieno ciò che sosteneva quel Family Day a Roma: le unioni civili sono il cavallo di Troia per aprire le porte all'utero in affitto, per via diretta (modificando, cioè, l'attuale legislazione italiana in materia) o indiretta (consentendo l'accesso alla fecondazione artificiale a tutte le donne, di qualsiasi età, single e dello stesso sesso).

L'esempio più calzante ce lo abbiamo vicino a noi, in Francia.

Con la legge del 17 maggio 2013 sul matrimonio per tutti, (loi Taubira) la Francia del socialista Hollande diventava il nono paese europeo e il quattordicesimo paese al mondo ad autorizzare il matrimonio omosessuale, spalancando le porte ai nuovi diritti per le coppie dello stesso su matrimonio, adozione ed eredità, in nome dei principi di uguaglianza e condivisione delle libertà.

Sulla scia di Hollande, il presidente Macron sta completando in queste settimane la riforma della legge sulla bioetica, passata in prima lettura all'Assemblea Nazionale ed in fase discussione all'emiciclo Palazzo del Lussemburgo. Tra i punti più scottanti, l'allargamento della Procréation Médicalement Assistée (PMA) a tutte le donne, di qualsiasi età, single e dello stesso sesso (ricordiamo che fecondazione in vitro è uno dei metodi di PMA).

La Manif Pour Tous, insieme ad una ventina di gruppi ed associazioni di ispirazione cattolica, stanno manifestando contro questa decisione, promessa da Macron in campagna elettorale alle lobby Lgtb+.

Il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale di Francia ha reso pubblico in questi giorni l'ennesimo documento, dal titolo inequivocabile: "Aucun être humain ne peut en traiter un autre comme un objet", nessun essere umano può trattare un altro essere come un oggetto.

Un testo in cui i Vescovi esprimono la loro preoccupazione per il progetto di revisione delle leggi sulla bioetica, la cui discussione si sta preparando per il Senato.

Tre elementi sono di particolare interesse: sottoporre "la nascita di un nuovo essere umano da PMA ad un 'progetto parentale'; legalizzare "la parentela senza padre o discendenza paterna e maternità mediante una semplice dichiarazione di volontà , davanti al notaio, senza che la donna stia vivendo una gravidanza ... ";  estendere la diagnosi pre-impianto che, secondo i vescovi di Francia,"apre la strada a una maggiore selezione di bambini non ancora nati, selezione che il nostro Paese professa tuttavia di rifiutare desiderando una società inclusiva”.

"Questi tre punti sono significativi della fuga in avanti delle decisioni prese dalle nostre società occidentali sottoposte al liberalismo e alle leggi di mercato: i desideri individuali sono aggravati dall'apparente soddisfazione che il connubbio tra tecniche mediche e legali sembra promettere", concludono i Vescovi di Francia.

La PMA pour toutes non è altro che la scappatoia per aggirare l'ostacolo, cioè il divieto della pratica dell'utero in affitto, e permettere così - in maniera del tutto legale - alle coppie dello stesso sesso di avere dei bambini, senza più alcun viaggio all'estero ed esborso di decine di migliaia di euro. Non serve più nè stepchil adoption e nemmeno scontrarsi per ottenere la GPA per tutti.

In un articolo sul quotidiano francese Le Point ("L'adoption, une voie souvent sans issue pour les couples homosexuels, AFP, Le Point, 19 aprile 2018), Nicolas Faget, portavoce dell'Associazione dei genitori gay e lesbiche (APGL), così lamentava: "Con il matrimonio per tutti , la legge di Taubira ha promesso l'adozione per tutti. Ma dal 2013, solo una manciata di coppie omosessuali è riuscita ad adottare un bambino, a volte affrontando discriminazioni in Francia e nel  piccolo numero di Paesi stranieri che accettano i loro casi".

"Non ci sono dati ufficiali, ma il numero di coppie che sono state in grado di adottare in Francia o all'estero è inferiore a dieci", aggiungeva. L'articolo proseguiva: tra le candidate all'adozione, poche donne, perchè "preferiscono altre soluzioni come la co-genitorialità o la procreazione medica assistita (PMA) all'estero".

"Per gli uomini, il percorso verso l'adozione sembra un vicolo cieco", insisteva Nicolas Faget. "Anzitutto, devi ottenere l'approvazione. Questo passaggio, che dura in media nove mesi, viene spesso eseguito senza difficoltà, dopo incontri con assistenti sociali e psicologi. È allora che il corso diventa complicato. Le coppie che scelgono di adottare in Francia devono superare un 'conseil de famille, una vero e proprio esame di genitorialità".

"Le coppie che preferiscono guardare all'estero non hanno la certezza di un percorso più chiaro", aggiungeva. "Devono innanzitutto occuparsi di un numero limitato di paesi. Attualmente, solo il Brasile, la Colombia, il Sudafrica, il Portogallo, lo Stato del Messico e alcuni stati degli Stati Uniti accettano l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso. A questa gamma ridotta si aggiunge il contesto sfavorevole dell'adozione internazionale".

E' chiara la posta in gioco? Non solo in Francia, ma anche in Italia?

Nell'intervista di Avvenire a Renzi - dalla quale abbiamo preso le mosse di questo scritto -  veniva citata una lettera indirizzata in questi giorni da 120 donne ai leader di maggioranza affinchè esprimessero con chiarezza un netto no all'utero in affitto, sull'esempio del neo governo spagnolo Sanchez, governo di sinistra-sinistra.

L'iniziativa è stata promossa dalla femminista (di sinistra) Marina Terragni con una petizione di raccolta firme sulla piattaforma Change.org: "Anche in Italia come in Spagna il governo di centrosinistra dica no all'utero in affitto".

La sinistra italiana è o non è contraria all’utero in affitto? La maternità surrogata è o non è contraria alla dignità delle donne, come peraltro affermato dalla Corte Costituzionale alla fine del 2017? È o non è lesiva dei diritti dei bambini, ridotti a "prodotto" e merce di scambio?

Il testo della petizione on line:

"Nel programma del neonato governo di sinistra in Spagna si dichiara il deciso, definitivo e condiviso ‘no’ all’utero in affitto, detto anche maternità surrogata, in quanto 'mina i diritti delle donne, soprattutto le più vulnerabili, mercificando i loro corpi e le loro funzioni riproduttive'.

Chiediamo che anche il nostro governo di sinistra esca dall'ambiguità sulla questione dell'utero in affitto e si impegni a sostenere e mantenere il divieto di maternità surrogata, nonché a intraprendere tutte le azioni politiche necessarie a ostacolare il ricorso delle nostre concittadine-i a questa pratica all’estero".

Bene, applausi, bis. La sottoscriviamo anche noi.

Con due memo.

Il primo. Il programma progressista del nuovo governo spagnolo di sinistra non fa che allargare ancora di più le maglie dell'aborto, della fecondazione artificiale e dell'adozione per le coppie dello stesso sesso e per i single, posizionandosi di fatto in piena lunghezza d'onda con le agende politiche del femminismo più radicale e delle lobby Lgbtq+.

E' nero su bianco. Basta prendersi in mano il capitolo 7, "Polìticas Feministas", al punto .5 : "Garantizar los derechos sexuales y reproductivos para asegurar una maternidad libremente decidida", garantire i diritti sessuali e riproduttivi per assicurare una maternità liberamente determinata.

Il no all'utero in affitto deve accompagnarsi senza se e senza ma al divieto di trascrizione automatica degli atti di nascita dei bambini nati all’estero da Gpa. Divieto già sancito dalla legge 40, ma spesso baipassato con sanatorie ad personam.

Secondo punto. Perchè non indirizzare questa petizione anche ai partiti del centro-destra?

Viste le cattive acque nelle quali versa l'attuale governo giallo-rosso, non sarebbe male sapere con certezza che cosa concretamente ne pensano i leader di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia nel merito.

Nel precedente governo giallo-verde, l'allora Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, rilasciava una lunga intervista in esclusiva  al direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, Riccardo Cascioli: "Salvini: con noi al governo sarà difesa la famiglia", 09 agosto 2018).

Domanda: Passiamo ad altri temi, che a noi stanno molto a cuore, i cosiddetti temi antropologici. Nella passata legislatura sono state approvate leggi pessime, che ora fanno il loro corso. Da questo punto di vista la “moratoria” sui temi etici non può essere vista come una tregua.

Risposta di Salvini: "Lo so. Quella tra Lega e 5 Stelle è un’alleanza nata in maniera particolare: movimenti diversi, storie diverse, culture diverse. È un’alleanza di cui sono pienamente soddisfatto, che rifarei domattina, con un contratto di governo che su alcuni temi sensibili non ha scritto nulla perché abbiamo posizioni diverse.

La Lega è per la libertà di educazione, per il diritto alla vita, per la difesa della famiglia naturale. Ma siccome i nostri alleati su questo non sempre la pensano come noi, accontentiamoci che non vengano fatti altri danni. In certi campi meglio non fare niente che fare danni.

Poi nella suddivisione del governo, abbiamo scelto il ministero della Famiglia e della disabilità; il ministero dell’Interno, che si occupa anche di discriminazioni e tematiche gender; il ministero dell’Istruzione per dare una chiara impronta alla libertà di educazione e al rispetto di alcuni princìpi. Quindi nei limiti del contratto, rispettando le sensibilità diverse, cerchiamo di tenere alti alcuni princìpi.

Domanda: Però, come dicevo, il problema non si limita all’approvazione delle leggi. Abbiamo visto ad esempio, che ci sono comuni che sfidano direttamente il governo e il Parlamento trascrivendo all’anagrafe bambini acquistati all’estero con la pratica dell’utero in affitto. A suo tempo, il ministro Alfano ingaggiò un braccio di ferro con i Comuni per la trascrizione dei matrimoni gay. Finora da lei non è arrivata alcuna risposta.

Risposta: "Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere.

La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano “genitore 1” e “genitore 2”. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione “madre” e “padre”.

È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile al ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione.

Utero in affitto e orrori simili assolutamente no".

Dopo 16 mesi al governo da Ministro dell'Interno stiamo ancora oggi attendendo risposta nel merito.

Concreta, però, non a parole.

Lascia una recensione

Please Login to comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami