"Marchons enfants!": di nuovo in piazza contro la PMA pour toutes

di Davide Vairani

 

PMA. Queste tre lettere stanno attirando l'attenzione in Francia da diversi mesi.

L'estensione della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) a tutte le donne - tra le quali le coppie lesbiche e donne single  - occupa un posto centrale nei dibattiti innescati dalla legge sulla bioetica, perchè ne implica altri ancora che hanno a che vedere su quale modello di società si vuole disegnare per il prossimo futuro in Francia.

Ha ancora qualche utilità protestare contro la legge sulla bioetica? Il testo ha superato senza difficoltà la fase di prima lettura dell'Assemblea Nazionale.

Mercoledì 8 gennaio è stato approvato in Commissione al Senato. Nulla sembra essere in grado di impedire l'adozione di questa legge.

Eppure, gli avversari si rifiutano di rassegnare le dimissioni.

Una manifestazione pubblica (la seconda) è prevista per domenica, a Parigi, guidata dalla Manif Pour Tous insieme ad altri 23, tra gruppi ed associazioni di ispirazione cattolica, e in mesi ultimi mesi si sono moltiplicati gli appelli e le dichiarazioni pubbliche dei vescovi di Francia.

Qualunque cosa accadrà, queste dimostrazioni sono utili, perché attirano l'attenzione su un dossier che viene spesso oscurato sui media da altri temi, in primis la riforma delle pensioni.

Questa manifestazione, queste dichiarazioni episcopali, in qualche modo, rivolgono una domanda all'intera comunità: abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze dell'adozione di questa legge?

Perplessità, dubbi e seri interrogativi in merito agli effetti che l'approvazione di questa riforma potrebbe avere non provengono soltanto dai cattolici.

Sylviane Agacinski, filosofa e femminista, non smette di porre interrogativi in merito alla marchandisation progressive du vivant che l'approvazione della loi bioéthique innescherebbe in maniera progressiva nella socieà francese.

“Stiamo sempre più adottando il vocabolario e la logica degli istituti di tecnologia riproduttiva umana californiani che fanno del bambino non più concepito come un essere generato, ma fabbricato". E aggiunge: "Il poteri del denaro e degli interessi privati ​​trionfano sulla giustizia".

"L'unica posizione decente che il nostro paese dovrebbe avere sarebbe quella di lavorare per la totale abolizione della maternità surrogata in tutto il mondo".

Invece, al contrario, le istituzioni giudiziarie eludono le leggi, per facilitare il riconoscimento in Francia dei bambini nati da GPA all'estero.

“Stiamo smentellando la distinzione fondamentale che dovrebbe essere fatta tra persona e cosa". Perchè, "se i bambini o le mères porteuses diventano delle merci che si possono parzialmente acquistare, allora un pilastro del diritto crolla".

Questo rischio di mercificazione dell'essere umano è anche denunciato da Dominique Bourg, filosofo e docente all'Università di Losanna, a capo della lista "Urgence écologie" alle Europee del 2019,  particolarmente preoccupato per la revoca del divieto di embrioni transgéniques e chimères.

“Con questo metodo Crispr-Cas9, che sarebbe consentito dalla legge e che già abbiamo sugli OGM, c'è un'apertura in linea di principio alla tecnica.

E questo per non perdere un potenziale mercato. Non perdere un mercato è la posizione di Emmanuel Macron.

Ma ogni nuovo progresso tecnico, in generale, aumenta le disparità tra individui. Anche la manipolazione degli embrioni non fa che aumentare tale disparità”.

Il filosofo ritiene che "la questione fondamentale (...) sia la possibilità aberrante di produrre un essere umano su richiesta, secondo le fantasie. Stiamo assistendo alla mercificazione e alla tecnicizzazione della generazione di esseri umani, senza un quadro di riferimento. (...) Abbiamo lasciato il campo medico per entrare nella plasticità dei futuri esseri umani. Non esiste più un quadro di riferimento, se non le fantasie di tutti, rese possibili dalla logica del mercato ”.

Tuttavia, "un mercato senza limiti non ha senso. Oggi dobbiamo riapprendere quei limiti che abbiamo e stiamo consegnanto al mercato". 

Non vogliamo "la società fredda, astratta, disuguale verso cui ci stiamo avviando".

Persino lo scrittore e seggista, Michel Onfray, in una intervista per il lancio di due suoi nuovi libri, "Grandeur du petit peuple" (Albin Michel) e "Le Chemin de la Garenne" (Gallimard), si è lasciato scappare la frase: "Je veux que les hommes soient des hommes, les femmes des femmes et les enfants des enfants".

Il dibattito sull'estensione della PMA alle donne lesbiche e alle donne single hanno scatenato una serie di argomentazioni a favore della cacciata della figura del padre.

"Il più delle volte ci siamo accontentati di 'dengerer' la funzione paterna, fingendo di preservarne l'esistenza; fingendo di considerare che il sesso del padre e la sua relazione biologica con il bambino non fossero gli elementi fondamentali della definizione di paternità", sostiene Ingrid Riocreux, saggista e critico letterario.

"Nel campo opposto, le parole di Agnès Buzyn (Ministro della Sanità francese -ndr) sono state ripetute all'infinito: 'un père, cela peut être une femme', un papà, questo può benissimo farlo anche una donna".

"Se sei obiettivo e onesto, devi tornare a rivedere l'intervista per intero, quella del programma 'Ça vous regarde'sul canale LCP.

È la giornalista, Myriam Encaoua, che domanda al ministro: 'Un père, c’est une fonction symbolique. Cela peut être une femme ?', 'un padre è una funzione simbolica. Può essere anche una donna?'.

"La domanda è fortemente guidata da un presupposto esplicito - sottolinea la Riocreux -: la paternità sarebbe una funzione simbolica, quindi un ruolo assegnato da bisogni educativi e non un non une place reconnue d’office dans une lignée et associée au sexe de l’individu.

La disuguaglianza è evidente, dal momento che nessuno si sognerebbe mai di mettere in discussione il sesso della madre o dire che occupa un ruolo simbolico.

Stiamo per creare una società matrilineare e persino matriarcale, nella quale le madri toxiques manterranno in uno stato di infantilità permanente gli esseri creati per la soddisfazione del loro desiderio, esseri che si sentiranno perennemente condizionati dai desideri di queste madri fino alla nevrosi o fino al loro rifiuto radicale".

"Sto esagerando?", dice.

"Dovete ascoltare Laurence Brunet, giurista presso l'Institut des Sciences Juridiques et Philosophiques dell'Università di Parigi I, invitata dai media più blasonati per difendere la grande causa che sta loro molto a cuore: 'l'autonomia riproduttiva delle donne'.

Hai letto bene. La sera della manifestazione del 6 ottobre scorso contro la PMA, chi era stata invitata a France Info per commentare questo evento? Laurence Brunet, ovviamente.

Ammiro i giornalisti che si mettono a parlare di 'autonomia riproduttiva' senza ridere. Soprattutto se immagini, oltre al donatore di sperma, l'ampiezza dell'apparato medico che permette di ottenere questa "autonomia" ... che quindi non è più autonoma.

Notate, in un mondo in cui il padre può essere una donna, ci si può permettere di chiamare la dipendenza totale 'autonomia'. Se non avessi paura di osare fare un riferimento ormai d'obbligo, direi che c'era già tutto in Orwell: 'la guerre c’est la paix', 'la liberté c’est l’esclavage', etc.

Ma queste persone, molto spesso donne, che difendono l'avvento di una società senza padre hanno un argomento molto giusto: siamo già lì, ci siamo già adesso.

È proprio perché siamo già in questa società senza padre che sappiamo quanto sia indesiderabile amplificare il danno perfettamente osservabile e osservato.

Un rapido giro nella stanza degli insegnanti o nell'ufficio dei principali Conseillers Principaux d’Education dimostra che i danni della società senza padre sono, fino ad oggi, apertamente riconosciuti. Per quanto tempo ancora?

È uno sketch che accade in questo periodo dell'anno; quando un insegnante è in grado di identificare, in ogni classe, quali studenti gli causeranno problemi permanenti almeno fino a giugno, bussa alla porta dell'ufficio CPE: 'Trucmuche, sta seriamente iniziando a infastidirmi' .

Qual è il suo problema? Scrollata di spalle: "Y a pas de père'.

Conversazione tra colleghi: 'Stai guardando le liste dei rappresentanti legali?'. 'Beh, sì, controllo solo che il mio intuito sia corretto: per Machin, Truc e Bidule, y a pas de père'.

Oh certo, da qualche parte un padre c'è.

È il 'daron' con cui trascorriamo il fine settimana, una volta ogni due settimane, che 'mi fa incazzare troppo', perché 'inoltre ha una nuova ragazza che è una cagna che mi fa troppo schifo ' (ricco vocabolario).

È diventato anche il mio filo conduttore quando caccio uno studente: 'Sono il tuo insegnante di francese, non tuo padre: non spetta a me  la tua educazione'".

"Fino al giorno molto recente nel quale mi sono resa conto che non avevo più il diritto di dirlo.

Perché il padre è soprattutto una 'altérité'. Certo, nel mio mondo, un'alterità che si alza alle due del mattino per cambiare un pannolino o preparare una biberon, un'alterità che 'fa la sua voce grossa' davanti alla stupidità di un bambino, un'alterità che, attraverso giochi, avvia i più piccoli a rispettare le regole e la differenza tra il bene e il male, questo si chiama papà.

Ma no: può essere uno 'zio, un amico, un insegnante o un professore', qualcuno che 'aiuterà a fissare limiti', ci spiegano eminenti specialisti, che hanno familiarità con lo strano concetto di 'paternità sociale'".

"E improvvisamente, ho capito: l'alterità, il professore per esempio, il padre sociale, in ogni caso, che 'può essere una donna ovviamente' (Agnès Buzyn), sono io. Sono già io; io, la piccola insegnante di francese nella mia grande scuola superiore.

In questo mondo senza padre, dove i quindicenni ignorano la morale di base e si comportano come dei bambini instabili, vogliono costringermi ad accettare di essere il padre dei miei studenti".

"Come insegnanti donne ci siamo abituate à servir de mamans de substitution per giovani con frustrazioni emotive, lasciati a badare a loro stessi, senza  nessuno con cui parlare quando tornano a casa. Raccogli segreti, lacrime asciutte, trovi parole di conforto in sordidi affari di famiglia, dai consigli per questioni di cuore non meno angoscianti, possiamo farcela.

Cari colleghi, d'ora in poi, per i nostri piccoli studenti, non saremo più solo madri: saremo anche papà".

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