“Scusate, secondo voi, oggi, che cos’è la buona novella?”

Come sopravvivere alla Chiesa cattolica e non perdere la fede

ALESSANDRA STOPPINI ⌋  santalessandro.org ⌋ 12 GENNAIO 2020

“Sono il più misero dei figli”, ma vuole solo dare qualche consiglio utile per "sopravvivere con leggerezza all’impatto"

Stiamo parlando di “Come sopravvivere alla Chiesa cattolica e non perdere la fede” (Bompiani 2019, pag. 112, 12 euro).

Una raccolta di 15 consigli pratici (Andare a messa la domenica, Obbedire ciecamente al parroco, Fare “lo scambio della pace”, Fare la carità e così via…), per sventare alcuni gravi pericoli e sopravvivere alla Chiesa “che in teoria sta dalla tua parte ma in pratica ti tollera a malapena”.

Alberto Porro, nato a Milano nel 1958, si occupa di libri e periodici da quasi trent’anni, con una predilezione per l’editoria per ragazzi e il mondo dei bambini, che insieme a sua moglie e ai loro cinque figli vive in una comunità per famiglie per l’accoglienza nei pressi di Milano.

“Dio del cielo, se mi vorrai amare scendi dalle stelle e vienimi a cercare”. Alberto, per quale motivo ha scelto come esergo del manuale una strofa di “Spiritual”, canzone di Fabrizio De André?

«Perché credo che ci siano dei modi con i quali Dio sta cercando di incontrare le persone ma che quelli che noi crediamo essere i modi giusti probabilmente non lo sono. Quindi bisogna che l’iniziativa sia di Dio: è Lui che mi deve fare vedere che mi sta cercando. La domanda è: “Come fa a farmelo vedere?”».

Come è nata l’idea del pamphlet?

«L’idea della nascita del volume la racconto nelle prime pagine del libro. Ti aspetti di vivere in una comunità che si ispira al Vangelo e che quindi ti offre un posto caldo nel quale ti trovi a casa tua. In realtà quello che incontri è un posto freddo in cui molto spesso sei un ospite non tanto desiderato».

Per quale motivo nell’Indice dei pericoli da sventare ha inserito anche “Sposarsi in Chiesa”, “Mandare i figli al catechismo” e “Parlare con le suore”?

«Proprio perché voglio squinternare, “tirare un sasso in piccionaia” su alcune delle abitudini e su dei costumi che i cristiani ormai da tempo quotidianamente fanno in modo abitudinario senza tanto starci a riflettere su.

Sposarsi in chiesa perché è legato alla pompa, al fasto…, senza togliere nulla a tutti coloro i quali credono effettivamente in questo Sacramento.

Per quanto riguarda il catechismo, se uno guarda quello che è successo negli ultimi quarant’anni, si deve porre qualche domanda.

Ma come? Un castello pedagogico gigantesco costruito su catechismi prodotti direttamente dalla CEI e distribuiti in tutte le parrocchie italiane, hanno prodotto che cosa?

Generazioni di ragazzini che dopo la terza media sono scomparsi. A Messa oggi ci sono solo ultrasessantenni.

“Parlare con le suore” si riferisce a una certa visione della donna all’interno della Chiesa, quindi a un’immagine che se io rappresentassi a mia figlia di quindici anni ora probabilmente non avrebbe quasi nessun fascino, se non in qualcuno di quei monasteri di clausura nei quali questo aspetto così mistico, eroico e di donazione totale di se stessa o di volontariato forse potrebbero avere un minimo di appeal. Ma sul resto?».

“La Messa è pericolosa perché è ripetitiva e perché andarci è d’obbligo, sennò son cavoli”. Il manuale vuole essere un vibrante invito all’impegno, a una presa di coscienza sulla vita delle nostre parrocchie nelle quali spesso alberga noia e indifferenza?

«Sì, è senz’altro così, è un invito alla responsabilità, soprattutto dei laici, al riscatto del ruolo del laico all’interno di una comunità che non può essere clericale. Questo è il problema, secondo me.

Oggi anche questi poveri laici sono lì e aspettano nel nido che qualcuno dall’alto gli dia un po’ di cibo, così almeno possono partecipare anche loro.

Chi ha le chiavi, chi è il responsabile di tutta la baracca, come scrivo nel libro, non siamo noi. C’è qualcuno alla sera che chiude le luci, spegne il fuoco, mette fuori l’immondizia, e non sono certo io, laico.

Quindi è anche comodo avere dei preti, dei parroci che fanno tutto, tu la sera vai a casa con tua moglie, ti siedi sul divano e magari, ti guardi una fiction.

Invece c’è qualcuno che resta lì dentro in Chiesa, chiudendo tutto, come ho detto. Ma è così?

Io credo che sia il contrario, e cioè il prete arriva, rimane per anni, semmai trenta, poi se ne va.

E se ne va, chi rimane? Rimane la gente che abita lì, quella lì è la comunità, quelle sono le persone che fanno la comunità sul territorio, non il prete. Il prete è un “pezzettino” di questo percorso, di questo cammino che ha fatto insieme ad altri che sono al suo stesso livello.

Ma la vera domanda è: Ma i laici l’hanno capita questa cosa? E inoltre: Sono pronti a farsi avanti? ».

“Ma dov’è la comunità in questa parrocchia?”. Come trasformare le nostre parrocchie in vere comunità di accoglienza, aiuto e ascolto?

«Non ho delle soluzioni e né progetti. L’unico progetto nel quale credo, e qui torniamo all’esergo di De André, è: incontro Dio negli altri e questa cosa si chiama comunità. Se con gli altri non ho relazioni significative, probabilmente non vedrò neanche Dio.

Quindi mettiamoci tutti insieme, preti, suore, laici, grandi e piccini, tutti sullo stesso piano, attorno a un tavolo dell’oratorio. Chiacchieriamo, parliamo, mangiamo, semmai la prima domenica di settembre.

Tutti insieme, ci facciamo questa domanda: “Scusate, secondo voi, oggi, che cos’è la buona novella?” Così vediamo a chi effettivamente bolle qualcosa nel cuore. Questa è la mia proposta ufficiale».

« C’è chi è toccato dalla fede  e chi si limita a toccare la virtù della speranza, il Dio in cui, nonostante tutto, continuo a sperare, è un’entità al di sopra delle parti, delle fazioni »

Fabrizio De Andrè

Dio del cielo se mi vorrai
In mezzo agli altri uomini mi cercherai

Dio del cielo se mi cercherai
Nei campi di granturco mi troverai

Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare

Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare

Le chiavi del cielo non ti voglio rubare
Ma un attimo di gioia me lo puoi regalare
Le chiavi del cielo non ti voglio rubare
Ma un attimo di gioia me lo puoi regalare

Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare
Senza di te non so pi dove andare
Come una mosca cieca che non sa più volare
Senza di te non so più dove andare
Come una mosca cieca che non sa più volare

Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a salvare
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a salvare

E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a salvare
Dio del cielo se mi vorrai
In mezzo agli altri uomini mi cercherai
Dio del cielo se mi cercherai
Nei campi di granturco mi troverai
Dio del cielo io ti aspetter
Nei campi di granturco io ti cercher
Dio del cielo, Dio del cielo, Dio del cielo

Fonte: LyricFind
Compositori: Fabrizio De Andre / Gian Piero Reverberi
Testo di Spiritual © Universal Music Publishing Group

Spiritual – Fabrizio De Andrè

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