Quel che non vi hanno raccontato del transito di Giorgia Saulea

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 23 gennaio 2020

Ad Annalisa

Ogni giorno mi insegni silenziosamente che cosa è il terzo tempo, qui, adesso, ora!

Nel dolore della croce quotidiana, tu vivi per davvero.

“Morire? Non ho paura di morire... tutte le persone muoiono, ma non tutti vivono veramente...”
William Wallace

I titoli dei quotidiani ci raccontano mezze verità di una storia quotidiana: Giorgia Saulea, 30 anni, di Arzago d'Adda, provincia di Bergamo, stroncata in tre mesi da un carcinoma maligno. Lascia un bimbo di soli due anni.

La giovane età di una mamma che non può vedere il suo piccolino crescere. Il tumore che d'improvviso stravolge la vita. E la morte repentina.

Il dolore, la commozione al funerale, la bara bianca e le lacrime che scendono inevitabili di fronte ad una vita spezzata e ai famigliari ed amici che restano soli. Una preghiera, abbracci ed un "se hai bisogno di qualche cosa non farti problemi, chiamami" al marito (giovane anch'esso).

In questa storia di quotidiano lutto c'è di più.

Nel mondo del rugby c'è una tradizione: il terzo tempo. Durante il match, per due tempi di gioco le squadre avversarie si scontrano duramente per mettere a segno la meta. Il terzo tempo si svolge dopo la partita - di qualsiasi natura e prestigio essa sia, non importa - e fa riunire tutti i giocatori delle due squadre, che colgono l'occasione per offrirsi da bere e da mangiare e scambiare opinioni e considerazioni, come succede tra amici, in un clima di festa che riunisce anche famigliari e tifosi.

In questa storia è così. Ci sono un primo ed un secondo tempo, un prima ed un dopo, segnati in maniera indelebile da un evento traumatico, appunto un carcinoma. Trent'anni il primo tempo e tre mesi il secondo.

I titoli dei quotidiani provano a narrare il secondo. Del primo tempo traspare qua e là qualche stanza di vita quotidiana. Del terzo tempo, nulla.

Giorgia entra in ospedale lo scorso 10 ottobre per un semplice esame: una banale gastroscopia. Ma qualche cosa va storto, occorre operarla d'urgenza per eliminare la presenza di sangue nello stomaco.

L'intervento va bene, eppure da qualche parte nel suo corpo c'è qualcosa che non funziona bene. Trafila di esami. Il 22 di ottobre fino alla diagnosi: adenocarcinoma al cardias con metastasi nelle ossa. Un cancro non operabile con poche aspettative di vita.

Michele Liuzzi, suo marito, 38 anni e titolare di una pizzeria a Trocazzano, decide di aprire una pagina su Facebook per raccontare il terribile dramma e per chiedere un aiuto economico per pagare le cure ospedaliere: "Aiutatemi a salvare mia moglie. Non abbiamo molto tempo".

"Tutto è crollato, una semplice visita si è trasformata in qualcosa di incredibile - scrive Michele nel testo dell'appello per a raccolta fondi su Facebook - , questo è il cammino più difficile della mia vita. I primi giorni sono stati terribili.

Tutto non aveva più senso, ho avuto la sensazione che tutto quello per cui ho lavorato in questi anni e tutto quello che ho costruito sia svanito. Lei lì in ospedale a lottare per la sua vita ed io e mio figlio distrutti a casa.

Improvvisamente la persona più importante della mia vita, era su un lettino di ospedale, completamente debole e senza forze, a lottare per la nostra famiglia. In 20 giorni è cambiato tutto il mio mondo.

Tutto il nostro mondo. Quello che prima era importante ora non lo è più, e nuove priorità sono entrate nella mia vita.

Ora Giorgia è al reparto Oncologico dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ed è talmente debole che non può iniziare la particolare terapia che potrebbe salvarle la vita. La sua emoglobina e le piastrine sono molte basse e quindi fisicamente è molto debole. Le trasfusioni di sangue l'aiutano un po' ma non sono abbastanza.

I medici mi hanno spiegato che se iniziassimo la possibile cura adesso, potrebbe non farcela perché troppo debole. Allo stesso tempo, se aspettiamo potrebbe non farcela perché la malattia sta iniziando ad attaccare altri organi. Insomma, non si può iniziare perché è troppo rischioso e non si può aspettare perché è troppo rischioso. Ogni giorno può essere decisivo.

Michele si lascia andare:

"Sono devastato e lacerato dentro il mio spirito e nella mia mente. Siamo sposati da 4 anni ed abbiamo un bimbo di 2 anni di nome Leo ed io non so cosa fare.

Ho paura di perderla e non riesco a trovare una soluzione se non quella di affidare tutto a Dio e pregare.

Vi lascio inoltre immaginare cosa significa per lei non poter vedere suo figlio e non poterlo abbracciare da così tanti giorni, già solo questo è devastante. Mio figlio merita di vivere con sua mamma ed io merito di avere mia moglie al mio fianco per poter invecchiare insieme a lei e per questo, ora non è il tempo di piangere ma è il tempo di lottare.

Michele gioca il tutto per tutto:

"Per questo motivo, la presente raccolta fondi ha principalmente due scopi: permettermi di lasciare il lavoro e stare tutti i giorni con lei in ospedale per tutto il tempo necessario per poterla accudire e farla sentire al sicuro, pagando tutto quello che è necessario; se non dovesse funzionare la cura proposta dall'ospedale, allora questi fondi serviranno per pagare un viaggio nel più breve tempo possibile, alla ricerca di una cura alternativa in qualunque parte del mondo sarà necessario.

Non voglio e non posso arrendermi.

Nel caso in cui tutti questi fondi non dovessero servire perché Giorgia migliorerà, allora verranno restituiti a chi ne farà richiesta o verranno usati per creare un'associazione a suo nome che servirà per aiutare i bambini in situazioni di difficoltà, un suo desiderio da molti anni che svilupperemo insieme.

Grazie a tutti per il vostro aiuto. E' davvero importante per noi. Chiunque leggerà queste righe, se pensa di poter essere utile anche non economicamente ma con la conoscenza di qualunque cura.

Grazie di cuore da noi tre, Giorgia, Leo e Michele.

E' il momento di farsi avanti, contattatemi:

Michele Liuzzi
email e Paypal: liuzzimc@gmail.com
Telefono: 3805340149
IBAN IT21Q0889952560000000131764
SWIFT ICRAITRRTR0

Il 05 novembre 2019 Michele lanciava un messaggio in bottiglia nella realtà virtuale dei social network. Non so con quale animo e con quali speranze nel cuore. Sicuramente non avrebbe mai immaginato che da quel click gli sarebbe accaduto di imbattersi nel primo battito del terzo tempo della sua vita.

Gli ultimi due mesi di vita terrena di Giorgia sono scanditi dai post di aggiornamento che Michele affida a Facebook con minuziosa e puntuale affezione.

Il 6 novembre 2019 annota: "Sono una persona estroversa e difficilmente mi tengo le emozioni dentro, inoltre penso che condividere con voi tutto questo, sia un modo per condividere il dolore e andare avanti. Oggi è un giorno importantissimo per la nostra famiglia. Oggi Giorgia inizierà questa delicata cura, non possiamo più aspettare perché le condizioni delicate ci impongono di dover iniziare ora.

Non voglio aggiungere altro se non questo: inviateci tutta la vostra energia positiva e le vostre preghiere, proprio come abbiamo iniziato a fare io e Leo questa mattina. Non abbiamo molto tempo".

In pochi giorni, Michele si accorge che la storia di Giorgia amplifica di raggi di luce nell'etere.

14 novembre 2019: "I giorni passano, Giorgia continua a lottare e la nostra storia si sta diffondendo. Io mi sto rendendo conto che mia moglie, la mia Giorgia, quasi non è più solo la mia Giorgia, ma sta diventando la Giorgia di tutti e questo è davvero meraviglioso.  Tutti le vogliono bene e lei lo sente".

La pagina Facebok si riempie di donazioni e di tante altre storie, come un lungo rosario fatto di grani che si uniscono tra loro, mossi dal dolore e dalla sofferenza. E dalla speranza.

"Oggi è il 40° giorno che Giorgia è in ospedale. Mi sembra un'infinità di tempo. In realtà, è davvero un'infinità di tempo", scrive Michele il 19 novembre 2019. "I valori in questo momento sono stabili ma ancora non abbiamo una vera e propria notizia degna di nota, speriamo di darla il prima possibile.

Fra poco più di un mese saremo a Natale ed ovviamente il regalo più grande sarebbe quello di riaverla a casa per festeggiare tutti insieme. Per ora tentiamo di colmare questa mancanza con la tecnologia facendo qualche videochiamata e Leo, la sera, non perde occasione per voler dare affetto alla sua mamma. Nel frattempo continuiamo a pregare e confidare in Dio".

Gli unici sprazzi di gioia: "Dopo 55 giorni finalmente siamo di nuovo tutti e tre insieme a casa. La nostra battaglia non è ancora terminata ma in questo modo abbiamo un'arma in più", posta il 5 dicembre 2019.

"Il 18 dicembre inizieremo poi il terzo ciclo e dopo Natale avremo più chiaro il nuovo punto della situazione. Questo mese quindi è un mese di attesa e di speranza".

Giorgia inizia il terzo ciclo di chemioterapia. La reazione di Michele non è disperata. Al contrario.

"Oggi iniziamo il terzo ciclo di chemio sempre insieme e sempre convinti della nostra Fede", scrive. E aggiunge subito dopo: "Inoltre, abbiamo l'amore di tutti voi che davvero si percepisce e, grazie ai vostri gesti di affetto, ogni giorno riusciamo a tenere la schiena dritta ed andare avanti a combattere".

La storia che si trova a vivere gli fa maturare alcune certezze.

Le affida pubblicamente il 24 novembre 2019: "Sono profondamente cambiato dal momento in cui sei entrata nella mia vita Giorgia. Sono maturato, diventato uomo, marito e padre e rifarei ogni cosa che abbiamo fatto insieme e che ci ha portato a dove siamo oggi".

Poi una intuizione folgorante, mentre rilegge accadimenti, gesti e segni sperimentati che lo portano ad esprimere un giudizio:

"Siamo al centro di qualcosa che è più grande di noi, le nostre emozioni sono completamente esposte ed in qualche modo devono uscire e per questo scrivo, scrivo e continuo a scrivere, mentre poi alzo la testa e mi accorgo che le altre persone parlano di noi, della nostra storia, di quello che sta accadendo.

Il tuo nome sta diventando il simbolo di una battaglia che non vogliamo e non possiamo perdere.

Siamo in tanti oggi e saremo sempre di più domani perché come dico sempre, le nostre preghiere busseranno di continuo alla porta di Dio".

"Siamo al centro di qualcosa che è più grande di noi": non è una frase fatta. E non è dettata soltanto dallo stupore di vedere che la sua storia diventa sempre più larga, in una misteriosa e calda sensazione di familiarità inaspettata quanto inattesa. C'è di più.

"Il tuo nome sta diventando il simbolo di una battaglia che non vogliamo e non possiamo perdere": di quale battaglia sta parlando Michele? Sconfiggere il tumore? Tornare a vivere in salute? Michele invoca più volte il miracolo della guarigione. La battaglia che vuole vincere insieme alla sua Giorna è di più

24 dicembre 2019, ore 22:25: "Siamo alla Vigilia del Santo Natale e per questo affidiamo al Signore tutte le nostre paure e speranze. Purtroppo le condizioni di Giorgia non ci permettono di uscire di casa per la Messa di mezzanotte ma questo non ci ha escluso dal ricevere un regalo meraviglioso.

Grazie al Coretto di Arzago D'Adda e grazie ad ognuno di voi che per darci forza ed amore, siete venuti a cantare sotto la nostra finestra.Avete davvero portato il Natale nei nostri cuori. E' stata una meravigliosa sorpresa. Sempre avanti senza paura!".

I primi giorni del 2020 le condizioni di Giorgia iniziano a precipitare.

08 gennaio 2020: "Oggi siamo andati in ospedale per il quarto ciclo ma purtroppo le piastrine erano molto basse e questo ha impedito l'inizio della chemio".

14 gennaio 2020: "Purtroppo le condizioni di Giorgia sono peggiorate ed ora sono ancora molto gravi. Ora è ricoverata a Bergamo con due emorragie interne ma continuiamo ad essere forti ed a tenere accesa la luce della speranza. Grazie a tutti per le vostre preghiere, Giorgia le sente davvero e l'aiutano molto".

12 gennaio, ore 06:45: "Negli ultimi giorni le condizioni di Giorgia non sono ottimali. Ieri siamo dovuti andare d'urgenza al pronto soccorso perché le piastrine hanno raggiunto ancora livelli preoccupanti e quindi è stato necessario fare una trasfusione di piastrine per regolarizzare la situazione.

Mentre eravamo a casa, Leo si è accorto che ci stavamo preparando per andare in ospedale e da solo ha iniziato a ripetere 'Gesù cura mamma ospedale' e poi è corso verso di noi ad abbracciarci, dicendoci che ci vuole tanto bene.

Vi lascio immaginare come ci ha aperto il cuore. E' incredibile come un bambino di due anni e 4 mesi capisca quello che sta succedendo e partecipi attivamente in questo nostro cammino.

Dispiace vedere che la vita provi anche lui come tutti noi, ma siamo convinti che tutto questo dolore serva per aiutare molte persone ad avvicinarsi alla fede".

"Per questo - ci tiene molto Michele - vi chiedo di accendere una candela a casa vostra, di postare le foto qui sotto e di accogliere la Luce che arriva dal Nostro Signore, perché questo significa AMORE e l'AMORE è l'unica forza che muove ogni cosa. Questi sono giorni delicati ma non pensiamo al dolore, pensiamo all'AMORE. Dio non è venuto a spiegarci il dolore, ma è venuto a riempirlo".

Cinque giorni dopo, il 17 gennaio 2020, Giorgia perde conoscenza.

"Ora è qui con noi e lo sarà sempre", scrive Michele. "Siamo in tanti qui nella sua stanza per accompagnarla in questo cammino di Gloria. Continuiamo a pregare. Lei ci sente, non può rispondere ma sente tutte le nostre preghiere e vuole che non soffrite per lei ma gioite perché il nostro Signore è qui con noi in questa stanza, si percepisce. Dio è vivo ed è in mezzo a noi. La nostra storia non è una storia di tristezza e di sconfitta ma una storia di vittoria. La vittoria dell'Amore di Dio che tutti noi nel corso di questi tre mesi abbiamo provato".

La battaglia che vogliono vincere, Michele e Gloria, è "l'Amore di Dio che tutti noi nel corso di questi tre mesi abbiamo provato".

"Giorgia mi ha detto questo un giorno: 'Ho capito che non sono sola, ci sono tante persone che mi amano oltre che la mia famiglia'", aggiunge Michele. "E questo è l'Amore di cui sto parlando. Un Amore così grande e così colmo che riempie ogni nostro dolore".

18 gennaio alle ore 20:26: "Alle 17.33 Giorgia è salita in cielo. Non ha sofferto ed era tranquilla di averci tutti accanto. Giorgia mi diceva sempre che chiedeva a Dio di farle capire il modo in cui poter ringraziare tutte le persone che le hanno dato infinito amore negli ultimi 3 mesi. Ora ha il modo di farlo. È in cielo e se Dio vuole può ricoprirci di grazie. Pregate per lei. Vi sente e può intercedere per tutti noi. Vi amiamo tutti".

19 gennaio 2020: "Da questo pomeriggio alle ore 14 in via Cereda 37 a Rivolta d'Adda potrete andare tutti a salutare Giorgia.

La troverete vestita con il suo abito del matrimonio perché l'incontro con il suo sposo è compiuto.

Martedì pomeriggio alle ore 15 il funerale sarà svolto presso la Chiesa di Arzago d'Adda.

Vi prego di comunicare queste informazioni a tutti coloro che vogliono partecipare a rendere omaggio alla nostra Giorgia. Giorgia ci ha lasciato un'eredità meravigliosa, ora è il nostro compito mettere a frutto tutto ciò che ci ha insegnato.

Io personalmente vi ringrazio tutti perché questi mesi con voi sono stati più leggeri, sono stati più dolci. La croce che Dio mi ha dato è stata sicuramente meno pesante anche grazie a voi.

Non regalateci fiori, Giorgia non lo vorrebbe, al posto loro potete contribuire con una donazione per rendere più sereno il futuro di Leo, questo è sicuramente meglio per lei.

Pregate per Giorgia, per me e per Leo".

"Una bara bianca e tantissime persone per l’ultimo saluto a Giorgia Saulea, la 30enne scomparsa sabato dopo aver lottato tre mesi contro il male che l’aveva colpita e che alla fine se l’è portata via", il resoconto del funerale di Giorgia per il "Giornale di Treviglio".

"Moglie e madre, Giorgia, con la sua storia di coraggio e di speranza ha raccolto attorno a sé tante persone che oggi, 21 gennaio 2020, nella chiesa parrocchiale di Arzago l’hanno voluta accompagnare nel suo ultimo viaggio. 

Si sono conclusi poco i funerali celebrati da con Tonino Bini, collaboratore del Santuario di Caravaggio e dal parroco di Arzago don Enrico Strinasacchi.

Una cerimonia commovente e intensa anche grazie ai canti eseguiti dalla corale parrocchiale di Arzago della quale Giorgia da alcuni anni faceva parte".

Il terzo tempo esplode pubblicamente adesso. "Al termine della cerimonia Liuzzi ha voluto ricordare l’amata moglie e ripercorrere questi tre mesi di dolore che la loro famiglia ha vissuto", racconta sempre il Giornale di Treviglio.

"'Un dolore che si è trasformato in amore quello di migliaia, migliaia e migliaia di persone che hanno conosciuto la storia di Giorgia e hanno fatto sentire il loro affetto il loro amore a Giorgia, a me e a Leo'.

Sposati da quattro anni, con un bimbo di due, non pensavano di dover affrontare una prova così dura. Racconta di quel giorno, quando il medico gli rivelò la diagnosi tremenda e ingiusta. Un male incurabile e inoperabile che avrebbe portato via Giorgia in pochissimo tempo.

'Ma a lei dovevamo raccontare un’altra storia, per non farla preoccupare, anche se lei aveva capito tutto soprattutto negli ultimi giorni – ha raccontato – il peso di tutto questo era troppo per noi, così abbiamo deciso di condividerlo. E mentre continuavamo a pregare perché Dio concedesse il miracolo non avevamo capito che il miracolo era già avvenuto: ed era tutto quell’amore'.

Al termine della cerimonia la salma è stata tumulata al cimitero di Arzago"

I titoli dei quotidiani ci raccontano sempre mezze verità.



22 gennaio 2020, ore 07.22. "Per chi non era presente alla Messa di Risurrezione di Giorgia, qui di seguito potete trovare quello che ho detto".

L'ultimo post di Michele sulla pagina Facebook è lì da leggere, meditare e pregare.

"La morte è uno strumento che parifica ogni diseguaglianza. Non c'è razza, età, ricchezza: la morte prende tutti e molte volte prende anche in situazioni incomprensibili, come quella che stiamo vivendo oggi.

Come fare quindi? Come mi devo comportare? Qualcuno di voi mi ha detto che mi sto comportando in modo strano.

Ora provo a spiegarlo.

Prima di tutto vi dico che piango. Anche io, e tanto. Ovviamente siamo essere umani e la mancanza fisica si sente tantissimo. È quella, che fa male.

Ma se poi penso ad un'altra cosa, il dolore viene abbracciato dalla serenità. Cos'è quest'altra cosa a cui penso?

Ora ve lo spiego raccontandovi gli ultimi 3 mesi.

Ho ricevuto la diagnosi il 22 ottobre da solo, in una stanza dell’ospedale, davanti ad un medico: 'Sua moglie ha un tumore, non operabile, non curabile. Sarà un miracolo se arriva a Natale'.

E' stato devastante. A Giorgia (perdonami amore mio) ho dovuto ed abbiamo dovuto raccontare una storia diversa, per non farla preoccupare e spaventare ulteriormente, anche se lei lo aveva capito.

Soprattutto gli ultimi giorni.

Così io e Giorgia ci siamo resi conto che il peso da portare era troppo grosso e per questo ci siamo detti: 'Condividiamo il nostro dolore, perché è la cosa giusta da fare per noi'.

Da quel momento, tutto è cambiato.

Il dolore si è fuso con le migliaia e migliaia e migliaia di messaggi di affetto, di supporto e di amore puro. Improvvisamente non eravamo più soli a combattere e questo ha cambiato tutto.

L'amore è il centro della nostra storia e non il dolore.

Tutti insieme abbiamo pregato per un miracolo: Ti prego Dio, cura Giorgia. Tutti noi. Anche il nostro bimbo diceva 'Gesù cura mamma'.

E mentre continuavamo a chiedere il miracolo, non ci siamo resi conto che il miracolo stava già avvenendo intorno a noi.

Ho ricevuto e ricevo messaggi incredibili.

Un parroco mi ha scritto che la nostra storia ha messo in discussione la sua vita. Una coppia in crisi mi ha detto che ha compreso cos'è l'amore e per questo non vogliono più litigare.

Fratelli e sorelle divisi nelle famiglie ora non lo sono più. Persone lontane dalla fede ora, sono più vicine e chi non è vicino alla fede, sono sicuro che quanto meno la nostra storia, Giorgia e la mia serenità, abbiano messo in discussione le loro certezze.

Siete proprio sicuri che Dio non esiste? Siete proprio sicuri che Giorgia ora diventerà solo polvere? Fatevi queste domande e come siete logici e razionali nel porvi queste domande allora dovete esserlo nello stesso modo anche guardando tutto quello che è successo intorno a noi e che continua ancora a succedere.

Dio, ha reso Giorgia immortale. Tramite lei ha profuso amore in tutte le persone che hanno conosciuto la nostra storia. Giorgia ha cambiato in meglio tutte le nostre vite. Non dobbiamo essere quindi arrabbiati con Dio perché pensiamo che l'ha portata via.

Io, invece lo ringrazio perché ho avuto l'opportunità di conoscerla e grazie a lei la mia vita è molto più ricca e sono sicuro che anche la vostra lo è. Come essere quindi distrutto? Per tutto questo, sono sereno. Certo, soffro umanamente la mancanza fisica e fa tanto male, ma la serenità che porto dentro è più grande.

Un giorno torneremo insieme noi due ed anche con Leo e con tutti voi. La morte non ha cambiato nulla. Non ha cambiato il nostro amore ed il vostro. Nella Bibbia Gesù dice: 'In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo'.

Questo è ciò che sta accadendo qui. Oggi non siamo quindi qui per celebrare la morte, la sconfitta, la disperazione. Oggi, siamo qui per celebrare la vita, la vittoria, la gioia.

Giorgia nei giorni della malattia mi diceva sempre, continuo a chiedere a Dio di farmi capire come poter ringraziare tutte queste persone che mi amano alla follia, anche quelle che non mi conoscono. Sono felice perché mi sento amata. Non sono sola. Ora Giorgia è con Dio ed ha finalmente questa possibilità di ringraziarvi. Come? Io mi sento di dirvi di pregare per lei. Chiedete la sua intercessione e se Dio vuole, pioveranno grazie.

Torniamo a casa con questo pensiero oggi.

Questa è una storia di vittoria. La vittoria di Gesù sulla morte.

È la storia dell'amore infinito di Dio che tutti noi abbiamo provato e sperimentato in questi tre mesi. È la storia di una fede meravigliosa che esiste ed è reale. Dio esiste... esiste il Paradiso... esiste l'inferno...

Esiste l'amore vero ed infinito che va oltre la morte. Lo stesso amore che Dio ha per noi, lo stesso amore che io e Giorgia e Leo abbiamo tra di noi. Lo stesso amore che voi avete con noi. È sempre lo stesso amore.

Grazie Giorgia per averci insegnato tutto questo. Ti amerò per sempre.

Vi lascio con le parole di Sant'Antonio: 'Vanità, orgoglio, presunzione... Io... Dio... Oggi mi accorgo che una semplice ed unica consonante cambia tutto.

Io...non so nulla... Dio... è tutto. Non abbiate paura, tutto non finirà qui'.

Sia Lodato Gesù Cristo".

Friedrich Nietzsche, ateo, odiava la Chiesa e i cristiani.

"Davanti a Dio tutte le 'anime' diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano, allora il corso naturale dell’evoluzione è impedito.

Questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti, degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l’alto dovere di sacrificare uomini. La specie ha bisogno del sacrificio dei falliti, deboli, degenerati; ma proprio a questi ultimi si rivolse il cristianesimo.

Che cos’è la virtù e l’amore per gli uomini nel cristianesimo, se non appunto questa reciprocità nel sostegno, questa solidarietà dei deboli, questo ostacolo frapposto alla selezione?

La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie. E questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo, vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato.

Noi tutti siamo appesi alla croce, quindi siamo divini. Il cristianesimo ha preso le parti di tutto quanto è debole, abietto, malriuscito".

(Nietzsche, “L’anticristo. Maledizione del cristianesimo”, Adelphi 1977, pag. 73-136)

Il terzo tempo di Giorgia e Michele riverbera un di più sperimentato in soli tre mesi.

Se il cristianesimo fosse soltanto un insieme di regole e di valori - un 'etica - oppure - tanto peggio - una forma di consolatio immanente per gente fallita, debole e degenerata che per non disperarsi affida il dolore e la sofferenza ad un chissachi, cosa me ne faccio? A che cosa mi serve?

“Possa il mondo del nostro tempo – che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza – ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo”, scrive Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium.

La gioia dei cristiani che hanno - davvero - incontrato Cristo Risorto, ora, qui, adesso!

Una gioia scandalosa per l'uomo razionale moderno, eppure così ragionevole.

Di questo abbiamo tutti fame: di una gioia infinita, contagiosa perchè contagiata all'origine.

Se Cristo è risorto, perché siete così tristi? Voi cristiani non avete un volto da persone redente”, annotava Friedrich Nietzsche.

Giorgia e Michele mi testimoniano che funziona, funziona davvero!

"Come possiamo rispondere a questa domanda noi che non siamo stati alle nozze di Cana, che non abbiamo visto il paralitico guarire, che non abbiamo assistito al funerale di Naim, che non lo abbiamo seguito per tre giorni nella steppa, dimenticando persino il cibo?", scriveva Don Luigi Giussani nel 1982.

"Il modo c’è: la compagnia che da Cristo è nata ha investito la storia: è la Chiesa, suo corpo, cioè modalità della sua presenza oggi.

È perciò una familiarità quotidiana di impegno nel mistero della sua presenza entro il segno della Chiesa.

Di qui può nascere l’evidenza razionale, pienamente ragionevole, che ci fa ripetere con certezza ciò che Lui, unico nella storia dell’umanità disse di sé: Io sono la via, la verità, la vita".

Stiamo aggrappati a Michele e Giorgia: Lui è qui!

Lascia una recensione

Please Login to comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami