Cosa resterà?

Cosa resterà?

di Davide Vairani

E' finita l'ennesima campagna elettorale.

Finalmente.

L'Emilia - Romagna continua ad essere governata dal centro-sinistra nella versione 2.0 di Stefano Bonaccini, mentre in Regione Calabria il centro-destra si aggiudica la bandierina con trenta punti di scarto dalle liste concorrenti e consegna la presidenza ad una donna, Jole Santelli.

Cosa resterà?

Mi colpiscono due particolari, uno in terra emiliano-romagnola e l'altro in Calabria.

Il primo. Bibbiano, provincia di Reggio Emilia. Bibbiano e la Val d'Enza, l'inchiesta "Angeli e Demoni",  il Partito Democratico ed il sistema Bibbiano, Foti e il Centro Hansel e Gretel, l'offensiva rossa alla famiglia nel nome dei figli dello Stato.

Nella Circoscrizione di Reggio Emilia la percentuale più bassa in assoluto della Bergonzoni (dopo Bologna): centro - destra fermo al 39,3% e Bonaccini al 55,14%. Il Pd sfiora il 40% (39,30).

L'onda del centro-destra a trazione salviniana sfonda completamente gli argini rossi a Piacenza (59,68%) e Ferrara (54,88%); sconfigge di misura gli avversari a Parma (49,67% Bergonzoni contro il 45,64% di Bonaccini) e Rimini (47,59% Bergonzoni; Bonaccini al 46,37%); arranca (di misura) a Forlì-Cesena (44,34% contro il 49,32% del centro-sinistra); cede completamente a Bologna, Modena e a Ravenna, con distacchi anche superiori al 20% (a Bologna la percentuale più ampia di scarto, 23,92 punti, poi Reggio Emilia con 15,84 di Δ, Modena con 11,07 e Ravenna 10,67).

Bibbiano, 10mila anime: il Pd prende il 40,7% e la Lega si  ferma al 29,46. Nelle sette sezioni del paese, Stefano Bonaccini ottiene il 56,7% delle preferenze, Lucia Borgonzoni il 37,43%.

Sempre nel luogo dove il centrodestra ha improntato la sua campagna sul tema della famiglia, il «Popolo della Famiglia — Cambiamo!» di Mario Adinolfi prende due voti (lo 0,04%).

Il secondo. In Calabria è una storia a parte. In ogni senso. Il Sud è una storia a parte. In ogni senso.

Nel 1994 la prima vittoria dell'èra Berlusconi contro la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto si giocò sulla duplice differente alleanza di Forza Italia: al Nord con la Lega Nord di Bossi e al Centro-Sud con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. Nel 2001 alle elezioni regionali siciliane Forza Italia fece il cappotto: vittoria in 64 seggi su 64.

I democristiani in Calabria esistono ancora e pesano nella conta dei voti. L'Udc, partito praticamente inesistente a livello nazionale (ha ottenuto l'1,3% dei voti con 4 eletti alla Camera e 4 al Senato alle elezioni politiche del 2018), ha fatto meglio del Movimento 5 stelle, portando a casa quasi il 7 per cento (contro il 6,2).

L'Unione di centro, infatti, ha incassato il 6,8 per cento delle preferenze, ergo 51.936.

Voti che hanno contribuito al successo della candidata del centrodestra Jole Santelli che ha vinto con il 55,4 per cento.

"Lo scudocrociato vola al 7 per cento. Forza italia con Udc e lista Santelli è al 30 per cento, tre volte la Lega. Questo è il Sud e questa sarà l'Italia", commenta Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Dc e vicepresidente gruppo Forza Italia.

"Straordinario il nostro risultato in Calabria. Ora avanti con determinazione per la costruzione di un partito che raccolga le realtà di coloro che si rifanno alla tradizione della Democrazia Cristiana e del partito popolare europeo, che ponga al centro la moderazione come metodo, l’inclusione sociale, il sostegno alla famiglia ed alla libera iniziativa", esulta il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa.

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