Fine vita: il piano inclinato canadese

di Davide Vairani

Da 41 mesi è in vigore in Canada una legislazione sul fine vita di orientamento eutanasico.

La chiamano Medical Assistance in Dying (MAiD) oppure aide médicale à mourir (AMM), a seconda del retaggio francofono dei distretti federati canadesi, ma il significato non cambia: assitenza medica a morire.

Il confine tra eutanasia e suicidio assistito in Canada è molto sottile, se lo si decodifica con lo sguardo meramente giuridico-legislativo.

Nella sostanza, l'orizzonte antropologico d'ispirazione è chiaro: il diritto a morire, espressione della libertà individuale assoluta.

Gli ultimi dati censiti dalla Commission sur les soins de fin de vie sono un bollettino di guerra. Basta un flash, con l'accortezza di sostituire mentalmente l'acronimo MAiD con suicidio assitito ed eutanasia:

  • 1.331 MaiD dichiarate tra il 1 aprile 2018 e il 31 marzo 2019 su 1.937 richieste complessive
  • aumento del 32% rispetto all'anno precedente e del 113% rispetto al 2016-2017
  • 1,9% del totale delle morti in Quebec
  • 13 casi identificati di non conformità ai criteri federali, di cui 3 nei quali il paziente non soffriva di una malattia grave e incurabile (frattura dell'anca);
  • 86 casi in cui la mancanza di informazioni non ha consentito alla Commissione di concludere sulla conformità o meno delle MAiD censito
  • l'83% dei medici che hanno praticato le MAiD sono medici di medicina generale e gli specialisti soltanto il 17%
  • la maggior parte delle MAiD sono state effettuate negli ospedali (66%), il 20% a domicilio dei pazienti richiedenti, il 9% nei Centres d'hébergement de soins de longue durée (CHSLD) - si chiamano centri di accoglienza per cure a lungo termine per pazienti adulti con una grande perdita di autonomia che non possono più vivere nel loro normale ambiente di vita ndr -e il 3% nelle case di cure palliative
  • 1.243 persone hanno ricevuto sedazione palliativa continuativa durante il periodo.

Quarta relazione annuale della Commissione sull'assistenza di fine vita, 02 ottobre 2019

Era il 17 giugno 2016 quando il governo federale canadese approvava la legge C-14 che introduceva il principio del diritto a morire.

Chi ha diritto a ricevere aiuto a morire?

Qualsiasi persona persona maggiorenne, capace di intendere e volere, qualora illness, disease or disability or that state of decline causes them enduring physical or psychological suffering that is intolerable to them and that cannot be relieved under conditions that they consider acceptable.

Se interviene una malattia cronica, invalidante o quello stato di declino che porta a non riuscire più a sopportare sofferenze fisiche o psicologiche e che non possono essere alleviate in condizioni e situazioni considerate accettabili

Accettabile è un metro di misura quantitativo e come lo valuti?

"Natural death be reasonably forseeable": la morte naturale deve essere ragionevolmente prevedibile, aggiunge la legislazione canadese.

O meglio: aggiungeva.

L'11 settembre 2018 la Corte superiore del Quebec ha invalidato sia la legislazione dell'Ottawa che del Quebec, giudicandole entrambi incostituzionali, perché riservate a persone la cui morte è ragionevolmente prevedibile (criterio federale) o che sono alla fine della loro vita (criterio del Quebec).

La Corte ha accolto così la richiesta di Jean Truchon, 51 anni, e Nicole Gladu, 73 anni, di potere accedere alle pratiche di aiuto medicale a morire e ha dato contestualmente sei mesi di tempo al legislatore per adeguare la norma in materia (fino all'11 marzo 2020). I due cittadini canadesi soffrono di gravi malattie degenerative, ma non sono malati terminali e non sono in una condizione di fine vita.

Durante la campagna elettorale federale dell'estate scorsa, il premier canadese Justin Trudeau aveva dichiarato che non avrebbe presentato ricorso contro la decisione della Corte Superiore del Quebec:

"l'assistenza medicale nella morte deve  diventare accessibile alle persone che soffrono di sofferenze gravi ed intollerabili, sia fisiche che psicologiche, anche se queste persone non sono alla fine della loro vita come previsto oggi dalla legge del Quebec o che la loro morte non è ragionevolmente prevedibile come prevede la legislazione federale".

Poi un ripensamento: ascoltare cosa pensano i canadesi. 

Il governo di Justin Trudeau ha pubblicato ai primi di gennaio un breve questionario, invitando tutti i  cittadini a rispondere entro il 27 del mese di gennaio 2020. 

Ottawa ha chiesto ai cittadini se fossero necessarie misure di protezione aggiuntive in un contesto nel quale anche le persone che non sono alla fine della loro vita potrebbero richiedere la morte.

Otto quesiti, tra i quali: richiedere al medico curante di discutere la richiesta con la famiglia del paziente; richiedere il parere di un terzo esperto medico; sottoporre il paziente ad una valutazione psicologica; prolungare il periodo di ripensamento obbligatorio, attualmente 10 giorni, tra il momento in cui viene richiesto l'aiuto medicale a morire e il momento nel quale viene somministrato.

Il governo canadese va oltre oltre quanto ordinato dalla Corte superiore, chiedendo ai cittadini un parere in merito alle direttive anticipate.

Due scenari sono stati sottoposti alla popolazione.

Nel primo, il paziente presenta una regolare richiesta di assistenza medica a morire, ma alla fine la sua richiesta viene respinta perchè nel frattempo ha perso la capacità di consenso (le sue condizioni sono peggiorate) durante il periodo de 10 giorni di riflessione previsti dall'attuale legislazione canadese.

"Un medico o un infermiere dovrebbe fornire la morte assistita in queste circostanze? ", viene chiesto nel questionario.

Il secondo scenario riguarda le persone che hanno ricevuto una diagnosi medica che certifica loro una malattia "che influenzerà le loro capacità mentali e metterà in gioco le loro capacità decisionali, come il morbo di Alzheimer".

Se un paziente con questa diagnosi indica nero su bianco le circostanze nelle quali desidera, in futuro, essere ucciso, il personale infermieristico dovrebbe attenersi, sapendo che in quel momento il paziente non sarà più in grado di confermare le proprie volontà?

In inglese si dice slippery slope, che possiamo tradurre con “pendio scivoloso” o “piano inclinato”: una volta imboccato un certo percorso non si può che percorrerlo tutto per intero, perché fermarsi diventa impossibile.

Ci si affaccia sulla china e, fatto il primo passo, si galoppa sempre più veloci in discesa, trascinati dall'inerzia verso a valle, fino alla fine. 

Fonti:

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