Reasonably forseeable

di Davide Vairani

In Canada la battaglia per arginare la deriva eutanasica si gioca attorno a due termini: reasonably forseeable, ragionevolmente prevedibile.

La morte naturale deve essere ragionevolmente prevedibile.

Se tale requisito può essere stabilito clinicamente, allora un cittadino canadese può essere autorizzato nel ricorrere all'access to medically-assisted death (MAiD), al suicidio medicalmente assistito.

Qualsiasi cittadino canadese, purchè maggiorenne, capace di intendere e volere, qualora "illness, disease or disability or that state of decline causes them enduring physical or psychological suffering that is intolerable to them and that cannot be relieved under conditions that they consider acceptable", se interviene una malattia cronica, invalidante o quello stato di declino che porta a non riuscire più a sopportare sofferenze fisiche o psicologiche e che non possono essere alleviate in condizioni e situazioni considerate accettabili.

Cancellate quei due termini -  reasonably forseeable - e si spalanca un varco all'eutanasia legalizzata per malati psichici, gravemente disabili, depressi, minorenni e persone non più produttive.

Esattamente ciò che si appresta a compiere il governo federale canadese che si prepara a rivedere la legge sulla morte medicalmente assistita: tirare una riga e cancellare quei due termini dall'attuale legislazione.

Entro l'11 marzo 2020.

Lo ha stabilito la Corte Superiore del Quebec in una sentenza del settembre 2019 con la quale accoglieva la richiesta di Jean Truchon, 51 anni, e Nicole Gladu, 73 anni, di potere accedere alle pratiche di aiuto medicale a morire e contestualmente concedeva sei mesi di tempo al legislatore per adeguare la norma in materia (fino all'11 marzo 2020). I due cittadini canadesi soffrono di gravi malattie degenerative, ma non sono malati terminali e non sono in una condizione di fine vita.

Qualcuno darà battaglia in Canada?

Pochi e sempre i soliti.

Il Presidente dell'episcopato canadese, Richard Gagnon, arcivescovo di Winnipeg, ha scritto una lettera al primo ministro canadese, Justin Trudeau, il 31 gennaio 2020, esprimendo "grande preoccupazione" dei vescovi per quanto riguarda le modifiche proposte all'attuale legislazione sul tema dell'aide médicale à mourir.

"Affermiamo e manteniamo inequivocabilmente la convinzione fondamentale sulla sacralità della vita umana, un valore che condividiamo con molte altre persone nel nostro paese, comprese quelle di fedi diverse o senza alcun credo religioso": così l'incipit del testo sottoscritto da 80 vescovi canadesi.

"Nonostante l'eufemismo fuorviante", scrivono i vescovi, "l'assistenza medica a morire" rimane puramente e semplicemente eutanasia e suicidio assistito, vale a dire la rimozione diretta della vita umana o la partecipazione al suo suicidio ,"gesti che non possono mai essere giustificati".

La critica dei vescovi si riferisce in particolare alla decisione del governo canadese di affidarsi ad un questionario online per sondare il sentiment dei cittadini in materia. Alla Consultation sur les critères d’admissibilité et le processus de demande d’aide médicale à mourir (AMM) - che si è chiusa il 27 gennaio 2020 - hanno partecipato 300 mila canadesi nelle tre settimane nelle quali il questionario è rimasto in linea via web.

"Esortiamo il governo del Canada, prima di proseguire, ad avviare una consultazione più ampia, più profonda, imparziale e rigorosa sulla questione, al fine di garantire che tutti i fattori rilevanti - sociali, medici e morali - siano attentamente e accuratamente considerati ”, proseguono i vescovi canadesi.

I canadesi avranno il coraggio di seguire le posizioni della Chiesa cattolica?

In questi ultimi giorni sono stati pubblicati due sondaggi i cui esiti non lasciano presagire nulla di buono.

In un sondaggio web condotto da Léger questo mese per The Canadian Press, l'86% degli intervistati ha concordato che le persone con una malattia grave, degenerativa e incurabile dovrebbero essere in grado di chiedere e ottenere assistenza medica a morire.

Il 74% dei partecipanti al sondaggio ha affermato, inoltre,  che l'assistenza medica in caso di morte dovrebbe essere disponibile per tutte le persone con malattie terminali, anche se la loro morte non è ragionevolmente prevedibile.

Il sostegno a questa idea di una più ampia assistenza medica alla morte variava dal 66% a Manitoba e Saskatchewan all'84% in Quebec.

Risultati simili in un sondaggio condotto dall'Angus Reid Institute e pubblicato il 24 gennaio, che includeva domande sul tema access to medically-assisted death (MAiD): quattro canadesi su cinque (80%) affermano che dovrebbe essere più facile per i singoli canadesi prendere le proprie decisioni di fine vita quando si tratta di morire assistiti da un medico.

Un aumento del 73% rispetto alle posizioni dei canadesi nel 2016, quando fu approvata la prima legislazione di matrice eutanasica in Canada.

Fonti:

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