Che cosa c'è in gioco nel processo a Marco Cappato e Tina Welby?

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 04 febbraio 2020

"Sarò processato il 5 febbraio per un reato con pena minima 5 anni di carcere dopo essermi auto-denunciato assieme a Mina Welby per aver aiutato Davide Trentini a morire senza soffrire" – scriveva su Twitter Marco Cappato il 22 gennaio scorso.

Udienza fissata presso la Corte di Assise di Massa Carrara. Il capo di imputazione - violazione dell'art. 580 del codice penale - è lo stesso per il quale l'esponente radicale e dell'Associazione Coscioni è stato assolto il 23 dicembre scorso dai giudici della Corte d'Assise di Milano perchè "il fatto non sussiste".

“Le emergenze istruttorie hanno dimostrato che Marco Cappato ha aiutato Fabiano Antoniani a morire, come da lui scelto, solo dopo aver accertato che la decisione fosse stata consapevole, che la patologia fosse grave e irreversibile e che gli fossero state prospettate possibilità alternative",  si legge nelle motivazioni del verdetto depositato il 30 gennaio scorso.

Verdetto pronunciato a seguito della storica decisione della Corte costituzionale che - con la sentenza n. 242 del 2019 - "dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) – ovvero, quanto ai fatti anteriori alla pubblicazione della presente sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, con modalità equivalenti nei sensi di cui in motivazione –, agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente” - Corte cost., Sent., (ud. 25 settembre 2019) 22 novembre 2019, n. 242.

So come andrà a finire il processo: assolti, perchè "il fatto non sussiste".

E' soltanto una questione di tempo, determinata dalla variabile di un possibile nuovo appello alla Corte Costituzionale oppure dall'assunzione diretta di responsabilità giuridica della Corte d'Assise di Massa nello stabilire l'equivalenza tra le circostanze.

Tecnicamente simili. Per Fabiano Antoniani - come per Davide Trentini - stiamo parlando di suicidio assistito, entrambi consumati in una clinica svizzera a breve distanza temporale l'uno dall'altro (il 27 febbraio 2017 nella clinica Dignitas per Dj Fabo e a Basilea il 13 aprile 2017 per Trentini), con l'ausilio di medici che preparano il cocktail di barbiturici e sedativi, li amministrano ad entrambi i pazienti e lasciano ai diretti interessati azionare lo stantuffo per l’iniezione letale.

Marco Cappato - e in questo caso anche Mina Welby - non hanno fatto altro che raccogliere una decisione di suicidio precedentemente assunta da entrambi in maniera autonoma e libera da condizionamenti ed aiutarli a compiere il tragitto di strada in Svizzera e a raccogliere i soldi necessari per il pagamento del loro suicidio.

Fine delle trasmissioni, l'esito del processo è sostanzialmente già scritto.

Se le circostanze, le motivazioni e le dinamiche sono de facto equivalenti, tuttavia, non lo sono le condizioni di Fabiani e di Trentini all'epoca dei fatti.

Cappato lo sa benissimo e proprio per questo motivo la decisione della Corte d'Assise di Massa segnerà un'ulteriore passo per l'introduzione del diritto a morire nelle forme e modalità scelte da ogni singola persona.

"La cosa più importante sarà l’affermazione dell’incostituzionalità dell’articolo 580 del Codice Penale, laddove non si fa distinzione tra le condizioni dei malati.

Il rinvio alla Corte Costituzionale sarebbe importante perché una sentenza della Corte avrebbe valore legislativo", dichiarava Cappato alla stampa il 13 febbraio 2018.

"La decisione del giudice invece rappresenterebbe sì un precedente, ma un altro giudice potrebbe decidere di non applicare lo stesso principio.

È quello che potrebbe accadere, ad esempio, nel processo sulla morte di Davide Trentini, in cui io e Mina Welby siamo stati rinviati a giudizio", proseguiva.

Cosa c’è in gioco?

"Quello che c’è in gioco - affermava - è il diritto del malato affetto da una patologia irreversibile e costretto a sofferenze insopportabili di poter morire a casa sua, in Italia.

Su questo punto andremo avanti comunque, qualunque sia la sentenza in tribunale.

Noi stiamo continuando ad aiutare le persone che si rivolgono a noi: abbiamo richieste quotidiane di informazioni per poter morire con dignità, e dopo la legge sul biotestamento c’è un flusso continuo di richieste per l’interruzione delle terapie".

Fabiano Antoniani, all'epoca quarantenne, divenuto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente stradale nel 2014, dopo anni di cure e infruttuosi tentativi riabilitativi e perdute le speranze in qualsiasi recupero, era attaccato alla macchina che lo aiutava a respirare.

Davide Trentini non dipendeva da alcun macchinario vitale.

"Ho 52 anni, sono malato di sclerosi multipla dal 1993, per i primi anni in forma più tollerabile, poi, la 'stronzà si è trasformata nella forma 'più stronzà: la secondaria progressiva", scriveva di proprio pugno Davide Trentini in una straziante lettera pochi giorni prima di andare a morire in Svizzera.

"Negli anni, le ho provate veramente tutte, dall'interferone, prima quello settimanale, poi quello che mi autoiniettavo (allora le mani funzionavano!) ogni due giorni, poi è cominciato l'orribile periodo della chemio!!! Insomma, le ho provate proprio tutte. Ora da 1.92 sono diventato uno sgorbio con le gambe lunghe, gobbo fino quasi in terra, ma soprattutto dolori lancinanti e veramente insopportabili h24. Ormai passo tutti i giorni, ma proprio tutti, o in bagno sul water, o sul letto in qualche maniera, con la pasticca all'oppio per cercare di calmare i dolori".

Perchè l'esito del processo è già scritto?

Perchè la Corte Costituzionale - nel dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale secondo le parti e le modalità descritte nella sentenza sul "caso" Fabiani - si è spinta nella direzione di suggerire una interpretazione estensiva della legge n. 219 del 22 dicembre 2017, quella sul testamento biologico.

Vale la pena ricordare che è proprio con questa legge approvata dal Parlamento che in Italia si è voluto far entrare dalla finestra il diritto a morire: il paziente è libero infatti di rifiutare i trattamenti sanitari (idratazione o alimentazione artificiale) e l’obbligo di rispettare le sue decisioni quando ne possa derivare la morte ha introdotto la possibilità per ciascun individuo di disporre anticipatamente, mediante le DAT, in ordine ai trattamenti sanitari a cui essere sottoposto, vietando trattamenti terapeutici finalizzati a prolungare la vita ad ogni costo e ha riconosciuto al malato il diritto di scegliere di porre fine alla propria vita in stato di sedazione profonda nel caso di “sofferenze refrattarie alle cure”.

Per i sostenitori dell'auto-determinazione assoluta di ogni individuo, c'è un punto che deve essere ancora superato: il “diritto al suicidio assistito” secondo le modalità scelte dai singoli.

La legge n. 219 del 22 dicembre 2017 - “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" - all’art. 1 specifica che non è possibile richiedere al medico trattamenti contrari a norme di legge o alla deontologia professionale. Per questo motivo non è possibile pretendere dai medici del Servizio pubblico la somministrazione o la prescrizione di un farmaco che procuri la morte.

Aiutare una persona a morire nel più breve tempo possibile per porre fine a dolori e sofferenze lancinanti, che sia essa cieca, tetraplegica e senza speranza di cura o che essa sia affetta da sclerosi multipla da 25 anni e senza speranza di cure, dove sta la differenza?

Nel dipendere o meno da macchinari che ti tengono in vita?

Una volta introdotto - sia sul piano legislativo che giurisprudenziale - il criterio della libertà assoluta di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie – comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze – imporre in ultima analisi un’unica modalità per congedarsi dalla vita assume sempre di più i contorni (paradossali) di incostituzionalità.

Per il principio di ragionevolezza e di uguaglianza in rapporto alle diverse condizioni soggettive, che cosa giustificherebbe l'assoluzione di Marco Cappato nel primo processo perchè il fatto non sussiste e condannarlo questa volta?

E' soltanto questione di tempo.

Lo abbiamo già visto in tutti gli stati europei nei quali eutanasia e suicidio assistito sono diventati legali in nome del medesimo principio di auto-determinazione individuale che scavalca qualsiasi etica.

In Canada, dal giugno 2016 esiste una legislazione che definisce chi, come ed in che maniera un cittadino canadese possa richiedere l'access to medically-assisted death (MAiD), il suicidio medicalmente assistito.

Nemmeno quattro anni dopo, il governo federale si appresta a modificarla.

Lo ha stabilito la Corte Superiore del Quebec in una sentenza del settembre 2019 con la quale accoglieva la richiesta di Jean Truchon, 51 anni, e Nicole Gladu, 73 anni, di potere accedere alle pratiche di aiuto medicale a morire e contestualmente concedeva sei mesi di tempo al legislatore per adeguare la norma in materia (fino all'11 marzo 2020). I due cittadini canadesi soffrono di gravi malattie degenerative, ma non sono malati terminali e non sono in una condizione di fine vita.

Reasonably forseeable, ragionevolmente prevedibile. La morte naturale deve essere ragionevolmente prevedibile: cancellare dall'attuale legislazione, questo ordina la Corte canadese al legislatore.

Togli questi due termini, reasonably forseeable, cancella la frase "natural death has become reasonably foreseeable": cosa rimane?

Rimane il fatto che qualsiasi cittadino canadese, purchè maggiorenne, capace di intendere e volere, qualora "illness, disease or disability or that state of decline causes them enduring physical or psychological suffering that is intolerable to them and that cannot be relieved under conditions that they consider acceptable", se interviene una malattia cronica, invalidante o quello stato di declino che porta a non riuscire più a sopportare sofferenze fisiche o psicologiche e che non possono essere alleviate in condizioni e situazioni considerate accettabili, può richiedere legittimamente e legalmente il suicidio medicalmente assistito.

E' davvero questo il modello di società che vogliamo per la nostra Italia?

Gerry McCarthy è  un sacerdote, vicario della parrocchia Santa Maria del Rosario ai Martiri portuensi, a Roma.

"La casa della Fraternità san Carlo in cui vivo da ventidue anni è quella della Magliana, a Roma.

Con me adesso ci sono don Nicolò, il nostro capo-casa, don Paolo, il parroco, don Dino e don Michele, i vice-parroci.

E c’è mr. Parkinson, che fa parte della casa a tutti gli effetti.

Infine, ci sono io, il parroco emerito", scrive sul sito web della Fraternità San Carlo.

"In questo ultimo anno la casa è diventata segno reale dell’accoglienza e dell’amore di Cristo in persona.

Quando mi sveglio alla mattina e mi trovo bloccato, iniziare la giornata è difficile; poi esco dalla stanza e c’è un fratello che mi mette i calzini, un altro le scarpe.

Se non riesco a fare da solo, c’è chi mi prepara la colazione, chi mi mette il bavaglio perché non mi sporchi, chi mi accompagna giù per le scale. Tre volte alla settimana devo andare a fare la fisioterapia e altre cure: i miei confratelli si fanno in quattro per trovare chi possa aiutarmi. Se questo non è un luogo in cui sono amato, se questo non è un miracolo, veramente non saprei dire che cosa sia un miracolo!", aggiunge il sacerdote malato di Parkinson.

"Per me la casa è diventata il punto della libertà, perché la malattia mi mette in una condizione di limite per cui non posso più guidare né fare tante altre cose. Ma non è un problema, perché chi porta l’apertura dell’eternità, chi mi dona cioè la capacità di vivere, sono i miei fratelli e sorelle.

Con loro abbiamo deciso che non avrei condotto una vita monacale, chiudendomi in una stanza e pregando per tutti, perché sarei andato fuori di testa in una settimana! Chi abita con me si è domandato come poter aiutare un proprio fratello, un proprio figlio. [...]  Poi tutti vanno via e mi portano in stanza, per fare un pisolino. Successivamente mi svegliano per il pranzo, mi aiutano a vestirmi, mi tagliano la carne nel piatto.

Ogni cosa per me è il luogo di un miracolo. Alle 16 ricevo chiunque voglia parlarmi: grazie a Dio viene tanta gente che io posso ascoltare ed aiutare".

A nessuno è chiesto di essere un eroe. A nessuno è chiesto di soffrire per un insano gusto masochistico. Tanto meno di credere nella vita eterna.

Gerry McCarthy, nel suo breve scritto citato, conclude:

"Potrei raccontare tante cose per ogni giorno della settimana che trascorro, potrei descrivere la festa degli anziani, dove balliamo, parliamo e giochiamo. Ma voglio dire che è in casa che ricevo la forza per non avere una vita limitata. La malattia mi vuole limitare, la vita mi vuole limitare, ma la casa no. I fratelli mi vogliono dare una libertà più grande".

E' di una casa che abbiamo più bisogno - tutti - per ricevere la forza di non avere una vita limitata.

Una casa abitata da volti che ci accompagnino verso il nostro Destino: questa la libertà più grande.

Il processo del 5 febbraio prossimo a Marco Cappato e Mina Welby è l'ultimo appello alla politica italiana, al Governo e al Parlamento: in una democrazia rappresentativa quale è la Repubblica italiana le leggi le discute e le approva il Parlamento, non la magistratura.

La libertà è anche questo: potersi battere per ciò di cui si è convinti, a torto o a ragione.

Ma per poterlo fare, occorre che il Parlamento faccia il suo mestiere: le leggi.

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