«Un père n’est pas forcément un mâle»

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 05 febbraio 2020

Nel suo famoso romanzo 1984, Orwell metteva in guardia contro il regime autoritario del Socing, che sempre vuole il controllo assoluto della comunicazione con l'imposizione di una vera e propria nuova grammatica linguistica, la cosiddetta Neolingua, e del cosiddetto Psicoreato come legge contro chi la violerebbe.

Iniziare impoverendo il lessico, conservare per ogni termine un solo significato - ben definito e privo di sfumature -, eliminare tutti i sinonimi: il significato originario delle parole scomparirà a poco a poco, la vecchia lingua dimenticata (l'archeolingua) e tutto sarà uguale al suo contrario.

Si potrà così ben dire che "la guerra è pace", "la libertà è schiavitù", "l'ignoranza è forza ", e così via.

E se Emmanuel Macron - che sicuramente ha letto questo libro - fosse anche lui un seguace di questa negazione della realtà?

La domanda potrebbe sorgere seriamente dopo aver letto un suo breve scambio di battute con Pascale Morinière, Presidente delle Associazioni familiari cattoliche (ACF), durante una cena di gala all'Eliseo.

Invitata al Palazzo dell'Eliseo per celebrare il trentesimo anniversario della ratifica della Convenzione sui diritti dell'infanzia, Pascale Morinière ha potuto discutere con Emmanuel Macron della "PMA pour toutes".

Una discussione surreale, che la stessa Morinière ha deciso di affidare a Charlotte d'Ornellas, giornalista del settimanale francese Valeurs Actuelles.

Domenica scorsa l'Eliseo era pieno di bambini, su invito della coppia presidenziale, presenti anche molte associazioni e gruppi che si occupano di protezione dell'infanzia. Nessun discorso, ma lunghe strette di mano di Emmanuel Macron con questi ragazzi presenti.

Ad un certo punto, il capo dello stato invita i rappresentanti delle associazioni a un cocktail più intimo. Tra questi, Pascale Morinière, presidente delle Associazioni familiari cattoliche (AFC), che ad certo punto della serata riesce a trovarsi face to face con Macron.

Ne segue una conversazione sorprendente, alla presenza del segretario di Stato per la protezione dell'infanzia, Aurélien Taquet, e del senatore LREM, Martin Lévrier.

Argomento di conversazione? La loi bioetique, l'estensione dell'accesso alla PMA per tutte le donne - comprese le coppie di donne dello stesso sesso -, la conseguente PMA sans père.

Assurdo celebrare la ratifica della Convenzione sui diritti dell'infanzia mentre si accetta la PMA senza padre! Alla faccia dell'Art. 7 della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia: "il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi".

Insomma, quando Pascale Morinière cerca di spiegare le sue preoccupazioni in poche battute di conversazione, il Presidente della Repubblica risponde che la paternità è divisa in due funzioni: una genetica e l'altra simbolica.

Per la parte genetica - continua Macron - i bambini avranno l'opportunità di conoscere il loro padre. "Faremo in modo che questa questione ritorni in discussione all'Assemblea", ha anche affermato il Presidente, riferendosi alla restrizione del Senato sull'accesso alle origini per i bambini nati dai PMA.

E per la parte simbolica? "Non ci sono problemi".

Pascale Morinière insiste e il Presidente risponde: "Je comprends. Votre problème, c’est que vous croyez qu’un père est forcément un mâle. Tous les psychanalystes vous diront le contraire".

"Capisco. Il suo problema è che lei crede che un padre debba essere obbligatoriamente un maschio. Tutti gli psicoanalisti le diranno il contrario".

Lasciamo perdere l'uso del termine "mâle" (maschio) -  che sicuramente si adatta meglio al mondo veterinario che alla famiglia umana - per limitarci all'argomento essenziale: preso atto che il suo approccio politico coincide un po' con l'idea che ci possiamo fare di quali siano realmente i diritti del bambino, Emmanuel Macron ha deciso di licenziare il reale, di liberarsi dalla realtà.

Se per Emmanuel Macron un padre non è necessariamente un uomo è per il fatto che può essere anche una donna.

Questa idea deve essere ripetuta per capire l'assurdità della questione: un père peut être une femme. Pertanto, un bambino nato attraverso il ricorso alla PMA da parte di due donne non sarà privato di suo padre: semplicemente, suo padre sarà una donna.

Dormite tranquilli, il Presidente veglia su di voi, "l’ignorance c’est la force", direbbe Orwell.

Se la questione non fosse tremendamente seria, ci potremmo ridere sopra. Tutta questa famosa legge sulla bioetica, che preoccupa così tanto - e giustamente - Pascale Morinière, Sylviane Agacinski, Jacques Testart, José Bové, e molti altri intellettuali sia di destra che di sinistra, e duemila medici che hanno firmato un manifesto di contrarietà e decine di migliaia di francesi che marciano periodicamente e pacificamente, tutta la struttura del testo di legge è attraversato da questa negazione della realtà.

È così che il governo e la sua maggioranza hanno adottato un testo in prima lettura all'Assemblea Nazionale e si apprestano a completarne la discussione e la votazione al Senato. Un testo che prevede non sia sufficiente partorire per essere mère, per essere madre. Se la madre non è colei che partorisce il bimbo, non è poi molto sorprendente che il padre possa essere anche una femme, una donna.

Daltronde, il Presidente della Repubblica francese non è il solo ad esercitarsi con la grammatica della Neolingua orwelliana. Ricordate Agnès Buzyn, Ministro della Salute francese, quando si lasciò scappare che il padre potrebbe anche essere "la grand-mère", la nonna?

Una sequenza di 24 secondi dell'intervista rilasciata dal ministro al canale televisivo LCP a fine settembre 2019 che ha fatto il giro dei social media francesi.

A proposito dell'apertura della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) a tutte le donne, prima se ne esce con questa frase:

"C’est une loi qui confronte la science, les progrès scientifiques, avec les dési… le… les… les choix d’une société et avec des douleurs individuelles".

Il lapsus è lì, è chiaro. La loi bioetique metterà davvero la scienza al servizio dei desideri individuali (e non per aiutare ad affrontare doleurs individuali). In questo caso, il desiderio di avere un figlio diventerà, nella legge, il diritto al bambino.

Poco dopo, voilà!

Myriam Encaoua, giornalista di LCP: "Un père, c’est une fonction symbolique. Cela peut être une femme?"

Agnès Buzyn: "Cela peut être une femme, évidemment.

Cela peut être une altérité qui est trouvée ailleurs dans la famille, on le voit, cela peut être des oncles, […] une grand-mère.

Je crois que les enfants ont besoin d’amour, tout nous démontre aujourd’hui que ce qui compte c’est la sérénité autour de l’enfant et cela, toutes les familles peuvent le garantir".

Myriam Encaoua: "Une grand-mère".

Agnès Buzyn: "Une grand-mère!"

Agnès Buzyn: "Ce n’est pas parce que deux femmes, une grand-mère… peuvent donner de l’amour à un enfant que ce dernier n’a pas un père et une mère biologique".

Non sorprende allora l'uso dei termini che i ministri del governo Macron utilizzano per distorcere la realtà e far digerire a tutti la PMA pour toutes

Erano i primi di settembre, poco prima che il testo di legge iniziasse la prima fase di valutazione all'Assemblèe Nationale.

In una audizione davanti ai deuputati francesi, il Ministro della Giustizia, Nicole Belloubet, spiegava alcune importanti modifiche apportate al testo su uno dei temi più spinosi, la filiation.

Al suo fianco, i ministri Agnès Buzyn (Sanità) e Frédérique Vidal (Ricerca).

Il disegno di legge prevede l'istituzione di un meccanismo specifico in modo che le coppie di donne possano essere riconosciute entrambi madri del loro bambino nato attraverso la PMA.

Come? Attraverso la formula del riconoscimento congiunto di un bambino, espresso prima della nascita di quest'ultimo. Come le coppie eterosessuali non sposate, le coppie femminili riconoscerebbero quindi il loro bambino prima della nascita davanti ad un notaio.

Tale meccanismo viene definito dal ministro Bellouet come novatuer, perchè fondato "sur un acte de volonté".

Agnès Buzyn contestualmente rilanciava: "Stiamo creando nella legge un nuovo modo di concepire la genitorialità, basata sulla volontà e sull'impegno congiunto tra due donne, puisque la vraisemblance biologique, à l’évidence, ne peut pas jouer".

"Un meccanismo di filiazione che ci permette finalmente di distorcere l'idea che il codice civile sia strettamente biologico.

Je suis très heureuse que la volonté ait aujourd’hui toute sa place dans le Code", aggiunge in quell'occasione Coralie Dubost, parlamentare LREM e relatrice del disegno di legge.

La Dubost usa l'espressione "tordre le cou a", che viene usata metaforicamente per significare "soffocare qualcosa, finirla, farla scomparire". Nel linguaggio popolare, la frase è generalmente usata per esprimere l'esigenza di eliminare un dolore fisico oppure qualcosa che disturba e da molto fastidio.

Locuzione azzeccata: occorre esercitare violenza al codice civile per torcelo verso il paradigma dei nuovi desideri che si fanno diritti.

Di fronte a questo tentativo di manipolare le menti occorre non stancarsi mai di ribadire l'ovvietà.

, è nell'interesse del bambino avere un padre e una legge che intende privarlo deliberatamente è ingiusta.

, un padre è necessariamente un uomo, proprio come una madre è necessariamente una donna, e una legge che richiederebbe di affermare il contrario per essere compresa sarebbe una legge senza senso.

, una donna deve essere in grado di stabilire la propria maternità nei confronti del bambino che lei ha partorito per il semplice fatto naturale del parto, senza dover eseguire alcuna altra formalità, e una legge che affermerebbe il contrario sarebbe una legge regressiva.

In materia di filiation, come su molti altri temi, la celebre frase di Albert Camus dovrebbe sempre essere tenuta bene a mente:

"Mal nommer les choses, c’est ajouter aux malheurs du monde. Ne pas les nommer, c’est nier notre humanité".

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