L’errore della legge francese

Loi bioetique: C’est voté. E ora si comincia punto e a capo.

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 06 febbraio 2020

C’est voté: soltanto 10 voti di scarto. Il progetto di revisione della legge sulla bioetica è stato approvato martedì 4 febbraio da una piccola maggioranza di senatori (153 a favore, 143 contro, 45 astensioni).

E con essa la sua misura emblematica, l'estensione della PMA a coppie di donne e donne single. 

"Questo testo probabilmente non soddisferà nessuno", ha dichiarato la senatrice radicale Véronique Guillotin durante il dibattito precedente il voto. Un giudizio che non si fa fatica a condividere.

L'impressione che si ha osservando il lungo ed interminabile dibattito parlamentare di questi mesi è che prevalgano più confusione ed ideologie piuttosto che una seria e ponderata riflessione. Non per caso, infatti, il testo approvato in prima lettura dall'Assemblea nazionale è profondamente differente da quello uscito martedì al Senato.

Normale che sia così, osserverà qualcuno, visto che si stanno maneggiando tematiche delicate. Considerazione corretta, ma parziale. C'è di più e altro.

Osservo - ad esempio - un certo imbarazzo nei partiti moderati e della destra francese a mostrarsi decisamente conservatori sui temi etici.

L'ultimo esempio plastico è il voto al Senato, a maggioranza dei repubblicani e socialisti. Ebbene, 25 senatori  LR su un totale di 144 ha votato a favore e 19 si sono astenuti, ma anche metà del centristi e dei rappresentanti eletti indipendenti. De l'Union Centriste 26 voti contrari su 51 senatori (11 favorevoli e 14 astenuti).

E - come nel dibattito pubblico per diversi mesi - è la PMA che ha concentrato la maggior parte delle parole dei senatori invitati a parlare prima del voto. Le sinistre si sono mostrate ovviamente compatte nell'esprimere un voto sostanzialmente favorevole.

È "un testo che sconvolgerà i fondamenti della nostra società", ha sostenuto con forza Christine Herzog del gruppo indipendente. "Questo è un passo avanti fondamentale che riconosce alle donne che non esiste una famiglia composta da un padre, una madre e un bambino ma famiglie", ha detto la senatrice comunista Laurence Cohen."La società è pronta ad accogliere famiglie che non si basano sulla biologia", ha affermato Véronique Guillotin (movimento radicale). Mentre a nome del gruppo LREM, Thani Mohamed Solhi castigava la riluttanza di coloro che si oppongono all'estensione della PMA.

Ma alcuni senatori sono anche tornati al ruolo delle leggi sulla bioetica e sulle revisioni regolari a cui sono soggette. "Le leggi bioetiche sono lì per sfidarci sul modo in cui la società deve ammettere i progressi che la scienza sta facendo, con i pericoli che questo porta alla luce per alcuni e le speranze che ciò può dare", ha dichiarato il socialista Jacques Bigot.

Mentre a nome del gruppo LR, il senatore Muriel Jourda, anche lui uno dei relatori del testo, ha accolto con favore il lavoro del Senato sul testo: "Non ci siamo arresi alla militanza e al rispetto della coerenza giuridica". Inoltre, ha accolto con favore le "scelte etiche" fatte dall'Alta Assemblea e la vera "libertà di parola" che ha presieduto i dibattiti.

Tra i cambiamenti più significativi: l'abolizione del rimborso economico da parte dell'assicurazione sanitaria nazionale per le coppie di donne e donne single che accederanno alla PMA (contrariamente alla proposta governativa di copertura assicurativa pour toutes), il mantenimento del divieto di auto-conservazione degli ovociti al di fuori di un motivo medico ed il rifiuto della possibilità di condurre ricerche su embrioni chimerici e transgenici.

I senatori - però - hanno esteso la possibilità di coltivare embrioni a fini di ricerca da 7 a 21 giorni, andando ben più in avanti rispetto ai 14 inizialmente proposti dal governo, affermando in questo modo che in fondo gli embrioni non sono altro che prodotti da maneggiare con una certa disinvoltura.

Dall'altra, sulla questione dell'accesso alle origini per i bambini nati da una donazione di gameti, i senatori sconfessano il testo voluto dal governo: nella scrittura approvata dai deputati dell'Assemblèe Nationale, i donatori avrebbero accettare al momento della donazione la possibilità di essere identificati dal bambino al momento della maggiore età, mentre i senatori hanno deciso che la domanda verrà posta quando il bambino lo richiedera (dall'età di 18 anni), con la possibilità di dire sì o no.

Inoltre, i senatori hanno anche mantenuto il divieto di doppia donazione di gameti, l'estensione della diagnosi pre-impianto ad anomalie cromosomiche e PMA post-mortem.

Sulla delicatissima questione della Gestazione Per Altri (GPA) - non prevista in alcuna parte del testo presentato dal governo francese - i senatori hanno escluso la trascrizione allo stato civile dei certificati di nascita redatti all'estero che menzionano due padri o menzionano come madre una donna diversa da quella che ha partorito.

Il Senato, d'altra parte, reintroduce la tecnica della doppia diagnosi pre-impianto, nota anche come "bébé-médicament". Questo processo, ora autorizzato ma attuato molto raramente, era stato abolito dall'Assemblea nazionale.

Di cosa stiamo parlando? Sostanzialmente di un bambino concepito usando una selezione di embrioni con una doppia diagnosi preimpianto, in modo che sia libero dalla malattia genetica di cui soffre un fratello o una sorella. La tecnica di diagnosi pre-impianto consente di rilevare la presenza di anomalie genetiche negli embrioni concepiti dopo la fecondazione in vitro. La diagnosi pre-impianto è considerata un'alternativa alla diagnosi pre-natale che implica nel caso di un bambino affetto da malattie genetiche una possibile interruzione medica della gravidanza. 

Mettete insieme le modifiche al testo di legge apportate dai senatori a maggioranza repubblicana e ditemi se hanno una coerenza interna oppure non sono il frutto di una scomposta battaglia parlamentare condotta pezzo per pezzo, senza una visione di insieme.

Ne esce così un articolato raffazzonato e pieno di contraddizioni interne che non soddisfa pienamente nessuno.

"Per diverse settimane abbiamo camminato sulla linea di cresta che separa il possibile dal desiderabile", ha dichiarato il Ministro della Salute, Agnès Buzyn. Ma non appena terminate le procedure di voto è lo stesso ministro ad annunciare l'intenzione del governo di ripristinare la versione originaria del testo del disegno di legge. In particolare sull'accesso alle origini.

"Non ci sembra auspicabile o giusto che la maggioranza dei bambini abbia accesso all'identità del donatore e altri no", ha affermato il ministro. Prima di aggiungere: "Proporremo anche il ripristino dell'articolo 4 sulla genitorialità". Annunci che hanno attirato un commento immediato del presidente del Senato, Gérard Larcher: "Non anticipiamo la seconda lettura che avrà luogo qui".

Una seconda lettura che inizierà all'Assemblea nazionale a partire dalle prossime settimane.

E così si tornerà punto e a capo, perchè La République En Marche -LaREM, il partito di Macron, può portarsi a casa quello che vuole, vista la maggioranza schiacciante dei suoi deputati (305 su 577).

La linea di cresta che separa il possibile dal desiderabile è un buon criterio di misura in politica. Ma non è sufficiente quando si intende intervenire attorno a temi e questioni che hanno a che vedere direttamente con la vita e la salute dei cittadini.

O meglio: è pericoloso. Perchè senza un'etica di riferimento - per quanto essa possa essere discutibile -, senza una bussola di orientamento in relazione alla quale muoversi, il rischio è quello di negare la realtà e consegnarsi mani e piedi ad interessi di poteri forti che con la bioetica ci fanno soldi.

Anche perché questo voto al Senato arriva in realtà dopo un lungo e tortuoso percorso di 26 mesi. 

Tutto è iniziato formalmente con un interrogativo ambizioso: "Quel monde voulons-nous pour demain?".

Attorno a quale futuro si volesse guardare si sono svolti gli États généraux de la bioéthique, tra gennaio e maggio 2018. Una sorta di grande piattaforma Rousseu consultiva che ha coinvolto cittadini, associazioni e gruppi di ogni estrazione e provenienza. Una roba da 270 dibattiti, 150 audizioni e 65.000 contributi scritti, tanto per comprendere l'enorme sforzo fatto per tastare il polso dei francesi attorno alle questioni più dirimenti sulla quali il governo avrebbe poi lavorato per introdurre modifiche alla legislazione in tema di bioetica. 

Alla fine, è emersa un'opinione chiara della maggioranza sui temi della bioetica? No.

Giudizio di Jean-François Delfraissypresidente del Comité Consultatif National d’Ethique (CNNE), che ha curato il rapporto finale contente tutti i contributi locali e nazionali il 5 giugno 2018.

"Alcuni valori sono ampiamente condivisi, in particolare l'attaccamento all'autonomia delle persone e la non commercializzazione del corpo umano", dichiarava al quotidiano Le Monde in quei giorni.

"Allo stesso tempo - proseguiva -, stiamo assistendo a una certa sfiducia nei confronti di scienziati e persino medici, che finora sono stati risparmiati. C'è un dubbio sulla loro capacità di padroneggiare gli strumenti che creano e implementano. Anche la questione del posto del cittadino nel sistema sanitario e nella medicina del futuro è stata posta con forza, quando l'argomento non era all'ordine del giorno delle tenute generali".

I dibattiti si sono concentrati sulla questione della procreazione. Esiste un consenso sull'apertura della PMA a tutte le donne, desiderato da Emmanuel Macron per legiferare sull'argomento?

Risposta: "No, non c'è consenso. Sono state espresse opinioni divergenti".

In un tempo nel quale sembra venire meno la coesione sociale, probilmente sarebbe il caso di avere il coraggio di tornare indietro con più umiltà e responsabilità.

Si veda:

Lascia un tuo commento

Please Login to comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami