Le frustrazioni di essere giovane influencer catho

Angélique Provost e la dura vita della giovane influencer cattolica

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 13 febbraio 2020


Breve mattutina rassegna stampa estera online.

Mi imbatto in un curioso titolo di giornale: "selfie con rosari e croci tatuate. I giovani cattolici condividono la propria fede su Instagram, alla luce del sole. Un modo per sfuggire alla condizione di 'double minorité', 'doppia minoranza'".

Strano popolo i francesi.

Il quotidiano "Le Figaro" dedica (addirittura) un'enquête per meglio comprendere che cosa frulli per il cervello nei giovani cattolici francesi.

Evidentemente appare bizzarro alla giornalista Bénédicte Lutaud che ad un ragazzo venga il desiderio di postare sui social network immagini a sfondo religioso (si veda: "Sur Instagram, la jeune génération catholique assume sa foi sans filtre", di Bénédicte Lutaud, "Le Figaro", 10 febbraio 2020).

Dimenticavo per un istante quando sia profondamente radicata nel francese medio la concezione di una laicitèe che escluda totalmente anche la sola idea di manifestare pubblicamente il proprio credo religioso.

Figuriamoci che lo faccia un giovane. Figuriamoci - poi - se cattolico. Una sorta di aggravante.

Curioso, no?

Ho proseguito la lettura di questa inchiesta perchè volevo capire meglio il loro non capire.

E - grazie a "Le Figaro" - ho scoperto la versione francese di Costanza Miriano.

Ve la presento con le parole della giornalista francese:

"Occhi da cerbiatta, sorriso malizioso e un viso giovane: sul suo account Instagram, la fotografa Angélique Provost, 27 anni, pubblica una miriade di selfie di momenti appaganti della sua vita familiare con il suo 'hubby', il suo 'maritino' pompiere ('hubby' è il nome Instagram di suo marito), e con i loro due bambini con sorrisi felici.

Nel suo portfolio Instagram in tonalità seppia, la giovane parigina condivide anche i suoi shopping su Sèzane (marchio di abbigliamento ed accessori per donna della giovane Morgane Sézalory - ndr) e lancia piccoli concorsi per vincere delle 'headbands', fasce per la testa.

Con più di 10.000 followers, la giovane fotografa mostra di possedere tutti gli ingredienti di un 'influencer'.

Ma non uno qualsiasi. Un 'influencer cattolico'.

Sì, perché nelle sue istantanee di allettanti colazioni, Angélique Provost fa scivolare un rosario tra il cappuccino e il cornetto con sotto la scritta 'morning routing' e l'hashtag 'cathostyle'.

Scorrendo le sue foto, la scopriamo anche inginocchiata in preghiera in una chiesa o mentre riceve una benedizione da un amico appena ordinato sacerdote.

In un altro post svela il suo tatuaggio con il simbolo 'noun'".

La lettera araba 'Nun'. L’immagine sembra una specie di sorriso (o una U molto arrotondata) con un pallino poco sopra: quel simbolo è una lettera dell’alfabeto arabo e racconta, oggi più che mai, l'odio verso i cristiani.

Se dovessimo “tradurla” in italiano sarebbe la “n”, l’iniziale della parola “Nazareno” che nel mondo arabo identifica i cristiani.

Costanza Miriano, giornalista e scrittrice, cattolica, 20 milioni di visite sul suo Blog (la conoscete tutti, non mi dilungo su di lei).

L'influencer cattolica d'Oltralpe - la gemella diversa di Costanza - è proprio come la descrive "Le Figaro" ed anche per questa caratteristica estetica direi che ci siamo: Costanza Miriano ufficialmente battezzata "influencer cattolica" (in realtà non ce n'era bisogno, Costanza è un influencer da sempre).

Cerco in rete informazioni su Angélique Provost. In realtà non c'è molto.

Angélique racconta come sia diventata fotografo freelance, le coincidenze fortuite della vita (qui Costanza userebbe il termine dioincidenza).

"Fortunatamente, si profila un felice evento: il matrimonio civile di mia sorella gemella! Sa che ho una bella macchina fotografica, si riserva il budget per il suo matrimonio religioso quattro mesi dopo: 'Vuoi mettere le mani sul mio matrimonio? Non ho un fotografo!'".

Pochi mesi prima, "mi sono tolta un piccolo capriccio", racconta in una intervista per Maman Vogue. Si compra una Nikon per seguire un corso semi-professionale di fotografia che le era stato regalato.

E voilà! Diventa in breve un fotografo freelance "di grande valore" e "talento": "nelle sue fotografie si rivela uno sguardo pieno di gentilezza e poesia sugli sposi, le coppie e le famiglie che fotografa" (così scrivono di lei).

Una vita di corsa, insomma: "notti insonni, molti 'no grazie', osservazioni offensive, navighiamo a vista sperando in qualche colpo di fortuna, ci creiamo una rete di clienti e ci rimbocciamo le maniche!", racconta.

Sposata con Vincent - che di mestiere fa il pompiere -, due figli piccoli, Angélique è una giovane mamma come tante che cerca di tenere insieme lavoro e cura della famiglia.

"Ho un lavoro a casa, quindi ho difficoltà a separare l'orario di lavoro e quello della famiglia. Essere mamma ed essere fotografo sono due lavori diversi, devi separarli, organizzare il tempo e lo spazio per ognuno", dice.

"In una settimana vidi arrivare a casa un computer nuovo di zecca, una grande scrivania e un enorme dipinto a doppia foglia di veleda da appendere al muro, per avere tutto di fronte a te a colpo d'occhio.

Gran parte del lavoro è stato fatto, poi ho diviso i giorni e ho fissato un ritmo specifico. Ci sono giorni in cui sono da sola che sono molto strutturati e i giorni in cui Vincent è a casa che sono molto più casuali".

Grazie agli amici ed ai clienti soddisfatti, si fa un nome sui social, in particolare su Instagram (10.700 follower).

"In effetti il ​​mio Instagram è solo il frutto delle mie due attività: mamma casalinga e fotografo", sostiene Angèlique.

"Ho la mia macchina fotografica ovunque con me, quindi i nostri momenti familiari sono immortalati in modo naturale, non metto in scena la mia famiglia per le foto.

Tuttavia, quando succede qualcosa di bello, salta! Clicco! A volte sono accusata di mostrare solo il bello su Instagram.

Allo stesso tempo, non tiro fuori la macchina fotografica quando Louis ha un capriccio o quando ci incolpiamo l'un l'altra per aver dimenticato di stendere il bucato.

Riesci a immaginare la scena? Instagram è soprattutto un album di foto di famiglia, quindi ci mettiamo delle belle cose. E di tanto in tanto, lasciamo cadere un po' di zavorra, in un colpo di blues, e BOOM!

Molte mamme ti inviano adorabili messaggi per dirti che è lo stesso per loro e che passerà. La mia attività di fotografo mi aiuta a sviluppare la mia comunità e la mia comunità mi aiuta a trovare costantemente nuovi clienti, sono due lavori che si completano e si corrispondono. E sono molto felice!".

E la fede?

"Quando ero piccola volevo essere un missionario, oggi mi dico che ho il dovere di testimoniare la mia fede su Instagram", dichiara all'Agèncie France Prèsse (AFP).

"Posto fotografie sulla vita della mia famiglia e sulle mie pratiche religiose", dichiara, "per me non c'è differenza tra un + post + sui miei figli che scoprono le finestre di Natale e un altro in cui io mi mostro dopo la messa del mercoledì delle Ceneri con le ceneri ancora sulla fronte, è la mia vita quotidiana".

Il suo messaggio sulla scelta di una scuola cattolica per il maggiore dei suoi due figli ha generato migliaia di "likes". Ma nessun intento polemico: su Instagram si va a guardare le foto di persone a cui ci sentiamo vicini, non per discutere.

Insomma, una ragazza genuina e semplice, che non si vergogna di essere cattolica, una mamma che ha fatto della fotografia il proprio mestiere e che con leggerezza racconta di come riesce ad essere multitasking tra cambiare il pannolino ad uno dei suoi due figli, gestire un book fotografico su commissione e governare casa e marito pompiere.

"Sposati e sii sottomessa", no?

Ho capito come Angèlique Provost sia diventata popolare, ma fatico a comprendere il resto: influencer catho, dunque, una persona frustrata che cerca di sfuggire alla "condizione di doppia minoranza" postando su Instagram selfie di vita famigliare con cappuccini e brioche in mezzo ad un rosario.

Qualcosa non mi torna in questa sorta di sillogismo logico che si basa su di una premessa maggiore apoditticamente assunta come vera senza alcuna prova di verità.

Il sillogismo si compone di tre proposizioni dichiarative connesse tra loro in modo tale che dalle prime due - assunte come premesse - si possa dedurre una conclusione. Per fare un esempio: "tutti gli esseri umani sono mortali", può rappresentare la premessa maggiore, dato che indica un fatto universalmente accettato come vero; "David Foster Wallace è un umano" è invece la premessa minore.

Se entrambe le proposizioni citate sono considerate vere, la conclusione logica del ragionamento dovrebbe essere:"David Foster Wallace è mortale".

Nel caso nostro: "I cattolici sono una minoranza" (premessa maggiore); "Angèlique Provost è una giovane cattolica" (premessa minore); "Angèlique Provost è minoranza", la conclusione.

La nostra conclusione è vera, sia sul piano logico che reale. Eppure non ci dice nulla di nulla.

Per disvelare l'arcàno, leggere "La foi chevillée au selfie, les jeunes catholiques s'affichent sur Instagram", pubblicato dal settimanale francese "Obs" a fine 2019.

"Selfie con preghiere a Dio, concorsi di presepi, profusione di #deogratias: missione di evangelizzazione o semplice condivisione della vita quotidiana, i giovani cattolici prendono possesso del social network Instagram senza complessi, lontano dai dibattiti e dalle controversie su Twitter o Facebook".

Tipico esemplare? Angélique Provost.

Ci siamo. Leggiamo.

"Un atteggiamento - quello di Angélique di postare su Instangram tipo Dio Patria e Famiglia  - che fa eco a quello dei cattolici conservatori", spiega il sociologo Yann Raison du Cleuziou.

"Hanno una forte affinità per la socialità, ovunque vadano cercano i loro coetanei e i social network consentono di attivare questa comunità", aggiunge.

"Che si tratti di matrimonio gay o della vita di Vincent Lambert non sono qui per discutere e non spetta a me spiegare loro la fede cattolica", dichiara Angélique Provost.

"C'è sempre un imbarazzo nel mescolare politica e religione tra i cattolici", spiega Yann Raison du Cleuziou.

"Vi è stata una stanchezza militante dopo il periodo Manif Pour Tous, durante il quale i cattolici hanno sofferto molto per essere stati presi di mira.

Le giovani generazioni si trovano ad affrontare un doppio posizionamento di minoranza: da un lato nella società francese  e dall'altra all'interno della comunità cattolica. Questo porta alla necessità di affermarsi, mostrando pubblicamente il fatto stesso di sentirsi cattolici fino in fondo nella società contemporanea, un modo cioè per compensare questo sentimento di emarginazione".

Ora è tutto chiaro.

La tesi del sociologo Yann Raison du Cleuziou (che ha di recente pubblicato un saggio "Une contre-révolution catholique : aux origines de la Manif pour tous") è semplice: dati cause e pretesti, i catho intransigenti sono una pattuglia minoritaria alla voce (essa stessa una minoranza) "cattolici".

Si rassegnino, dunque, i catho omofobi, clerico-fascisti, insomma quei cattolici che vanno in giro a manifestare contro la PMA pour toutes, che mettono il nome di Gesù Cristo in mezzo ad ogni due parole, insomma, che pretendono di imporre a tutti le regole del proprio personale credo religioso.

Non solo. Stiano bene attenti questi catho integralisti ai danni che combinano: i giovani d'oggi che vogliano sentirsi ed essere cattolici fino in fondo senza disturbare sono frustrati da voi.

Voi, che pretendete pure di rappresentare tutti i cattolici veri, voi, con il vostro atteggiamento da duri e puri, rassegnatevi e deponete la vostra supponente armatura da guerra.

Riformuliamo il nostro sillogismo. La premessa maggiore va articolata più o meno in questo modo:"I catho intregralisti - con il loro agire pubblico - screditano il buon nome dei cattolici nella società ed emarginano i fratelli e le sorelle di fede che non agiscono come loro".

Si aggiunga una sub-premessa non esplicita: "'i cattolici' sono una minoranza sociale nel Vecchio Continente". Premessa minore:"Angèlique Provost è una giovane donna, moglie e mamma, che vuole essere cattolica senza imporre a nessuno il proprio credo religioso ed etico". 

Conclusione: "Angèlique Provost è un cattolico frustrato ed emarginato a motivo del proprio modo di vivere la fede".

Per effetto transitivo della conclusione del nostro sillogismo, ci capisce ora il significato dell'articolo di Le Figaro dal quale siamo partiti.

Il sottinteso (nemmeno troppo sotto) obiettivo è un invito ai giovani cattolici francesi: se proprio non potete fare a meno di essere cattolici in pubblico, fatelo alla maniera della vostra brillante e di successo coetanea Angèlique Prevost.

Lei non disturba, non offende nessuno, non impone nulla a nessuno del proprio credo religioso e delle proprie regole etiche. E' popolare su Instagram, forse un po' frustrata (anche se non lo dà a vedere), ma di successo: un influencer catho.

Non fate come i vostri colleghi catho integralisti che combinano solo disastri a tutti.

P.S. In ogni caso, Costanza Miriano è - e rimane - influencer.

Catho, senza alcun dubbio.

Integralista ed omofoba? Un pochino.

Senza dubbio, con gentile e delicata leggerezza.

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