Liberi di transitare?

Il viaggio degli orrori di Richard Hoskins nel mondo trans (con biglietto di ritorno)

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 19 febbraio 2020

Liberi di transitare.

L'uso del verbo transitivo indica il passaggio da una parte all'altra, contiene in sè il fascino dell'avventuroso traversamento verso terre nuove tutte da esplorare.

Compresi sesso, genere ed identità. E nome di battesimo.

Dopo aver completato la causa per la rettificazione del sesso, si può scegliere liberamente il nome che si vuole. Lo ha stabilito la Cassazione (Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza n. 3877/20) con una sentenza depositata il 17 febbraio 2020.

Il ricorso era stato presentato da una persona transessuale biologicamente di sesso maschile (che aveva fatto, cioè, la transizione dal genere maschile al genere femminile) e che non aveva accettato di modificare il nome avuto dalla nascita cambiando solo la desinenza del nome originario.

I giudici dell'Alta Corte di Torino avevano motivato il loro rifiuto dicendo che il nuovo nome scelto non era "la mera femminilizzazione del precedente" e che ci si trovava di fronte a "un voluttuario desiderio di mutamento del nome di cui, di per sé" non sussistevano i presupposti.

La Cassazione ha dato ragione alla persona ricorrente, perché, si dice nella sentenza, "l’attribuzione del nuovo nome consegue necessariamente all’attribuzione di sesso differente", ma nella normativa in materia "nulla è detto circa un obbligo di trasposizione meccanica del nome originario nell’altro genere", anche perché "vi sono oltretutto prenomi maschili non traducibili al femminile e viceversa".

Dunque, si legge ancora,"non emergono obiezioni al fatto che sia la stessa parte interessata, soggetto chiaramente adulto, se lo voglia, ad indicare il nuovo nome prescelto, quando non òstino disposizioni normative o diritti di terzi".

E ancora: "il riconoscimento del primario diritto alla identità sessuale, sotteso alla disposta rettificazione dell’attribuzione di sesso" rende "consequenziale" la rettificazione del nome che però "non va necessariamente convertito nel genere scaturente dalla rettificazione" stessa.

Transizione, passare da un posto all'altro, da una strada all'altra. Il verbo suona bene, indica una condizione di passaggio dalla quale si può tornare anche indietro, se lo si vuole.

L'utilizzo dei termini è fascinoso, peccato che nella realtà le cose siano più complesse (e pericolose) di quanto le si voglia rappresentare.

In Italia il riconoscimento giuridico dell’identità di una persona transessuale dipende dall’intervento chirurgico: la modifica di sesso anagrafico si può ottenere solamente attraverso l’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, come stabilisce la legge 164 del 14 aprile 1982, tuttora in vigore.

Negli ultimi anni sono state fatte diverse proposte di modifica della legge: qualche giorno fa, il Mit (Movimento Identità Trans), tra le altre cose, ha proposto la rettificazione anagrafica sulla base della sola autocertificazione da parte della persona interessata, anche in assenza di intervento chirurgico di riattribuzione dei genitali.

“Sweden sees sharp rise in gender dysphoria among young people”

Liberi di transitare. Suona bene.

Qualche giorno fa' è stato pubblicato uno studio del Sweden's Board of Health and Welfare: il numero di ragazze adolescenti con diagnosi di disforia di genere è aumentato di quasi il 1500% in dieci anni. Nel solo anno 2018, in Svezia è stata diagnosticata la disforia di genere a quasi 6.000 persone. Tra il 2008 e il 2018, il numero di ragazze di età compresa tra 13 e 17 anni con disforia di genere è aumentato del 1.500%, mentre, sempre nello stesso periodo, il numero di ragazzi di età compresa tra 18 e 24 anni è aumentato del 400%.

Numeri impressionanti. 

Sappiamo che sentirsi uomo o donna a prescindere dal proprio corpo non viene più considerata una malattia. Nell'undicesima versione dell’International Statistical Classification of Diseases, l’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di spostare la disforia di genere dall’elenco delle malattie mentali a quello dei disturbi della salute sessuale (si veda in Related Health Problems - Icd-11, l’elenco che racchiude tutte le patologie e le condizioni di salute). Mentre prima la disforia di genere veniva considerata come un disturbo dell’identità di genere ora viene definita come la marcata e persistente incongruenza tra il genere vissuto ed espresso di una persona e il sesso biologico assegnato.

La decisione dell’Oms di lasciarla all’interno dell’Icd è stata semplicemente per garantire l’accesso alle importanti cure sanitarie, come quelle ormonali, a cui le persone transgender possono decidere di sottoporsi. Tuttavia, la decisione di modificare le linee guida della nuova versione è stata approvata dall’Assemblea mondiale della sanità, l’ogano legislativo dell’Organizzazione mondiale della sanità ed entrerà in vigore il primo gennaio del 2022.

"La rimozione dell'OMS del disturbo dell'identità di genere dal suo manuale diagnostico avrà un effetto liberatorio sulle persone transgender in tutto il mondo"- dichiarava Graeme Reid, direttore dei diritti LGBT di Human Rights Watch - "e i governi ora dovrebbero riformare rapidamente i sistemi medici nazionali e le leggi che richiedono questa diagnosi ormai superata ufficialmente".

In molti paesi, le persone transgender devono essere diagnosticate con un "disturbo dell'identità di genere" per ottenere il via libera per vari aspetti della loro transizione, dalla modifica del loro nome sulla patente di guida alla chirurgia di conferma di genere. La riclassificazione dell'Oms va nella direzione di facilitare in questo modo l'accesso all'assistenza medica per le persone transgender senza essere considerate "mentalmente disordinate".

Lo studio svedese che abbiamo citato in precedenza non si limita a registrare l'altissimo numero di giovani ai quali è stata diagnosticata la disforia di genere. Il rapporto mostra anche che le malattie mentali sono diffuse all'interno del gruppo. La maggior parte dei pazienti, in particolare le ragazze, soffre anche di depressione o ansia. Autolesionismo e tentato suicidio sono anche più comuni della popolazione svedese generale. Delle 6.334 persone che hanno avuto una diagnosi di disforia di genere in Svezia dal 1998, 21 persone sono morte e 18 per suicidio (0,6%).

"Le persone con sesso alla nascita registrato, maschio o femmina, a cui è stata diagnosticata la disforia di genere hanno un rischio di suicidio 4,9 e 13,7 volte superiore rispetto al resto della popolazione", arriva a concludere lo studio svedese.

"Non vi è dubbio che vi sia un marcato aumento [della disforia di genere nei giovani svedesi], ma non sappiamo cosa stia causando questo aumento", ha affermato Peter Salmi, analista dello Sweden's Board of Health and Welfare (Socialstyrelsen).

Salvo una riga dopo dover dichiarare:

"Le persone con disforia di genere che si sono suicidate hanno avuto anche un'incidenza molto elevata di diagnosi psichiatriche difficili concomitanti, rendendo difficile distinguere l'una dall'altra in termini di rischio di suicidio".

“Former transgender patient will tell court that sex change clinic is putting children on ‘torturous’ path”

"Sfida legale senza precedenti contro una clinica per il cambio di sesso che sta instradando i bambini su un percorso 'tortuoso', 'permanente' e 'non necessario'", titola The Telegraph.

Nel mirino il Tavistock e Portman NHS Trust di Londra, che gestisce l'unico servizio di sviluppo dell'identità di genere (GIDS) del Regno Unito per i bambini.

Susan Evans, ex infermiera psichiatrica del Trust, e Keira Bell, ex paziente del Tavistock ed oggi 23enne, hanno citato in giudizio i dirigenti della clinica londinese per timore che i giovani ricevano un "trattamento sperimentale" senza valutazioni adeguate.

Il caso emblematico è incentrato sul tentativo di fermare il SSN inglese che prescrive bloccanti della pubertà e ormoni sessuali incrociati ai bambini che desiderano subire una riassegnazione di genere.

In una dichiarazione dopo l'udienza riportata da The Telegraph, Keira Bell dichiarava:

"Non credo che bambini e giovani possano accedere all'uso di farmaci ormonali potenti e sperimentali come ho fatto io.

Credo che l'attuale sistema messo in atto dal Tavistock sia inadeguato, in quanto non consente l'esplorazione di questi sentimenti disforici di genere, né cerca di trovare le cause sottostanti di questa condizione.

I farmaci che cambiano gli ormoni e la chirurgia non funziona per tutti e certamente non dovrebbero essere offerti a persone di età inferiore ai 18 anni, quando sono vulnerabili a livello emotivo e mentale.

Il trattamento deve urgentemente cambiare, in modo da non mettere i giovani come me su un percorso tortuoso e inutile che è permanente e cambia la vita".

L'utilizzo dei termini ci può sviare dalla realtà. Gli inglesi lo definiscono gender transition, transizione di genere. Da qualche anno a questa parte, si inizia a parlare anche del processo contrario: detransitioning, cioè il reversing a gender transition.

Non ci lasci ingannare dalla facilità che i verbi usati lasciano supporre. E' devastante transitare da un genere all'altro (e non sempre è tecnicamente possibile). Probabilmente, lo è ancor di più cercare di tornare indietro.

“I used gender transition as a form of escape”, di Richard Hoskins

Richard Hoskins, 56 anni, criminologo di professione. Viene abusato sessualmente da bambino e subisce anche la sconvolgente perdita di tre dei suoi figli.

Inizia ad esplorare l'idea di cambiare sesso dopo la morte del suo terzo figlio e la rottura del suo secondo matrimonio, acquistando ormoni illegali su Internet nel 2014. Per quattro anni vive come se fosse una donna. Ma ora crede che sia stata una reazione al trauma della perdita di tre bambini piuttosto che alla sua identità di genere.

Richard ha deciso di raccontare la propria storia pubblicamente come ospite in un programma televisivo sulla BBC per dire a tutti i ragazzi e le ragazze di riflettere.

In poche settimane si ritrova in quella che lui chiama la "macchina dell'identità di genere del SSN ". Vola in Tailandia per farsi rimuovere i testicoli e ricostruire il suo viso per assomigliare più a "Rachel" e meno a Richard.

Ma quando torna nel Regno Unito e il Servizio sanitario gli offre un intervento chirurgico per la piena transizione, inizia a dubitare di tutto. Presto si rese conto che stava "usando la transizione di genere per sfuggire al suo passato". "Per motivi di sanità mentale della nazione, dobbiamo prima esplorare se sta succedendo qualcos'altro prima della transizione delle persone", sostiene.

Dopo aver assunto potenti bloccanti di testosterone ed estrogeni, Richard va dal suo medico di famiglia che lo invia alla Gender Identity Clinic (GIC). Gli viene proposta la vaginoplastica, l'operazione che trasforma i peni in vagine.

"Il SSN mi ha offerto la costruzione completa di una vagina dal mio pene. Quando quella lettera mi è arrivata è stato un processo molto veloce. Avrei dovuto andare in ospedale in un paio di mesi. Quello è stato il primo momento di assoluto dubbio".

"Avevo iniziato a mettere in discussione le cose da circa quattro settimane. Sono andato a trovare uno psicoterapeuta di genere che mi ha detto: che dolore provi? È stato il momento che mi  ha cambiato la vita e lasciato a bocca aperta", dichiara alla BBC.

"Era la prima volta che qualcuno si fermava e mi chiedeva cosa stesse succedendo sotto la superficie. Ottieni consulenze dal Servizio Sanitario nazionale, certamente, ma si tratta di consulenze di genere e di soli tre appuntamenti. Si concentrano solo sulla questione del genere. Chiedono la tua storia, ma non affrontano il doloroso passato personale. Tutto ciò di cui volevano parlare era la disforia di genere".

Ogni persona è irriducibilmente unica, mai generalizzare e procedere per categorie stereotipizzanti. Le due storie accennate e i dati e le risultanze dello studio svedese non sono in grado di sostituire le storie personali e tutto ciò che esse si portano dolorosamente sulle spalle. Proprio per il profondo rispetto del difficile mestiere che si chiama vivere, basta, per favore, con le ideologie.

Basta con l'idea di una libertà di carta pesta che vuole prometterti di risolverti tutto con farmaci, terapie ormonali ed interventi chirurgici. Basta giocare con le tre carte - sesso, genere e orientamento sessuale - spacciate come fossero dei pezzi di ricambio.

Corpo sessuato (maschio-femmina),  senso di sé e desiderio di ciò che si vuole diventare vanno ascoltati, accuditi e cresciuti esattamente come l'anima, la coscienza, lo spirito ed il cuore. Sapendo che non si può giocare ad andare e tornare, perchè spesso ci si perde e non si riesce più a ritornare sui porpi passi.

Così per il corpo, altrettanto per il cuore e l'anima.

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