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Piccola storia ignobile

Ignobile pantomìna in salsa leghista la piccola storia che vi ho narrato poc’anzi. Inutile fingere la difesa della vita dalla nascita sino alla morte naturale, perchè la verità prima o dopo esce allo scoperto. E la verità è triste.

Un consiglio (anche se non richiesto): consigliere Massimiliano Bastoni (Lega), mi creda, stia zitto almeno, ci fa più bella figura.

Non blateri parole al vento rivendicando una “battaglia che ci vede convinti al 100%” sui temi etici, perchè in politica sono gli atti che contano e non le ignobili pantomìne sulla pelle di bimbi mai nati che – per vostra scelta – in Lombardia non avranno nemmeno una dignitosa sepoltura.

Ieri impegna l’oggi nel domani.

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Adozione prenatale. La legge era di SC (ma Salvini la blocca)

“Rimettere al centro dell’agenda politica di questo Paese il diritto alla vita dei bambini”.

Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase in campagna elettorale, da questo o quel politico di questo o di quel partito, di questo come di ogni governo che si è succeduto in Italia dal 1978 ad oggi?

“E’ urgente restituire dignità giuridica alla vita nascente e facilitare l’adozione dal concepimento, fornendo informazioni chiare, risposte concrete e sostegno medico, psicologico ed economico alle donne che si trovano in una situazione di vulnerabilità” perchè – almeno – si dia “una corretta applicazione della legge 194”.

Altro refrain di mille campagne elettorali e di promesse che – quando va bene – si traducono in proposte di legge scritte e confezionate, ufficialmente presentate e poi lasciate sole a se stesse in qualche commissione parlamentare.

Eppure, questa volta la politica ha voluto osare di più: un bella proposta di legge tutta nuova di zecca, con il copia ed incolla senza pagarne il copyright.

Il testo dal titolo “Disposizioni in materia di adozione del concepito” – firmato da Alberto Stefani della Lega e sottoscritto da una cinquantina di parlamentari leghisti -, presentato in Parlamento ai primi di ottobre e assegnato in commissione il 15 marzo scorso non è che il gemello diverso di una proposta di legge – ferma in Parlamento dal gennaio del 2017 – dal titolo “Disposizioni in materia di adozione del concepito”. Firmatari: Gian Luigi Gigli e Mario Sberna, deputati nella XVII legislatura, entrambi eletti per “Scelta Civica con Monti”, poi conlfuiti nel movimento e gruppo parlamentare “Democrazia Solidale – Centro Democratico”, con Lorenzo Dellai e Andrea Olivero.

Bastano due click sul web e verificarlo di persona

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Il concepito diventerà soggetto giuridico?

La Lega propone un piano per diminuire il numero degli aborti in Italia. Come? Puntando sulle adozioni.

Il partito di Matteo Salvini ha presentato alla Camera una proposta di legge (primo firmatario Stefani, deputato vicino al ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana) sottoscritta da una cinquantina di parlamentari “in cui non si chiede di rimuovere la 194, ma di riconoscere ‘soggettività giuridica al concepito’ al fine dell’adozione e di mettere in relazione già al momento della gravidanza famiglia del concepito con quella che potrebbe adottarlo.

In realtà, si sta parlando – ad oggi – di una proposta di legge depositata in data 04 Ottobre 2018 dal titolo “Disposizioni in materia di adozione del concepito” (1238), assegnata alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali in sede Referente il 15 marzo 2019. Dunque, un testo che è ancora agli inizi del lungo iter previsto prima di potere approdare al voto deliberativo (e non è affatto scontato che giunga fino a tale approdo).

La Lega di Salvini ha ora in mano una formidabile arma per sostenere nei fatti la tutela della vita fin dal concepimento senza ingaggiare un corpo a corpo durissimo contro la Legge 194 e il totem che essa rappresenta. Una formidabile arma rivoluzionaria, perchè – se approvata – significherebbe sancire nero su bianco l’evidenza e cioè riconoscere soggetività giuridica al concepito e quindi riconoscere giuridicamente come persona l’embrione.

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#Intervista con Chiara Colosimo

L’iniziale quiproquo occorso giorni fa su questa pagina tra un nostro articolista e la consigliera regionale di Fratelli d’Italia per il Lazio è maturato in una conversazione pacata e articolata. Al riconoscimento degli indiscutibili meriti personali e politici della giovane consigliera restano vicine
le distanze su alcuni temi fondamentali. E ammette: «Questo centrodestra va insieme a giorni alterni».

Chiara Colosimo, classe 1986, consigliere regionale del Lazio, eletta per la seconda volta con le votazioni del 4 marzo 2018 nella lista di Fratelli d’Italia: vice presidente della Commissione affari costituzionali e statutari, affari istituzionali e antimafia e componente della VII commissione sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

Dai banchi dell’opposizione, la giovane esponente di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge dal titolo inequivocabile: “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

“Sono sicura che questa proposta di legge verrà discussa entro l’anno. So bene di essere all’opposizione e che con soli tre consiglieri di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia non possiamo immaginare una approvazione da parte di esponenti di sinistra che provengono dai Centri Sociali o da movimenti femministi post sessantottini. Tuttavia, ho alle spalle una positiva esperienza sul tema dell’autismo, per il quale tutto il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una proposta di legge che ho presentato. Auspicherei lo stesso percorso. Vede, ci vuole buon senso. Qui non si tratta di attaccare la legge 194, non si tratta di cancellare il diritto di abortire: si tratta di rispettare la dignità della vita in ogni sua forma. Sono due piani distinti. E lo sostengo da cattolica che ha scelto l’impegno in politica”.

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Hastag | Fontana, adesso anche basta

Attilio Fontana, candidato dalla Lega come successore di Maroni, ha vinto le elezioni nel marzo 2018 e si è insediato alla guida della giunta regionale lombarda nell’aprile 2018, dieci mesi fa.

In dieci mesi, scelte pesanti che sui temi etico-antropologici sembrano delineare una agenda politica improntata ai falsi miti di progresso.

A livello nazionale, i silenzi della Lega su temi quali eutanasia ed utero in affitto non fanno che rafforzare la domanda: dove sta andando il centro-destra?

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Sul tema della sepoltura dei feti

In Italia, i “prodotti abortivi” vengono smaltiti come rifiuti speciali ospedalieri e avviati alla termodistruzione: niente sepoltura.

Unica eccezione – fino a ieri – la Lombardia, nella quale tutti i prodotti del concepimento (anche quelli di età inferiore alle 20 settimane) venivano avviati all’interramento, indipendentemente dalla settimana di gestazione o dal fatto che la madre lo richiedesse o meno. Normativa abbattuta in Consiglio Regionale da una proposta di legge di riordino in materia funeraria, fortemente voluta dal consigliere Simona Tironi (Forza Italia). In Regione Lazio, il consigliere Colosimo di Fratelli d’Italia presenta una proposta di legge per introdurre esattamente ciò che in Lombardia hanno deciso di abolire.

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Gli #aborti? Potete non seppellirli

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha votato all’unanimità un emendamento presentato dal Partito Democratico per vincolare la sepoltura degli embrioni “esclusivamente alla esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione” (in caso di persone con disabilità mentale o di donne minori.

In sostanza, spiega la consigliera regionale Simona Tironi di Forza Italia, che è anche relatrice di tutta la riforma di riforma dei servizi funerari, “abbiamo deciso di togliere l’obbligo per i comuni di seppellire i prodotti del concepimento in casi di interruzione volontaria di gravidanza – come invece è oggi in Lombardia – perché riteniamo sia una scelta che la donna deve poter fare liberamente e, in secondo ordine, anche perché abbiamo verificato che oggi questa normativa è spesso disattesa”.

Sui temi etico-antropologici – come a livello nazionale – il centrodestra lombardo sta facendo quattro passi indietro: a che gioco si vuole giocare?

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Verona: mozione “contro l’aborto”?

Titoloni ad effetto: il Consiglio comunale di Verona approva a maggioranza, 21 voti, la mozione “contro l’aborto”, cioè contro la legge 194/1978.

Ed è subito bufera. Il “caso” Verona diventa un “caso nazionale”.

Guai anche solo a nominare il totem dell’autodeterminazione della donna, la legge del “corpo è mio e me lo gestisco come voglio”. E poi doppia tragedia: tra quei 21 che hanno approvato la mozione di Alberto Zelger, della Lega Nord, c’è anche quello di Carla Padovani, capogruppo del Pd.

La mozione 434 impegna – davvero –  il Comune di Verona “contro l’aborto”? Falso.

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