Posted in #Aborto #LaCroce #Politica #Vita

Adozione prenatale. La legge era di SC (ma Salvini la blocca)

Condividi

ADOZIONE PRENATALE,LA LEGGE ERA DI SC (MA SALVINI LA BLOCCA)

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 28 marzo 2019

"Rimettere al centro dell'agenda politica di questo Paese il diritto alla vita dei bambini".

Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase in campagna elettorale, da questo o quel politico di questo o di quel partito, di questo come di ogni governo che si è succeduto in Italia dal 1978 ad oggi?

"E' urgente restituire dignità giuridica alla vita nascente e facilitare l’adozione dal concepimento, fornendo informazioni chiare, risposte concrete e sostegno medico, psicologico ed economico alle donne che si trovano in una situazione di vulnerabilità" perchè - almeno - si dia "una corretta applicazione della legge 194".

Altro refrain di mille campagne elettorali e di promesse che - quando va bene - si traducono in proposte di legge scritte e confezionate, ufficialmente presentate e poi lasciate sole a se stesse in qualche commissione parlamentare.

Eppure, questa volta la politica ha voluto osare di più: un bella proposta di legge tutta nuova di zecca, con il copia ed incolla senza pagarne il copyright.

Il testo dal titolo "Disposizioni in materia di adozione del concepito" - firmato da Alberto Stefani della Lega e sottoscritto da una cinquantina di parlamentari leghisti -, presentato in Parlamento ai primi di ottobre e assegnato in commissione il 15 marzo scorso non è che il gemello diverso di una proposta di legge - ferma in Parlamento dal gennaio del 2017 - dal titolo “Disposizioni in materia di adozione del concepito”. Firmatari: Gian Luigi Gigli e Mario Sberna, deputati nella XVII legislatura, entrambi eletti per "Scelta Civica con Monti", poi conlfuiti nel movimento e gruppo parlamentare "Democrazia Solidale - Centro Democratico", con Lorenzo Dellai e Andrea Olivero.

Bastano due click sul web e verificarlo di persona:

  • "Atto Camera: 4215; Proposta di legge: SBERNA e GIGLI: 'Disposizioni in materia di adozione del concepito'; Fase Iter: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari Sociali; Presentazione: Presentata l'11 gennaio 2017; Assegnazione: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari Sociali in sede Referente il 3 febbraio 2017; Parere delle Commissioni: I Affari Costituzionali, V Bilancio e della Commissione parlamentare per le questioni regionali";
  • "Atto Camera: 1238; Proposta di legge: STEFANI ed altri: 'Disposizioni in materia di adozione del concepito'; Fase Iter: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali; Presentazione: Presentata il 4 ottobre 2018; Assegnazione: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali in sede Referente il 15 marzo 2019; Parere delle Commissioni: I Affari Costituzionali, V Bilancio e Tesoro e della Commissione parlamentare per le questioni regionali"

Il testo made in Lega si articola esattamente in sette articoli, come quello made in Sberna&Gigli: il testo è identico, con qualche piccolo maquillage lessicale per non insospettire troppo.

Persino la relazione introduttiva contiene lunghe parti addirittura identiche, con le stesse medesime parole:

"i capisaldi della presente proposta di legge sono tre:

  • la donna, in alternativa all’IVG per le ipotesi previste dalla legge n. 194 del 1978, può ottenere lo stato di adottabilità del concepito, che è disposto, con rito abbreviato, con decreto del tribunale per i minorenni prima della nascita del concepito;
  • la donna, fino al momento della nascita e nei sette giorni successivi, può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità del concepito;
  • il tribunale per i minorenni, entro sette giorni dalla nascita del concepito dichiarato adottabile, sceglie la coppia tra un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l’affidamento pre-adottivo, ai fini della successiva adozione.

La scelta del tribunale per i minorenni preclude ogni possibile forma di 'commercio' tra la madre naturale e la coppia.

Da sottolineare, infine, che le misure proposte non costituiscono forme di riduzione della possibilità di accedere alle disposizioni della legge n. 194 del 1978, ma rappresentano esclusivamente forme alternative all’IVG liberamente utilizzabili dalla donna; permettono un’efficace azione di prevenzione dell’aborto; garantiscono una più ampia possibilità di accesso all’adozione; non comportano aumenti di spesa, non essendo prevista l’istituzione di nuovi organismi, ma una semplice rimodulazione delle funzioni delle strutture socio-sanitarie già esistenti e degli uffici giudiziari competenti.

L’aumento di spesa legato all’assistenza ospedaliera per il parto è, poi, compensato dal risparmio legato alla corrispondente diminuzione di accesso alle strutture sanitarie per l’intervento abortivo".

"Con questa proposta diamo un significato alla 194, un contenuto in linea con quello che la legge, solo in teoria, si propone, cioè di tutelare la maternità e prevenire l'aborto": dichiarazioni stampa datate 08 febbraio 2017, con le quali Gigli e Sberna presentavano la loro proposta di legge (vedi "Future mamme possono dare in adozione il concepito (e ripensarci)", di Angelo Picariello, "Avvenire").

"La nostra esperienza - sosteneva allora Gigli - ci dice che il più delle volte la donna, più che per ragioni di pericolo grave per la sua salute fisica o psichica, come previsto dalla legge 194, sceglie di abortire per cause socio-economiche o per timore di malformazioni nel nascituro".

Insomma: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Sorrido per non piangere.

No, non per il copia e incolla.

Si tratta di polemiche inesistenti. Noi tuteliamo le famiglie italiane. Ma divorzio, aborto, parità di diritti tra donne e uomini, libertà di scelta per tutti non sono in discussione".

Ipse dixit Matteo Salvini.

Probabilmente un record ineguagliato per una proposta di legge, copiata, presentata, incardinata in discussione e fatta morire senza nemmeno prenderla in esame.

Da chi?

Dal segretario dello stesso partito che l'ha promossa, segretario che è pure al governo.

Di fronte al muro subito innalzato dai pentastellati e dalla sinistra di Zingaretti, la proposta di legge del leghista Stefani viene ammainata.

Che fai, Salvini, governo di tregua pure stavolta?

Proposta di legge: STEFANI ed altri

Proposta di legge: SBERNA e GIGLI:

Allegati

Condividi
Posted in #Aborto #LaCroce #Politica #Vita

Il concepito diventerà soggetto giuridico?

Condividi

Il concepito diventerà soggetto giuridico?

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 27 marzo 2019

La Lega propone un piano per diminuire il numero degli aborti in Italia.

Come? Puntando sulle adozioni.

Il partito di Matteo Salvini ha presentato alla Camera una proposta di legge (primo firmatario Stefani, deputato vicino al ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana) sottoscritta da una cinquantina di parlamentari "in cui non si chiede di rimuovere la 194, ma di riconoscere 'soggettività giuridica al concepito' al fine dell'adozione e di mettere in relazione già al momento della gravidanza famiglia del concepito con quella che potrebbe adottarlo".

A scriverlo è "Il Messaggero", in un articolo uscito lunedì dal titolo "Lega, mossa anti-aborto: 'Patto per adozioni prima del parto'".

In realtà, si sta parlando - ad oggi - di una proposta di legge depositata in data 04 Ottobre 2018 dal titolo "Disposizioni in materia di adozione del concepito" (1238), assegnata alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali in sede Referente il 15 marzo 2019.

Dunque, un testo che è ancora agli inizi del lungo iter previsto prima di potere approdare al voto deliberativo (e non è affatto scontato che giunga fino a tale approdo).

In ogni caso, andiamo a vedere sommariamente l'articolato, per comprenderne meglio obiettivi e modalità di attuazione.

"La presente proposta di legge - si legge nella Relazione introduttiva al testo - si prefigge di individuare le modalità più efficaci, sul piano delle scelte politiche, di prevenzione dell’aborto quale obiettivo primario delle scelte di sanità pubblica nonché di coniugare l’elevato numero di concepiti 'indesiderati' e il desiderio reale di coppie disponibili all’adozione nazionale. A tali fini alla donna che abbia deciso di abortire a causa delle sue condizioni economiche, sociali o familiari, alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, ovvero a causa di previsioni di anomalie o di malformazioni del concepito, è data la possibilità di evitare l’IVG in considerazione dell’immediato inserimento del nascituro in una famiglia adottiva; alle coppie, disponibili all’adozione nazionale, il cui accesso all’adozione è di fatto precluso a causa di un insufficiente numero di bambini adottabili, è data una maggiore possibilità di adottare".

I capisaldi della proposta di legge sono tre, così come vengono elencati sempre nella Relazione introduttiva:

  • "la donna, in alternativa all’IVG per le ipotesi previste dalla legge n. 194 del 1978, può ottenere lo stato di adottabilità del concepito, che è disposto, con rito abbreviato, con decreto del tribunale per i minorenni prima della nascita del concepito;
  • la donna, fino al momento della nascita e nei sette giorni successivi, può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità del concepito;
  • il tribunale per i minorenni, entro sette giorni dalla nascita del concepito dichiarato adottabile, sceglie la coppia tra un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l’affidamento preadottivo, ai fini della successiva adozione".

L'obiettivo e il senso di questa proposta di legge appare chiaro fin da subito: non si tocca la Legge 194, non si entra nel tema "abortò sì, aborto no". L'articolato va nella direzione di dare pieno compimento allo spirito della norma, in particolare con gli Art.li 1 e 2:

  • "Art. 1.Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
  • "Art. 2I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405 (2), fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza: informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante; attuando direttamente o proponendo all’ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza".

Negli Art. 1 e 2, la proposta di legge ne articola sommariamente le modalità di attuazione.

Le coppie disponibili all'adozione nazionale dovranno presentare apposita domanda al tribunale per i minorenni (la domanda ha una validità di 5 anni e può essere rinnovata) specificando "l'eventuale disponibilità all'adozione anche qualora sussistano previsioni di anomalie o di malformazioni del concepito".

La donna fino al momento della nascita del concepito e nei sette giorni successivi, "può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità".

Lo stato di adottabilità del concepito "viene disposto con rito abbreviato, con decreto del tribunale".

Il tribunale per i minorenni "sceglie la coppia in un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l'affidamento preadottivo" alla coppia.

La struttura socio-sanitaria alla quale si rivolge una donna che vuole abortire deve informare obbligatoriamente (anche per iscritto) dell'esistenza di misure alternative alla interruzione volontaria di gravidanza.

Il tribunale per i minorenni che ha disposto l'affidamento preadottivo, decorsi due anni dall'affidamento, eventualmente prorogabili di altri due con ordinanza motivata, decide poi sull'adozione con sentenza adottata in camera di consiglio.

"Le misure proposte - si sottolinea nel testo - non costituiscono forme di riduzione della possibilità di accedere alle disposizioni della legge n. 194 del 1978" ma solo "forme alternative all'IVG".

Permettono inoltre "un'efficace azione di prevenzione dell'aborto", garantiscono "una più ampia possibilità di accesso all'adozione" e "non comportano aumenti di spesa".

Insomma, la linea leghista è chiara: politicamente contraria all'aborto come scelta, tuttavia non mette in discussione il diritto della donna ad abortire come previsto dalla norma, ma intende offrire una possibilità concreta e praticabile perchè le donne possano scegliere la vita.

"La legge n. 194 del 1978 si proponeva di legalizzare l’aborto in alcuni casi particolari (violenza carnale, incesto, gravi malformazioni del nascituro, eccetera) e di contrastare l’aborto clandestino, mentre, ad avviso dei proponenti - si legge nella relazione introduttiva alla proposta di legge - , ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino.

Infatti, l’articolo 1 della legge n. 194 del 1978 è stato in gran parte disatteso, come dimostra la scarsità delle iniziative pubbliche promosse per 'evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite' (terzo comma) e anche l’articolo 2 è risultato di limitata applicazione, in particolare laddove consente al volontariato di collaborare con i consultori, anche informando la donna sulle possibili alternative all’aborto (adozione in anonimato, aiuti economici, assistenza psicologica, ricerca di un lavoro, eccetera); tale attività viene spesso ostacolata, senza considerare che talvolta basta un piccolo aiuto economico o l’offerta di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino.

La legge n. 194 del 1978 voleva impedire il ricorso all’aborto dopo i primi novanta giorni dal concepimento, tranne nel caso di 'serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna' (articolo 4): questo limite è stato ampiamente superato, come dimostra l’analisi delle relazioni annuali sullo stato di attuazione della legge predisposte dal Ministero della salute, dalle quali risulta che, nel periodo 1990-2010, gli aborti oltre la dodicesima settimana sono cresciuti del 182 per cento e costituiscono il 27 per cento di tutti gli aborti.

Gli aborti legali, effettuati dal 1978 ad oggi, sono circa 6 milioni, senza contare le 'uccisioni nascoste' prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche della procreazione medicalmente assistita. Le statistiche annuali degli aborti mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica".

Le reazioni?

Tensione nella maggioranza sui temi etici anche in vista del discusso congresso delle Famiglie che si terrà a Verona nel prossimo weekend e che vedrà la partecipazione del ministro leghista della Famiglia Lorenzo Fontana e del leader della Lega Matteo Salvini. Arriva un altolà dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

"Non ci sono dubbi che la legge 194" sull'aborto "sia una conquista del nostro Paese: mi guarderei bene dall'intervenire", ha detto a Radio Capital interpellato sul convegno di Verona sulla famiglia, e ha aggiunto: "E' medioevo, l'ho detto e lo ribadisco. Poi un conto è la partecipazione ad eventi, a Verona non andrei nè come Alfonso Bonafede né come uomo delle istituzioni, un altro è chiedermi come si fa a governare con la Lega, con cui governiamo benissimo".

La domanda sulla 194 riguardava una proposta di legge di una cinquantina di parlamentari della Lega a proposito del riconoscimento del nascituro come soggetto giuridico ai fini dell'adozione, proposta che qualcuno interpreta come un grimaldello per modificare la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza.

"Non conosco la proposta in questione - ha detto Bonafede - il parlamento la analizzerà, ma non ci sono dubbi che la 194 è stata una conquista di civiltà giuridica e sociale del nostro paese e mi guarderei bene dall'andare a rivederla. Poi si possono sempre migliorare le situazioni, ma i principi non sono in discussione".

"Polemiche inesistenti. Noi tuteliamo le famiglie italiane. Ma divorzio, aborto, parità di diritti tra donne e uomini, libertà di scelta per tutti non sono in discussione", dice il vicepremier Matteo Salvini intervenendo sulla proposta della Lega sull'aborto e sul conseguente "no" del M5S.

"Parlare della 194 non ha senso, è un falso problema. Inutile discutere su queste cose - taglia corto Luigi Di Maio - è evidente che parliamo di una legge indiscutibile.

Pensiamo a sostenere le famiglie, a mettere in condizione le mamme di portare avanti una gravidanza, di aiutare le giovani coppie con incentivi.

Dobbiamo ispirarci al modello francese: servono rimborsi per asili nido, incentivi per l'acquisto di pannolini e baby sitter, l'Iva agevolata per prodotti neonatali, per infanzia e terza età. Come governo dobbiamo lavorare a questo per sostenere le famiglie italiane".

E dalle opposizioni? Forza Italia e Fratelli d'Italia -  per ora - non pervenuti.

E' il nuovo Pd sinistra-sinistra di Zingaretti a sparare a zero.

"Nella società urta anche un radicalismo di questa destra. Rispetto all'evento di Verona, ho visto degli spot inquietanti, un passo indietro nella storia della civiltà", ha detto Nicola Zingaretti alla Direzione del Pd a proposito del Congresso delle famiglie.

Ieri conferenza stampa Dem contro la proposta presentata da 50 parlamentari della Lega con le deputate.

"La Lega di Salvini ha presentato una proposta di legge per rendere adottabili i feti. Un obbrobrio giuridico che ci riporta a tempi antichi, che mina la libertà delle donne, attacca la legge 194, non aiuta la maternità".

Lo scrive su Facebook Ettore Rosato, vice-presidente della Camera.

"Meno che mai limiterà le interruzioni di gravidanza che per fortuna nel nostro paese diminuiscono ogni anno. Insomma invece di investire sulla sanità, di aiutare le famiglie concretamente, di riformare la legge sulle adozioni, Salvini sceglie la strada più semplice che anche quella più oscurantista, violenta e maschilista", conclude.

"La Lega continua la sua crociata sul corpo delle donne. Per fare campagna elettorale non risparmia di diffondere fake news sulla base delle quali costruisce addirittura proposte di legge. Questa volta la provocazione leghista arriva a teorizzare l'adottabilità del concepito già durante la gravidanza", ha replicato Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico.

"La legge 194, su cui si sta abbattendo la scure della Lega - prosegue Rotta - ha permesso di salvare tante vite umane; non solo le donne non muoiono più di aborti clandestini, ma le interruzioni volontarie di gravidanza sono nettamente diminuite. Ora però, per pura foga ideologica, cercano di andare a minare una legge che ha dimostrato di non essere 'pro aborto' ma di tutela delle donne, e di contro non si rendono neppure contro che mettono a repentaglio la legge sulla procreazione assistita e aprono all'utero in affitto. Mi auguro che questa sia solo un'ennesima provocazione e non corrisponda a un reale progetto. Se così fosse la Lega è avvisata: non permetteremo che continuino la campagna elettorale sul corpo delle donne".

Alberto Gambino, giurista e presidente di Scienza &Vita e Prorettore dell'Università Europea di Roma, si dice favorevole: "L'idea di introdurre nell'iter procedimentale che porta all'interruzione della gravidanza l'alternativa volontaria dell'attribuzione in adozione del bambino appena nato, rappresenta una valida alternativa all'aborto che non può che essere presa in considerazione da chiunque abbia a cuore la vita nascente e la stessa salute psico-fisica della madre".

Né vale obiettare, come sollevato da taluno - prosegue il giurista - che tale possibilità aprirebbe la strada al cosiddetto utero in affitto o attribuirebbe diritti al feto così da impedire alle donne di accedere all'interruzione volontaria della gravidanza".

"In realtà - conclude il presidente di Scienza & Vita - la proposta ripercorre quella di alcuni deputati centristi della scorsa legislatura (Sberna e Gigli) che si muove anche nella prospettiva di ridurre l'impatto sulla psiche della donna le ripercussioni che il dramma dell'aborto spesso provoca, assegnando alla stessa una possibilità meno devastante della soppressione della vita che si ha in grembo".

Non so - francamente - se l'articolato di questa proposta di legge rischi di aprire un varco per legittimare l'abominevole pratica dell'uterto in affitto. Per ora, mi fido di Gambino, che so essere persona onesta nonchè un giurista attento e preparato (ma mi riservo ulteriori approfondimenti nel merito).

Sul piano politico, tuttavia, è innegabile che la Lega di Salvini abbia ora in mano una formidabile arma per sostenere nei fatti la tutela della vita fin dal concepimento. Fuori dalle isteriche reazioni contrarie, Salvini ha davanti a sè una pista che può percorrrere fino in fondo senza ingaggiare un corpo a corpo durissimo contro la Legge 194 e il totem che essa rappresenta.

Una formidabile arma oggettivamente rivoluzionaria, perchè - se approvata - significherebbe sancire nero su bianco l’evidenza e cioè riconoscere soggetività giuridica al feto e quindi riconoscere giuridicamente come persona l’embrione.

Allegati

Condividi
Posted in #Aborto #LaCroce #Politica #Vita

#Intervista con Chiara Colosimo

Condividi

#Intervista con Chiara Colosimo

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano,12 marzo 2019

“Purtroppo, questa coalizione di centro-destra non si sa se esista o meno: cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

Lo ammette senza mezzi termini Chiara Colosimo, classe 1986, consigliere regionale del Lazio, eletta per la seconda volta con le votazioni del 4 marzo 2018 nella lista di Fratelli d’Italia: vice presidente della Commissione affari costituzionali e statutari, affari istituzionali e antimafia e componente della VII commissione sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

Dai banchi dell’opposizione, la giovane esponente di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge dal titolo inequivocabile: “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

L’obiettivo – ci tiene a sottolineare al telefono – vuole essere quello di garantire "l'obbligo di informazione per i genitori” e regolamentare per il territorio della Regione Lazio “la procedura di inumazione dei bambini mai nati, rendendola obbligatoria per tutti i feti superiori ai 3 mesi, perchè nessuna mamma debba più vivere il dramma di sapere suo figlio considerato come un rifiuto speciale".

In Lombardia – dove questo diritto era garantito da una legge del 2009 voluta da Formigoni – la giunta di centro-destra a trazione leghista guidata da Fontana ha recentemente deciso di fare un clamoroso dietro front e di farlo all’unanimità, anche con l’apporto dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia.

“Come le ho appena detto, prendo atto con dolore ed amarezza di quanto accaduto in Lombardia, perché non riesco a comprenderne le motivazioni e sto cercando di capire – nella fattispecie – il comportamento dei miei colleghi di partito lombardi. Detto questo, non è da oggi che il centro destra manifesta segnali di cedimento ad un certo relativismo sul piano etico-antropologico. Posso dirle solamente che Fratelli d’Italia ha sempre mantenuto posizioni chiare e ferme su queste tematiche, sia a livello nazionale che nei livelli istituzionali nei quali si trova a governare”.

Nel frattempo, il “pasticcio” combinato in Consiglio regionale lombardo è diventato ufficialmente legge regionale con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale (Supplemento n. 10 - Venerdì 08 marzo 2019): “Legge regionale 4 marzo 2019 - n. 4. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’ (Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. XI/445 del 19 febbraio 2019).

Per la cronaca, vale la pena ricordare che tutti i consiglieri di maggioranza (13 di Forza Italia, 29 della Lega e 2 di Fratelli d’Italia) hanno approvato in quel testo di modifica un emendamento presentato dal Partito Democratico che vincola la sepoltura degli embrioni “esclusivamente alla esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione” (in caso di persone con disabilità mentale o di donne minori).

In sostanza, come spiegato su La Stampa dal consigliere regionale Simona Tironi di Forza Italia, che è anche relatrice di tutta la riforma di riforma dei servizi funerari, “abbiamo deciso di togliere l’obbligo per i comuni di seppellire i prodotti del concepimento in casi di interruzione volontaria di gravidanza - come invece è oggi in Lombardia - perché riteniamo sia una scelta che la donna deve poter fare liberamente e, in secondo ordine, anche perché abbiamo verificato che oggi questa normativa è spesso disattesa”.

Una modifica che “riconduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”, come recita la relazione all’emendamento Pd.

La Giunta lombarda ora ha centottanta giorni di tempo per adeguare il regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 (Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali) alle nuove disposizioni di legge. Staremo a vedere come se la gestirà l’Assessore al Welfare Gallera che subito sui media si è prodigato nel minimizzare il tutto ed assicurare che i prodotti abortivi saranno comunque seppelliti dalle Aziende Sanitarie e dagli Istituti Ospedalieri competenti.

“Già il temine che si continua ad utilizzare è aberrante (‘prodotti abortivi’) – commenta la Colosimo- . Pensi che in Regione Lazio non esisteva nemmeno un regolamento organico in materia di attività funebri e cimiteriali. Per questo motivo, non è stato semplice presentare un testo di proposta di legge che provasse a dare precise indicazioni per superare la totale frammentazione oggi esistente da territorio a territorio. Abbiamo dovuto fare delle forzature, in accordo ovviamente con l’ufficio legislativo regionale. Ad una vita che si spegne va sempre riservata una degna sepoltura con esequie, è una questione di dignità e civiltà”.

Le faccio notare che il governatore Zingaretti, neo segretario Pd, ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di abbandonare la guida della Regione Lazio. Il suo è uno sforzo apprezzabile, ma rischia di restare lettera morta.

“Ne sono consapevole – ci risponde -. Ma sono sicura che questa proposta di legge verrà discussa entro l’anno. So bene di essere all’opposizione e che con soli tre consiglieri di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia non possiamo immaginare una approvazione da parte di esponenti di sinistra che provengono dai Centri Sociali o da movimenti femministi post sessantottini. Tuttavia, ho alle spalle una positiva esperienza sul tema dell’autismo, per il quale tutto il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una proposta di legge che ho presentato. Auspicherei lo stesso percorso. Vede, ci vuole buon senso. Qui non si tratta di attaccare la legge 194, non si tratta di cancellare il diritto di abortire: si tratta di rispettare la dignità della vita in ogni sua forma. Sono due piani distinti. E lo sostengo da cattolica che ha scelto l’impegno in politica”.

Ma da cattolica, non le sembra contraddittorio questo atteggiamento dei “due piani distinti”?

“Nel momento nel quale veniamo eletti ed entriamo nelle istituzioni pubbliche – ci risponde la Colosimo – noi cattolici ci troviamo di fronte ad una doppia responsabilità, cioè da una parte rispettare le posizioni etiche che ci derivano dalla nostra fede e dall’altra rispondere ad una funzione pubblica che per sua natura è rivolta a tutti i cittadini: due responsabilità che devono stare su due binari diversi tra loro”.

Se così fosse, significherebbe una resa incondizionata al relativismo etico. E qui torniamo al tema da cui siamo partiti, cioè un centro-destra che in campagna elettorale dichiara di difendere la vita, la famiglia, che si dichiara contro l’utero in affitto e poi - quando si trova a dovere governare - sceglie di mettere in secondo piano questi temi.

“Assolutamente no – mi ferma la Colosimo -. Ho abbandonato il Popolo delle Libertà proprio quando già allora vedevo chiaramente i primi segnali di relativismo etico. Nella mia vita mi sono sempre occupata di politica (militante tra le fila di Azione Studentesca, poi segretario giovanile alla Garbatella nel 2008; dirigente provinciale di Azione Giovani, poi presidente regionale della Giovane Italia. Per le elezioni regionali del 2010 viene inserita nel listino bloccato di Renata Polverini e dopo la vittoria, diventa il consigliere più giovane della Regione Lazio e il consigliere regionale donna più giovane d’Italia. Dopo l’esplosione del caso/scandalo Fiorito che ha travolto il Pdl e fatto cadere la Giunta Regionale, viene chiamata a ricoprire il ruolo di capogruppo regionale – ndr).

Mi sono dimessa e ho iniziato a seguire fin dall’inizio il progetto di ‘Fratelli d’Italia’, fondato da Giorgia Meloni e Guido Crosetto, spinta dalla ferma volontà di aderire ad un partito di rifondazione del centro-destra, in cui si potessero ritrovare tutti coloro che intendono la politica come servizio – e non come carriera – e dove non ci potesse essere posto per impresentabili, opportunisti ed affaristi.

Ci vuole il coraggio dei singoli nel difendere il diritto alla vita in tutte le sue forme e con ogni modo e mai come oggi occorre dare agibilità politica a chi vuole investire sulla famiglia. Diritto alla vita ed investimento sulla famiglia sono due capisaldi che i cattolici non possono ignorare facendo politica: occorre la capacità di costruire consenso, perché le leggi si fanno solo se c’è la maggioranza.

Quello che intendo dire è che per un cattolico non è possibile confinare interamente la fede nella politica, perché la fede è testimonianza e la politica esige il rispetto delle leggi, leggi che possono entrare in conflitto con l’etica derivante dalla propria appartenenza religiosa.

Le faccio un esempio. Non ho alcun dubbio nell’essere personalmente contraria all’aborto. Ma se mi chiede quale sia la posizione politica di Chiara Colosimo, consigliere regionale, le dico che la battaglia non sta nel cercare di smantellare la legge 194: pur lasciando il diritto di una donna a scegliere di abortire, occorre evitare che le donne lo evitino, cioè la responsabilità dei cattolici in politica è quella di mettere in campo tutte le azioni possibili perché l’aborto non diventi la scelta di una donna. Perché la vita è sacra, ma compito delle istituzioni pubbliche è anche quello di garantire ogni supporto concreto affinchè la vita possa davvero essere una scelta”.

Da quanto sostiene, devo dedurre che sul piano politico a Fratelli d’Italia stia un po’ stretta oggi questa alleanza di centro destra che – come lei ha detto – “cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

“Guardi, l’unica risposta che le posso dare a questo proposito è che in politica occorre lavorare per intese ampie su principi ed ideali in cui si crede fermamente – ci risponde la Colosimo -.

Non so che cosa accadrà alla coalizione del centro-destra: posso solo affermare con certezza che Fratelli d’Italia non arretrerà mai di un passo sulla difesa della vita e sulla famiglia.

Ciò che è mancato al centro-destra quando si è trovato a governare a livello nazionale è stato proprio non avere avuto il coraggio di investire in politiche concrete a favore della famiglia, su questo non ci sono dubbi.

Sul piano personale, farò di tutto perché la Regione Lazio possa avere al più presto una legislazione che riconosca e tuteli il diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

Ne abbiamo scritto qui:

Condividi
Posted in #Aborto #LaCroce #Politica

Hastag | Fontana, adesso anche basta

Condividi

HASHTAG ⌋ 02 marzo 2019

Attilio Fontana, candidato dalla Lega come successore di Maroni, ha vinto le elezioni nel marzo 2018 e si è insediato alla guida della giunta regionale lombarda nell’aprile 2018, dieci mesi fa.

Nel luglio 2018 il consiglio regionale all’unanimità ha approvato la distribuzione gratuita dei preservativi agli under 24 di tutta la Lombardia, per sottolineare in maniera evidentemente positiva il record di denatalità centrato dalla regione del 2017 e poi confermato anche nel 2018.

Il 4 dicembre 2018 è stata approvata la creazione in Lombardia di un polo di produzione di “cannabis terapeutica”.

Il 5 dicembre 2018 è stata approvata da Regione Lombardia la distribuzione a partire dal 2019 della pillola abortiva RU486 nei consultori.

Il 19 dicembre 2018 Regione Lombardia ha stanziato un milione di euro per l’agenzia delle Nazioni Unite denominata Unfpa, che ha come mission il “family planning”, cioè le politiche di contraccezione e di incentivo all’aborto nel mondo.

Il 21 febbraio 2019 è stata cancellata la legge regionale del 2007 voluta da Roberto Formigoni per il seppellimento dei bambini abortiti, ora il seppellimento avverrà solo se la donna che abortisce ne farà richiesta (evento assai improbabile).

I bambini abortiti saranno trattati dunque come “rifiuti ospedalieri”.

In compenso però Attilio Fontana si è battuto per la sepoltura di cagnolini e gattini nelle tombe di famiglia con i propri padroni.

Ora, sono passati appena dieci mesi.

Forse è il caso di dire al governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana: adesso anche basta (ed è anche il caso di capire perché, tra Lega e PdF, tutta la vita PdF).

Condividi
Posted in #Aborto #LaCroce #Politica

Sul tema della sepoltura dei feti

Condividi

Sul tema della sepoltura dei feti

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 26 febbraio 2019

In Italia, i "prodotti abortivi" vengono smaltiti come rifiuti speciali ospedalieri e avviati alla termodistruzione: niente sepoltura.

Unica eccezione - fino a ieri - la Lombardia, nella quale tutti i prodotti del concepimento (anche quelli di età inferiore alle 20 settimane) venivano avviati all’interramento, indipendentemente dalla settimana di gestazione o dal fatto che la madre lo richiedesse o meno.

Lo aveva voluto fortemente Roberto Formigoni nel 2007 (ebbene sì, proprio il corrotto sistema sanitario del Celeste, recentemente condannato al gabbio senza se e senza ma), provocando le ira funeste di femministe e laicisti post sessantottini.

Dieci anni dopo, la giunta Fontana - sempre di centro-destra - si prepara a fare quattro passi indietro ed ad adeguarsi al corpus normativo nazionale, grazie alla recente approvazione in Consiglio Regionale di una proposta di legge di riordino in materia funeraria, fortemente voluta dal consigliere Simona Tironi (Forza Italia) che - approvando all'unanimità un emendamento proposto dal Pd - ha stabilito:

“La legge in vigore finora imponeva che venisse data comunque sepoltura ai feti. Ora si è stabilito che venga data sepoltura agli embrioni solo se richiesto esplicitamente dalla donna. Questa modifica conduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”

Di questa vicenda, ne abbiamo scritto abbondantemente in"Gli #aborti? Potete non seppellirli", #LaCroce quotidiano, 21 febbraio 2019

E' bene sottolineare nuovamente che cosa preveda la legislazione italiana attuale.

In tema di polizia mortuaria, la normativa italiana prevede che i feti di presunta età intrauterina superiore alle 20 settimane vengano seppelliti, al pari di tutte le parti anatomiche riconoscibili (solitamente arti oggetto di amputazione). Le parti anatomiche non riconoscibili (quindi anche i prodotti del concepimento di età inferiore alle 20 settimane di vita intrauterina) devono essere smaltiti come rifiuto speciale ospedaliero e avviati alla termodistruzione (non in forno crematorio) ai sensi del Decreto del presidente della Repubblica (Dpr) 254/03.

In particolare, l’articolo 7 comma 2 del capitolo di Polizia mortuaria contenuto nel Dpr (10 settembre 1990, n. 285), stabilisce anche che “a richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane”, purchè la richiesta venga effettuata entro 24 ore.

Quindi, anche in caso di aborto, se i genitori desiderano organizzare le esequie del loro piccolo, hanno tutto il diritto di farlo, qualsiasi sia stata la sua età gestazionale, purchè lo richiedano espressamente entro 24 ore.

E se i genitori non lo richiedono, perchè non conoscono la normativa (sono i casi più frequenti), oppure perchè non vi è l'obbligo da parte delle AUSL di informare i medesimi, oppure perchè hanno bisogno di più tempo per elaborare il lutto, oppure perchè non se la sentono di procedere direttamente a gestire le pratiche per la sepoltura?

Sarà l'AUSL locale titolata ad occuparsene, appunto, smaltendo i prodotti abortivi in appositi contenitori come rifiuti speciali ospedalieri.

Dunque, nessuna sepoltura.

Come può accadere, allora, che associazioni - come "Difendere la vita con Maria" - possano procedere a seppellire i prodotti abortivi con apposite bare e tumulazioni in normali tombe come per chiunque altro? Semplicemente stringono convenzioni con gli ospedali e gli enti locali italiani disponibili a farlo, facendosi carico  esse dei costi e dell'organizzazione del seppellimento di embrioni e feti — sia in caso di IVG sia in seguito a un aborto spontaneo.

Ma come riesce l'associazione ad entrare in possesso degli embrioni?

Come abbiamo appena scritto, la legge di riferimento - ossia il D.P.R. 285/1990, e in particolare gli articoli 7 e 50 - stabilisce che i genitori hanno 24 ore di tempo per reclamare il prodotto abortivo.

Se ciò non avviene, a occuparsi dello smaltimento del feto o dell'embrione è l'azienda ospedaliera, che - appunto - può a sua volta delegare l'incarico a terzi. Come avviene con 'Difendere la Vita con Maria', cui seppellire un embrione costa 16 euro.

Il problema è che tutto rimane nelle mani delle prassi regionali e non sempre vengono applicate in modo coerente. Per questi motivi alcune Regioni hanno deciso di darsi un regolamento sulle sepolture fetali.

Perchè questa lunga digressione sulla normativa vigente?

Sarà una coincidenza temporale, ma pare che il tema cimiteri, tumulazioni e gestione delle politiche funerarie stia suscitando movimenti legislativi su vari fronti.

Il  giorno dopo la scelta lombarda, ad esempio, Fratelli d'Italia - con il suo consigliere regionale Chiara Colosimo - ha presentato una proposta di legge in direzione esattamente contraria.

E' la stessa Colosimo a sintetizzarne per la stampa il senso:

"In Italia un figlio mai nato è considerato un rifiuto speciale, per noi invece è una vita che si è spenta alla quale va riservata degna sepoltura con esequie. Cosa che oggi avviene solo se si fa richiesta d’inumazione alla Asl, procedura che non tutti conoscono", chiarendo che "per assicurare questo diritto ai tanti genitori che perdono il bambino prima che veda la luce, Fratelli d’Italia ha presentato pochi giorni fa una proposta di legge che colmi il vuoto legislativo del nostro e di tanti altri ordinamenti regionali e contribuisca a rendere la Regione Lazio una istituzione modello sul tema della custodia dei valori spirituali"

(in  "Cimitero dei bimbi mai nati, una legge di FdI: 'I feti non vanno buttati nei rifiuti'", "Il Secolo d'Italia", di Luciana Delli Colli, 20 febbraio 2019)

Testo che probabilmente approderà presto alla Camera, dove a presentarlo sarà il deputato di FdI, Luca De Carlo.

"Accolgo l’appello di Chiara Colosimo e nei prossimi giorni presenterò una proposta di legge alla Camera per la sepoltura dei bambini mai nati. Il 'cimitero degli Angeli' – ha sottolineato De Carlo dal suo profilo facebook – deve essere presente in tutto il territorio nazionale e non può essere discrezionale degli enti locali".

Il testo della proposta di legge presentato dalla Colosimo - denominato “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati” - si pone l'obiettivo di istituire l’obbligo di informazione per i genitori e intende regolare la procedura di inumazione dei bambini mai nati rendendola obbligatoria per tutti i feti superiori ai 3 mesi, "perché – dichiara lo stesso consigliere della Regione Lazio Colosimo – seppur nel pieno rispetto della 194, nessuna mamma debba più vivere il dramma nel dramma di sapere suo figlio considerato come un rifiuto speciale".

Ma c'è di più. Su cimiteri, funerali, bare, sepolture e ceneri, la Lega intende riscrivere le regole a livello nazionale.

Questo è il principale obiettivo di una proposta di legge ordinaria (n. 1143) intitolata "Disciplina delle attività funerarie, della cremazione e della conservazione o dispersione delle ceneri" presentata il 6 settembre 2018 dalla Lega (sottoscritta da circa 50 parlamentari, la deputata Sara Foscolo prima firmataria) e già incardinata un Commissione Affari Sociali alla Camera (prima discussione avviata in data 20 febbraio 2019).

Come bene riporta "TPI" in un articolo a firma Marco Nepi ("Cimiteri, funerali, bare, sepolture e ceneri: ora la Lega riscrive le regole", 24 febbraio 2019), "si tratta di un vero e proprio vademecum per gli oltre 6mila operatori funebri presenti in Italia, ma soprattutto di un tentativo per mettere ordine alla giungla delle regole riguardanti il settore funerario italiano, normato 'da una legislazione disorganica a livello regionale' (ci sono diciotto leggi) e 'assolutamente vecchia e inadeguata a livello nazionale'".

"La quantificazione del fenomeno è rilevante - dichiara la Foscolo nella relazione introduttiva al testo -; basti pensare che in Italia, negli ultimi anni, sono stati registrati oltre 600.000 decessi (dati dell’ISTAT). Benché tanto cospicuo sia il numero di famiglie annualmente colpite da un lutto, il settore funerario italiano, nell’ambito funebre e cimiteriale, è normato, per ciò che concerne sia gli operatori privati sia gli enti pubblici, sanitari, para-sanitari o amministrativi, da una legislazione disorganica a livello regionale e assolutamente 'vecchia' e inadeguata a livello nazionale.

Infatti, da un lato sono attualmente vigenti ben diciotto leggi regionali, approvate a seguito della modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione nel 2001, e, sul piano nazionale, la normativa è ferma al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 1990 in materia di polizia mortuaria, non solo datato ma già inadeguato rispetto alle necessità e alle esigenze sociali esistenti al momento della sua adozione.

La difformità che intercorre non solo tra una regione che abbia e una che non abbia legiferato in merito, ma anche tra due regioni che abbiano legiferato con previsioni normative tra loro dissimili, se non antinomiche, disattende i predetti diritti di cittadinanza, non potendo sempre, travalicati i confini di una regione entro cui sono consentite, ottemperare alle volontà esequiali espresse in vita dal defunto, ovvero alle esigenze culturali proprie e particolari di ciascuna famiglia dolente".

Faccio notare - per inciso - la puntualizzazione sul numero dei decessi e la totale assenza di qualsivoglia riferimento alle 80.733 IVG ("Relazione Ministro Salute attuazione Legge 194/78 tutela sociale maternità e interruzione volontaria di gravidanza - dati definitivi 2017").

Proseguiamo. C'è un altro problema, cui il presente disegno di legge si prefigge di dare soluzioni:

"Analogamente, anche per il settore cimiteriale si deve mettere mano a seri e incisivi interventi per la razionalizzazione dei servizi a questo correlati e per il recupero di quella 'produttività' che è possibile solo reimpostando il funzionale rapporto tra esigenze dell’utenza e prestazioni fornite, oggi messa in discussione dalle trasformazioni dei costumi intervenute nella società italiana, a partire dall’impetuoso sviluppo della cremazione - prosegue la deputata leghista nella relazione introduttiva -.

L’elevato numero dei cimiteri presenti nel Paese rappresenta, sicuramente, un’importante ricchezza e un servizio particolarmente vicino alle esigenze delle comunità del territorio, ma palesa anche la progressiva difficoltà a garantire servizi adeguati all’evolversi delle esigenze di queste stesse comunità e alle trasformazioni dei costumi.

Il sistema cimiteriale diventa sempre più ingestibile con costi complessivi troppo elevati rispetto alle entrate oggi possibili".

I problemi evidenziati ci sono  ed è evidente che vadano affrontati seriamente dentro una logica di respiro nazionale, pur salvaguardando i poteri e le funzioni delegate ai livelli territoriali competenti.

Ebbene. Leggetevi con attenzione i trentaquattro capitoli del testo e non troverete alcun accenno - nemmeno sul piano terminologico - ai prodotti abortivi, ad indicazioni di massima su come gestire e riorganizzare la tematica.

In punta di diritto, un ddl di norma non entra nel dettaglio procedurale e dunque rinvii a successivi regolamenti. Ma in questo caso, proprio non si vuole nemmeno sfiorare il tema. Per quale motivo? Non è dato sapere.

Mi limito solamente ad osservare che - come per i colleghi del consiglio regionale lombardo - nel testo venga dedicato un intero articolo ai "cimiteri per animali di affezione" (TITOLO V, art. 32).

Così come mi limito ad osservare che non vi è proprio l'intenzione di fornire indicazioni sul tema oggetto del nostro scrivere nemmeno le norme attuative.

Basta leggersi gli articoli finali (TITOLO VI - DISPOSIZIONI DI ADEGUAMENTO E FINALI), quando all'art 33 si specifica:

"Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono adottate le linee di indirizzo alle quali le regioni si attengono per il recepimento delle disposizioni della presente legge nonché per adeguare le norme legislative e regolamentari eventualmente emanate nelle materie oggetto della medesima legge, abrogando quelle incompatibili.

Con apposito regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro della giustizia, sentito il Consiglio superiore di sanità, previo parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le norme attuative di esclusiva competenza statale, oltre che per le materie specificatamente individuate dalla presente legge, unitamente alla relativa modulistica uniforme, anche nelle materie di seguito individuate:

  • a) denuncia di morte e accertamento dei decessi;
  • b) accertamento e certificazione della morte;
  • c) locali di osservazione e obitori, garanzie per l’autorità giudiziaria, presenza territoriale di celle refrigerate o di camere refrigerate;
  • d) trasporti internazionali di cadaveri, ceneri e ossa umane;
  • e) autopsie, riscontri diagnostici e trattamenti per la conservazione dei cadaveri;
  • f) disposizioni generali sui cimiteri, comprese le norme costruttive, sui piani regolatori cimiteriali, sulle modalità per la sepoltura e per la cremazione;
  • g) prescrizioni tecniche per la casa funeraria, la sala del commiato, il crematorio, l’ossario comune, il cinerario comune e il luogo di dispersione delle ceneri;
  • h) reparti speciali nei cimiteri;
  • i) norme in caso di soppressione dei cimiteri;
  • l) procedure e criteri di intervento in caso di calamità naturali o artificiali che determinino un numero elevato di decessi"

Mettiamo tutto quanto insieme: ne esce un quadro sconfortante.

Dove governa da vent'anni - in Lombardia -, il centro-destra fa quattro passi indietro, vincolando la sepoltura dei prodotti abortivi esclusivamente alla volontà espressa della donna; in Regione Lazio - governata dal futuro segretario nazionale del Pd, Zingaretti - Fratelli d'Italia vuole realizzare invece ciò che gli stessi colleghi lombardi hanno abrogato all'unanimità, pur sapendo che ciò non accadrà mai.

Dov'erano i consiglieri regionali della Meloni (e del centro-destra) quando stavano in maggioranza con il governatore Renata Polverini (IX legislatura, 2010-2013, PdL-UdC-La Destra)?

Esattamente come non accadrà mai a livello nazionale, almeno fino a quando continuerà ad esistere questo governo giallo-verde, che sui temi etico-antropologici sta facendo passi indietro, grazie al silenzio di Salvini e della sua Lega.

La riprova di questo assunto lo abbiamo appena visto nel ddl a firma Lega in discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera, che di tutto parla tranne che affrontare con coraggio e coerenza il tema dei prodotti abortivi e del loro seppellimento su scala nazionale, lasciando il tema in sospeso e rinviando di conseguenza la patata bollente alle Regioni, ai Comuni e alle AUSL territorialmente competenti.

Insomma, scene alle quali ci stiamo abituando in quel del centro-destra (o di ciò che ne rimane).

I principi non negoziabili vanno bene per le campagne elettorali, quando si va a caccia di consensi e di voti. Poi, più nulla.

Potrà sembrare ai più un tentativo - il mio - di andare a cercare il pelo nell'uomo, con l'obiettivo di appigliarmi ad ogni pretesto possibile (presunto o vero) per attaccare la Lega e in generale il centro-destra.

Non è questo che mi interessa.

Quello che davvero non sopporto è l'ipocrisia e la menzogna, a maggior ragione in politica e - ancora di più - da parte di coloro che in politica non lèsinano di mostrare pubblicamente la propria cattolicità.

Non mi metterei ad impiegare tempo ed energie per cercare le fonti, analizzare i testi, osservare le discrepanze tra ciò che viene dichiarato come fatto e ciò che realmente viene approvato, se non fosse per rispetto della verità.

E non mi accontento del "meglio un governo giallo-verde piuttosto di uno rosso": mi sono stufato di sostenere e votare il meno peggio.

La Lega e più in generale il centro-destra abbia davvero il coraggio di dimostrare con i fatti ciò che realmente pensa: sui princìpi non negoziabili, quale agenda politica vuole seguire?

Per una ragione di lealtà ed onestà.

La si può pensare come si vuole sull'aborto, ma su un dato di evidenza non si può giocare.

"La discrepanza tra visione ontologica e biologica di quell’essere umano, considerato un 'prodotto abortivo', stride quando fa i conti con la realtà effettiva della gravidanza - scrive Giulia Bovassi - : i nove mesi sono un periodo gestazionale calendarizzato dal momento del concepimento a quello del parto.

Significa che ogni donna sa di accogliere una vita diversa dalla sua dal momento in cui due cellule di 23 cromosomi si uniscono per dare origine ad una nuova cellula, con patrimonio genetico proprio e distinto da quello genitoriale, suo statuto e identità.

Un individuo unico e irripetibile, che procede al suo sviluppo autonomamente grazie alla completa informazione genetica che porta il suo genoma, e comunica con la madre già nelle primissime ore come testimonia la presenza nel sangue di una proteina, la EPF (Early Pregnancy Factor) avente proprietà immunosoppressive e connessa anche alla crescita e alla proliferazione cellulare, a predisposizione di un ambiente favorevole alla crescita del bambino.

Dai più recenti studi, la moderna embriologia ha ampiamente riconfermato l’effettività di quei principi epigenetici di gradualità, coordinazione e continuità: l’inizio del battito cardiaco al 18°-20° giorno, le onde elettriche rilevabili dal 48°-50°, udito dalla 23° settimana, vista dalla 24° (il feto risponde a stimoli luminosi e alla luce solare), memorizzazione della voce materna, di odori e sapori, riconoscimento del battito cardiaco e del respiro della madre, e molto altro ancora.si innesca il bisogno di dare un nome al bambino, di ricordarlo con date, oggetti, simboli a far sì che il lutto possa trovare la chiave per l’elaborazione soggettiva, e poi familiare. In tal senso avere un luogo nel quale contemplare e dialogare con il bambino è una sorta di esigenza che diviene supporto spirituale e psichico per riavere quella presenza perduta".

(si veda: "Sepoltura per i bambini mai nati", "Notizie Pro Vita, 08 ottobre 2018)

Una certa accidia intellettuale persuade le donne sulla loro autodeterminazione facendo credere che possa sussistere una libertà senza responsabilità e che lo spessore di questa arbitrarietà basti per la licenza di giudicare un individuo umano, che è già in atto, come l’indefinito in attesa di uno statuto.

Misconoscere l’essere persona di una persona è la più grande offesa che si possa fare al genere umano, che la stessa accidia intellettuale ha convertito nella tomba interiore che soffoca donne che sono a loro volta madri, e a loro volta figlie.

Ogni donna sa chi porta in grembo dal momento stesso della sua generazione, e per tutta la vita sarà portatrice della traccia indelebile di quella presenza.

Ammessa o ignorata, questa consapevolezza è il fattore scatenante la sofferenza e il disagio psichico, emotivo e spirituale che la madre vive a seguito di un’interruzione volontaria.

È possibile stare accanto alle donne, a tutte le donne, senza classificarle in base alle loro esperienze di vita in “degne” di sostegno o “indegne” di attenzione.

E non è umano, non è degno di un paese civile come il nostro, che la sepoltura dignitosa di bambini non nati sia relegata a qualche associazione cattolica che – prendendosi gli improperi di laicisti e femministe – evita che quelli che continueranno ad essere denominati “prodotti abortivi” finiscano tra i rifiuti speciali ospedalieri.

Condividi
Posted in #Aborto #LaCroce #Politica

Gli #aborti? Potete non seppellirli

Condividi

Gli #aborti? Potete non seppellirli

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 21 febbraio 2019

Progetto di Legge n. 36: “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’".

Il Consiglio regionale lombardo approva.

Firmato: consigliere Simona Tironi (Forza Italia), co-firmataria della proposta nonché relatrice della medesima (clicca qui per vedere il testo e gli emendamenti).

Dove sta la “notizia”?

Finalmente al passo con i tempi moderni! Con questo atto legislativo di riordino delle normative in materia, la Regione Lombardia diventerà la prima in Italia a permettere “agli animali di affezione di essere tumulati nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia” su volontà del defunto o su richiesta degli eredi.

Ci tiene a sottolineare la novità con matita blu la relatrice Tironi nella relazione scritta che accompagna il testo nell’aula consiliare per la sua approvazione (seduta del 19 febbraio scorso). Ah, dimenticavo: “in teca separata, previa cremazione”.

Non se la prendano a male gli amanti di cani e gatti per l’amara ironia con la quale saluto questa innovazione del progresso, addirittura in una regione di destra come è la Lombardia di Fontana (non il ministro della famiglia, pure tutti e due leghisti).

Tre righe sono la – vera – novità (e notizia) e sono contenute all’art. 75 sotto la voce “Cimiteri e spazi per i funerali”.

Il testo presentato in aula recita:

“Il comune dà sepoltura:

a) ai cadaveri dei propri residenti e delle persone morte nel territorio del comune, anche se non residenti;

b) ai cadaveri di aventi diritto al seppellimento in sepoltura privata esistente nel comune stesso;

c) ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale;

d) dalle parti anatomiche riconoscibili, derivanti da interventi avvenuti in struttura sanitaria sita nel territorio comunale;

e) alle ossa, ai resti mortali e alle ceneri derivanti da cadaveri di cui alle lettere a), b), c) e d)”.

Al comma c) dell’articolo (“ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale”) viene aggiunta una frase:

dopo le parole "prodotti del concepimento", inserire le parole "esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione ai sensi degli artt. 12 e 13 della Legge 194/78”.

Sembra una notizia da niente.

Tutt'altro: civiltà 0 – femminismo 1, questo sarebbe il punteggio finale se fossimo in una partita di calcio.

Ad indicare che l’han fatta davvero grossa, le reazioni a caldo dell’Assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, e della stessa relatrice del progetto di legge, la forzista Simona Tironi.

Reazioni che non fanno altro che peggiorare le cose.

Il primo ci tiene a precisare: “Nel caso in cui la donna non esprima il consenso alla tumulazione dell’embrione, questo continuerà ad essere tumulato a cura delle strutture sanitarie in aree apposite come avviene da sempre e nel massimo rispetto dello stesso”.

La seconda, da mettersi le mani nei capelli:

“Noi vogliamo togliere l’obbligo di sepoltura e nei prossimi mesi lavoreremo in questa direzione. Quanto approvato in aula dovrà essere meglio spiegato e meglio definito nel regolamento che dovrà essere deliberato dalla Giunta regionale e che è previsto entro l’estate” 

(in “Lombardia, sepoltura del feto: decide la donna” di Giambattista Anastasio, “Il Giorno”, 20 febbraio 2019).

Mettiamo pure tra parentesi la scelta del termine utilizzato per definire embrioni e feti nel testo (“prodotti del concepimento”) – vergognosamente senza pudore e rispetto per la vita e di un politically correct spudorato, ma già presente (ahimè!) nel testo di legge attualmente in vigore -, ma lo avete scelto in scienza e coscienza, non vi siete distratti allora (mi riferisco ovviamente ai consiglieri regionali del centro-destra): “Noi vogliamo togliere l’obbligo di sepoltura”.

Quelle tre righe sopra riportate sono il testo di un emendamento presentato dai consiglieri dem Carlo Borghetti, Carmela Rozza, Gian Antonio Girelli, Antonella Forattini, Patrizia Baffi e Samuele Astuti e approvato all’unanimità dall’aula consigliare.

“L’attuale norma regionale – motiva il gruppo Pd firmatario - che prevede venga data sepoltura ai prodotti del concepimento, risulta disattesa. Dunque - senza impedire la facoltà di sepoltura disposta dalla norma vigente - si ritiene più coerente consentirla su richiesta esplicita della donna, o di chi per legge è titolato alla decisione sull'interruzione di gravidanza”.

Sono gli stessi esponenti del Pd – soddisfatti dell’approvazione – a rincarare la dose:

“La legge in vigore finora imponeva che venisse data comunque sepoltura ai feti.

Ora si è stabilito che venga data sepoltura agli embrioni solo se richiesto esplicitamente dalla donna.

Questa modifica conduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”.

La legge regionale attualmente in vigore (voluta dall’allora Presidente Roberto Formigoni nel 2007) è stata più volte modificata.

L’ultima modifica del Regolamento, recita testualmente:

“Sono apportate le seguenti modifiche:
b) il comma 1 dell'Art. 11 è sostituito dal seguente: “1. L'autorizzazione all'inumazione o alla tumulazione di cadaveri e nati morti è rilasciata secondo la normativa nazionale vigente”;
c) dopo il comma 1 dell'Art. 11 sono aggiunti i seguenti: “1-bis. Per i prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle venti alle ventotto settimane complete e per i feti che abbiano presumibilmente compiuto ventotto settimane di età intrauterina, nonchè per i prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle venti settimane, la direzione sanitaria informa i genitori della possibilità di richiedere la sepoltura.
1-ter. L'ASL, informata dalla direzione sanitaria tramite invio della richiesta di sepoltura corredata dell'indicazione della presunta età del feto o prodotto abortivo, rilascia il permesso di trasporto e seppellimento direttamente al comune ove si è verificato l'evento.
1-quater. In mancanza della richiesta di sepoltura, si provvede in analogia a quanto disposto per le parti anatomiche riconoscibili”.

(Regolamento Regionale 6 febbraio 2007, n. 1 - Modifiche al regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 “Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali”. GU 3a Serie Speciale - Regioni n.35 del 15-09-2007)

Se ancora non fosse chiaro, faccio sommessamente notare che la scelta del Consiglio regionale lombardo avrà l’effetto di non garantire alcuna degna sepoltura “ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale”.

Se la tumulazione potrà esserci solo ed esclusivamente in relazione ad una “esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione ai sensi degli artt. 12 e 13 della Legge 194/78” (cioè di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela nelle situazioni di minore età o in casi di infermità mentale il marito della donna o il suo tutore legale), questo farà saltare l’obbligatorietà - oggi vigente - da parte delle direzioni sanitarie degli ospedali di informare i genitori della possibilità di sepoltura.

Potrà sembrare strano ai più, ma moltissime donne non sono a conoscenza di questa possibilità, anche perché troppo spesso tale obbligatorietà di informazione viene disattesa.

In questo modo, feti ed embrioni finiranno tutti nei sacchi di parti anatomiche riconoscibili, nei rifiuti speciali degli ospedali.

E questo è un segno di civiltà? E’ un segno di civiltà garantire la sepoltura di cani e gatti insieme ai propri padroni, con tanto di teca separata, e al contempo non tentare nemmeno di fornire una degna sepoltura ad embrioni e feti in nome del falso mito di progresso femminista?

A quale gioco si sta giocando in Regione Lombardia?

A livello nazionale, la Lega di Salvini non muove un passo sui temi etici e - anzi - lascia tutto il campo da gioco ai pentastellati.

Per chi avesse memoria corta cito solo due episodi.

Il primo risale al luglio dello scorso anno, quando il Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), interpellato dall'Aifa, ha espresso un parere positivo circa l’uso della triptorelina , farmaco che bloccherebbe la pubertà nei casi di diagnosi di disforia di genere.

Un solo voto contrario, quello della prof.ssa Assuntina Morresi.

Un farmaco – come ha scritto il Centro Studi Rosario Livatino - "controverso e potenzialmente pericoloso per la salute fisica e psichica dei minori coinvolti".

Sulla scelta fatta, Massimo Gandolfini "come medico e presidente del Family Day” espresse "grande preoccupazione".

“Lo stesso Cnb - dichiarava il neurochirurgo - ha infatti evidenziato potenziali rischi legati alla incertezza delle conseguenze sulla salute fisica e psichica degli adolescenti; dai possibili danni alla crescita della struttura scheletrica e metabolica a quelli relativi allo sviluppo sessuale ed emotivo".

Gandolfini aggiungeva: "gli strazianti effetti rilevati nei Paesi che hanno fatto largo ricorso a questi farmaci. I casi di disforia di genere sono aumentati in maniera esponenziale, alimentando così un processo socio culturale che ha completamente slegato il dato biologico alla percezione di sé".

Vale la pena ricordare che i componenti del Cnb sono di nomina del Presidente del Consiglio.

Come vale la pena sottolineare il fatto che poi tutto è passato in cavalleria, senza manifestazioni pubbliche o altre iniziative da parte del Family Day - che per inciso non ho ancora capito cosa sia diventato - (in “Gli adolescenti potranno cambiare sesso con un farmaco?”, di Federico Cenci, “In Terris”, 25 luglio 2018).

Il secondo. E’ dal 04 agosto 2018 che stiamo ancora aspettando un cenno di vita istituzionale del ministro Salvini a proposito dell’iscrizione all’anagrafe di bambini avuti all’estero da parte di coppie dello stesso sesso.

"Il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all'estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l'eterologa, non consentita a coppie omosessuali" – tuonava il ministro leghista per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, ascoltato dalla Commissione Affari sociali della Camera sulle linee programmatiche del suo dicastero in data luglio 2018.

Aggiungendo che "va fatto rispettare il divieto". Secondo il ministro Fontana, va evitato che il ricorso all'estero di queste pratiche, definite "una visione che tradisce un'impostazione adultocentrica in conflitto con l'interesse superiore del bambino", si traduca in un aggiramento del divieto in Italia.

Dichiarazioni che una certa stampa cattolica accolgono con scrosci di applausi reiterati nel tempo (si veda ad esempio “Utero in affitto: per il ministro Fontana un divieto da far rispettare”, “La Nuova Bussola Quotidiana”, 11 novembre 2018).

09 Agosto 2018: trionfale intervista di Cascioli a Salvini.

Il quale (Salvini) a domanda risponde: “Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria (...). Utero in affitto e orrori simili assolutamente no”.

Cascioli vuole strappargli a tutti i costi una promessa e domanda: “Anche certe ambiguità della legge sulle unioni civili generano sviluppi, ad esempio nel senso delle adozioni per le coppie gay”.

Risposta: “È vero, ma difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile”.

(in "Salvini: con noi al governo sarà difesa la famiglia", di Riccardo Cascioli, "La Nuova Bussola Quotidiana", 09 agosto 2018)

Stiamo ancora attendendo, mentre nel frattempo numerosi sindaci piddini e pentastellati proseguono indisturbati in direzione contraria alle parole del Ministro dell’Interno.

E se a Roma ìmpera il “governo di tregua” sui temi etico-antropologici, a Milano è tutto il centro-destra unito a fare quattro passi indietro.

Alcuni esempi, oltre a questo pasticciaccio vergognoso di cui stiamo scrivendo?

Fine luglio 2018. Il Consiglio regionale della Lombardia approva la proposta - firmata da Paola Bocci del Pd - di distribuire gratuitamente nei consultori della regione i contraccettivi ai ragazzi e alle ragazze sotto i 24 anni. La proposta è stata inserita nella votazione dell’assestamento di Bilancio ed è stata approvata all’unanimità. Un impegno trasversale per consentire ai più giovani di avere, nelle strutture pubbliche come in quelle private, sia la possibilità di ricevere una consulenza medica in materia di contraccezione e salute sia quella di reperire il “metodo contraccettivo più idoneo individuato” (in “Lombardia contraccettivi gratis nei Consultori, ‘impegno per la salute’”, “Gravidanzaonline.it”, 01 agosto 2018).

Che vuoi che sia?

Salvini – sempre nell’intervista citata con Cascioli – a domanda risponde: “Ho avuto qualche perplessità anch’io. Mi hanno giustificato la decisione con la necessità della tutela della salute, perché purtroppo tanti giovani sono tornati a sottovalutare il rischio delle malattie sessualmente trasmissibili, per cui in età molto giovane fanno sesso non protetto”.

Dicembre 2018. Stop al ricovero di tre giorni per l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in Lombardia: la pillola Ru486 potrà essere somministrata in day hospital.

Scelta voluta dallo stesso Assessore al Welfare, Gallera, e approvata dalla Giunta lombarda nella delibera che aggiorna le regole del sistema sanitario regionale per il 2019. Con questa modifica l'interruzione farmacologica di gravidanza sarà così equiparata a quella chirurgica.

“Grazie al nostro intervento la Ru486 potrà essere somministrata in day hospital”, ha rivendicato il consigliere Paola Bocci del Pd a seguito dell'annuncio di Gallera.

“Il luglio scorso dopo aver condotto un'indagine negli ospedali lombardi che aveva evidenziato che la Lombardia era fanalino di coda nell'utilizzo dell'interruzione di gravidanza farmacologica, avevamo presentato un'interrogazione in cui chiedevamo di rivedere il regime di ricovero, previsto in 3 giorni e trasformarlo in day hospital come per l'ivg chirurgica"

"Oggi Gallera, rispondendo alla nostra sollecitazione, ha annunciato che, con la nuova delibera delle regole, la RU486 potrà essere somministrata in day hospital” ha spiegato l'esponente dem, sottolineando che “il tavolo scientifico istituito ha infatti evidenziato che l'interruzione farmacologica non comporta a breve complicanze tali da imporre un ricovero lungo, anzi ha meno conseguenze negative sulla salute e la fertilità della donna”

(in “Aborto: Lombardia, Ru486 in day hospital”, Redazione ANSA, 05 dicembre 2018).

A questa decisione della Giunta lombarda, le reazioni degli anti-proibizionisti, che vale la pena andare a riprendere e rileggere per bene.

“Dopo la bella notizia relativa alle nuove direttive in materia di cannabis terapeutica, giunta ieri con il voto positivo alla mozione proposta dal Cons. Reg. Michele Usuelli, questa è un’ennesima vittoria per i temi che stanno a cuore all’associazione Luca Coscioni in regione Lombardia”, dice Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.

Le fa eco così la Dott.ssa Parachini, Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni:

“Come Associazione Luca Coscioni, sono anni che proponiamo che la somministrazione della RU486 in regime ambulatoriale in ogni Regione: soddisfatti finalmente di aver trovato un interlocutore idoneo nella Regione Lombardia, e del lavoro della Consigliera Bocci, che ha portato avanti la proposta fin dalla sua nomina” (in “Aborto e Pillola RU486: la Lombardia in scia ad altre regioni”, “Ass. Luca Coscioni”, 06 dicembre 2018).

Da ultimo, vorrei ricordare quanto sta accadendo a livello nazionale sul tema eutanasia.

Le commissioni Affari sociali e Giustizia alla Camera hanno incardinato la proposta di legge popolare sul rifiuto di trattamenti sanitari e sulla liceità dell'Eutanasia. Relatori sono stati nominati, per la II commissione, Roberto Turri (Lega), e, per la XII commissione, Giorgio Trizzino (M5s).

I pentastellati vogliono fare in fretta approvando un testo che va dritto dritto alla piena legalizzazione dell’eutanasia.

E la Lega non solo decide di assegnare il ruolo di relatore ad uno dei suoi, ma sta silente.

Perché mi soffermo anche su questo punto?

Vorrei ricordare che l’Associazione Radicale Enzo Tortora di Milano, insieme alla Cellula Coscioni del capoluogo lombardo hanno recentemente lanciato la campagna ‘Aborto al Sicuro’, una proposta di legge regionale di iniziativa popolare (sulla scorta di quella che ha portato alla discussione della legge regionale su Testamento Biologico e Cannabis Terapeutica) proprio sull’applicazione della Legge sull’interruzione di gravidanza in Lombardia.

La proposta di legge mira a introdurre a livello regionale una serie di soluzioni che possano facilitare l’applicazione della L.194/78, tramite: la costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo anche un adeguato monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale nel favorire il percorso di accesso ai servizi; un’adeguata presa in carico dei casi urgenti e la garanzia della continuità terapeutica per le donne che si rivolgono alle strutture pubbliche e alle private accreditate per procreazione medicalmente assistita e/o diagnosi prenatale; informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva; la formazione del personale sanitario.

“Con questa proposta di legge continuiamo chiedere alla Regione Lombardia, nonostante il passo avanti sulla RU486, che decida di intraprendere quanto prima un percorso per la piena applicazione della legge 194, tesa a tutelare il diritto alla libertà nelle scelte riproduttive di ogni donna”, dichiarava Mirella Parachini,Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.

Quale è la vera agenda politica in Regione Lombardia sui temi etico-antropologici?

A che gioco si sta giocando?

E – aggiungo – perché il mondo cattolico e pro-life tutto zitto e silente?

Condividi
Posted in #Aborto

Verona: mozione “contro l’aborto”?

Condividi

Verona: mozione "contro l'aborto"?
di Davide Vairani

Titoloni ad effetto: il Consiglio comunale di Verona approva a maggioranza, 21 voti, la mozione "contro l'aborto", cioè contro la legge 194/1978.

Ed è subito bufera. Il "caso" Verona diventa un "caso nazionale".

Guai anche solo a nominare il totem dell'autodeterminazione della donna, la legge del "corpo è mio e me lo gestisco come voglio". E poi doppia tragedia: tra quei 21 che hanno approvato la mozione di Alberto Zelger, della Lega Nord, c’è anche quello di Carla Padovani, capogruppo del Pd.

La mozione 434 impegna - davvero -  il Comune di Verona "contro l'aborto"? Falso.

Nel 40° anniversario della legge 194 del 1978 che ha depenalizzato l’aborto in Italia - questo il preambolo della mozione -, il testo di tre pagine prevede di:

  • inserire nell'assestamento di bilancio finanziamenti ad associazioni e progetti che operano nel territorio,
  • promuovere il progetto regionale "Culla Segreta",
  • proclamare Verona città "a favore della vita".

Quali progetti ed associazioni. Nel testo della mozione ne vengono indicate due: il "progetto Gemma" e "Chiara". Il “progetto Gemma” della Fondazione Vita Nova è nato addirittura nel 1994 ed è un servizio (gratuito per chi ne fa richiesta) per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. "Una mamma in attesa nasconde sempre nel suo grembo una gemma (un bambino) che non andrà perduta se qualcuno fornirà l’aiuto necessario", si legge sul sito. "Progetto Gemma" offre ad una mamma un sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gestazione, accompagnandola nel primo anno di vita del bambino. E’ un’idea in più per collaborare con gli oltre 331 Centri di Aiuto alla Vita (CAV) che offrono in tutta Italia accoglienza e sostegno alle maternità più contrastate. "Progetto Gemma" è nato per mettere in collegamento le mamme in difficoltà con tutti coloro che desiderano aiutarle: offre un contributo economico per la durata della gravidanza e l’anno successivo alle donne incinte che sarebbero intenzionate a “non accogliere il proprio bambino”.
“Chiara” è un progetto del Centro diocesano aiuto alla vita di Verona che si propone di fornire alimenti e beni di prima necessità o un piccolo contributo economico alle mamme sole in difficoltà. La scelta del nome "Chiara" vuole rappresentare il ricordo vivo e presente di Chiara Bottoni, collaboratrice per diversi anni del Centro ed in particolare presso la Casa di Accoglienza dove ha incontrato e sostenuto, con affetto, dedizione e competenza tante donne in gravidanza, mamme sole e bambini.

Progetto regionale "Culla Segreta". La mozione prevede anche la promozione del “progetto regionale ‘Culla segreta’, stampando e diffondendo i suoi manifesti pubblicitari nelle circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali”. “Culla segreta” è un progetto della Regione Veneto, un manifesto da collocare all’interno dei consultori per segnalare la possibilità di partorire in modo sicuro e anonimo negli ospedali, come previsto da una legge nazionale. La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali. La dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Se la madre vuole restare nell’anonimato, la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica. "La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata" (DPR 396/2000, art. 30, comma 1).

Verona città "a favore della vita". Sarà Verona ad ospitare il XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie 2019 che sarà organizzato dalle associazioni promotrici del Family Day (Pro Vita Onlus, Comitato Difendiamo i Nostri Figli e Generazione Famiglia), insieme al presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, Brian Brown.

La mozione 434 impegna il Comune di Verona "contro l'aborto"? Falso (lo abbiamo appena sottolineato sopra). Doppiamente falso. Come è falsa la propaganda che vuole fare credere che la legge 194 sia una legge che promuove l'aborto. In questi casi, è sempre bene ricordare che la legge italiana che consente e regola l’aborto porta un chiaro titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. La normativa italiana sin dal titolo, dunque, esprime una precisa ratio: la tutela sociale della maternità.

"Nel mondo le leggi sull’Ivg si suddividono in due tipologie: quella dell’aborto fornito liberamente a chi lo chiede, e quella che invece prevede una casistica, più o meno restrittiva - Eugenia Rocella in 'La ratio della legge 194 è quella di una tutela sociale della maternità', 'L'Occidentale', 08 luglio 2011 -. Il secondo gruppo, in cui rientra la 194, riunisce le leggi in cui si sottolinea – più o meno fortemente - che l’aborto è lecito solo in alcuni casi, entrando quindi nel dettaglio dei motivi per i quali si può abortire senza incorrere in sanzioni penali. L’impianto della legge italiana non considera l’aborto come un diritto privato e personale, ma come questione che va affrontata sotto il profilo sociale, all’interno di un concetto di rilevanza sociale della maternità. La legge, in sostanza, configura situazioni di ammissibilità di un atto considerato, in linea di principio, negativamente. E’ per questo che il primo articolo della legge afferma che lo Stato 'riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana fin dal suo inizio', ricordando che l’aborto 'non è un mezzo per il controllo delle nascite', e che Stato e Regioni devono promuovere iniziative per evitare che l’Ivg sia usato a questo fine. (...) L’impostazione adottata è quella della tutela sociale della maternità, sia che la maternità venga accettata dalla donna, sia che venga rifiutata: questo è il motivo per cui il legislatore impone che l’Ivg non possa essere praticata fuori dalle strutture sanitarie pubbliche. E’ l’intera società che si deve fare carico della maternità, anche se la decisione circa la propria salute fisica e psichica, eventualmente minacciata dalla prosecuzione della gravidanza, spetta in ultima istanza, e non può che spettare, alla donna. Il ricorso all’aborto, nei limiti di legge, è garantito gratuitamente dal servizio sanitario nazionale e non può essere effettuato da privati a pagamento".

Questa vicenda ci insegna però altre due cose.
La prima. Sulla difesa della vita prima di tutto, in politica non ci sono posizioni pre-definite, per le quali tutti "allineati e coperti". Anche nella Lega e nel centro-destra. Quando dalle parole si passa ai fatti - appunto - le cose non vanno via lisce. "La sera stessa della votazione – scrive Stefano Fontana su "La Nuova Bussola Quotidiana" - la questione era all’ultimo punto all’ordine del giorno, nella speranza forse che potesse slittare. È stato il consigliere della Lega Alberto Zelger a chiedere la modifica dell’ordine del giorno ponendo al primo punto la mozione aborto. Gazzarra della sinistra, votazione, la richiesta passa (...). Da quando nel luglio scorso lo stesso Zelger aveva iniziato a raccogliere le firme all’interno del gruppo della Lega per presentare la mozione, ottenendo infine anche quella del sindaco Sboarina, il quale ricordava onestamente che la questione faceva parte del programma elettorale, a quando si è finalmente giunti al voto in aula, gli ostacoli da scavalcare sono stati tanti e soprattutto interni.Nella Lega veronese c’è un buon gruppo dirigente, sanamente convinto e capace, c’è poi una massa non molto preparata e qualche singolo individuo che fa la fronda, anche sui temi etici". E' vero che alla fine la "linea Zelger" ha avuto successo. Ma con quale fatica! Vale la pena ricordare che stiamo parlando non di una città a caso, ma di Verona, la città del cattolico Ministro per la famiglia, Fontana, una città governata dal centro-destra da anni con una solida maggioranza politica. E tuttavia, su questo tema specifico si è dovuti passare per una mozione - presentata oltretutto non da un assessore della Giunta -, mozione presentata a giugno e portata in Consiglio Comunale quasi quattro mesi dopo.

La seconda. Non c'è posto per i cattolici nel Partito Democratico. “Ho votato a favore perché sono favorevole a qualsiasi iniziativa a sostegno della vita che può essere in questo caso sostegno della vita nascente oppure dell’immigrazione. La vita è un valore universale e come tale dovrebbe essere retaggio non di un singolo partito ma di tutte le formazioni politiche”. Lo ha detto la consigliera e capogruppo del Partito democratico del Consiglio comunale di Verona, Carla Padovani, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “Non ho ravvisato alcun valore strumentale – ha aggiunto la Padovani - sono stata accusata in modo particolare dal mio partito che quelli della Lega avevano fatto la mozione in maniera strumentale. Io ho votato la parte deliberativa della mozione in cui si diceva che si stanziavano fondi a sostegno di quelle associazioni che lavorano per la vita”.

Le reazioni del Pd sono un coro unanime. "I consiglieri comunali del Partito Democratico - riporta "Verona Sera" - sfiduciano la capogruppo Carla Padovani per quanto di grave e inaccettabile accaduto nel corso del Consiglio comunale di Verona di giovedì 4 ottobre durante la votazione della mozione antiabortista sostenuta dalla Lega e dal Sindaco di Verona. La posizione di adesione alla mozione espressa dalla capogruppo è inaccettabile perché tale mozione mistifica principi e risultati della Legge 194, - argomentano i consiglieri Elisa La Paglia, Stefano Vallani e Federico Benini - che ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nell’emancipazione non solo della donna ma della società italiana intera; tenta in modo strumentale di colpevolizzare la figura della donna riconducendo la dolorosa scelta dell'aborto all'origine del processo di calo demografico del Paese; attacca gratuitamente la credibilità di presidi di salute fondamentali come i consultori e ospedali; bolla come 'uccisioni nascoste' lo scarto di embrioni in uso nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita; strumentalizza la funzione di un consiglio comunale chiamato ad amministrare le risorse pubbliche e non a fare propaganda. Per tutti questi motivi, - concludono i tre consiglieri Pd - crediamo che la consigliera Padovani non sia più compatibile con il ruolo di capogruppo di una forza che vuole essere d'alternativa e sconfiggere i beceri populismi, pertanto ne chiediamo formalmente le dimissioni».“

Su "Repubblica" la condanna dei dirigenti nazionali. Maurizio Martina, segretario Pd: "Giudico un grave errore il voto della capogruppo. La legge 194 a difesa delle donne e della maternità consapevole non si tocca. Chi vuole ricacciare il Paese nel passato degli aborti clandestini, deve sapere che tutto il Pd si è battuto e si batterà sempre per difendere questa conquista di civiltà a tutela della libertà e della salute delle donne. Non può esserci nessuna ambiguità su questo punto tanto più oggi, di fronte alle provocazioni di alcuni esponenti della maggioranza di governo che immaginano per l'Italia un ritorno al Medioevo". Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti: "Così non va. Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati. Non si rispetta la vita se non si rispettano le scelte delle donne, soprattutto quando sono difficili come lo è quella di interrompere una gravidanza. L’Italia ha una legge seria, la 194, che va applicata". Sergio Lo Giudice, responsabile diritti del partito democratico: "l'ordine del giorno votato dalla capogruppo è incompatibile con le posizioni del Pd. Non c'è un automatismo per quanto riguarda le sanzioni nei confronti di Padovani. Ma se qualcuno dovesse rivolgersi al collegio dei garanti per deferirla, ritengo che il collegio non potrà che confermare l'inconciliabilità di quella posizione con quella del Pd". Monica Cirinnà si domanda quale sia il costo dell'unità: "Sono esterrefatta e schifata che a Verona la capogruppo del Pd abbia votato una mozione contro la legge 194. Va bene gli appelli all'unità, ma se l'unità deve essere un fritto misto, non ci sto. Il Pd deve essere un partito fieramente di sinistra".
“Non mi aspettavo tutte queste polemiche – reagisce la Padovani - Sull’aborto è un fatto di coscienza. Il codice etico del Pd del 2008 parla all’articolo 2 di libertà di coscienza. Faccio quindi riferimento a questo. La legge 194 ha 40 anni, è nata prima del Pd. Su questa legge non mi pare che ci sia una linea chiara del partito. Questo è un classico voto di coscienza. La difesa della vita è un valore universale”.

Carla Padovani, cattolica, proveniente dalla Margherita - aveva lasciato il Pd, nel 2012, per passare all'Udc proprio in polemica con la posizione dem sulle unioni gay. Nei mesi scorsi ha chiesto anche di essere cancellata da un video del partito locale in cui si rivendicava, tra i successi, l'adozione della normativa sulle unioni omosessuali.

Dell'anima cattolica proveniente dalla "Margherita"  e - prima ancora - dal Partito Popolare di Martinazzoli e Castagnetti che è rimasto nel Pd?

Utili servi idioti. Ahimè.

Condividi
Posted in #Aborto #Cronache

#RiseUpForRoe

Condividi

#RiseUpForRoe

di Davide Vairani

#RiseUpForRoe. E' l'hastag che promuove il tuor agostano per gli States finalizzato convincere i senatori americani a non votare Brett M. Kavanaugh quale giudice della Corte Suprema. La nomina indicata da Trump a luglio di quest'anno di Kavanaugh - membro politicamente legato all'establishment conservatore di Washington - per sostituire il giudice Anthony M. Kennedy andato in pensione alla Corte Suprema, ha dato subito vita ad "un'epica battaglia di conferma, potenzialmente cementando l'inclinazione verso destra della Corte per una generazione", come scrisse quel giorno il "The New York Times".

Ai primi di settembre, i senatori saranno chiamati ad esprimere il proprio voto per confermare o annullare la decisione presa dal Presidente americano. I democratici e tutti i sostenitori dell'aborto come un sacrosanto diritto della donna sono andati subuto in fibrillazione, per paura che il nuovo giudice della Corte Suprema americana possa muoversi nella direzione di una corsa all'indietro sul tema dell'aborto.

Che cosa ha a che fare con tutto questo l'hastag #RiseUpForRoe?

Lo spiega bene uno spot che ne pubblicizza l'iniziativa: "Il 22 gennaio 1973 è un giorno importante per i diritti riproduttivi. Fu il giorno in cui la Corte Suprema annunciò la sua decisione nel caso Roe vs. Wade, la sua decisione di legalizzare l'aborto negli Stati Uniti. Tuttavia, Roe non ha completamente protetto il diritto di scelta. Dal 1973, i politici anti-scelta hanno introdotto e approvato leggi che annullano i diritti riproduttivi in ​​tutto il paese e cliniche, medici e pazienti continuano a essere bersagli di molestie e violenze. Troppe persone hanno ancora il loro accesso all'aborto ritardato o negato a causa del loro stato di reddito o di assicurazione. Oggi ci offre l'opportunità di riflettere sulle implicazioni di Roe e sui progressi che abbiamo fatto insieme come movimento. È anche il momento di riconoscere che questo servizio sanitario protetto costituzionalmente resta fuori dalla portata di molte persone a causa di barriere politiche ed economiche, barriere che colpiscono in modo sproporzionato le persone con redditi più bassi e persone di colore".

In uno di questi eventi, Chelsea Clinton ha tenuto un interessante discorso. "Che tu sia fondamentalmente interessato ai diritti riproduttivi e ai diritti di accesso, perché non sono la stessa cosa, se ti interessi della giustizia sociale o della giustizia economica, devi preoccupartene", ha detto Clinton, secondo CNS News. Ha poi aggiunto: "Non è un caso che le donne americane entrate nella forza lavoro dal 1973 al 2009 abbiano aggiunto 3,5 trilioni di dollari all'economia degli Stati Uniti, giusto? Non è un caso che tutto questo sia collegato al fatto che la legge che ha legalizzato l'aborto sia stata approvata nel gennaio del 1973". Ha aggiunto: "Certo, spero che si preoccupino dei nostri diritti di donna nel fare le loro scelte ma, se questo non fosse sufficientemente persuasivo, mi auguro che alcuni di questi argomenti che ho espresso questa sera lo siano".

Il Clinton-pensiero sui (presunti) benefici economici derivanti dalla legalizzazione dell'aborto è inquietante. Si può pensarla come si vuole, ma il fatto di sostenere l'aborto quale generatore indiretto di denaro per l'economia non è distante dall'aprovare l'eutanasia quale generatore di risparmio economico per la società. Non è altro che la riduzione dell'uomo a merce e prodotto. Portando questa logica alle sue estreme conseguenze, chi portà pensare di essere al sicuro?

Detto questo sul piano etico, il ragionamento della Clinton può essere ribaltato in ogni momento. Intanto, a proposito di anniversari e date, il Comitato nazionale americano per il diritto alla vita nel 45° anniversario della sentenza Roe ha riportato il numero di bambini che sono stati abortiti: 60.069.971, per un costo economico stimato di 35 trilioni di dollari di prodotto interno lordo (PIL). Altre ricerche hanno stimato una perdita del gettito fiscale federale di circa 16 trilioni di dollari a causa della forza lavoro persa per il numero di bambini abortiti.

Leggi:

Condividi